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sabato 15 novembre 2025

Questo è il segreto dell'azione che può compiere l'arte

Ogni relazione con l'archetipo, vissuta o semplicemente espressa, è "commovente", cioè essa agisce poiché sprigiona in noi una voce più potente della nostra. Colui che parla con immagini primordiali è come se parlasse con mille voci; egli afferra e domina, e al tempo stesso eleva, ciò che ha designato dallo stato di precarietà e di caducità alla sfera delle cose eterne; egli innalza il destino personale a destino dell'umanità e al tempo stesso libera in noi tutte quelle forze soccorritrici che  sempre hanno reso possibile all'umanità di sfuggire ad ogni pericolo e di sopravvivere persino alle notti più lunghe.
Questo è il segreto dell'azione che può compiere l'arte. Il processo creatore, per quanto possiamo seguirlo, consiste un un'animazione inconscia dell'archetipo, nel suo sviluppo e nella sua formazione fino alla realizzazione dell'opera perfetta. Il dare forma all'immagine primordiale è in certo modo un tradurla nella lingua di oggi, ed è per mezzo di questa traduzione che ognuno può ritrovare l'accesso alle fonti più profonde della vita, accesso che fino a quel momento gli era stato interdetto.


(Carl Gustav Jung; "Psicologia e poesia")

domenica 21 settembre 2025

...ed è la voce dell'umanità che risuona in noi

L'immagine primordiale o archetipo è una figura, demone, uomo o processo, che si ripete nel corso della storia, ogniqualvolta la fantasia creatrice si esercita liberamente. Essa è in prima linea una figura mitologica. Esaminandola da presso, notiamo che essa è in certo qual modo la risultante d'innumerevoli esperienze tipiche di tutte le generazioni passate. Si potrebbero scorgere in essa i residui psichici d'innumerevoli avvenimenti dello stesso tipo. Essa rappresenta una media di milioni di esperienze individuali e dà un'immagine della vita psichica, suddivisa e proiettata nelle forme multiple del pandemonium mitologico. Ma anche le figure mitologiche sono di per sé stesse già dei prodotti elaborati della fantasia creatrice; esse attendono di essere tradotte in un linguaggio concettuale, di cui per ora non abbiamo che dei penosi inizi. Quei concetti, che in maggior parte sono ancora da creare, potrebbero procurarci una conoscenza astratta e scientifica dei processi dell'inconscio, processi che costituiscono la radice delle immagini primordiali. In ciascuna di queste immagini è racchiuso un frammento di psicologia e di destino umano, un frammento dei dolori e delle gioie che si sono succedute infinite volte, secondo un ritmo su per giù sempre uguale, nelle schiere dei nostri antenati. Sembra quasi che nell'anima si sia formato come il letto di un fiume, in cui la vita che prima tentennava nell'incertezza e si spandeva su superfici vaste, ma poco profonde, all'improvviso riesca a fluire con forza, se si è avverato quel particolare concatenarsi di circostanze, che contribuì sempre alla produzione delle immagini primordiali.
Il momento in cui appare la situazione mitologica è sempre contrassegnato da una particolare intensità emotiva, come se in noi fossero toccate corde che ordinariamente non risuonano mai, o come se si scatenassero potenze di cui non supponevamo l'esistenza. La lotta per l'adattamento è assai penosa, poiché abbiamo sempre a che fare con condizioni individuali, cioè, con condizioni atipiche. Perciò non deve stupirci il fatto che, nel momento preciso in cui giungiamo a una situazione tipica, proviamo un improvviso sentimento di liberazione, sentimento del tutto speciale; né deve stupirci di sentirci come trasportati o afferrati da una specie di potenza sovrumana. In tali momenti non siamo più degli esseri particolari, noi siamo la specie, ed è la voce dell'umanità che risuona in noi.


