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martedì 20 maggio 2025

...ma su mille mondi

Ogni giorno che passa, col rafforzarsi della mia immaginazione, sento sempre di più di non vivere soltanto su questo mondo, ma su mille mondi.


(John Keats; lettera a George e Georgiana Keats - 1818)

sabato 8 aprile 2023

Qual mistero c'è dentro di noi, Marianna?

- 10 Ottobre

(...)
Dopo il pranzo la solita passeggiata. La sera era bellissima; ma, non so perché, io non fui così gaia, così contenta com'erano tutti, e come fui l'altra volta. Mi piaceva udire il lieve fruscìo della foglia che cadeva, lo stormire degli alberi, il canto lontano dell'assiuolo, mi piaceva ad aver paura dove l'ombra era più oscura, e starmi sola in disparte, poiché di tratto in tratto mi si velavano gli occhi di lagrime. 
Qual mistero c'è dentro di noi, Marianna?


(Giovanni Verga; "Storia di una capinera")

giovedì 24 dicembre 2020

...ma in un lasso di tempo indefinito

La mia mente, destata dal cambiamento di scenario e dalla speranza che si disegnava, era in subbuglio. Non so dire con precisione che cosa si aspettasse, ma di sicuro qualcosa di piacevole: forse non quel giorno e quel mese, ma in un lasso di tempo indefinito.


(Charlotte Brontë; "Jane Eyre")

venerdì 31 gennaio 2020

...essere quella che in me chiede di svilupparsi pienamente

Non voglio essere niente di così speciale, voglio solo cercare di essere quella che in me chiede di svilupparsi pienamente. A volte credo di desiderare l'isolamento di un chiostro. Ma dovrò realizzarmi tra gli uomini, e in questo mondo.  E lo farò, malgrado la stanchezza e il senso di ribellione
che ogni tanto mi prendono. Prometto di vivere questa vita sino in fondo, di andare avanti. Certe volte mi viene da pensare che la mia vita sia appena all'inizio e che le difficoltà debbano ancora cominciare, altre volte mi sembra di aver già lottato abbastanza. Studierò e cercherò di capire, ma credo che dovrò pur lasciarmi confondere da quel che mi capita e che apparentemente mi svia: mi lascerò sempre confondere, per arrivare forse a una sempre maggior sicurezza. Fin quando non potrò più smarrirmi, e si sarà stabilito un profondo equilibrio - un equilibrio in cui tutte le direzioni saranno sempre possibili.


(Etty Hillesum; "Diario")

mercoledì 24 luglio 2019

...vorrei esser soltanto come tutti gli altri, nulla di più

- Monte Ilice, 3 Settembre 1854
 
Mia cara Marianna.
Avevo promesso di scriverti ed ecco come tengo la mia promessa! In venti giorni che son qui, a correr pei campi, sola! tutta sola! intendi? dallo spuntar del sole insino a sera, a sedermi sull'erba sotto questi immensi castagni, ad ascoltare il canto degli uccelletti che sono allegri, saltellano come me e ringraziano il buon Dio, non ho trovato un minuto, un piccolo minuto, per dirti che ti voglio bene cento volte dippiù adesso che son lontana da te e che non ti ho più accanto ad ogni ora del giorno come laggiù, al convento. Quanto sarei felice se tu fossi qui, con me, a raccogliere i fiorellini, ad inseguire le farfalle, a fantasticare all'ombra di questi alberi, allorché il sole è più cocente, a passeggiare abbracciate in queste belle sere, al lume di luna, senz'altro rumore che il ronzìo degli insetti, che mi sembra melodioso perché mi dice che sono in campagna, in piena aria libera, e il canto di quell'uccello malinconico di cui non so il nome, ma che mi fa venire agli occhi lagrime dolcissime quando la sera sto ad ascoltarlo dalla mia finestra.
(…) Tutto qui è bello, l'aria, la luce, il cielo, gli alberi, i monti, le valli, il mare! Allorché ringrazio il Signore di tutte queste belle cose, io lo faccio con una parola, con una lagrima, con uno sguardo, sola in mezzo ai campi, inginocchiata sul musco dei boschi o seduta sull'erba. Ma mi pare che il buon Dio debba esserne più contento perché lo ringrazio con tutta l'anima, e il mio pensiero non è imprigionato sotto le oscure volte del coro, ma si stende per le ombre maestose di questi boschi, e per tutta l'immensità di questo cielo e di quest'orizzonte.
(…) Adesso sono allegra, felice, e mi stupisco come tutta quella gente abbia paura e maledica il coléra… Benedetto coléra che mi fa star qui, in campagna! Se durasse tutto l'anno! No, io ho torto! Perdonami, Marianna. Chi sa quanta povera gente piange mentre io rido e mi diverto!... Mio Dio! bisogna che io sia ben disgraziata se non devo esser felice che allorquando tutti gli altri soffrono! Non mi dire che son cattiva; vorrei esser soltanto come tutti gli altri, nulla di più, e godere coteste benedizioni che il Signore ha date a tutti: l'aria, la luce, la libertà!...
 
