sabato 31 dicembre 2016

Non so

Io penso che il tuo modo di sorridere 
è più dolce del sole 
su questo vaso di fiori 
già un poco
appassiti -
penso che forse è buono 
che cadano da me 
tutti gli alberi - 
ch'io sia un piazzale bianco deserto 
alla tua voce - che forse 
disegna i viali 
per il nuovo 
giardino.


(Antonia Pozzi)

Sorelle, a voi non dispiace...

Sorelle, a voi non dispiace
ch'io segua anche stasera
la vostra via?
Così dolce è passare
senza parole per le buie strade del mondo - 
per le bianche strade dei vostri pensieri - 
così dolce è sentirsi 
una piccola ombra
in riva alla luce - 
così dolce serrarsi 
contro il cuore il silenzio 
come la vita più fonda 
solo ascoltando le vostre anime andare - 
solo rubando
con gli occhi fissi 
l'anima delle cose - 
Sorelle, se a voi non dispiace - 
io seguirò ogni sera 
la vostra via 
pensando ad un cielo notturno 
per cui due bianche stelle conducano 
una stellina cieca 
verso il grembo del mare.


(Antonia Pozzi)

sabato 24 dicembre 2016

Ti rivelerò un filtro d'amore...

Dice Ecatone:
"Ti rivelerò un filtro d'amore
senza droghe, senza erbe,
senza alcuna formula di fattucchiera:
- Se vuoi essere amato, ama - ".


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

Natività




lunedì 19 dicembre 2016

...ma di tanto in tanto verrà anche l'ordine

La vita è atroce; lo sappiamo.
Ma proprio perché aspetto tanto poco dalla condizione umana,
i periodi di felicità, i progressi parziali,
gli sforzi di ripresa e di continuità mi sembrano altrettanti prodigi
che compensano quasi la massa immensa dei mali,
degli insuccessi, dell'incuria e dell'errore.
Sopravverranno le catastrofi e le rovine; trionferà il caos,
ma di tanto in tanto verrà anche l'ordine.
La pace s'instaurerà di nuovo tra le guerre;
le parole umanità, libertà, giustizia ritroveranno qua e là il senso
che noi abbiamo tentato d'infondervi.
Non tutti i nostri libri periranno;
si restaureranno le nostre statue infrante; alcune cupole,
altri frontoni sorgeranno dai nostri frontoni, dalle nostre cupole;
vi saranno uomini che penseranno, lavoreranno e sentiranno come noi:
oso contare su questi continuatori che seguiranno,
a intervalli irregolari, lungo i secoli,
su questa immortalità intermittente.


(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")

La mia prima patria sono stati i libri

La convenzione ufficiale vuole che un imperatore romano sia nato a Roma,
ma io sono nato a Italica; a quel paese arido e tuttavia fertile
ho sovrapposto in seguito tante regioni del mondo.
La convenzione ha del buono:
dimostra che le decisioni dello spirito e della volontà
hanno la meglio sulle circostanze.
Il vero luogo natio
è quello dove per la prima volta si è posato
uno sguardo consapevole su se stessi:
la mia prima patria sono stati i libri.
(...)
I metodi dei grammatici e dei retori, forse,
sono meno assurdi di quel che mi apparissero allorché vi ero sottoposto.
La grammatica, con quella sua mescolanza di regole logiche
e di usi arbitrari, fa pregustare ai giovani
quel che gli offriranno in seguito le dottrine riguardanti la condotta umana,
il diritto o la morale, tutti sistemi nei quali
l'uomo ha codificato la sua esperienza istintiva.
Quanto alle esercitazioni di retorica,
nelle quali impersonavamo volta a volta Serse e Temistocle,
Ottaviano e Marc' Antonio, mi inebriarono:
mi sentii Proteo, imparai a penetrare volta a volta nel pensiero di ciascuno,
a comprendere che ciascuno si determina,
vive e muore secondo proprie leggi.
La lettura dei poeti produsse in me effetti ancor più conturbanti:
non sono del tutto certo che conoscere l'amore
sia più inebriante che scoprire la poesia.
Quest'ultima mi trasformò:
l'iniziazione alla morte non mi inoltrerà più avanti
in un mondo diverso di quanto abbia fatto un crepuscolo virgiliano.
In seguito, ho preferito la rusticità di Ennio,
così vicino alle origini sacre della razza,
o l'amarezza da saggio di Lucrezio,
o anche l'umile frugalità di Esiodo alla opulenza di Omero.
Ho amato soprattutto i poeti più ermetici e oscuri,
che costringono il pensiero alla ginnastica più ardua,
sia i recentissimi sia gli antichi,
quelli che mi aprono sentieri completamente nuovi,
o mi aiutano a rintracciare piste smarrite.
Ma, in quell'epoca, amavo soprattutto nella poesia
quel che tocca con immediatezza i sensi,
la lucentezza metallica di Orazio, Ovidio e la sua mollezza carnale...


