lunedì 26 maggio 2014

Tu sei già segnata nella mia mappa interiore

Ho aperto l'atlante
(per me la geografia non è una scienza,
ma un insieme di rapporti
di cui mi affretto ad approfittare)
ed ecco,
tu sei già segnata nella mia mappa interiore:
da qualche parte fra Mosca e Toledo,
ho creato uno spazio
per l’impeto del tuo oceano.


(Rainer Maria Rilke a Marina Cvetaeva)

Un’anima tu avevi

Un’anima tu avevi
cosi chiara ed aperta
ch’io non potetti mai
nella tua anima entrare.

Andavo in cerca di aditi angusti,
d’alti e difficili passaggi...
Si andava alla tua anima
per aperti cammini.

Preparai un’alta scala
- sognavo di alte mura
che le fossero a guardia -,
però l’anima tua
era senza riparo
di muri e di recinti.

E ricercai la stretta porta
della tua anima,
ma non aveva accessi,
così franca com’era,
la tua anima.

Dov’è che cominciava?
Dov’è che aveva termine?
E rimasi per sempre seduto
sulle vaghe frontiere della tua anima.


(Pedro Salinas)

lunedì 19 maggio 2014

Leggo e mi sento liberato

Leggo e mi sento liberato.
Acquisisco oggettività.
Cesso di essere io e disperso.
E ciò che leggo,
invece di essere un mio vestito
che a malapena vedo
e che a volte mi pesa,
rappresenta la grande chiarezza del mondo esterno,
in tutto e per tutto splendida,
il sole che tutti vede,
la luna che macchia di ombre il suolo tranquillo,
gli spazi immensi che si confondono con il mare,
la solidità scura degli alberi...
Leggo come si abdica.
E siccome la corona e il mantello regale
non sono mai così grandi
come quando il re che parte li abbandona a terra,
depongo sui mosaici delle anticamere
tutti i miei trionfi del tedio e del sogno
e salgo la scalinata
con l'unica nobiltà dello sguardo.


(Fernando Pessoa)

Sono andato al di là e ho scoperto dei tesori

Avrei potuto amarti in un modo più piacevole per te.
Infatuarmi della tua superficie e restar là.
E’ quello che tu hai voluto a lungo.
Ebbene no.
Io sono andato al fondo.
Non ho ammirato quello che tu mostravi,
che tutti potevano vedere,
che stupiva il pubblico.
Sono andato al di là e ho scoperto dei tesori.
Un uomo che tu avessi sedotto e dominato
non si godrebbe come me il tuo cuore in ogni suo recesso.
Quello che provo per te
non è un frutto d’estate dalla buccia liscia,
che cade dal ramo al minimo soffio
e sparge sull’erba il suo succo vermiglio.
Ha a che fare con il tronco,
con la scorza dura come una noce di cocco,
o guarnita di spine come i fichi d’India.
Fa male alle dita,
ma contiene del latte.

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J'aurais pu t'aimer d'une façon plus agréable pour toi.
Me prendre à ta surface et y rester.
C'est longtemps ce que tu as voulu.
Eh bien non.
J'ai été au fond.
Je n'ai pas tant admiré ce que tu montrais,
ce que tout le monde pouvait voir,
ce qui ébahissait le public.
J'ai été au-delà et j'y ai découvert des trésors.
Un homme que tu aurais séduit et dominé
ne savourerait pas comme moi ton coeur aimant
jusqu'en ses plus petits angles.
Ce que je sens pour toi
n'est pas un fruit d'été, à peau lisse,
qui tombe de la branche au moindre souffle
et épate sur l'herbe son jus vermeil.
Il tient au tronc, à l'écorce dure comme un coco,
ou garnie de piquants comme les figues de Barbarie.
Cela vous blesse les doigts,
mais contient du lait.


(Gustave Flaubert; lettera a Luoise Colet)

venerdì 16 maggio 2014

Io conseguo un tipo diverso di bellezza

Io conseguo un tipo diverso di bellezza,
raggiungo una simmetria
attraverso infinite discordanze,
mostrando tutte le tracce
del passaggio della mente per il mondo;
e alla fine ottengo una sorta d’insieme
fatto di frammenti vibranti;
questo mi pare il processo naturale,
il volo della mente.


(Virginia Woolf)

Al collo un filo di esili grani

Al collo un filo di esili grani,
celo le mani nel largo manicotto,
gli occhi guardano distratti
e non piangeranno mai più.

Sembra il volto più pallido
per la seta che tende al lilla,
arriva quasi alle sopracciglia
la mia frangetta non ondulata.

E non somiglia ad un volo
questa lenta andatura, quasi avessi
sotto i piedi una zattera
e non i quadretti del parquet.

La bocca bianca è socchiusa,
ineguale il respiro affannato,
e sul mio petto tremano i fiori
dell’incontro che non c’è stato.


(Anna Achmatova)

Chi ha la sua vita propria

Chi ha la sua vita propria,
non può accogliere in sé la vita varia,
la vita che lo circonda,
se questa non trova risonanza in lui,
se egli non la sente come la sua stessa vita...
Le anime deboli e schiave,
che non hanno un contenuto di vita loro proprio,
che non hanno una meta propria,
che vivono alla mercé dell'esterno,
orientate verso il mondo,
con gli occhi fissi a questo
e non al loro fine,
sanno la comoda via dell'adattamento.
Ma chi ha il proprio ideale,
indispensabile, irrinunziabile,
morrà,
ma, finché vivrà,
non potrà adattarsi.


