giovedì 13 agosto 2026

Essere uno con il tutto

O felice natura! Non mi so render conto di ciò che avviene in me quando levo lo sguardo verso la tua bellezza, ma tutte le gioie del cielo sono nelle lacrime che io verso per la tua bellezza, come l'amante per la sua amata.
Tutto il mio essere ammutolisce e sta in ascolto quando le delicate onde del vento giocano intorno al mio petto. Perduto nell'ampio azzurro del cielo, levo lo sguardo su verso l'etra e giù verso il mare sacro e mi sembra che uno spirito fraterno mi apra le braccia e che il dolore della solitudine si sciolga nella vita della divinità.
Essere uno con il tutto, questo è il vivere degli dei; questo è il cielo per l'uomo.


(Friedrich Hölderlin; "Iperione")

Avrei voluto allora volare

Avrei voluto allora volare, con la mia felicità, verso le stelle, affinché non venisse profanata da ciò che mi circondava.


(Friedrich Hölderlin; "Iperione")

Nulla vivrebbe, se non sperasse

Mio caro, che sarebbe la vita senza speranza? Noi saremmo come una scintilla che sprizza dal carbone e si spegne, o come un colpo di vento nella torbida stagione che sussurra un istante e poi si tace.
Anche la rondine cerca d'inverno una terra più mite, la selvaggina del bosco si aggira nella calura del giorno e i suoi occhi cercano una fonte. Chi dice al poppante che la madre non gli rifiuterà il seno? Eppure, guarda, egli lo cerca.
Nulla vivrebbe, se non sperasse. Il mio cuore chiuse in sé, allora, i suoi tesori, ma soltanto per serbarli per un tempo migliore, per quell'essere unico, sacro, fedele che certamente, in un qualche periodo della sua esistenza, verrà incontro alla mia anima assetata.
Con quale felicità mi abbandonavo fra le sue braccia, quando, nelle ore in cui lo presentivo in me, lieve come la luce della luna, alitava intorno alla mia fronte rasserenata!
Già allora ti conoscevo, già allora tu guardavi, simile ad un genio fra le nubi, verso di me, tu, colei che un giorno, nella pace della bellezza, ti levasti verso di me dalla torbida onda del mondo. Allora non combatté, non arse più questo mio cuore!
Come un giglio si culla nell'aura silenziosa, così il mio essere si cullava nel suo elemento, nei deliziosi sogni di lei.


(Friedrich Hölderlin; "Iperione")

Oh, sacri sono i giorni

Oh, sacri sono i giorni nei quali il nostro cuore prova per la prima volta le sue ali, quando noi, spinti da una rapida e focosa crescita, ci collochiamo in mezzo al mondo magnifico, simili a una giovine pianta che si apre al sole del mattino e tende le sue piccole braccia verso il cielo infinito.


(Friedrich Hölderlin; "Iperione")

mercoledì 22 luglio 2026

Ma posseggo io ciò?

Se la splendida natura è figlia di un padre, non è il cuore della figlia anche il cuore di lui? Quanto è in lei di più intimo non è lui stesso? Ma posseggo io ciò? Lo conosco?
Mi pare di vederlo, ma poi mi spavento come se fosse la mia stessa figura quello che ho veduto. Mi pare di sentirlo, questo spirito del mondo, ma poi mi desto e mi sembra di aver chiuso a pugno soltanto le mie proprie dita.


(Friedrich Hölderlin; "Iperione")

Credimi e te lo dico dal profondo dell'anima

Credimi e te lo dico dal profondo dell'anima: la parola è una cosa grandemente superflua. La parte migliore resta a sé e riposa nella sua profondità come la perla in fondo al mare.


(Friedrich Hölderlin; "Iperione")

Luce e lavoro

venerdì 3 luglio 2026

...salvati colà!

Ti vorrei dire: recati laggiù, là mormorano le fonti della vita. Vorrei indicarti una terra libera, una terra piena di bellezza e di anima e dirti: salvati colà!


(Friedrich Hölderlin; "Iperione")

Sarai ancora felice

"Sarai ancora felice," esclamò Alabanda, (...)
A queste parole, si levò dentro di me una luce simile a un luminoso sorgere del sole.
Un leggero fremito mosse le cime degli alberi: simili a fiori su dalla terra scura, sbocciarono stelle dal grembo della notte, e il cielo della primavera mi illuminò di una gioia sacra.