(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")

domenica 18 dicembre 2016

Così s'incontrano, così si separano

Così s'incontrano, così si separano
gli sguardi in una folla - 
per sempre impressi possono restare -
tanto può un'espressione

senza un sol cenno - accogliere e ospitare - 
un altro volto - 
scomparso - appena colto -


(Emily Dickinson)

Nostalgia

Quando
la notte è a svanire 
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa

Su Parigi s'addensa 
un oscuro colore
di pianto

In un canto
di ponte
contemplo
l'illimitato silenzio
di una ragazza
tenue

Le nostre
malattie
si fondono

E come portati via
si rimane


(Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 7 dicembre 2016

Si vorrebbe essere un balsamo...

Si vorrebbe essere un balsamo
per molte ferite.


(Etty Hillesum; "Diario")

In fondo, io non ho paura

- 27 febbraio 1942, venerdì mattina, le dieci.

Mi sembra presuntuoso affermare che
un uomo possa determinare il proprio destino dall'interno.
Quel che invece un uomo ha in mano
è il proprio orientamento interiore verso il destino. 
I fatti esterni non bastano per capire la vita di una persona:
bisogna conoscerne i sogni, il rapporto con la famiglia,
gli stati d'animo, le delusioni, la malattia e la morte.
(...) Mercoledì mattina presto, quando con un gruppo numeroso
ci siamo trovati in quel locale della Gestapo,
i fatti delle nostre vite erano tutti uguali:
eravamo tutti nello stesso ambiente,
gli uomini dietro la scrivania come quelli che venivano interrogati.
Ciò che qualificava la vita di ciascuno
era l'atteggiamento interiore verso quei fatti.
Si notava subito un giovane che camminava su e giù
con un'espressione palesemente scontenta, assillato e tormentato.
Cercava in continuazione pretesti per urlare a quei disgraziati ebrei:
"Mani fuori dalle tasche per favore...", ecc.
Per me era da compiangere più di coloro a cui stava urlando;
e questi, a loro volta, facevano pena nella misura in cui erano impauriti.
Quando mi sono presentata davanti alla scrivania,
mi ha urlato improvvisamente: "Che ci trova di ridicolo?".
Avrei risposto volentieri: "Niente, tranne lei",
ma per diplomazia m'è parso meglio lasciar stare.
"Lei ride tutto il tempo" continuava a urlare lui.
E io in tutta innocenza: "Non me ne accorgo proprio, è la mia faccia normale".
E lui: "Per favore non dica scemenze, vada fffuori",
con una faccia che voleva dire: tra poco mi sentirai.
Credo che questo fosse il momento psicologico
in cui avrei dovuto spaventarmi a morte,
ma quel trucco l'ho capito troppo in fretta.
In fondo, io non ho paura.
Non per una forma di temerarietà, ma perché sono cosciente
del fatto che ho sempre a che fare con degli esseri umani,
e che cercherò di capire ogni espressione,
di chiunque sia e fin dove mi sarà possibile.
E il fatto storico di quella mattina non era che un infelice ragazzo della Gestapo
si mettesse a urlare contro di me,
ma che francamente io non ne provassi sdegno
- anzi, che mi facesse pena, tanto che avrei voluto chiedergli:
hai avuto una giovinezza così triste, o sei stato tradito dalla tua ragazza?
Aveva un'aria così tormentata e assillata,
del resto anche molto sgradevole e molle.
Avrei voluto cominciare subito a curarlo,
ben sapendo che questi ragazzi sono da compiangere
fintanto che non sono in grado di fare del male,
ma che diventano pericolosissimi
se sono lasciati liberi di avventarsi sull'umanità.
È solo il sistema che usa questo tipo di persone a essere criminale.
E quando si parla di sterminare,
allora che sia il male nell'uomo, non l'uomo stesso.
Un'altra cosa ancora dopo quella mattina:
la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini
malgrado il dolore e l'ingiustizia che ci sono al mondo,
la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso
e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi.
E perciò sono molto più familiari e assai meno terrificanti.
Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi
possano crescere al punto da superare gli uomini
e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime:
così, grandi edifici e torri, costruiti dagli uomini con le loro mani,
s'innalzano sopra di noi, ci dominano,
e possono crollarci addosso e seppellirci.