(Antonia Pozzi)

martedì 13 maggio 2014

Andiamo a rubare

Andiamo a rubare: il furto si addice a un poeta!
Nessuno veramente sa che cosa sia, intero,
un poeta! Un grande sapiente o veggente?
Magari! O soltanto un criminale! Un ladro
di lumi, di vite clandestine vissute
nel silenzio dei giorni tutti uguali.


(Dario Bellezza)

The Flowers of Venus


Ascoltami come chi ascolta piovere

Ascoltami come chi ascolta piovere,
né attenta né distratta,
passi lievi, pioviggine,
acqua che è aria, aria che è tempo,
il giorno non finisce di andarsene,
la notte tuttavia non arriva,
figure della nebbia
voltano l’angolo,
figure del tempo
nell’ansa di questa pausa,
ascoltami come chi ascolta piovere,
senza ascoltarmi, ascoltando quel che dico
con gli occhi aperti verso dentro,
addormentata e vigili i cinque sensi,
piove, passi lievi, rumori di sillabe,
aria e acqua, parole che non pesano:
quel che fummo e siamo,
i giorni e gli anni, questo istante,
tempo senza peso, pesantezza enorme,
ascoltami come chi ascolta piovere,
riluce l’umido asfalto,
il vapore si alza e cammina,
la notte si apre e mi guarda,
sei tu e la tua forma di vapore,
tu e il tuo volto di notte,
tu e i tuoi capelli, lampi lenti,
traversi la strada ed entri nella mia fronte,
passi d’acqua sopra le mie palpebre,
ascoltami come chi ascolta piovere,
l’asfalto riluce, tu traversi la strada,
è la nebbia errante della notte,
è la notte addormentata nel tuo letto,
è l’onda del tuo respiro,
le tue dita d’acqua bagnano la mia fronte,
le tue dita di fiamma bruciano i miei occhi,
le tue dita d’aria aprono le palpebre del tempo,
sorgere di apparizioni e resurrezioni,
ascoltami come chi ascolta piovere,
passano gli anni, tornano gli istanti,
ascolti i tuoi passi nella stanza vicina?
 Non qui né lì: li ascolti
in un altro tempo che è proprio ora,
ascolta i passi del tempo
inventore di spazi senza peso né luogo,
ascolta la pioggia scorrere per la terrazza,
la notte è ormai più notte fra gli alberi,
fra le foglie si è annidato il fulmine,
vago giardino alla deriva
- entra, la tua ombra copre questa pagina.


(Octavio Paz)

mercoledì 7 maggio 2014

Il Mattino spetta a tutti

Il Mattino spetta a tutti –
ad alcuni - la Notte –
a una regale minoranza –
la Luce dell'Aurora


(Emily Dickinson)

La solitudine

Bisogna essere molto forti per amare la solitudine
bisogna avere buone gambe e una resistenza fuori del comune
non si deve rischiare raffreddore, influenza o mal di gola
non si devono temere rapinatori o assassini
se tocca camminare per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene
da sedersi non c’è
specie d’inverno
col vento che tira sull'erba bagnata,
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno
e una notte senza doveri o limiti di qualsiasi genere.

Il sesso è un pretesto.
Per quanti siano gli incontri
non sono che momenti della solitudine
più caldo e vivo è il corpo gentile che unge di seme e se ne va,
più freddo e mortale è intorno il diletto deserto
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,
non il sorriso innocente o la torbida prepotenza di chi poi se ne va
egli si porta dietro una giovinezza enormemente giovane
e in questo è disumano, perché non lascia tracce,
o meglio, lascia una sola traccia che è sempre la stessa in tutte le stagioni.
Un ragazzo ai suoi primi amori altro non è che la fecondità del mondo.
È il mondo che così arriva con lui
appare e scompare, come una forma che muta.
Restano intatte tutte le cose,
e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più
l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito.

Dunque la solitudine è ancora più grande
se una folla intera attende il suo turno:
cresce infatti il numero delle sparizioni
- l’andarsene è fuggire -
e il seguente incombe sul presente come un dovere,
un sacrificio da compiere alla voglia di morte.

Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,
specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena,
e per te non è mutato niente
allora per un soffio non urli o piangi
e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza,
e forse un po’ di fame.
Enorme, perché vorrebbe dire che il tuo desiderio di solitudine
non potrebbe esser più soddisfatto,
e allora cosa ti aspetta,
se ciò che non è considerato solitudine è la solitudine vera,
quella che non puoi accettare?

Non c’è cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere,
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.


(Pier Paolo Pasolini)

Sii oltre ogni addio

Sii oltre ogni addio, come se fosse già dietro
di te – come l’inverno che appunto se ne va.
Perché tra i tanti inverni c’è un inverno talmente infinito
che, se il tuo cuore lo sverna, allora sopporta ogni cosa.


(Rainer Maria Rilke)

Stanotte ti ho toccato e ti ho sentito

Stanotte ti ho toccato e ti ho sentito
senza che la mia mano si perdesse più in là della mia mano,
senza che mi sfuggissero il corpo e l’udito
in modo quasi umano
ti ho sentito.

Palpitante, non so se come sangue o come nube,
errante,
quasi in punta di piedi, per la casa, oscurità crescente,
oscurità calante, corresti scintillante.

Corresti per la mia casa di legno,
apristi le finestre
e udii il tuo palpito tutta la notte,
progenie degli abissi, silenziosa
guerriera, così terribile, così sublime,
che tutto ciò che esiste, per me, ora,
senza il tuo fuoco è semplice chimera.


(Gonzalo Rojas)