domenica 27 ottobre 2013

Voglio un grande sciopero

Voglio uno sciopero dove incontrarci tutti.
Uno sciopero di braccia, di gambe, di capelli,
uno sciopero che nasca in ogni corpo.
Voglio uno sciopero
di operai, di colombe
di autisti, di fiori
di tecnici, di bambini
di medici, di donne.
Voglio un grande sciopero,
che arrivi sino all’amore.
Uno sciopero dove si fermi tutto,
l’orologio, le fabbriche
lo stabilimento, le scuole
l’autobus, gli ospedali
la strada, i porti.
Uno sciopero di occhi, di mani, di baci.
Un grande sciopero dove non sia permesso respirare,
uno sciopero dove nasca il silenzio
per ascoltare i passi del tiranno che si allontana.


(Gioconda Belli)

Pandora


Il passero solitario

D’in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri,
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede alla sera,
esteggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tornar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo sì dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.
Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai, che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’ anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.


(Giacomo Leopardi)

Vivo come se un torrente mi attraversasse

Vivo come se un torrente mi attraversasse…
Sempre così smisuratamente perduta
ai margini della vita reale:
difficilmente la vita reale mi avrà
e se mi avrà
sarà la fine
di tutto quello che c'è di meno banale in me...


(Antonia Pozzi)

sabato 26 ottobre 2013

Come se una rosa delicata fosse sbocciata solo per lei

Sentì il clic della macchina da scrivere.
Era la sua vita, e,
piegando la testa sul tavolino dell'ingresso,
si inchinò all'influenza del luogo,
si sentì benedetta e purificata,
e disse a se stessa,
mentre prendeva i biglietti coi messaggi del telefono,
che momenti come questo
sono le gemme sull'albero della vita,
fiori di tenebra sono, pensò
(come se una rosa delicata fosse sbocciata solo per lei).


(Virginia Woolf; "Mrs Dalloway")

Volto di te

Ho una solitudine
così affollata
così piena di nostalgie
e di volti di te

di congedi passati
o baci benvenuti
alla prima occasione
e in ultimo termine

ho una solitudine
così affollata
che posso organizzarla
come fosse un corteo
per colori
misure
e promesse
per epoche
per tatto
e per sapore

senza esitare
mi abbraccio alle tue assenze
che vengono e mi assistono
col mio volto di te

sono pieno di ombre
di notti e desideri
di molte risa e qualche
disappunto

i miei ospiti accorrono
giungono come sogni
con i loro rancori
l’assenza di purezza
io metto una scopa
dietro la porta
perché voglio stare solo
col mio volto di te

ma il volto di te
guarda da un’altra parte
con gli amorosi occhi
che non m’amano più

come viveri
che cercano la fame
guardano e guardano
e spengono il mio giorno

i muri se ne vanno
resta la notte
la nostalgia va via
non resta nulla

il mio volto di te
ormai chiude gli occhi

ed è una solitudine
tanto desolata.


(Mario Benedetti)

lunedì 21 ottobre 2013

Io sono l'unica il cui destino

Io sono l'unica il cui destino
lingua non indaga, occhio non piange;
non ho mai causato un cupo pensiero,
né un sorriso di gioia, da quando sono nata.
Tra piaceri segreti e lacrime segrete,
questa mutevole vita mi è sfuggita,
dopo diciott'anni ancora così solitaria
come nel giorno della mia nascita.
E vi furono tempi che non posso nascondere,
tempi in cui tutto ciò era terribile,
quando la mia triste anima perse il suo orgoglio
e desiderò qualcuno che l'amasse.
Ma ciò apparteneva ai primi ardori
di sentimenti poi repressi dal dolore;
e sono morti da così lungo tempo
che stento a credere siano mai esistiti.
Prima si dissolse la speranza giovanile,
poi svanì l'arcobaleno della fantasia;
infine l'esperienza mi insegnò che mai
crebbe in un cuore mortale la verità.
Era già amaro pensare che l'umanità
fosse insincera, sterile, servile;
ma peggio fu fidarmi della mia mente
e trovarvi la stessa corruzione


(Emily Brontë)

Non ho mai amato nessuno

Non ho mai amato nessuno.
Ciò che più ho amato sono sensazioni mie
(stati di cosciente visualità,
impressioni di acuita uditività,
profumi - che sono una delle maniere
con cui l'umiltà del mondo esterno mi può parlare,
mi può dire cose del passato:
è così facile ricordare attraverso i profumi!)
(...)
È questa la mia morale,
o la mia metafisica, o io stesso.
Randagio in tutto, perfino nel mio stesso animo,
non appartengo a niente,
non desidero niente,
non sono niente:
centro astratto di sensazioni impersonali,
specchio caduto
che sente e che guarda la varietà del mondo.
Con ciò, non so se sono felice, o infelice...
né me ne importa.