(Etty Hillesum; "Diario")

L'età dell'anima

- 12 ottobre 1942

L'età dell'anima è diversa da quella registrata all'anagrafe.
Credo che l'anima abbia una determinata età fin dalla nascita,
e che questa età non cambi più.
Si può nascere con un'anima che ha dodici anni.
Si può anche nascere con un'anima che ne ha mille,
esistono ragazzini dodicenni in cui si sente un'anima simile.
Credo che l'anima sia la parte più inconscia dell'uomo,
soprattutto in Occidente,
penso che un orientale "viva" la propria anima molto di più.
L'occidentale non sa bene che farsene
e se ne vergogna come di una cosa immorale.
L'anima è diversa da ciò che noi chiamiamo "sentimento".
Ci sono persone che hanno molto "sentimento" ma poca anima.


(Etty Hillesum; "Diario")

...anch'io credo, so che esiste un'altra vita

- 27 settembre 1942

Che si possa essere un fuoco così sfavillante!
Tutte le parole ed espressioni adoperate sinora
mi sembrano grigie, pallide e scolorite,
se paragonate all'intensa gioia di vivere,
all'amore e alla forza che si sprigionano ora da me.
(...)
...anch'io credo, so che esiste un'altra vita.
Credo persino che certe persone siano in grado di vederla
e di viverla anticipatamente.
Quello è un mondo in cui gli eterni sussurri mistici si sono fatti viva realtà,
e in cui gli oggetti e le parole comuni
hanno acquistato un significato più alto.


(Etty Hillesum; "Diario")

domenica 13 novembre 2016

Dicono che la mia...

Dicono che la mia
sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.


(Eugenio Montale)

La vita è così curiosa e sorprendente

- 7 luglio 1942

(...)
La  vita è così curiosa e sorprendente
e infinitamente piena di sfumature,
a ogni curva del suo cammino si apre una vista del tutto diversa.
La maggior parte delle persone
ha nella propria testa delle idee stereotipate su questa vita,
dobbiamo nel nostro intimo liberarci di tutto,
di ogni idea esistente, parola d'ordine, sicurezza;
dobbiamo avere il coraggio di abbandonare tutto,
ogni norma e appiglio convenzionale,
dobbiamo osare il gran salto nel cosmo, e allora,
allora si che la vita diventa infinitamente ricca e abbondante,
anche nei suoi più profondi dolori.


(Etty Hillesum; "Diario")

In ascolto


Ho nell'anima tanta calma e dolcezza

Ho nell'anima tanta calma e dolcezza,
e un senso di appagamento che riposa in Dio.


(Etty Hillesum; "Diario")

Sento allora di essere tutt'uno con la vita

- Venerdì mattina, le nove.