 
(Giovanni Verga; "Storia di una capinera")

martedì 9 aprile 2019

Chi invece guarda da dentro sa che tutto è nuovo

Profondità e superficie devono mescolarsi, al fine di generare nuova vita. La nuova vita però non nasce al di fuori di noi, ma in noi stessi. Gli eventi che in questi giorni si verificano fuori di noi sono l'immagine che i popoli vivono nella realtà concreta per lasciarla in eredità imperitura a epoche future, affinché esse ne traggano insegnamenti per il proprio cammino, allo stesso modo in cui noi abbiamo tratto insegnamento dalle immagini che in precedenza gli antichi hanno vissuto concretamente per noi. La vita non viene dalle cose, ma da noi. Tutto ciò che accade fuori è già accaduto. Perciò chi osserva l'evento da fuori vede sempre soltanto ciò che è già stato e che è sempre uguale. Chi invece guarda da dentro sa che tutto è nuovo. Le cose che accadono sono sempre le stesse. Non è sempre uguale invece la profondità creativa dell'essere umano. Le cose di per sé non significano nulla, assumono un significato soltanto dentro di noi. Siamo noi a dare significato alle cose. Il significato è ed è sempre stato artificiale. Siamo noi a crearlo. Cerchiamo dunque in noi stessi il significato delle cose affinché la via di quel che ha da venire possa palesarsi e la nostra vita continui a scorrere. Ciò di cui avete bisogno proviene da voi stessi, ed è il significato delle cose. Il significato delle cose non è il senso che è loro proprio. Questo senso si trova nei libri dotti. Le cose sono prive di senso. Il significato delle cose è la via della redenzione che vi create voi stessi. Il significato delle cose è la possibilità - creata da voi stessi - di vivere in questo mondo. Questo significato delle cose è il senso superiore che non si trova nelle cose stesse e neppure nell'anima, è piuttosto il Dio che sta tra le cose e l'anima, il mediatore della vita, la via, il ponte, il passaggio. Non avrei potuto vedere ciò che doveva venire, se non avessi potuto scorgerlo in me stesso.
 
 
(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

domenica 27 maggio 2018

Estendere la mente nell'infinito

Dimmi piuttosto quanto è naturale per l'uomo estendere la mente nell'infinito. L'animo umano è grande e nobile, non tollera che gli siano imposti limiti che non coincidano anche con quelli della divinità. Prima di tutto non accetta una patria relegata in questo basso mondo, Efeso o Alessandria o qualsiasi altro luogo della terra ancor più popoloso o più splendidamente ornato di edifici: la sua patria è tutto lo spazio incommensurabile che comprende, cingendole, le estreme plaghe dell'universo; tutta questa volta celeste, sotto la quale si estendono i mari con le terre e l'aere che tiene separato l'umano dal divino, ma nel contempo li unisce, e dove si trovano distribuite tante essenze divine che attendono solerti ai loro rispettivi compiti. Poi l'animo non consente che gli sia assegnato un periodo angusto di tempo: "Tutti gli anni" dice "mi appartengono, nessuna epoca è chiusa a una mente elevata, non c'è alcun tempo che non sia accessibile al pensiero. (…)".
 