(Fernando Pessoa)

Claudia


martedì 15 ottobre 2013

Io so bene che dentro la mia stanza

Io so bene che dentro la mia stanza
c'è un amico invisibile,
non si rivela con qualche movimento
né parla per darmi una conferma.

Non c'è bisogno che io gli trovi posto:
è una cortesia più conveniente
l'ospitale intuizione
della sua compagnia.

La sola libertà che si concede
è di essere presente.
Né io né lui violiamo con un suono
l'integrità di questa muta intesa.

Non potrei mai stancarmi di lui:
sarebbe come se un atomo ad un tratto
si annoiasse di stare sempre insieme
agli innumerevoli elementi dello spazio.

Ignoro se visiti anche altri,
se rimanga con loro oppure no.
Ma il mio istinto lo sa riconoscere:
il suo nome è Immortalità.


(Emily Dickinson)

Water lilies, the clouds

Ogni mattina

Ogni mattina il mio stelo vorrebbe levarsi nel vento
soffiato ebrietudine di vita,
ma qualcosa lo tiene a terra,
una lunga pesante catena d'angoscia
che non si dissolve.
Allora mi alzo dal letto
e cerco un riquadro di vento
e trovo uno scacco di sole
entro il quale poggio i piedi nudi.
Di questa grazia segreta
dopo non avrò memoria
perché anche la malattia ha un senso
una dismisura, un passo,
anche la malattia è matrice di vita.
Ecco, sto qui in ginocchio
aspettando che un angelo mi sfiori
leggermente con grazia,
e intanto accarezzo i miei piedi pallidi
con le dita vogliose di amore.


(Alda Merini)

lunedì 14 ottobre 2013

Così pura è questa notte

Sono felice,
questo freddo è così puro,
così pura è questa notte;
che non sia io stesso un'onda d'aria gelata?
Non avere né sangue, né linfa, né carne.
Scorrere in questo lungo canale
verso quel pallore, laggiù.
Non esser altro
che un po' di freddo...


(Jean-Paul Sartre)

Le parole

Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l'inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;

le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;

le parole
non chiedono di meglio
che l'imbroglio dei tasti
nell'Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;

le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambracche e accolte
con furore di plausi
e disonore;

le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;

le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c'è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;

le parole
dopo un'eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute.


(Eugenio Montale)

giovedì 10 ottobre 2013

L'allodola

l'allodola
del mio villaggio: non la vedo,
ma so che canta

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furusato no
mienaku narite
naku hibari


(Kobayashi Issa)

Questo è il cielo

Un punto microscopico brilla,
poi un altro, poi un altro:
è l'impercettibile, è l'enorme.
Questo lumicino
è un focolare, una stella,
un sole, un universo;
ma questo universo è niente.
Ogni numero è zero
di fronte all'infinito.
L'inaccessibile unito all'impenetrabile,
l'impenetrabile unito all'incommensurabile:
questo è il cielo.

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Un point microscopique qui brille,
puis un autre, puis un autre, puis un autre ;
c’est l’imperceptible, c’est l’énorme.
Cette lumière
est un foyer, ce foyer est une étoile,
cette étoile est un soleil, ce soleil est un univers,
cet univers n’est rien.
Tout nombre est zéro
devant l’infini.
Ces univers, qui ne sont rien, existent.
En les constatant,
on sent la différence qui sépare n’être rien de n’être pas.
L’inaccessible ajouté à l’inexplicable,
tel est le ciel.


(Victor Hugo)