(Carl Gustav Jung; "Psicologia e poesia")

giovedì 18 settembre 2025

L'opera d'arte è come un sogno

L'opera d'arte è come un sogno che, nonostante sia manifesto, non si autointerpreta, e che non ha mai un significato solo. Nessun sogno dice "devi" oppure: "questa è la verità"; esso presenta un'immagine come la natura fa crescere una pianta; siamo noi che dobbiamo trarne le conseguenze. Se sogniamo un sogno pauroso vuol dire che abbiamo troppa o troppo poca paura; se sogniamo di un saggio, vuol dire che siamo troppo studiosi o che invece abbiamo bisogno di un maestro. In modo sottile i due significati s'identificano; ce ne accorgiamo soltanto quando lasciamo che l'opera d'arte agisca su di noi come ha agito sul poeta. Per comprenderne il significato, bisogna lasciarsi plasmare da lei come essa ha plasmato il poeta. Allora comprendiamo anche quale sia stata la sua esperienza primigenia: egli ha toccato quella profondità psichica salutare e liberatrice nella quale ancora nessuna coscienza singola si è isolata, per seguire la via degli errori e del dolore, dove tutti ancora sono presi nello stesso ritmo, dove il sentire e l'agire del singolo si ripercuotono ancora sull'umanità intera.


(Carl Gustav Jung; "Psicologia e poesia")

mercoledì 25 settembre 2024

Il solitario vive in un deserto sconfinato di terrificante bellezza

Il solitario vive in un deserto sconfinato di terrificante bellezza. Guarda la totalità e il significato interiore. La molteplicità delle cose esistenti gli è odiosa quando gli è vicina. La guarda da lontano nella sua totalità. Perciò gli appare inondata di argenteo splendore, di pace e bellezza. Ciò che gli è vicino dev'essere semplice e ingenuo, perché la molteplicità e la complessità delle cose quando sono vicine lacerano e infrangono l'argenteo splendore. Intorno a lui non deve aleggiare caligine dell'aria, né foschia o nebbia alcuna, altrimenti non può osservare la molteplicità delle cose nella totalità. Per questo il solitario ama sopra ogni cosa il deserto, ove tutto ciò che è prossimo è semplice e nulla di torbido o sfocato si frappone tra lui e le cose lontane.


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

sabato 1 giugno 2024

...mi sentivo interiormente calmo e rassicurato

Finché riuscivo a tradurre le emozioni in immagini, e cioè a trovare le immagini che in esse si nascondevano, mi sentivo interiormente calmo e rassicurato. Se mi fossi fermato alle emozioni, allora forse sarei stato distrutto dai contenuti dell'inconscio. Forse avrei anche potuto scrollarmele di dosso, ma in tal caso sarei caduto inesorabilmente in una nevrosi, e alla fine i contenuti mi avrebbero distrutto ugualmente. Il mio esperimento m'insegnò quanto possa essere di aiuto - da un punto di vista terapeutico - scoprire le particolari immagini che si nascondono dietro le emozioni.


(Carl Gustav Jung; "Ricordi, sogni, riflessioni")

...quel divino stato d'innocenza che era meglio non disturbare

Ritenevo che, finché conoscevo così poco delle cose reali, non fosse il caso di riflettere su di esse: chiunque poteva fantasticare, ma la vera conoscenza era tutt'altra questione. I miei genitori mi permisero di abbonarmi a un periodico scientifico che leggevo con appassionato interesse. Mi misi alla ricerca, per farne collezione, di tutti i fossili che fosse possibile trovare sulle nostre montagne del Giura, e di tutti i minerali possibili, e anche di insetti e di ossa di mammouth e umane (le ossa di mammouth le trovai nelle cave di ghiaia della pianura renana, le ossa umane in una tomba comune, presso Hüningen, del 1811). Anche le piante mi interessavano, ma non scientificamente. Ero attratto da esse per un motivo che mi sfuggiva, e col sentimento che non dovessero essere estirpate e seccate: erano esseri viventi che avevano significato solo finché crescevano e fiorivano, un significato nascosto, segreto, uno dei pensieri di Dio. Dovevano essere considerate con reverenziale timore e contemplate con filosofica meraviglia. Ciò che poteva dirne la biologia era interessante, ma non era l'essenziale: che cosa poi fosse l'essenziale, non me lo sapevo spiegare. Per esempio, in che rapporto erano le piante con la religione cristiana o con la negazione della volontà. Ecco qualcosa che non riuscivo a penetrare; ma certamente esse partecipavano di quel divino stato d'innocenza che era meglio non disturbare.