(Friedrich Hölderlin; "Iperione")

...questa è la scogliera per i beniamini del cielo

Proprio questo è triste, mio caro, che il nostro spirito prenda così volentieri l'aspetto del cuore smarrito e che così volentieri trattenga il dolore fuggitivo e che il pensiero che dovrebbe lenire i dolori si ammali anch'esso e che il giardiniere così sovente si ferisca a quei rosai che egli dovrebbe piantare. Oh! ciò ha fatto sì che molte persone sono sembrate pazze a persone che esse, altrimenti, avrebbero dominato come un Orfeo, per ciò le più nobili nature sono diventate oggetto di scherno da parte di individui che s'incontrano comunemente per la strada; questa è la scogliera per i beniamini del cielo: che il loro amore è potente e delicato come il loro spirito, che le onde del loro cuore sovente si agitano più forte e più veloci del tridente con il quale il dio del mare le domina (...)


(Friedrich Hölderlin; "Iperione")

martedì 2 giugno 2026

Tutto ciò che procede dall'amore puro è illuminato

Tanto la sventura è orrenda quanto l'espressione autentica della sventura è sovranamente bella. Si possono citare come esempi, anche in secoli recenti, Fedra, La scuola delle mogli, Re Lear, le poesie di Villon, ma ancor più le tragedie di Eschilo e di Sofocle; e ancor più l'Iliade, il libro di Giobbe, alcuni componimenti poetici popolari; e ancor più i racconti della Passione nei Vangeli. Lo splendore della bellezza viene diffuso sulla sventura dalla luce dello spirito di giustizia e amore, il solo che permette a un pensiero umano di  guardare e riprodurre la sventura quale è.
E ogni qualvolta un frammento di verità inesprimibile si traduce in parole che, pur non potendo contenere la verità che le ha ispirate, hanno grazie alla loro disposizione una corrispondenza con questa talmente perfetta da fornire un supporto a ogni spirito desideroso di ritrovarla, ogni volta che è così, una fulgida bellezza si diffonde sulle parole. 
Tutto ciò che procede dall'amore puro è illuminato dallo splendore della bellezza.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

Così lo spirito si muove

Così lo spirito si muove in uno spazio chiuso di verità parziale - che del resto può essere più o meno grande - senza poter mai gettare neppure uno sguardo su ciò che è al di fuori.
Se uno spirito prigioniero ignora la propria prigionia, vive nell'errore. Se l'ha riconosciuta - seppure per un decimo di secondo - e si è affrettato a dimenticarsene per non soffrire, abita nella menzogna. Uomini dall'intelligenza estremamente brillante possono nascere, vivere e morire nell'errore e nella menzogna. In costoro l'intelligenza non è un bene e neanche un vantaggio. La differenza tra uomini più o meno intelligenti è come la differenza tra criminali condannati alla galera a vita le cui celle siano più o meno grandi. Un uomo intelligente e fiero della propria intelligenza somiglia a un condannato fiero di avere una cella grande.
Uno spirito che sente la propria prigionia vorrebbe dissimularla a se stesso. Ma se ha orrore della menzogna non lo farà. Dovrà allora soffrire molto. Cozzerà contro il muro fino al deliquio; si ridesterà, guarderà il muro con timore, poi un giorno ricomincerà fino a cadere di nuovo in deliquio; e così di seguito, senza fine, senza alcuna speranza. Ma un giorno si desterà dall'altra parte del muro. 
Forse sarà ancora prigioniero, in una cella soltanto più spaziosa. Che importa? Ormai è entrato in possesso della chiave, il segreto che abbatte ogni muro. È pervenuto al di là di ciò che gli uomini denominano intelligenza, egli è là dove ha inizio la saggezza. (...) Ogni spirito divenuto capace di cogliere pensieri inesprimibili a causa della moltitudine di rapporti che vi si combinano, seppure più rigorosi e luminosi rispetto a quanto il linguaggio più preciso esprime, ogni spirito pervenuto a questo punto abita già nella verità. La certezza e la fede senza ombra gli appartengono. E importa poco che all'origine abbia avuto una piccola o una grande intelligenza, che sia stato in una cella stretta o larga. Importa soltanto che, arrivato al limite della propria intelligenza, quale che potesse essere, sia passato al di là. Un idiota del villaggio è vicino alla verità quanto un bambino prodigio. L'uno e l'altro ne sono separati soltanto da un muro.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

In ogni anima umana si leva di continuo

In ogni anima umana si leva di continuo la richiesta che non le sia fatto del male. Il testo del Pater rivolge questa richiesta a Dio. Ma Dio ha il potere di preservare dal male soltanto la parte eterna di un'anima venuta in contatto reale e diretto con lui. Il resto dell'anima - e l'anima intera in chiunque non abbia ricevuto la grazia del contatto reale e diretto con Dio - è abbandonato ai voleri degli uomini e al capriccio delle circostanze.
Così spetta agli uomini vigilare che non sia fatto del male agli uomini.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

...e fare poi ciò che esige veramente la tua natura

Devi esaminare te stesso e fare poi ciò che esige veramente la tua natura.


(Hermann Hesse; "Demian")