Ci si lamenta di come fa buio al mattino.
Per me, invece, è spesso l'ora migliore del giorno
- quando l'alba s'affaccia grigia e silenziosa alle mie pallide finestre.
In quel grigiore e silenzio c'è allora una macchia luminosa e violenta,
la piccola lampada velata che rischiara il grande piano scuro della mia scrivania.
La settimana scorsa è stata proprio la mia ora migliore.
Ero immersa nell' "Idiota",
traducevo solennemente qualche riga in un quaderno,
aggiungevo una breve annotazione mia,
e di colpo erano le dieci.
Allora ho pensato: si, così devi studiare,
così assorta, così va bene.
Stamattina una profonda tranquillità.
Proprio come una tempesta che s'è calmata.
Mi accorgo che questo stato d'animo si ripete ogni volta:
dopo giorni di vita interiore terribilmente intensa,
ricerca di chiarezza, doglie patite per sentimenti e pensieri
che non sono affatto pronti per nascere, enormi pretese da parte mia,
e la ricerca di una piccola forma propria
che diventa di un'importanza capitale, ecc. ecc. ecc.
- ecco che poi tutto quest'affanno, improvvisamente, mi cade di dosso;
il mio cervello è piacevolmente stanco, c'è bonaccia di nuovo,
sento quasi una sorta di dolcezza anche verso me stessa,
e su di me cala un velo attraverso cui la vita filtra più mite,
e spesso più ridente.
Sento allora di essere tutt'uno con la vita.
Inoltre: che non sono io individualmente
a volere o a dovere fare questo o quello,
ma che la vita è grande e buona e attraente e eterna
- e se tu dai tanta importanza a te stessa, ti agiti e fai chiasso,
allora ti sfugge quella grande, potente, e eterna corrente,
che è appunto la vita.
È proprio in questi momenti - e quanto ne sono riconoscente -
che ogni aspirazione personale mi abbandona,
la mia ansia, per esempio, di conoscere e sapere si acquieta,
e un piccolo pezzo d'eternità scende su di me con un largo colpo d'ala.


(Etty Hillesum; "Diario")

Riprender contatto con un frammento d'eternità...

- Venerdì mattina, le nove.

Mi sento come uno che si stia rimettendo da una grave malattia.
Con la testa abbastanza leggera e con le gambe ancora un po' incerte.
Era proprio brutto ieri.
Non vivo abbastanza semplicemente.
Mi abbandono troppo a "sfrenatezze", a baccanali dello spirito.
E forse m'identifico troppo con quel che leggo e studio:
Dostoevskij mi distrugge ancora, in un modo o nell'altro.
Devo proprio diventare più semplice. Lasciarmi vivere un po' di più.
Non pretendere di vedere già dei risultati.
Ora conosco la mia cura:
accoccolarmi in un angolino e ascoltare quel che ho dentro,
ben raccolta in me stessa.
Tanto, col pensiero non ci arriverò mai.
Pensare è una bella, una superba occupazione quando studi,
ma non puoi "pensarti fuori" da uno stato d'animo penoso.
Allora devi fare altro, farti passiva e ascoltare,
riprender contatto con un frammento d'eternità...


(Etty Hillesum; "Diario")

sabato 5 novembre 2016

A volte mi sento proprio come una grande officina...

A volte mi sento proprio come una grande officina
in cui si lavora duramente, si picchia col martello, e sa Dio che cosa.
E altre volte mi sento come se dentro fossi di granito,
un pezzo di roccia battuto senza posa da forti correnti -
una roccia di granito che diventa sempre più scavata,
e in cui contorni e forme s'intagliano col passar del tempo.
Forse verrà un giorno in cui quelle forme saranno belle e pronte,
ben nette nei loro contorni...