(Carl Gustav Jung; "Ricordi, sogni, riflessioni")

venerdì 5 aprile 2024

Ora sono davvero me stesso!

Pressappoco a quel tempo ebbi un'altra decisiva esperienza vitale. Percorrevo, per andare a scuola, la lunga strada da Kleinhüningen, dove abitavamo, a Basilea, quando, improvvisamente ebbi - per un breve momento - la straordinaria impressione di essere appena emerso da una densa nuvola. Tutt'a un tratto mi dissi: Ora sono davvero me stesso! Era come se una coltre di nebbia fosse alle mie spalle, e dietro di essa non ci fosse ancora un "Io". In quel momento io nacqui a me stesso. Prima ero esistito, certamente, ma avevo solo subito gli avvenimenti: adesso ero io stesso l'avvenimento che mi capitava. Ora ero certo di essere me stesso, ero certo di esistere. Prima ero sempre stato coatto a fare: adesso ero io a volere. Questa esperienza vitale mi parve terribilmente decisiva e nuova: ormai c'era "autorità" in me.


(Carl Gustav Jung; "Ricordi, sogni, riflessioni")

...e tutto mi pare meraviglioso

I miei ricordi risalgono al secondo o al terzo anno di vita. Ricordo la canonica, il giardino, la lavanderia, la chiesa, il castello, le cascate, il piccolo castello di Wörth e la fattoria del sagrestano: ricordi frammentari, slegati, senza un nesso apparente, fluttuanti in un mare di incertezza.
Mi si presenta un ricordo, che forse è il primo della mia vita, e infatti è solo un'immagine indistinta. Sono nella carrozzina, all'ombra di un albero, ed è una bella giornata estiva, calda, il cielo è azzurro, e la luce dorata del sole dardeggia attraverso il fogliame; il mantice della carrozzina è alzato, mi sono svegliato da poco, e la bellezza sfolgorante del giorno mi dà un indescrivibile senso di benessere; vedo il sole che splende attraverso le foglie e i fiori dei cespugli, e tutto mi pare meraviglioso, pieno di colori, splendido. 
Un altro ricordo: sto nella sala da pranzo, a ponente della casa, seduto su un seggiolone, e col cucchiaio prendo pane e latte: il latte ha un gusto piacevole e un caratteristico odore. Fu quella la prima volta che imparai a conoscere l'odore del latte, e anzi fu quello il momento in cui, per così dire, divenni cosciente di che cos'è un odore.


(Carl Gustav Jung; "Ricordi, sogni, riflessioni")

venerdì 24 febbraio 2023

Come cominciare, o dèi?

Come cominciare, o dèi? Nel dolore o nella gioia, oppure nel sentimento spiacevole situato tra i due? L'inizio è sempre la cosa più piccola, comincia dal nulla. Se comincio di lì, vedo la goccia di "qualcosa" che cade nel mare del nulla. Bisogna sempre ricominciare da capo dal punto più basso, là dove il nulla si dilata divenendo libertà senza confini.


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

Il caos è anche un fondamento?

In me tutto ondeggia e precipita in completo subbuglio. La faccenda si fa seria, il caos avanza. Ho proprio toccato il fondo dei fondi? Il caos è anche un fondamento?