martedì 8 ottobre 2013

Per sostanza, non per artificio

Mi hai chiesto come si chiamano in latino i "sophismata".
Molti hanno tentato di dar loro un nome: nessun termine si è imposto.
Evidentemente, dato che il concetto stesso
non trovava accoglienza presso di noi ed era estraneo alla nostra prassi,
persino la sua definizione ha incontrato dure resistenze.
In ogni modo mi sembra quanto mai adatto
il vocabolo di cui si è servito Cicerone,
che li chiamava "cavillationes" ["cavilli"].
Chiunque vi si abbandoni,
riesce certamente a combinare questioncelle ingegnose,
ma non consegue alcun vantaggio per la vita
né diventa più coraggioso o più temperante o più nobile.
Ma chi ha praticato la filosofia
per farne un rimedio del proprio spirito,
acquisisce un animo intrepido e piena fiducia in se stesso,
giunge a un'altezza insuperabile
e appare ancora più grande a chi gli si avvicina.
Ciò che avviene nel caso di montagne imponenti,
che sembrano meno elevate a chi le osserva da lontano,
però, una volta che tu ti sia avvicinato,
appare con evidenza quanto elevate siano le sue cime,
tale è, caro Lucilio, il filosofo autentico
per sostanza, non per artificio.
Egli sta come su una vetta,
diritto, ammirevole, sublime, dotato di vera grandezza.
(...)
Egli è al di sopra delle cose umane,
è uguale a se stesso in ogni situazione,
sia che la vita proceda lungo una rotta favorevole
o sia in balia dei flutti e avanzi attraverso sventure e difficoltà.
Questa fermezza
non può essere data dai ragionamenti capziosi di cui parlavo poco fa.
Con essi l'animo si trastulla, non progredisce,
e abbassa la filosofia dalle sue cime al livello del suolo.
E non vorrei qui proibirti di dedicarti talora a codesti esercizi,
ma ciò dovrà avvenire quando sarai deciso a non fare nulla.
Tale prassi ha però in sé questo aspetto del tutto negativo:
i sofismi sanno rendersi seducenti,
avvincono l'animo e lo trattengono con uno sfoggio di sottigliezza,
mentre una quantità così grande di impegni concreti lo chiamano,
mentre la vita intera ti basta a mala pena per imparare una cosa sola:
il disprezzo della vita.
"E come si fa"
tu dici "per governarla?"
Questo compito si assolve in un secondo tempo,
perché nessuno ha mai governato la vita come si deve,
se prima non l'aveva disprezzata.
Stammi bene.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

Danaë and the Shower of Gold

Onda che, avvolta, torni

Onda che, avvolta, torni,
breve, al mare che ti portò,
e al recedere ti frastorni
come se il mare non fosse,

perché porti con te
solo la tua cessazione,
e, nel tornare al mare antico,
non porti il mio cuore?

E’ tanto tempo che l’ho
che mi pesa di sentirlo.
Portalo nel suono senza misura
con cui ti odo fuggire!

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Onda que, enrolada, tornas,
Pequena, ao mar que te trouxe
E ao recuar te transtornas
Como se o mar nada fosse,

Porque é que levas contigo
Só a tua cessação,
E, ao voltar ao mar antigo,
Não levas meu coração?

Há tanto tempo que o tenho
Que me pesa de o sentir.
Leva-o no som sem tamanho
Com que te oiço fugir!


(Fernando Pessoa)

domenica 6 ottobre 2013

Io ho intagliato così la mia vita

Organizzare la nostra vita in modo tale
che essa sia per gli altri un mistero;
che quelli che ci conosceranno meglio
ci misconoscano semplicemente più da vicino degli altri.
Io ho intagliato così la mia vita,
quasi senza pensarci,
ma per farlo ho impiegato una tale arte istintiva
che sono diventato per me stesso
una mia individualità non completamente chiara e nitida.


(Fernando Pessoa)

Bellezza

Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle - bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.

Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.

Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue, sulle colline,
fra tronchi di cipressi animati
di nidi -

E tu accogli la mia meraviglia
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido - della bellezza:
e tu lascia ch’io guardi questi occhi
che Dio ti ha dati,
così densi di cielo -
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
delle vette -


(Antonia Pozzi; 4 dicembre 1934)

venerdì 4 ottobre 2013

In autunno si guarda il cielo

Se io preferisco tanto l'autunno alla primavera,
è perché in autunno si guarda il cielo
- in primavera la terra.


(Soren Kierkegaard - 29 ottobre 1837, "Diario")

Le tre parole più strane

Quando pronuncio la parola Futuro,
la prima sillaba va già nel passato.

Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.

Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.

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Kiedy wy­mawiam słowo Przyszłość,
pier­wsza sy­laba od­chodzi już do przeszłości.

Kiedy wy­mawiam słowo Cisza,
niszczę ją.

Kiedy wy­mawiam słowo Nic,
stwarzam coś, co nie mieści się w żad­nym nieby­cie.


(Wislawa Szymborska)

Elevazione

Al di sopra degli stagni, al di sopra sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
al di là del sole, al di là dell'etere,
oltre i confini delle sfere stellate,

mio spirito, tu ti muovi con agilità,
e, come un buon nuotatore che s'abbandona nell'onda,
solchi gaiamente l'immensità profonda
con indicibile e maschia voluttà.

Vola via lontano da questi morbosi miasmi
va' a purificarti nell'aria superiore,
e bevi, come un puro e divino liquore,
il chiaro fuoco che riempie i limpidi spazi.