 
(Seneca; "Lettere a Lucilio")

martedì 27 marzo 2018

Sto lì a guardare e ammiro ciò che la natura sa fare

Quando mi si dice che sono un sapiente, o un saggio, mi rifiuto di crederlo. Un uomo una volta immerse un cappello in un fiume e lo ritrasse colmo d'acqua. Che vuol dire? Non sono quel fiume. Sono in riva al fiume, ma non faccio nulla. Altri si trovano sulla riva dello stesso fiume, ma molti di loro pensano di doverlo fare essi stessi. Io non faccio nulla. Non penso mai di essere colui che si debba preoccupare che le ciliegie abbiano gambi. Sto lì a guardare e ammiro ciò che la natura sa fare. C'è una bella antica leggenda di un rabbino. Uno studente andò da lui e disse: "Nei tempi passati vi furono uomini che videro Dio in faccia. Perché questo non accade più?". Il rabbino rispose: "Perché oggi nessuno sa chinarsi tanto". Bisogna chinarsi un poco, per attingere l'acqua del fiume. La differenza fra me e la maggior parte degli altri uomini è che per me i "muri divisori" sono trasparenti. È questa la mia caratteristica. Altri ritengono i muri così spessi, che al di là di quelli non vedono nulla, e perciò credono che non vi sia nulla. In un certo qual modo io percepisco i processi che si verificano nel profondo, e da ciò deriva la mia certezza interiore. Chi non vede nulla non ha nessuna certezza, e non può pervenire a nessuna conclusione, o non può fidarsi delle sue conclusioni. Non so che cosa mi abbia consentito di percepire la corrente della vita. Probabilmente l'inconscio stesso, o forse i miei primi sogni. Essi hanno deciso il mio cammino fin dall'inizio.
 
 
(Carl Gustav Jung; "Ricordi, sogni, riflessioni")

mercoledì 14 giugno 2017

Domenica 23 marzo, le quattro

È tutto sbagliato un'altra volta. "Io voglio qualcosa e non so che cosa". Di nuovo mi sento presa da una grandissima irrequietezza e ansia di ricerca, tutto è in tensione nella mia testa. Penso con una certa invidia alle ultime due domeniche: le giornate si stendevano dinanzi a me come grandi, aperte pianure che potevo attraversare liberamente, erano prospettive ampie e sgombre. E ora mi ritrovo in mezzo agli arbusti.

Tutto è cominciato ieri sera, quando l'irrequietezza ha preso a salirmi dentro da ogni parte come i vapori da una palude. Volevo fare un po' di filosofia - ma no, meglio quel saggio su Guerra e pace, oppure no, Alfred Adler è più adatto al mio umore. E poi ho finito per leggere quella storia d'amore indù. Ma stavo semplicemente lottando contro  una naturale spossatezza a cui mi sono saggiamente arresa, alla fine. E stamattina sembrava che andasse bene per un po'. Ma mentre pedalavo per l'Apollolaan è ricominciata quella scontentezza, quel cercare irrequieto e sentire il vuoto dietro le cose, sentire che la vita non trova un suo compimento ma è un rimescolio senza costrutto. E in questo momento sono nella palude. E neppure il pensiero che anche questo passa, dopo tutto, riesce a darmi un po' di pace.


(Etty Hillesum; "Diario")