(Etty Hillesum; "Diario")

La parola scritta m'ha insegnato ad ascoltare la voce umana

Come chiunque altro,
io non dispongo che di tre mezzi per valutare l'esistenza umana:
lo studio di se stessi è il metodo più difficile,
il più insidioso, ma anche il più fecondo;
l'osservazione degli uomini,
i quali nella maggior parte dei casi s'adoperano per nasconderci i loro segreti
o per farci credere di averne;
e il libri, con i caratteristici errori di prospettiva che sorgono tra le righe.
Ho letto, più o meno, tutto quel che è stato scritto dai nostri storici,
dai nostri poeti, persino dai favolisti,
benché questi ultimi siano considerati frivoli,
e son loro debitore d'un numero d'informazioni,
forse, maggiore di quante ne abbia raccolte nelle esperienze
pur tanto varie della mia stessa vita.
La parola scritta m'ha insegnato ad ascoltare la voce umana,
press' a poco come gli atteggiamenti maestosi e immoti delle statue
m'hanno insegnato ad apprezzare i gesti degli uomini.
Viceversa, con l'andar del tempo, la vita m'ha chiarito i libri.
Ma questi mentono, anche i più sinceri.
I meno abili, in mancanza di parole e di frasi nelle quali racchiuderla,
colgono, della vita, un'immagine povera e piatta;
altri, come Lucano, l'appesantiscono,
l'ammantano di una dignità che non possiede.
Altri ancora, al contrario, come Petronio, l'alleggeriscono,
ne fanno una palla vuota e saltellante,
che è facile prendere e lanciare in un universo senza peso.
I poeti ci trasportano in un mondo più vasto, o più bello,
più ardente o più dolce di quello che ci è dato;
per ciò appunto, diverso, e, in pratica, pressoché inabitabile.
I filosofi sottopongono la realtà, per poterla studiare allo stato puro,
press' a poco alle stesse trasformazioni che subiscono i corpi
sotto l'azione del fuoco e del macero:
di un essere o di un avvenimento, quali li abbiamo conosciuti noi,
pare non sussista nulla in quei cristalli o in quella cenere.
Gli storici ci propongono una visione sistematica del passato,
troppo completa, una serie di cause ed effetti
troppo esatta e nitida per aver mai potuto esser vera del tutto;
rimodellano questa docile materia inanimata,
ma io so che anche a Plutarco sfuggirà sempre Alessandro.
(...)
L'osservazione diretta degli uomini
è una norma ancora meno completa, limitata com'è, nella maggior parte dei casi,
alle constatazioni piuttosto grette di cui la maldicenza umana si pasce.
Il rango, la posizione, i casi della nostra vita
restringono inoltre il campo visivo dell'osservatore:
il mio schiavo ha possibilità completamente diverse
da quelle che io ho per osservar lui; e tanto brevi quanto le mie.
Son venti anni che il vecchio Euforione mi porge il flacone dell'olio e la spugna,
ma la mia conoscenza di lui si ferma al suo compito,
e la sua di me al mio bagno;
e qualsiasi tentativo per saperne di più fa presto a sembrare indiscrezione,
sia all'imperatore sia allo schiavo.
Quel che sappiamo sul conto degli altri è quasi tutto di seconda mano.
Se per caso qualcuno si confida, non fa che perorare la sua causa;
la sua apologia è già pronta. Se lo osserviamo, non è solo.
Mi è stato rimproverato di leggere con piacere i rapporti della polizia di Roma;
vi scopro continuamente di che stupire;
amici o sospetti, sconosciuti o familiari, questa gente mi sorprende;
le loro follie mi servono di scusante alle mie.
Non mi stanco mai di paragonare la persona tutta vestita all'uomo nudo.
Ma questi rapporti ingenuamente circostanziati
aumentano il fascio dei miei documenti
e non mi danno l'ombra d'un aiuto per emettere un verdetto.
Che il tale magistrato dall'aspetto austero abbia commesso un delitto
non mi consente affatto di conoscerlo meglio.
Ormai, mi trovo in presenza di due fenomeni anziché di uno solo,
l'apparenza del magistrato e il suo delitto.
Quanto all'osservazione di me stesso, mi ci costringo,
non foss' altro che per entrare a far parte di questo individuo
in compagnia del quale mi toccherà vivere fino all'ultimo giorno;
ma una familiarità che dura da quasi sessant'anni
comporta ancora parecchie probabilità di errore.
Nel profondo, la mia conoscenza di me stesso è oscura;
interiore, inespressa, segreta come una complicità.
Dal punto di vista più impersonale, è gelida,
tanto quanto le teorie che posso elaborare sui numeri:
mi valgo di quel po' d'intelligenza che ho per esaminare più dall'alto,
da lontano, la mia vita, che, in tal modo, diventa la vita di un altro.
Ma questi due procedimenti della conoscenza di sé sono difficili,
ed esigono, l'uno che ci si cali entro se stessi, l'altro che ci si ponga all'esterno.
Per inerzia, tendo come tutti a sostituirvi mezzi meramente consuetudinari,
un'idea della mia vita parzialmente modificata
dall'idea che se ne forma il pubblico:
giudizi bell'e fatti, cioè a dire mal fatti, come un modello già preparato
sul quale un sarto maldestro adatti a fatica la nostra stoffa.
Strumenti di valore ineguale, utensili più o meno logori; ma non ne possiedo altri:
me ne servo per foggiarmi alla meglio un'idea del mio destino d'uomo.


