mercoledì 25 febbraio 2015

Me ne bastano poche

Bene si espresse anche quel tale, chiunque sia stato
(infatti si è incerti sul nome dell'autore), che,
essendogli stato chiesto quale scopo avesse tanta sua diligenza
in un'arte destinata a raggiungere
una strettissima cerchia di persone, dichiarò:
"Me ne bastano poche,
me ne basta una,
mi basta anche nessuno".
Quest'altra sentenza è di Epicuro
e risulta scritta in una lettera per un suo compagno di studi:
"Tali cose"
disse
"io rivolgo non a molti,
ma a te,
perché rappresentiamo l'uno per l'altro
un pubblico più che sufficiente".
Queste massime, caro Lucilio,
devi interiorizzare nel tuo spirito,
perché tu possa disprezzare quella specie di verità
che proviene dall'assenso di un gran numero di persone.
Certo, molti ti lodano,
ma quale motivo hai per essere soddisfatto di te stesso,
se sei fatto in modo che la folla è in grado di comprenderti?
I tuoi lati positivi
mirino soltanto a una approvazione interiore.
Stammi bene.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

Un avamposto di pietra

Un avamposto di pietra
m’era cresciuto nel petto come
dolore di un altro che s’infila
e forma uncino e piccagli.
Io non so cosa sia questa
di colpo nostalgia
questo pezzo mancante
che mi reclama a sé
da un umano piangere per niente
e non avere dove
posare il capo.


(Mariangela Gualtieri)

Ulisse

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d'onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d'alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l'alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l'insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore


(Umberto Saba)

View of Paris from Montmartre

 


lunedì 23 febbraio 2015

Per sempre desiderare

Desiderare il vero,
attenderlo, laboriosamente,
distillare poche parole...
Per sempre desiderare,
desiderare per sempre -
per sempre desiderare la verità.


(Virginia Woolf)

Le mani di Elsa

Dammi le tue mani per l’inquietudine
Dammi le tue mani di cui tanto ho sognato
Di cui tanto ho sognato nella mia solitudine
Dammi le tue mani perch’io venga salvato

Quando le prendo nella mia povera stretta
Di palmo e di paura di turbamento e fretta
Quando le prendo come neve disfatta
Che mi sfugge dappertutto attraverso le dita

Potrai mai sapere ciò che mi trapassa
Ciò che mi sconvolge e che m’invade
Potrai mai sapere ciò che mi trafigge
E che ho tradito col mio trasalire

Ciò che in tal modo dice il linguaggio profondo
Questo muto parlare dei sensi animali
Senza bocca e senz’occhi specchio senza immagine
Questo fremito d’amore che non dice parole

Potrai mai sapere ciò che le dita pensano
D’una preda tra esse per un istante tenuta
Potrai mai sapere ciò che il loro silenzio
Un lampo avrà d’insaputo saputo

Dammi le tue mani ché il mio cuore vi si conformi
Taccia il mondo per un attimo almeno
Dammi le tue mani ché la mia anima vi s’addormenti
Ché la mia anima vi s’addormenti per l’eternità.

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Donne-moi tes mains pour l’inquiétude
Donne-moi tes mains dont j’ai tant rêvé
Dont j’ai tant rêvé dans ma solitude
Donne-moi te mains que je sois sauvé

Lorsque je les prends à mon pauvre piège
De paume et de peur de hâte et d’émoi
Lorsque je les prends comme une eau de neige
Qui fond de partout dans mes main à moi

Sauras-tu jamais ce qui me traverse
Ce qui me bouleverse et qui m’envahit
Sauras-tu jamais ce qui me transperce
Ce que j’ai trahi quand j’ai tresailli

Ce que dit ainsi le profond langage
Ce parler muet de sens animaux
Sans bouche et sans yeux miroir sans image
Ce frémir d’aimer qui n’a pas de mots

Sauras-tu jamais ce que les doigts pensent
D’une proie entre eux un instant tenue
Sauras-tu jamais ce que leur silence
Un éclair aura connu d’inconnu

Donne-moi tes mains que mon coeur s’y forme
S’y taise le monde au moins un moment
Donne-moi tes mains que mon âme y dorme
Que mon âme y dorme éternellement.


(Louis Aragon)

domenica 22 febbraio 2015

Possa la mia anima

Possa la mia anima rifiorire innamorata
per tutta l'esistenza.