sabato 10 settembre 2016

...l’unica cosa vera nel nostro vivere ingannevole

- Bertesseno, 20 giugno 1909

Cara Amalia,
i tuoi versi sono degni della ghirlanda dove giunsero tardi. Bellissimi. E più densi e più significativi di certi componimenti (i più antichi) delle tue "Seduzioni". Ti sintetizzi; esprimi cioè con sempre più poche parole sempre più molte cose. È un fenomeno di perfezione. Cosa che - modestia a parte - vado verificando anche in me... Cara Amalia, siamo due grandi artisti! Sai, so già a memoria i tuoi versi nuovi - com’è mio costume involontario per tutte le cose tue... Al mio gusto personale non piace un aggettivo solo, quel "secco". Compromette tutta l’immagine floreale, già pericolosa per se stessa e che pure - nella tua grazia abilissima - hai fatto accettabile anche all’occhio più ironico. So, so bene che è in metaforica armonia con tutto il tuo metaforico erbario, ma credi che suona di una comicità implacabile, denuda il lato debole del raffronto vegetomaschile. "giaceresti anche tu (« secco ») e spoglio" Il verso resta metricamente di non facile ricostruzione ma un’artefice par tua non si sgomenta di così poco. Tanto più che puoi benissimo fare della mia personalissima impressione quell’uso che credi e lasciare, per esempio, il verso completamente intatto. Perdonami e ricambiami, in casi analoghi, di pari fraternità. Tu hai un gusto più vigilante ancora del mio e fra qualche anno gli sottoporrò l’intero manoscritto dei Colloqui, perché lo passi al suo setaccio, varie settimane. A De Frenzi avevo già scritto prima del tuo biglietto di Torino, gli riscrissi ancora, prima della tua ultima lettera e sempre chiaramente insistendo. Ti prego, appena l’articolo compaia, scrivimi all’istante. Figurati che per arrivare quassù le lettere impiegano tre giorni. M’ebbi una lettera di otto pagine da Emma Gramatica, da Buenos-Aires... Una lettera che somiglia a lei. Sarà difficile, quando la piccola ritorna in patria nascondermi alla sua indagine imperiosa, quasi arrogante. Ma lo farò, a costo di offenderla atrocemente. La fuggirò a tutta prova e sarà una rincorsa ed una fuga interessantissima. Mi divertirò e ti divertirai. Alle tonsurate villanelle non piaccio: udii o mi parve di udire, nelle mozze frasi del loro dialetto esquimese, le parole "fabioc" e "pan da soûpa" - Mah!... In complesso ho ricevuto lettere di Ofelia Mazzoni - (alla quale voglio che tu voglia il bene che voglio) - care e fraterne, e lettere dall’Ida Rossi, la quale non è una scema, tutt’altro, ed è maritata, non vecchia e non brutta. Bene a sapersi per un prossimo viaggio alla capitale. E un’altra anonima femminile ho avuta, da Venezia: carta profumo e caratteri da cocotte. Ed è appunto e sempre della cocotte mia che mi parla con una passione e una fraternità psicologica appassionata e competente. Niente nome e recapito... - Mah! Ricevo ogni giorno un bel fascio di posta abbondante ed è un ristoro morale per me. Non che io sia malinconico, ma la solitudine fomenta la mia vita interiore sifattamente che vivo in uno stato di esaltazione quasi continua e mai mi son sentito così pieno di speranze, così aperto ai sogni, così facile alla rima ed al ritmo. In poco più di una settimana ho già abbozzate tre poesie, due delle quali ultimate... E - sinceramente - cose buone, che resteranno tali nel volume apparituro. Ho ritrovato il filo dei miei sogni, questa volta, e vedo che il paesaggio interiore è l’unica cosa vera nel nostro vivere ingannevole... Lavoro molto, cara Amalia. Alle 6½ son già accoccolato su qualche macigno a cavaliere della valle, con il taccuino e la matita, e sogno e respiro... Scrivo poesie, ma intanto medito il volume di prosa, le lettere a te; e in questi pochi giorni mi balenarono, al riguardo, tali e tanti spunti di bellezza inaudita che se solo riuscissi a concretarne la ventesima parte sarei sicuro di una sorpresa letteraria senza pari... Amalia, cara, cara mia, non c’è veramente al mondo cosa più bella di questa nostra arte fatta di parole. E di te? Dimmi, se hai voglia e tempo. Fraterne cose, e anche alla piccola Erminia.
GUIDO 


(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Guglielminetti)

