mercoledì 20 settembre 2017

...ma una volta partita la mente non si ferma più

...ma una volta partita la mente non si ferma più;
cammino inventando le frasi,
mi siedo componendo delle scene;
sono in breve nel bel mezzo della più grande estasi che conosca.


(Virginia Woolf; "Diari" - sabato 22 ottobre 1927)

Fisicamente è come un'onda dolorosa che sale intorno al cuore

Mi sono svegliata forse alle tre.
Oh sta cominciando, sta venendo - l'orrore -
fisicamente è come un'onda dolorosa che sale intorno al cuore
- sballottandomi. Sono infelice, infelice!
A terra - Dio, vorrei essere morta. Ma perché mi sento così?
Lasciatemi vedere l'onda che mi solleva.
Guardo. Vanessa. Bambini. Fallimento.
Si, lo vedo. Fallimento fallimento. (l'onda si alza.)
Oh hanno riso della mia preferenza per la vernice verde!
L'onda si schianta. Vorrei essere morta!
Ho soltanto ancora pochi anni da vivere, spero.
Non riesco più ad affrontare quest'orrore
- (ora l'onda si abbassa su di me).
La cosa si ripete, parecchie volte, con varianti di orrore.
Poi, nel momento della crisi, invece di continuare intensamente,
il dolore si fa piuttosto vago.
Sonnecchio. Mi sveglio di soprassalto.
L'onda, di nuovo!
Il dolore irrazionale; la sensazione di fallimento;
di solito qualche incidente specifico,
come per esempio la mia preferenza per la vernice verde,
o un vestito nuovo da comprare
o l'invito a Dadie per il fine settimana, e tutto ricomincia.
Alla fine dico, osservando quanto più equamente posso:
Ora su, fa una sforzo. Basta così. Ragiono.
Faccio un censimento della gente felice e di quella infelice.
Raccolgo tutte le forze per respingere per rovesciare per abbattere.
Comincio a marciare ciecamente in avanti.
Sento cadere gli ostacoli. Mi dico che non importa.
Niente è importante.
Mi irrigidisco, mi metto diritta e mi riaddormento,
mi sveglio per metà e sento l'onda iniziare
e osservo la luce che biancheggia e mi chiedo come, questa volta,
la colazione e la luce del giorno la sconfiggeranno;
e poi sento L. nel corridoio e fingo, per me stessa oltre che per lui,
una grande allegria; e in genere sono allegra quando ho finito di far colazione.
Lo conoscono tutti questo stato d'animo?
Perché ho così poco autocontrollo?
Non va a mio onore, non è simpatico.
È motivo di molto spreco e pena nella mia vita.


(Virginia Woolf; "Diari" - mercoledì 15 settembre 1926)

mercoledì 6 settembre 2017

Foglie

Quanti se ne sono andati…
Quanti.
Che cosa resta.
Nemmeno
il soffio.
Nemmeno
il graffio di rancore o il morso
della presenza.
Tutti
se ne sono andati senza
lasciare traccia.
Come
non lascia traccia il vento
sul marmo dove passa.
Come
non lascia orma l’ombra
sul marciapiede.
Tutti
scomparsi in un polverio
confusi d’occhi.
Un brusio
di voci afone, quasi
di foglie controfiato
dietro i vetri.
Foglie
che solo il cuore vede
e cui la mente non crede.


(Giorgio Caproni)
da PensieriParole da PensieriParole

Senza esclamativi

Com'è alto il dolore. 
L'amore, com'è bestia. 
Vuoto delle parole
che scavano nel vuoto vuoti 
monumenti di vuoto. Vuoto 
del grano che già raggiunse 
(nel sole) l'altezza del cuore.


(Giorgio Caproni)

martedì 5 settembre 2017

Non era troppo tardi

Borgate in cima a qualche poggio si sporgevano,
evocando il medio evo colle loro cinte merlate,
colle casette brune raggruppate intorno a qualche campanile aguzzo.
La campagna e il mare erano talora abbaglianti, talora cinerei;
in certi giorni il silenzio imperava, strano e dolce,
in certi altri sembrava che ogni filo d'erba, ogni goccia d'acqua
affermasse la sua vita come un sussurro,
e l'aria popolata di suoni diveniva come sensibile.
Le linee del paesaggio m'erano famigliari da tanti anni:
come nell'epoca della fanciullezza,
io non analizzavo ciò che si stendeva dinanzi agli occhi,
non cercavo il segreto dell'armonia che m'inteneriva o m'esaltava,
che mi dava la sensazione del riposo o quello della forza,
che m'identificava a sé.
Mi lasciavo avvolgere dal fascino misterioso e semplice,
e una riconoscenza appassionata mi fioriva nel cuore.
Ecco, venivano a me le manifestazioni profonde della vita della terra,
venivano finalmente integre e lucide,
capaci di significare il pianto, il sorriso, l'amore, la morte.
Non era troppo tardi.
Il mio passato m'appariva ormai
come ordinato da un volere spietatamente saggio.
Tutto non vi sembrava posto, difatti, per la preparazione dell'avvenire?