(Rudolf Steiner)

Le mie mani mantengono stelle

Le mie mani mantengono stelle,
Afferro la mia anima perché non si spezzi
La melodia che va di fiore in fiore,
Strappo il mare dal mare e lo pongo in me
E il battere del mio cuore sostiene il ritmo delle cose.

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As minhas mãos mantêm estrelas,
Seguro a minha alma para que se não quebre
A melodia que vai de flor em flor,
Arranco o mar do mar e ponho-o em mim
E o bater do meu coração sustenta o ritmo das coisas.


(Sophia de Mello Breyner Andresen)

giovedì 19 febbraio 2015

Ascolto

Ascolto ma non so
Se ciò che sento è silenzio
O dio

Ascolto senza sapere se sto sentendo
Il risuonare delle pianure del vuoto
O la coscienza attenta
Che nei confini dell'universo
Mi decifra e fissa

So appena che cammino come chi
È guardato amato conosciuto
E per questo in ogni gesto metto
Solennità e rischio.

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Escuto mas não sei
Se o que oiço é silêncio
Ou deus

Escuto sem saber se estou ouvindo
O ressoar das planícies do vazio
Ou a consciência atenta
Que nos confins do universo
Me decifra e fita

Apenas sei que caminho como quem
É olhado amado e conhecido
E por isso em cada gesto ponho
Solenidade e risco.



(Sophia de Mello Breyner Andresen)

Se tanto mi duole che le cose passino

Se tanto mi duole che le cose passino
È perché ogni istante in me fu vivo
Nella ricerca di un bene definitivo
In cui le cose per Amore si eternizzassero.

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Se tanto me doi que as coisas passem
È porque cada instante em mim foi vivo
Na busca de um bem definitivo
Em que as coisas de Amor se eternizassem.


(Sophia de Mello Breyner Andresen)

Lady with a book of Petrarch’s rhyme


lunedì 16 febbraio 2015

La percezione ossessiva del proprio nulla

Avere la percezione ossessiva del proprio nulla
non significa essere umili, tutt'altro.
Un po' di umiltà, un po' di umiltà,
ne avrei bisogno più di chiunque altro.
Ma la sensazione della mia nullità 
mi riempie di orgoglio.

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Avoir le sentiment obsédant de son néant,
ce n’est pas être humble, tant s’en faut.
Un peu d’humilité, un peu d’humilité,
j’en aurais besoin plus que personne.
Mais la sensation de mon rien
me gonflé d’orgueil.


(Emil Cioran)

A cosa mi è servito correre per tutto il mondo

A cosa mi è servito correre per tutto il mondo,
trascinare, di città in città, un amore
che pesava più di mille valigie; mostrare
a mille uomini il tuo nome scritto in mille
alfabeti e un’immagine del tuo volto
che io giudicavo felice? A cosa mi è servito

respingere questi mille uomini, e gli altri mille
che fecero di tutto perché mi fermassi, mille
volte pettinando le pieghe del mio vestito
stanco di viaggi, o dicendo il tuo nome
così bello in mille lingue che io mai
avrei compreso? Perché era solo dietro te

che correvo il mondo, era con la tua voce
nelle mie orecchie che io trascinavo il fardello
dell’amore di città in città, il tuo nome
sulle mie labbra di città in città, il tuo
volto nei miei occhi durante tutto il viaggio,

ma tu partivi sempre la sera prima del mio arrivo.

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De que me serviu ir correr mundo,
arrastar, de cidade em cidade, um amor
que pesava mais do que mil malas; mostrar
a mil homens o teu nome escrito em mil
alfabetos e uma estampa do teu rosto
que eu julgava feliz? De que me serviu

recusar esses mil homens, e os outros mil
que fizeram de tudo para eu parar, mil
vezes me penteando as pregas do vestido
cansado de viagens, ou dizendo o seu nome
tão bonito em mil línguas que eu nunca
entenderia? Porque era apenas atrás de ti

que eu corri o mundo, era com a tua voz
nos meus ouvidos que eu arrastava o fardo
do amor de cidade em cidade, o teu nome
nos meus lábios de cidade em cidade, o teu
rosto nos meus olhos durante toda a viagem,

mas tu partias sempre na véspera de eu chegar.


(Maria do Rosário Pedreira)

domenica 15 febbraio 2015

La rosa

La rosa è senza perché,
fiorisce perché fiorisce;
non pensa a sé,
non si chiede se la si veda oppure no.


(Angelus Silesius)

Ci abituiamo a poco a poco al buio

Ci abituiamo a poco a poco al buio
quando la luce è scomparsa ai nostri occhi,
come quando il vicino tiene in mano
il lume, testimone del suo addio.