giovedì 1 settembre 2016

Livelli di ascolto

Quando Wen-tzu interrogò Lao-tzu sulla Via, questi disse: Se non ti applichi sinceramente, non comprenderai a fondo la Via. Comprendere è accumulare saggezza, favorire l'azione ed ottenere successi ed onori. Se uno non è sincero, allora non è chiaro, non è profondo, non è efficace. La più elevata comprensione comporta un ascolto con lo spirito, quella media comporta un ascolto con la mente e quella bassa un ascolto con le orecchie. La comprensione di coloro che ascoltano con le orecchie è come la superficie della loro pelle. La comprensione di coloro che ascoltano con la mente è come la loro carne e i loro muscoli. La comprensione di coloro che ascoltano con lo spirito è come le loro ossa e il loro midollo. Quando non ascolti profondamente qualcosa, non lo conosci chiaramente; quando non lo conosci chiaramente, allora non puoi cogliere la sua essenza, e quando non puoi cogliere la sua essenza, non puoi perfezionare la sua pratica. Il principio fondamentale dell'ascolto è svuotare la mente in modo che sia chiara e calma: metti da parte ogni sensazione, ogni pensiero, ogni riflessione. Non lasciare che gli occhi guardino a casaccio e che le orecchie ascoltino a casaccio. Concentra la vitalità della mente in modo che si accumuli e che l'attenzione interiore sia al suo massimo. Ottenuto tutto ciò, devi stabilizzarlo e conservarlo, devi estenderlo e perpetuarlo. Il processo originale della Via ha un inizio. Incomincia nella debolezza e si sviluppa nella forza, incomincia nella piccolezza e si sviluppa nella grandezza. Un albero gigantesco incomincia come un germoglio, un grande edificio incomincia dal basso. Questa è la Via della Natura. I saggi la imitano, abbassandosi con umiltà, facendosi ultimi, minimizzandosi con la frugalità e sminuendosi con il distacco. Abbassandosi, sono onorati; ritirandosi, precedono; essendo frugali, si estendono; diminuendosi, diventano grandi. Tutto ciò è realizzato dalla Via della Natura.


(Lao-tzu)

domenica 28 agosto 2016

Di casa, Venerdì. L’alba, 29 maggio 1909

Amalia mia,
non ho chiuso occhio stanotte, divorato da un ansiomania inesplicabile che m’accendeva il cervello quasi fossi alla vigilia di non so che avvenimento... Io ho di queste notti che mi lasciano all'alba più sfinito che dopo una notte d’amore. Non so di che siano preda i miei nervi: forse è il distacco imminente da mia Madre, le incombenze mille di questi giorni, le responsabilità amare, le piccole e le grandi cose che sai e che non sai, e anche un pochino la gioia (te lo giuro) del tuo trionfo... Ho un orgasmo continuo, per questo, e mi pare di non fare abbastanza e soffro di vederti lasciare sola, senza accanto nessun aizzatore della tua pigra vanità. Riepiloghiamo, dunque, per tacitare la mia coscienza, quanto ho potuto concretare per te: l’articolo del Resto del Carlino che apparirà senza dubbio e del quale tu mi darai diffuse notizie, ti prego; l’articolo sul Viandante; l’articolo che ti farà certamente De Paoli sul Corriere di Genova (equivale al "Momento" di Torino). E a questo proposito ascoltami bene. Per impegnare De Paoli in modo assoluto gli ho scritto ieri che avevo ottenuto per lui la pagina di "Donna" e tutto per intercessione tua; gli ho detto, anzi, che, me assente, mandi pure il suo ritratto da riprodursi, a te; e tu te ne incaricherai (è lieve cosa!) e lo impegnerai così ad un buon articolo. Ti consiglio anzi di scrivergli, molto - en camarade -, dicendogli che sei edotta di tutto, che lo ringrazi anticipatamente, ma che gli saresti più riconoscente ancora se l’articolo invece che sul Corriere di Genova fosse sul Caffaro (che equivale alla Stampa); con un po’ di buona volontà egli può ottenerti anche questo. Non avere pudori, ti prego: e pensa che tutta questa rete è tessuta sull’amabile e dura legge del "do ut des"... Ieri verso la mezzanotte ero ancora da Antonio Cappa Legora e per te, parlando di te e del tuo volume. Ne è ammiratissimo, e mi ha dato notizia di piccoli trionfi privati ma forse lusinghieri quanto un articolo su un foglio massimo; molte dame (autentiche: Cappa è della nobiltà nostra più cattolica) sono curiosissime di te: ed è strano come il tuo volume e i commenti consecutivi non ti abbiano alienato affatto l’aristocrazia, ma te ne abbiano aperte anzi - qualora tu volessi - le porte. Cappa scriverà di te sul Momento e con diligenza grande. Ieri notte lo guardavo, sdraiato nella sua camera signorile, sotto la luce mite che tre lampadine velate proiettavano dalle mani d’una donna di bronzo... È un bellissimo giovine ed ha tutte le qualità che affannano la tua nostalgia vagabonda. Non so perché penso che dopo qualche colloquio t’invoglierai di lui. Io te l’auguro. E tu con la buona fraternità che ci unisce mi confiderai queste cose in qualche lettera buona, che verrà a raggiungermi lassù, nel mio eremo montanino... Amalia, cara mia, mai come in questi giorni che precedono l’esilio ho capito l’eccezionalità del sentimento che mi unisce a te. È un insieme, mostruoso quasi, di fraternità un poco incestuosa, che non soffre quasi del divieto, che s’apparecchia serenamente al distacco, e non s’oppone, favorisce anzi, la fortuna del candidato... Per chi è alla vigilia della rinunzia riesce quasi dolce il designare un favorito... Ma tu ridi... Addio, cara cara mia. Ho pensato a questo. Se Domenica si va da Bistolfi troviamoci alla Cultura verso le 15 (devo trovarmi); saremo a mezza via e con una vettura pellegrineremo alla nostra meta. Addio, Amalia; ti stringo la mano.
GUIDO