(Sibilla Aleramo; "Una donna")

mercoledì 16 agosto 2017

La vita le aveva chiesto forza

Il suo cuore non aveva mai trovato la via dell'effusione.
Era passata nella vita incompresa da tutti:
fanciulla, la sua famiglia la considerava romantica, esaltata
e nello stesso tempo inetta,
benché fosse la più intelligente e la più seria della numerosa figliolanza.
Aveva rotto senza rimpianto quasi ogni rapporto con i parenti,
antipatici allo sposo.
Credente, forse con un misticismo scoraggiante,
e senza gusto per le pratiche del culto,
la religione non l'aveva sollevata da un solo dolore.
Di fantasia viva e calda e di gusto fine,
non però s'era mai applicata a nessuna arte,
e nessuna manifestazione del genio le aveva suscitato uno speciale fascino
traendola fuor di sé stessa per qualche istante.
Non una amica, non un consigliere, mai, sulla sua strada.
E una salute incerta, un organismo travagliato da lenti mali...
Povera, povera anima!
Non le erano valse la bellezza, la bontà, l'intelligenza.
La vita le aveva chiesto forza: non l'aveva.


(Sibilla Aleramo; "Una donna")

...tutto sembrava più vasto, e formidabile e fisso

L'ultimo pomeriggio passato in montagna,
mi è rimasto impresso nella memoria visiva
in maniera singolare per me
che ritengo quasi esclusivamente i caratteri morali, direi,
dei luoghi che percorro; che ad ogni luogo, cioè,
do nel ricordo la fisionomia che la mia anima gli diede
nell'attimo in cui l'accolse in sé,
lo sentì cornice ai propri sentimenti.
Mi rivedo per l'ampia strada da cui dovevamo, il mattino dopo,
discendere per ore e ore in diligenza verso la via ferrata, verso il Benaco.
L'atmosfera era grigia ed umida.
Tuttavia ogni cosa ed ogni suono avevano una nitidezza straordinaria;
tutto sembrava più vasto, e formidabile e fisso.
Noi che andavam lenti fra tanta aria cinerea,
che cosa eravamo se non dei piccolissimi punti transitori
che la Terra proteggeva con austero amore?
Per la prima volta forse in vita mia
abbracciavo questa Terra con pensiero riverente, figliale.
Il tempo e lo spazio mi pareva diventassero fluidi,
che mi trasportassero sulla loro corrente: ero l'Umanità in viaggio,
l'Umanità senza mèta e pur accesa d'ideale:
l'Umanità schiava di leggi certe,
e pure spinta da una ribelle volontà a spezzarle,
a rifarsi una esistenza superiore a quelle...
Quel dì appunto avevo terminato di rileggere
il libro che m'aveva tanto afferrata settimane innanzi,
e che mi era stato compagno discreto e costante
per tutto il soggiorno in montagna.
Fondevo le due emozioni successive,
quella suscitatami dalle idee svoltesi nella mia mente intorno a quella lettura,
con quella ond'era autrice la Natura che mi circondava e che stavo per lasciare.
Ne emanava un fervore occulto
che conoscono solo i grandi credenti e i grandi innamorati:
coloro che adorano la Vita fuor di sé stessi.
Io scomparivo, con la mia miseria;
davanti ai miei occhi non era più che la bellezza di quell'umano sforzo
ergentesi nella vastità del mondo.
Spettacolo che l'anima gelosamente accoglieva e serbava.
Non era la gran rivelazione:
era il lavorìo sotterraneo dei germi che già sentono il calore del sole vicino
e ne temono e ne desiderano il pieno splendore.


(Sibilla Aleramo; "Una donna")

giovedì 10 agosto 2017

Alfine mi riconquistavo

Egli mi chiedeva ansioso che cosa avessi:
lo rassicurai con un gesto,
mentre le lagrime tornavano a sgorgare copiose, liberatrici.
Benedette, benedette!
Alfine mi riconquistavo,
alfine accettavo nella mia anima il rude impegno
di camminar sola, di lottare sola,
di trarre alla luce tutto quanto in me giaceva di forte,
d'incontaminato, di bello;
alfine arrossivo dei miei inutili rimorsi,
della mia lunga sofferenza sterile,
dell'abbandono in cui avevo lasciata la mia anima, quasi odiandola.
Alfine risentivo il sapore della vita, come a quindici anni.


(Sibilla Aleramo; "Una donna") 

Non si capisce come il petto possa allargarsi abbastanza...

- Praga, 5.VII.20

Lunedì in mattinata.
(...)
Documenti sono qui sparpagliati,
qualche lettera che non ho letto,
visite al direttore e a qualcun altro
e intanto un campanellino suona nell'orecchio:
"Ella non è più con te",
è vero che da qualche parte nel cielo
c'è anche un'immensa campana che suona:
"Ella non ti abbandonerà",
ma, inutile, il campanellino è nell'orecchio.
E poi c'è la lettera della notte,
non si capisce come la si possa leggere,
non si capisce come il petto possa allargarsi abbastanza
e contrarsi per respirare quest'aria,
non si capisce come si possa essere lontano da te.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")