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

mercoledì 22 febbraio 2023

La redenzione è una lunga strada

Il simbolo è la parola che esce di bocca e che non si dice, ma si posa inaspettata sulla lingua come parola forte e urgente che sale dal profondo del Sé. È una parola che appare stupefacente e forse irragionevole, ma la si riconosce come simbolo in quanto è estranea alla mente conscia. Se si accoglie il simbolo, è come se si spalancasse una porta che conduce in una nuova stanza di cui prima non si sospettava neppure l'esistenza. Se invece non si accoglie il simbolo, è come se si passasse davanti a quella porta senza badarci, e poiché quella era l'unica porta che conduceva alle stanze interne, allora bisogna ritornare sulla strada e nella mera esteriorità. L'anima però soffre di una mancanza, perché la libertà esteriore non le serve. La redenzione è una lunga strada che passa attraverso molte porte.


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

Se tu entri nell'Uno

Se tu entri nell'Uno e per questo consideri nemico l'Altro che ti viene incontro, allora lotterai contro l'Altro. Non ti accorgi infatti che l'Altro è anche dentro di te. Pensi invece che venga in qualche modo da fuori e ritieni di scorgerlo anche nelle opinioni e azioni del tuo prossimo che ti ripugnano. Lì lo combatti, essendo del tutto accecato. Chi invece accetta l'Altro che gli viene incontro, perché è presente anche in lui, non lotta più, ma guarda dentro di sé e tace.


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

lunedì 13 febbraio 2023

...e punti lo sguardo verso mete lontane

Fiancheggiavano il mio sentiero bei prati fioriti e ameni boschi primaverili. Ma la terza notte venne il difficile. Dinnanzi a me si ergeva una sorta di montagna rocciosa deserta e desolata, e tutto in quel luogo sembrava volermi scoraggiare dal proseguire per il sentiero della mia vita. Trovai però l'entrata e la stretta via. Grande fu la sofferenza, perché aver respinto da me quei due tipi dissipati e dissoluti non era stato senza conseguenze. Ciò che respingo lo accolgo in me pur senza accorgermene. Ciò che accetto finisce nella parte della mia anima a me nota; ciò che rifiuto va nella parte della mia anima che non conosco. Quello che accetto lo faccio io stesso, quello che rifiuto viene fatto a me. Il sentiero della mia vita mi condusse quindi attraverso gli opposti che avevo rifiutato e che ora stavano davanti a me riuniti in una strada scivolosa e, ahimè! tanto dolorosa. Ci camminavo sopra, ma essi bruciavano, e gelavano le mie suole. E così passai oltre. Ma il veleno del serpente, cui hai schiacciato il capo, penetra in te attraverso il morso nel calcagno. E così il serpente diventa per te più pericoloso di prima. Infatti, qualunque cosa io respinga fa parte comunque della mia natura. Pensavo che fosse esterna a me, perciò ho creduto di poterla distruggere. Invece è dentro di me, e solo momentaneamente ha assunto sembianze esterne. E mi si è contrapposta. Ne ho distrutto le sembianze credendo di esserne vincitore. Invece non ho ancora vinto me stesso. L'opposizione esterna è un'immagine della mia opposizione interiore. Dopo che l'ho capito, taccio e penso alla voragine dei conflitti presenti nella mia anima. Le opposizioni esterne sono facili da superare. Esistono, è vero; ma tu puoi nondimeno essere in sintonia con te stesso. Saranno le tue suole ad ardere e gelare; ma, appunto, soltanto le tue suole. Fa male, ma tu continui a camminare e punti lo sguardo verso mete lontane.


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

martedì 24 gennaio 2023

...e io?

Io: "Che cosa l'ha interessato di più al cinematografo?".
Lui: "Si vedono pezzi di bravura d'ogni genere. C'era uno che camminava sui muri delle case, un altro si portava la testa sotto il braccio. Un altro ancora rimaneva persino in mezzo al fuoco senza bruciarsi. Sì, è davvero notevole quello che la gente riesce a fare".
È questo che il tipo chiama "stimolo intellettuale"! Certo, sembrano proprio prodezze notevoli: non c'erano anche dei santi che si portavano la testa sotto il braccio? E san Francesco e sant'Ignazio non sono forse levitati da terra?... E i tre uomini nella fornace ardente? Non sarà un'idea blasfema considerare gli Acta sanctorum come un cinematografo storico? Ah, i miracoli del giorno d'oggi sono semplicemente un po' meno mitici e più tecnici. Osservo con tenerezza il mio compagno... Lui sta vivendo la storia universale... e io?