Per un momento camminiamo incerti,
la novità della notte ci avvolge,
poi la visione si adatta alle ombre
ed avanziamo ritti sul sentiero.

Così accade in tenebre più vaste,
in quelle notti della nostra mente
quando a svelare un segno non c'è luna,
né sorge alcuna stella dentro l'anima.

I più audaci vanno un po' a tastoni,
e sbattono talvolta con la fronte
contro un albero, colpendolo in pieno.
Ma non appena imparano a vedere

o la tenebra non è più la stessa,
o qualcosa si aggiusta nella vista
adeguandosi alla notte fonda,
e la vita procede quasi dritta.


(Emily Dickinson)

venerdì 13 febbraio 2015

Il mio sogno familiare

Faccio spesso un sogno strano e penetrante,
d'una donna sconosciuta che amo e che mi ama
e che ogni volta non è proprio la stessa
ma neppure un'altra, e mi ama e mi comprende.

Sì, mi comprende, e il mio cuore, trasparente
a lei soltanto, solo per lei, ahimè! non è più
un problema, e lei sola, piangendo, sa rinfrescare
i sudori della mia fronte livida.

È bruna, bionda o rossa? - Lo ignoro.
Il suo nome? Ricordo che è dolce e sonoro
come i nomi dei nostri cari che la Vita esiliò.

Ha uno sguardo simile a quello delle statue,
e la sua voce, lontana, e calma, e grave,
ha l'inflessione delle voci amate che ora tacciono.

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Je fais souvent ce rêve étrange et pénétrant
D'une femme inconnue, et que j'aime, et qui m'aime,
Et qui n'est, chaque fois, ni tout à fait la même
Ni tout à fait une autre, et m'aime et me comprend.

Car elle me comprend, et mon cœur transparent
Pour elle seule, hélas ! Cesse d'être un problème
Pour elle seule, et les moiteurs de mon front blême,
Elle seule les sait rafraîchir, en pleurant.

Est-elle brune, blonde ou rousse ? Je l'ignore.
Son nom ? Je me souviens qu'il est doux et sonore,
Comme ceux des aimés que la Vie exila.

Son regard est pareil au regard des statues,
Et, pour sa voix, lointaine, et calme, et grave, elle a
L'inflexion des voix chères qui se sont tues.


(Paul Verlaine)

Il tessuto superficiale della vita

Il tessuto superficiale della vita
può morire,
era morto per me.


(Sylvia Plath - 4 Gennaio 1958)

La petite promenade du poète

Me ne vado per le strade
Strette oscure e misteriose:
Vedo dietro le vetrate
Affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
C’è chi scende brancolando:
Dietro i vetri rilucenti
Stan le ciane commentando.

La stradina è solitaria:
Non c’è un cane qualche stella
Nella notte sopra i tetti:
E la notte mi par bella.
E cammino poveretto
Nella notte fantasiosa,
Pur mi sento nella bocca
La saliva disgustosa. Via dal tanfo
Via dal tanfo e per le strade
E cammina e via cammina,
Già le case son più rade.
Trovo l’erba, mi ci stendo
A conciarmi come un cane:
Da lontano un ubriaco
Canta amore alle persiane.


(Dino Campana)

lunedì 9 febbraio 2015

La non aderenza alla vita

La non aderenza alla vita
genera una voglia di fissità.
Si comincia a vedere il mondo in forme rigide,
linee definite,
contorni morti.
Quando non provate più quella gioia che nutre il Divenire,
tutto sfocia in simmetrie.
Quello che,
tra i vari tipi di follia,
è stato chiamato "geometrismo"
non sarebbe dunque altro
che un eccesso di questa predisposizione all'immobilità
che accompagna tutte le depressioni.
Il gusto delle forme tradisce una tendenza segreta alla morte.
Più siete depressi più le cose si fissano,
nell'attesa di farsi ghiaccio.


(Emil Cioran)

Non la conoscenza ci avvicina ai santi

Non la conoscenza ci avvicina ai santi,
bensì il destarsi delle lacrime
che dormono nel più profondo di noi.
Soltanto allora,
grazie alle lacrime,
approdiamo alla conoscenza
e comprendiamo come si possa diventare santo
dopo essere stato uomo.
(...)
Al giudizio finale
verranno pesate soltanto le lacrime.