(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Guglielminetti)

giovedì 11 febbraio 2016

La mia vita è qui, monotona e serena...

- S. Giuliano d’Albaro, 6 gennaio 1908

 Come va, come va, mia cara Amalia?
Per me, da qualche giorno, un po’ meno bene. Ho avuta una fase di nevralgia dolorosissima e mi sono un po’ intontito con la fenacetina e col chinino... Ma passerà! Il cielo e il mare sono così stupendamente propizi. Vi scrivo, come sempre, a finestra spalancata e ogni volta che alzo gli occhi dalla penna, vedo nel rettangolo azzurro qualche nave diretta chi sa dove! E il mio pensiero vanisce un po’, seguo con gli occhi un gabbiano candido che si dilegua ad ali tese: mi dileguo anch’io, mi perdo... Poi rivedo il foglio, la vostra immagine mi riappare quasi con doloroso rimprovero: come si dimentica presto! Vi sto dimenticando Amalia! Vi sto dimenticando (mi spiego) fisicamente. È uno strazio curioso, che dà il senso giusto della nostra grande miseria cerebrale: non riesco più, per quanto io tenti, a ricordare certi piccoli particolari del vostro volto, delle vostre mani... L’ovale del volto vanisce a poco a poco, la tinta giusta dei capelli si altera, si deforma l’arco dei sopraccigli: ricordo poco il vostro mento e quasi più affatto il vostro orecchio (che pure dev’essere bello se un giorno l’elogiai). E in tanto incipiente sfacelo gli occhi e la bocca restano vivi e superstiti, troppo impressi nella mia retina e sulle mie labbra, per poterli dimenticare... Ma in questo lento dileguare la vostra immagine spirituale (nell’ultima vostra me ne chiedete) si definisce meglio, balza al mio spirito con linee precise: vi voglio un gran bene, mia cara Amalia! (...) Ah! La letteratura! Che laida cosa, con questo mare dinnanzi! Ogni giorno salgo su fino alla Casa di Cure nervose, e faccio tutto il tratto di spiaggia, con il monte da una parte e il mare sottostante: è un incanto! Salgo su fra gli ulivi e gli eucalipti ed entro nella Casa della Follia... Dà uno strano senso! È una villa elegante che si direbbe sede della Gioia e racchiude invece le più spaventevoli miserie umane. Faccio quotidianamente una violenta cura idroterapica, sottoponendo le mie non molte carni ad un massaggio spaventoso. E mi fa un gran bene. Esco di là, rinato a tutte le speranze. Poi attendo, tutti i giorni, alle iniezioni, alle inalazioni e davvero mi merito di guarire definitivamente! (...) Sapete che vado a cavallo? Già! Una magnifica bestia lasciatami in custodia da un amico genovese, assente per molto, e che mi pregò di esercitarla... Passo delle ore deliziose! E nient’altro, Amalia cara; la mia vita è qui, monotona e serena: quest’oggi come ieri, domani come oggi...
Addio! GUIDO