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

La mia luce non è di questo mondo

Ma la quarta notte esclamai: "Andare all'inferno significa diventare inferno noi stessi!". Tutto è spaventosamente confuso e ingarbugliato. Su questo sentiero nel deserto non c'è soltanto la sabbia rovente, ma anche creature invisibili terribilmente avvolgenti che abitano il deserto. Io lo ignoravo. Solo in apparenza la via è sgombra, e solo in apparenza il deserto è vuoto. Esso mi pare animato da creature stregate che mi sferrano attacchi micidiali e che conferiscono alla mia figura un aspetto demoniaco. Ho assunto una forma mostruosa, in cui non riesco più a riconoscermi. Mi par d'essere una mostruosa forma animale, per la quale ho cambiato le mie sembianze umane. Questa via è tutta circondata dalla magia infernale; mi sono stati gettati lacci invisibili, che mi tengono avvinto. 
Ma lo spirito del profondo mi si avvicinò e disse: "Calati nel tuo intimo, sprofonda!".
Io però mi ribellai e replicai: "Come posso sprofondare? Da solo non riesco a farlo". 
Allora lo spirito pronunciò parole che mi parvero ridicole e disse: "Siediti, chetati".
Io invece gridai infuriato: "È terribile, pare un'assurdità, pretendi anche questo da me? Tu abbatti dèi che sono potenti e che per noi significano quanto c'è di più elevato. Anima mia, dove sei? Mi sono forse fidato di una stupida bestia, barcollo verso il fossato come un ubriaco, farfuglio cose pazze come un forsennato? È questa la via, anima mia? Mi ribolle il sangue, e potrei strozzarti, se solo ti potessi acciuffare. Tu tessi intorno a me la tenebra più fitta, e io sono come un matto imprigionato nella tua rete. Ma voglio che tu m'insegni".
Ma l'anima mi parlò, dicendomi: "Il mio è un sentiero di luce".
Replicai sdegnato: "Chiami luce quello che noi uomini definiamo la peggiore delle tenebre? Chiami giorno la notte?".
A questo punto l'anima rispose con parole che mi mossero all'ira: "La mia luce non è di questo mondo".
Gridai: "Dell'altro mondo non so niente!".
L'anima rispose: "E non dovrebbe esistere soltanto perché tu non ne sai niente?".


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

mercoledì 27 aprile 2022

L'essere umano vive contemporaneamente in due mondi

Se resti dentro limiti arbitrari e creati artificialmente, è come se camminassi stretto tra due alte muraglie: non scorgerai l'immensità del mondo. Se invece abbatti le muraglie che ti restringono la visuale e se l'immensità e l'infinita incertezza diventano per te terribili, allora si desterà in te da tempi remoti quel dormiente il cui messo è l'uccello bianco. Tu infatti hai bisogno del messaggio dell'antico dominatore del caos. É nel vortice del caos che dimorano gli eterni miracoli. Il tuo mondo inizia a diventare magico. L'essere umano non appartiene solo a un mondo ordinato, ma anche al mondo magico della sua anima. Dovevate perciò rendere orribile il vostro bel mondo ordinato, affinché questo vi guastasse il piacere di vivere troppo fuori di voi.
L'anima vostra è bisognosa perché il suo mondo è inaridito. Se guardate fuori di voi vedrete il bosco lontano, i monti e ancora più lontano lo sguardo si aprirà agli spazi siderali. E se guardate dentro di voi vedrete anche qui cose vicine, lontane e infinite perché il mondo interiore è altrettanto infinito di quello esterno. Allo stesso modo in cui, tramite il vostro corpo, partecipate della natura multiforme del mondo, così tramite l'anima vostra partecipate della natura multiforme del mondo interiore. Questo mondo interno è davvero infinito e per nulla più povero di quello esterno. L'essere umano vive contemporaneamente in due mondi.