(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")

domenica 30 ottobre 2016

Martedì mattina, 9 settembre 1941

(...)
Quel mal di stomaco, quell'oppressione,
quel senso di aver un nodo dentro e di venir schiacciata sotto un grosso peso,
sono certamente il prezzo che debbo pagare ogni tanto
per la mia avidità di conoscere tutto della vita, e di penetrare dappertutto.
A volte, però, è troppo.
Dal test di Taco Kuiper era venuta fuori
una persona che pretendeva di vivere ogni cosa della vita,
ma che sapeva poi anche assimilarla.
Sarà così, sarà che gli ingorghi interiori fanno parte di questi processi:
ma devono pur essere ridotti a un minimo,
altrimenti la mia vita diventa impossibile.


(Etty Hillesum; "Diario")

Domenica mattina

(...)
Le due di pomeriggio:
catalogando i libri della biblioteca di S., ci trovo Das Stundenbuch di Rilke.
Può sembrare paradossale,
ma S. guarisce le persone insegnando loro ad accettare il dolore.


(Etty Hillesum; "Diario")

Studio Gleams


venerdì 28 ottobre 2016

Dentro di me c'è una sorgente molto profonda

- 26 agosto 1941, martedì sera.

Dentro di me c'è una sorgente molto profonda.
E in quella sorgente c'è Dio.
A volte riesco a raggiungerla,
più sovente essa è coperta da pietre e sabbia: allora Dio è sepolto.
Allora bisogna dissotterrarlo di nuovo.
M'immagino che certe persone preghino con gli occhi rivolti al cielo:
esse cercano Dio fuori di sé.
Ce ne sono altre che chinano il capo nascondendolo fra le mani,
credo che cerchino Dio dentro di sé (...).


(Etty Hillesum; "Diario")

15 marzo 1941, le nove e mezzo di mattina

Ieri pomeriggio abbiamo scorso insieme le note che mi aveva dato.
Quando siamo arrivati alla frase: 
basta che esista una sola persona degna di esser chiamata tale
per poter credere negli uomini, nell'umanità,
m'è venuto spontaneo di buttargli le braccia al collo.
È un problema attuale: il grande odio per i tedeschi ci avvelena l'animo.
Espressioni come: "che anneghino tutti, canaglie, che muoiano col gas",
fanno ormai parte della nostra conversazione quotidiana;
a volte fanno sì che uno non se la senta più di vivere, di questi tempi.
Ed ecco che improvvisamente, qualche settimana fa,
è spuntato il pensiero liberatore,
simile a un esitante e giovanissimo stelo in un deserto d'erbacce:
se anche non rimanesse che un solo tedesco decente,
quest'unico tedesco meriterebbe di essere difeso contro quella banda di barbari,
e grazie a lui non si avrebbe il diritto
di riversare il proprio odio su un popolo intero.
Questo non significa che uno sia indulgente nei confronti di determinate tendenze,
si deve ben prendere posizione,
sdegnarsi per certe cose in certi momenti, provare a capire,
ma quell'odio indifferenziato è la cosa peggiore che ci sia.
È una malattia dell'anima. Odiare non è nel mio carattere.
Se, in questo periodo, io arrivassi veramente a odiare, sarei ferita nella mia anima
e dovrei cercare di guarire il più presto possibile.