Alle spalle le noie e i grandi affanni
che caricano del loro peso l'esistenza brumosa,
beato chi può con ala vigorosa
slanciarsi verso i campi sereni e luminosi;

colui i cui pensieri, come allodole,
prendono liberamente il volo nei cieli del mattino,
− chi si libra sulla vita e comprende facilmente
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

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Au-dessus des étangs, au-dessus des vallées,
Des montagnes, des bois, des nuages, des mers,
Par delà le soleil, par delà les éthers,
Par delà les confins des sphères étoilées,

Mon esprit, tu te meus avec agilité,
Et, comme un bon nageur qui se pâme dans l’onde,
Tu sillonnes gaiement l’immensité profonde
Avec une indicible et mâle volupté.

Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
Va te purifier dans l’air supérieur,
Et bois, comme une pure et divine liqueur,
Le feu clair qui remplit les espaces limpides.

Derrière les ennuis et les vastes chagrins
Qui chargent de leur poids l’existence brumeuse,
Heureux celui qui peut d’une aile vigoureuse
S’élancer vers les champs lumineux et sereins;

Celui dont les pensers, comme des alouettes,
Vers les cieux le matin prennent un libre essor,
– Qui plane sur la vie, et comprend sans effort
Le langage des fleurs et des choses muettes!


(Charles Baudelaire)

giovedì 3 ottobre 2013

Ciò che non si può trasformare

Ciò che non si può trasformare
in qualcosa di meraviglioso,
lo lascio andare.


(Anaïs Nin)

Non invano hanno soffiato i venti

Non invano hanno soffiato i venti,
non invano c'è stata la tempesta.
Un misterioso qualcuno ha colmato
i miei occhi di placida luce.

Qualcuno con primaverile dolcezza
ha placato nella nebbia azzurrina
la mia nostalgia per una bellissima,
ma straniera, arcana terra.

Non mi opprime il latteo silenzio,
non mi angoscia la paura delle stelle.
Mi sono affezionato al mondo e all'eterno
come al focolare natio.

Tutto in esso è buono e santo,
e ciò che turba è luminoso.
Schiocca sul vetro del lago
il papavero rosso del tramonto.

E senza volerlo nel mare di grano
un'immagine si strappa dalla lingua:
il cielo che ha figliato
lecca il suo rosso vitello.


(Sergej Esenin)

martedì 1 ottobre 2013

Nel paese che mi somiglia

Nel paese che mi somiglia ardo solitaria.
Nessuno mi ha invitata al viaggio; allora giungo e
riparto.
Le vene sopportano tanta silenziosa voluttà,
favole dolci fingendosi d’amore, d’amore
per cui si muore.
Nel paese che mi somiglia.



(Sibilla Aleramo)

The Muse of Painting

Sugli angeli

Vi hanno tolto le vesti bianche,
le ali e perfino l'esistenza.
Tuttavia io vi credo messaggeri,

Là dove il mondo è girato a rovescio,
pesante stoffa ricamata di stelle e animali.
Passeggiate esaminando
i punti veritieri della cucitura.

La vostra tappa qui è breve,
forse nell'ora mattutina,
se il cielo è limpido.
In una melodia ripetuta da un ruscello,
O nel profumo delle mele verso sera
quando la luce rende magici i frutteti.

Dicono che vi abbia inventato qualcuno,
ma non ne sono convinto.
Perché gli uomini hanno inventato
anche se stessi.

La voce - senza dubbio questa è la prova.
Perché appartiene a esseri
indubbiamente limpidi.
Leggeri, alati (perché no?)
Cinti dalla folgore.
Ho udito sovente questa voce in sogno
e cosa ancor più strana
capivo pressappoco il dettame
o l'invito in lingua ultraterrena:

è presto giorno.
Ancora uno.
Fa' ciò che puoi.


(Czeslaw Milosz)

Consiglio all'attrice C.N.

Rinfrescati, amica,
con l’acqua che sta nella secchia di rame
fra pezzi di ghiaccio
- gli occhi, aprili sotto l’acqua, lavali -
con la ruvida tela asciugati e leggi
sul foglio al muro le righe diffìcili della tua parte.
Sappi,
lo fai per te,
e fallo in modo esemplare.


(Bertolt Brecht)

Confessione

Aspettando la morte
come un gatto
che sta per saltare sul letto
mi dispiace così tanto per
mia moglie
lei vedrà questo
corpo
rigido e
bianco
lo scuoterà una volta, e poi
forse
ancora:
"Hank!"
Hank non
risponderà.
Non è la mia morte che
mi preoccupa, è lasciare
mia moglie con questa
pila di
niente.
Però vorrei che
lei sapesse
che tutte le notti
dormite
accanto a lei
anche le discussioni
inutili
erano sempre
cose splendide
e le più difficili
delle parole
che ho sempre avuto paura
a dire
ora possono essere
dette:
ti amo.


(Charles Bukowski)