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

domenica 3 aprile 2022

...un'anima che vorrebbe giungere alla vita reale

Si solleva col volto raggiante, è proprio bella. Una profonda purezza emana dal suo sguardo. Lei ha un'anima bella e lontana dal mondo, un'anima che vorrebbe giungere alla vita reale, a tutta quella realtà miserabile, al bagno nel sudiciume e alla fonte risanatrice. Oh, questa bellezza dell'anima! Vederla scendere nel mondo basso della realtà... Che spettacolo!


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

sabato 22 gennaio 2022

Essere quello che sei

Essere quello che sei è un bagno di rinascita. L'essere della condizione bassa non è un perdurare indefinito, ma una crescita di infinita lentezza. Pensi di stare quieto come acqua di palude, e invece ti riversi lentamente nel mare, che ricopre le massime profondità della terra ed è così vasto che la terraferma appare soltanto come un'isola adagiata nel grembo dell'immenso mare.


(Carl Gustav Jung; "Il libro rosso")

giovedì 17 dicembre 2020

Jung e l'albero di Natale

Ecco il significato dei globi lucenti che appendiamo all'albero di Natale: non sono altro che i corpi celesti, il sole, la luna, le stelle. L'albero di Natale è l'albero cosmico. Ma, come mostra chiaramente il simbolismo alchemico, è anche un simbolo della trasformazione, un simbolo del processo di autorealizzazione. Secondo talune fonti alchemiche, l'adepto si arrampica sull'albero: un motivo sciamanico antichissimo. Lo sciamano, in stato estatico, sale sull'albero magico per raggiungere il mondo superiore, dove troverà il suo vero essere. Arrampicandosi sull'albero magico, che è al tempo stesso l'albero della conoscenza, egli si impossessa della propria personalità spirituale. Allo sguardo dello psicologo, il simbolismo sciamanico alchemico è la rappresentazione in forma proiettiva del processo di individuazione.
(...) Perché l'uomo interiore va nutrito, un dato di fatto che i moderni, con la loro superficiale fede nella ragione, sovente trascurano a loro stesso detrimento. L'albero di Natale è una di quelle antiche usanze che nutrono l'anima, che nutrono l'uomo interiore. E più il materiale usato è primordiale, più promettenti sono queste usanze per il futuro.


(Carl Gustav Jung; "Jung parla - interviste e incontri")

domenica 2 agosto 2020

...è come osservare il mondo

La psiche subisce due condizionamenti importanti. Uno è l'influenza ambientale, l'altro ciò che è presente fin dalla nascita. Come le dicevo ieri, la psiche non è affatto una tabula rasa.  Noi siamo un insieme, una combinazione ben definita di geni, che sono presenti fin dai primi istanti di vita e conferiscono un carattere ben definito anche a un bambino piccolissimo. Questo è il fattore soggettivo, visto dall'esterno. Se lo guardiamo dall'interno, è come osservare il mondo. Nel mondo vediamo persone, case, il cielo, oggetti tangibili. Se guardiamo dentro di noi, vediamo immagini in movimento, un mondo di immagini, che di solito si definiscono fantasie. Eppure queste fantasie sono dei fatti. È un fatto che un uomo abbia una certa fantasia, un dato talmente tangibile che per il fatto che una certa persona ha una certa fantasia, un'altra può perdere la vita. Oppure viene costruito un ponte - queste case, che vede, all'inizio erano tutte fantasie. Tutto ciò che facciamo, tutte le case, tutto all'inizio era fantasia, e la fantasia ha una sua realtà propria. Non bisognerebbe mai dimenticarlo: la fantasia non è un niente. Certo, non è un oggetto tangibile, ma ciò nonostante è un fatto: è come una forma di energia, anche se non possiamo misurarla. È la manifestazione di qualcosa, e questo è altrettanto reale del trattato di Versailles, per esempio: dopo non esiste più, non la si può mostrare, però è stata un fatto.


(Carl Gustav Jung; "Jung parla - interviste e incontri")