(Emil Cioran)

domenica 8 febbraio 2015

In cinque o sei

in cinque o sei
piangendo si intrecciano
i salici

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goroppon
yorite shidaruru
yanagi kana


(Mukai Kyorai)

Wailing Wall


L'erudizione della sensibilità

C'è un'erudizione della conoscenza
che è esattamente ciò che chiamiamo erudizione,
e c'è un'erudizione dell'intelletto
che è ciò che si chiama cultura.
Ma c'è anche un'erudizione della sensibilità.
L'erudizione della sensibilità
non ha niente a che vedere con l'esperienza della vita.
L'esperienza della vita non insegna niente,
così come niente insegna la Storia.
La vera esperienza consiste nel diminuire il contatto con la realtà
e nell'aumentare l'analisi di quel contatto.
In tal modo la sensibilità si allarga e si approfondisce,
perché in noi c'è tutto; basta cercarlo e saperlo cercare.
Cosa significa viaggiare e a cosa serve viaggiare?
Qualsiasi tramonto è il tramonto;
non è necessario andare a vederlo a Costantinopoli.
E il senso di libertà che nasce dai viaggi?
Posso averlo andando da Lisbona a Benfica
e forse con un'intensità maggiore di chi va da Lisbona in Cina,
perché se la libertà non è in me non la troverò da nessuna parte.
"Qualsiasi strada," ha detto Carlyle,
"perfino questa strada di Entepfuhl, ti porta in capo al mondo."
Ma la strada di Entepfuhl, se la percorriamo tutta, e fino in fondo,
ritorna a Entepfuhl,
in modo che lo stesso Entepfuhl nel quale ci trovavamo
è il capo del mondo che volevamo raggiungere.
Condillac comincia così il suo celebre libro:
"Per quanto in alto possiamo salire
e per quanto in basso possiamo scendere,
non usciamo mai dalle nostre sensazioni."
Non sbarchiamo mai da noi stessi.
Non arriviamo mai ad essere altri se non diventando altri
attraverso l'immaginazione sensibile di noi stessi.
I veri paesaggi sono quelli che noi stessi creiamo,
perché così, essendo i loro Dei,
noi li vediamo come essi sono veramente,
cioè come sono stati creati.
Nessuna delle sette parti del mondo è quella che mi interessa
e quella che posso vedere veramente;
è l'ottava parte quella che io percorro, ed essa è mia.
Colui che ha varcato tutti i mari
ha varcato soltanto la monotonia di se stesso.
Ho già varcato più mari di tutti.
Ho già visto più montagne di quelle che esistono sulla terra.
Ho già attraversato più città di quelle che esistono,
e i grandi fiumi di nessun mondo sono passati, assoluti,
sotto i miei occhi contemplativi.
Se io viaggiassi
troverei la brutta copia di ciò che ho già visto senza viaggiare.
Gli altri visitano paesi come anonimi pellegrini.
Nei paesi che ho visitato
non sono stato solo il piacere segreto del viaggiatore incognito,
ma la maestà del Re che vi regna,
e il popolo che vi abita
e tutta la storia di quella nazione e delle altre.
Gli stessi paesaggi, le stesse case,
li ho visti perché io sono stato loro,
fatti in Dio
con la sostanza della mia immaginazione.


(Fernando Pessoa)

sabato 7 febbraio 2015

Silenzio

Conosco una città
che ogni giorno s'empie di sole
e tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limìo
delle cicale

Dal bastimento
verniciato di bianco
ho visto
la mia città sparire
lasciando
un poco
un abbraccio di lumi nell'aria torbida
sospesi


(Giuseppe Ungaretti)

Eternità

Tra un fiore colto e l'altro donato
l'inesprimibile nulla.


(Giuseppe Ungaretti)

Girovago

In nessuna
parte
di terra
mi posso accasare
A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che una volta
già gli ero stato
assuefatto
E me ne stacco sempre
straniero
Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute
Godere un solo
minuto di vita
iniziale
Cerco un paese
innocente


(Giueppe Ungaretti)

mercoledì 4 febbraio 2015

Educatevi a questo compito

Se vi tenete alla natura,
a quanto è di semplice in essa,
alle piccole cose,
che uno vede appena e che in maniera così imprevista
possono divenire grandi e incommensurabili;
se avete questo amore per l'inappariscente,
e servendo in semplicità
tentate di acquistarvi la confidenza di quanto sembra povero:
allora tutto vi diverrà più facile, armonico
e in qualche modo più conciliante,
non forse nell'intelletto, che resta indietro attonito,
ma nella vostra più intima coscienza,
che veglia e sa.
(...)
Forse portate in voi la possibilità di formare e creare,
quale una maniera di vita singolarmente beata e pura;
educatevi a questo compito,
- ma accogliete in grande fiducia quanto vi accade,
e se solo vi accade dal vostro volere,
da qualche necessità del vostro intimo,
prendetelo su voi stessi e non odiate nulla.
(...)
Non vi lasciate ingannare dalla superficie;
nelle profondità
tutto diventa legge.