(Etty Hillesum; "Diario")

mercoledì 19 ottobre 2016

Il mondo rotola melodiosamente dalla mano di Dio

- Domenica 9 marzo 1941

"Il mondo rotola melodiosamente dalla mano di Dio":
ho avuto in mente queste parole di Verwey per tutto il giorno.
Anch'io vorrei rotolare melodiosamente dalla mano di Dio.
E ora buona notte.


(Etty Hillesum; "Diario")

Se sei una donna forte

Se sei una donna forte
proteggiti dai vermi che vorrebbero mangiare il tuo cuore.
Essi usano tutti i travestimenti dei carnevali della terra:
si vestono come colpe, come opportunità, come prezzi che bisogna pagare.
Ti frugano l’anima, insinuano il trapano dei loro sguardi o dei loro pianti
nel più profondo magma della tua essenza
non per accendersi con il tuo fuoco
ma per spegnere la passione
l’erudizione delle tue fantasie.
Se sei una donna forte
devi sapere che l’aria che ti nutre,
trasporta anche parassiti, mosconi,
minuti insetti che cercheranno di abitare nel tuo sangue
e nutrirsi di quanto è solido e grande in te.
Non perdere la compassione, ma temi ciò che conduce
a negarti la parola, a nascondere chi sei
ciò che ti obbliga a smussarti
e ti promette un regno terrestre in cambio
di un sorriso compiacente.
Se sei una donna forte preparati per la battaglia:
impara a stare sola,
impara a dormire senza paura nella più assoluta oscurità,
impara che nessuno ti lancia corde quando ruggisce la tempesta,
a nuotare controcorrente.
Allenati nelle attività della riflessione e dell’intelletto.
Leggi, fa l’amore con te stessa, costruisci il tuo castello,
circondalo di fossi profondi,
però fai ampie porte e finestre.
È necessario che coltivi enormi amicizie,
che coloro che ti circondano e ti amano sappiano chi sei
fatti un cerchio di falò e accendi nel centro della tua stanza
una stufa sempre ardente, dove si mantenga il fervore dei tuoi sogni.
Se sei una donna forte proteggiti con parole e alberi
e invoca la memoria di donne antiche.
Devi sapere che sei un campo magnetico
verso il quale viaggeranno urlando i chiodi arrugginiti
e l’ossido mortale di tutti i naufragi.
Proteggi, dà rifugio,
ma prima proteggi te stessa.
Mantieni le distanze
Costruisciti.
Abbi cura di te.
Conserva il tuo potere.
Difendilo.
Fallo per Te:
Te lo chiedo in nome di tutte noi.


(Gioconda Belli)