(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Guglielminetti)

venerdì 5 giugno 2015

I fiori

Non c'è nessuno,
non c'è nessuno che vende
i fiori
per questa strada maledetta?
E questo mare nero
e questo cielo livido
e questo vento avverso -
oh, le camelie di ieri
le camelie di ieri
le camelie bianche rosse ridenti
nel chiostro d'oro -
oh, l'illusione primaverile!
Chi mi vende oggi un fiore?
Io ne ho tanti nel cuore:
ma serrati
in grevi mazzi -
ma calpesti -
ma uccisi.
Tanti ne ho che l'anima
soffoca e quasi muore
sotto l'enorme cumulo
inofferto.
Ma in fondo al nero mare
è la chiave del cuore -
in fondo al nero cuore
peserà
fino a sera
la mia inutile messe
prigioniera -
O chi mi vende
un fiore - un altro fiore
nato fuori di me
in un vero giardino
che io possa donarlo a chi mi attende?
Non c'è nessuno,
non c'è nessuno che vende
i fiori
per questo tristo cammino?


(Antonia Pozzi)

martedì 16 settembre 2014

Forse attendo invano

Forse attendo invano, ma spero in un “mi manchi” che mi accarezzi l’anima.


(Gustave Flaubert)

giovedì 14 agosto 2014

Quando vado rovistando nella mia mente

Quando vado rovistando nella mia mente non trovo nobili sentimenti sull'essere compagne e uguali e indurre il mondo a perseguire scopi più elevati. Mi ritrovo a dire brevemente e prosaicamente che essere se stesse è più importante di qualunque altra cosa.


(Virginia Woolf)

martedì 1 aprile 2014

Acqua alpina

Gioia di cantare come te, torrente;
gioia di ridere
sentendo nella bocca i denti
bianchi come il tuo greto;
gioia d’essere nata
soltanto in un mattino di sole
tra le viole
di un pascolo;
d’aver scordato la notte
ed il morso dei ghiacci.


(Antonia Pozzi)

domenica 16 marzo 2014

E mi fissai d'allora in poi in questo proposito disperato

E mi fissai d'allora in poi in questo proposito disperato: d'andare inseguendo quell'estraneo ch'era in me e che mi sfuggiva.


(Luigi Pirandello)

venerdì 3 gennaio 2014

Ho commesso il peggiore dei peccati

Ho commesso il peggiore dei peccati
che un uomo possa commettere. Non sono stato
felice. Che i ghiacciai dell'oblio
possano travolgermi e disperdermi, senza pietà.

I miei mi generarono per il gioco
rischioso e stupendo della vita,
per la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco.
Li frodai. Non fui felice. Realizzata

non fu la giovane loro volontà. La mia mente
si applicò alle simmetriche ostinatezze
dell’arte che intreccia inezie.

Ereditai valore. Non fui valoroso.
Non mi abbandona, mi sta sempre a lato
l’ombra d’essere stato un disgraziato.

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He cometido el peor de los pecados
que un hombre puede cometer. No he sido
feliz. Que los glaciares del olvido
me arrastren y me pierdan, despiadados.

Mis padres me engendraron para el juego
arriesgado y hermoso de la vida,
para la tierra, el agua, el aire, el fuego.
Los defraudé. No fui feliz. Cumplida

no fue su joven voluntad. Mi mente
se aplicó a las simétricas porfías
del arte, que entreteje naderías.

Me legaron valor. No fui valiente.
No me abandona. Siempre está a mi lado
La sombra de haber sido un desdichado.


(Jorge Luis Borges)

domenica 22 dicembre 2013

Millimetri (sensazioni di cose minime)

Vivo con intensità soltanto le sensazioni minime, e relative a cose piccolissime. Credo che ciò avvenga a causa del mio amore per la futilità, oppure per la mia scrupolosa attenzione ai dettagli. O piuttosto (non saprei dirlo, non verifico mai questo tipo di cose) ciò dipende dal fatto che le cose minime, non avendo assolutamente nessuna importanza sociale o pratica, hanno, proprio per questa assenza, una totale indipendenza da entità contaminate dalla realtà. (...) Benedetti siano gli istanti, e i millimetri, e le ombre delle piccole cose, ancora più umili delle cose stesse! Gli istanti... I millimetri: quale impressione di meraviglia e di coraggio mi provoca la loro esistenza, gli uni accanto agli altri così ravvicinati in un metro. A volte soffro e godo per queste cose. E me sono goffamente orgoglioso.


(Fernando Pessoa)