(Rainer Maria Rilke)

martedì 3 febbraio 2015

Entrare nell'eternità

Sollevare i blocchi di pietra sotto la sferza
ma vederli entrare nell'eternità
e sentir nascere il vuoto intorno alle piramidi
mediante la diserzione del tempo!
L'ultimo fra gli schiavi era più vicino all'eternità
di qualsiasi filosofo occidentale!
Gli Egizi vivevano nell'estasi del sole e della morte.
Per noi, il cielo è diventato una pietra sepolcrale!
Il mondo moderno
ha ceduto alla seduzione delle cose finite.


(Emil Cioran)

Ah, tu pensavi che anch'io fossi una

Ah, tu pensavi che anch'io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.
O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell'acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.
Sii maledetto. Non sfiorirò con gemiti
o sguardi l'anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull'icona miracolosa
e sull'ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.


(Anna Achmatova)

domenica 1 febbraio 2015

Chi possiede se stesso, non ha perduto nulla

Passa in rassegna questi beni che ci spingono alla follia:
ti accorgerai che in essi non il danno reca molestia,
ma la nostra nozione di danno.
Nessuno sente la perdita di questi beni, ma la pensa soltanto.
Chi possiede se stesso, non ha perduto nulla.
Ma quante sono le persone
che hanno la ventura di possedersi?


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

Afrodite

All’inizio, è un nulla. Un soffio appena,
un brivido di squame, la carezza dell’ombra
come nube marina che si sfrangia
nella medusa dalle braccia a raggi.
Non si dirà che il mare s’è turbato
e che l’onda prende forma da quel fremito.
Nel dondolio del mare danzano pesci
e le braccia delle alghe, serpentine,
le curva la corrente, come il vento
le messi della terra, il crine dei cavalli.
Tra due infiniti blu s’avanza l’onda,
tutta di sol coperta, risplendente,
liquido corpo, instabile, d’acqua cieca.
Accorre il vento da lontano e reca
il polline dei fiori e altri odori
della terra contigua, oscura e verde.
Tuonando, l’onda rotola, e feconda
si lancia verso il vento che l’attende
nel letto scuro di rocce che si increspano
di unghie appuntite e vite brulicanti.
Ancora in alto le acque si sospendono
nell’istante supremo di tanta gestazione.
E quando, in un’estasi di vita che comincia,
l’onda si frange e sfrangia sulle rocce,
le avvolge, le cinge, le stringe e poi vi scorre
– dalla spuma bianca, dal sole, dal vento che ha spirato,
dai pesci, dai fiori e da quel polline,
dalle tremule alghe, dal grano, dalle braccia della medusa,
dai crini dei cavalli, dal mare, dalla vita tutta,
Afrodite è nata, nasce il tuo corpo.

-----

Ao princípio é nada. Um sopro apenas
Um arrepio de escamas, o perpassar da sombra
Como nuvem marinha que se esgarça
Nos radiais tentáculos da medusa.
Não se dirá que o mar se comoveu
E que a onda vai formar-se deste frémito.
No embalo do mar oscilam peixes
E os braços das algas, serpentinos,
A corrente a dobram, como ao vento
As searas da terra, as crinas dos cavalos.
Entre dois infinitos de azul avança a onda,
Toda de sol coberta, rebrilhando
Líquido corpo, instável, de água cega.
De longe acorre o vento, transportando
O pólen das flores e os mais perfumes
Da terra confrontada, escura e verde.
Trovejando, a vaga rola, e fecundada
Se lança para o vento á sua espera
No leito de rochas negras que se encrespam
De agudas unhas e vidas fervilhantes.
Ainda alto as águas se suspendem
No instante final a gestação sem par.
E quando, num rapto da vida que começa,
A onda se despedaça no rochedo,
O envolve, cinge, aperta e por elle escorre
– Da espuma branca, do sol, do vento que soprou,
Dos peixes, das flores e do seu pólen,
Das algas trémulas, do trigo, dos braços da medusa,
Das crinas dos cavalos, do mar, da vida toda,
Afrodite nascen, nasce o teu corpo.


(José Saramago)

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