E il cuore è sempre vuoto e non mai sazio

- Torino, 3 settembre 1910

Caro Guido,
dal finestrino del vagone mentre il treno sbuffando partiva
ho lasciato cadere nelle mani tese di Borgese
i foglietti stampati di Paolo e Virginia
che m’erano giunti poco prima all'albergo
dopo varie peregrinazioni per gli hotels di Alassio.
Ho gridato a Borgese che tu vuoi un suo giudizio,
ho udito che me l’ha promesso e sono scomparsa
nel buio di una galleria in una nuvola grigia di fumo.
Ora attendo il giudizio per comunicartelo;
il mio se lo vuoi è questo: che quella poesia è fatta con un’arte finissima,
che piacerà certo anche agli eruditi, ma è una virtuosità,
ed ha la freddezza del puro virtuosismo.
Forse m’inganno ma ne ebbi questa impressione.
Del resto può stare in compagnia delle tue migliori
per la misura perfetta e il limpido stile.
Io ho sbandato per le vie del mare i miei fantasmi poetici,
ma spero di ritrovarli in questa Torino quieta e spopolata e dimessa
che s’intona col mio spirito un po’ grigio.
Sai che una cosa strana è accaduta?
che il 28 di agosto forse nell’ora stessa in cui tu
mi vedevi su uno scoglio con le mani nelle mani di qualche tentatore,
questo realmente accadeva come nella tua visione
ed io tessevo un innocuo ma fresco e delizioso flirt con un adolescente
non privo di qualche grazia sentimentale e d’un certo spirito di poesia.
Ora tutto è passato come un’ala di vento marino
e gli occhi tentatori non mi sorridono più.
Tout passe, tout casse, tout lasse.
E il cuore è sempre vuoto e non mai sazio.
Sai che medito un volume di versi nuovi?
Ma è un grande segreto che nessuno conosce.
Sarà una cosa ciclica come "Le Seduzioni" e avrà per titolo "I domani".
Sento lo snervante rimpianto,
l’amaro ardente e sognante come l’assenzio di questa parola...
Io vedo dietro le sillabe che la compongono,
aggrupparsi lontanare disperdersi un mondo d’imagini ancora informi,
ancora incerte ma già vive nel mio sogno.
E le vedo atteggiarsi in gesti di così intensa espressione
che il cuore mi si stringe e mi si annebbiano gli occhi,
come se già leggessi scritti dalle mie dita i versi che le faranno vive.
Non sorridere sai, fratello buono,
può anche darsi che sia una delle tante allucinazioni
che sorgono in certi dormiveglia della coscienza poetica.
(...)
Io resterò qui tutto settembre
meno un viaggio a Venezia di pochi giorni verso la metà del mese.
Forse non andrò nemmeno a vendemmiare a Cravanzana:
ho troppo bisogno di raccoglimento e di lavoro,
ché l’opera fu da me trascurata in modo indegno.
Chi sa se mi ritroverò ancora?
E tu che fai? Quando verrai a Torino?
Avvertimene prima secondo l’uso consueto.
Vedesti "La Lettura" con le Muse italiche?
Se potessimo discorrere un poco insieme di tante cose!
È ancora incerto il giorno della mia partenza per Venezia
ma la ventura settimana non mi muovo certo.
Se tu venissi faresti opera meritoria per la nostra amicizia.
Scrivimi prestissimo comunicandomi le tue intenzioni,
e pensami fraternamente sempre.
Amalia


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

lunedì 10 ottobre 2016

Torino, 23 febbraio 1910

Caro Guido,
questa mattina ho parlato per mezzora con Gabriele D'Annunzio
il quale mi ha manifestato un vivo desiderio di conoscerti.
Gli ho promesso di portarti da Lui io stessa
quando il Poeta tornerà a Torino, cioè nel mese di marzo.
E spero che non vorrai smentirmi, 
tanto più che il Divino è poi la persona più cortesemente umana del mondo.
Ti racconterò poi i particolari dell'incontro d'ieri sera dopo la conferenza
e quelli del colloquio di stamane.
Ne conservo un ricordo indimenticabile
e una deliziosa dedica sul "Forse che sì, forse che no", da Lui offertomi:
"Ad Amalia Guglielminetti che con sì fiera melodia
canta la sua novità".
Ti piace?
Vieni presto a Torino, ti aspetto col più egoistico desiderio.
Devi farmi bene con la tua presenza, con le tue parole.
Lo dissi anche a D'Annunzio,
e sentii che  mi aveva così bene intesa!
Mandami anche solo una parola ma presto, subito.
Un fraterno bacio

Amalia


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)