venerdì 29 aprile 2016

I Giorni e le Notti

I Giorni e le Notti
suonano
in questi miei nervi d'arpa
Vivo
di questa gioia malata
d'universo
e soffro
per non saperla accendere
nelle mie parole


(Giuseppe Ungaretti)

...e amami, se puoi, un poco

- Venerdì 3 aprile 1908
(...)
E addio caro.
Pensami tanto tanto tanto
e amami, se puoi, un poco.
Ti bacio su gli occhi lungamente
e su la bocca in fretta, per non morire.
Amalia Guglielminetti


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

lunedì 25 aprile 2016

Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque

Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque,
come un filone d'oro che scorre anche nella ganga più ignobile,
e quando ha tra le mani questi mirabili frammenti,
anche se insudiciati e imperfetti,
prova il piacere raro dell'intenditore
che è il solo a collezionare ceramiche ritenute comuni.


(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")

Ho troppa sete di te per saziarmi delle tue parole amare

- Mattino di lunedì 30 marzo (1908)

Caro Amico,
vi pensavo più buono di quanto vi dimostrate.
Credevo di meritare almeno una parola di risposta
se vi pareva troppa concessione accordarmi una visita come vi chiedevo.
Un’amicizia come la nostra non deve morire così
fra la vostra indifferenza inerte e la mia esasperata tristezza.
Perché io non credo possibile per Voi e per me
una fedeltà che resista alle lontananze e agli oblii.
Siamo entrambi troppo egoisti per i culti essenzialmente spirituali.
Mi costringete a mendicare dagli amici vostri le vostre notizie
con parola leggera e anima febbrile.
Mi costringete a mendicare da Voi
una condiscendenza che non dovrebbe esservi grave.
E mi è duro, sapete, curvarmi così.
Vorrei parlarvi di cosa che non posso affidare a una lettera.
V’aspetterò a casa mia mercoledì fra le quattro e le cinque,
o, se preferite un luogo aperto,
giovedì alle tre e mezza laggiù a’ piedi della collina
dove già v’ho atteso una volta soffrendo.
Non rispondetemi se vi pesa,
ricordate solo ch’io v’aspetterò con intenso desiderio,
e che vi prego di venire.
Stamane io scrivevo questo
mentre tu forse aggiungevi per me tristezza a tristezza
nelle otto pagine della tua lettera.
Non distruggo e non disdico il mio biglietto.
Ho troppa sete di te per saziarmi delle tue parole amare.
Non è vero ch’io abbia cose segrete a dirti,
era una menzogna per indurti a venire.
Porta pure con te la tua ambizione, la tua freddezza,
la diffidenza che hai verso di me.
Sarà meglio, forse mi guarirai;
ma non inasprire ancora il mio male con un rifiuto.
Se anche non mi ami perché vuoi ch’io ti perda?
Perché vuoi farmi sentire così nera così crudele la mia solitudine,
così completo il mio isolamento?
Ah! la gloria, Guido, come ne sogghigno!
Io non so come tu possa amare sognare darti a una così vacua cosa.
Io voglio più bene a te che alla gloria,
quella non mi farà mai piangere né aspettare in ansia.
A.


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

martedì 19 aprile 2016

...be not afraid of greatness

...non devi avere paura della grandezza


(William Shakespeare; "La dodicesima notte")

A Backward Glance


Ragiono, perché non amo: questa è la grande verità

- 30 marzo 1908

Rileggo ogni giorno la tua lettera, mia buona Amalia,
con una grande malinconia.
E indugio nella risposta, preso da un’indolenza dolorosa:
forse perché non so bene come dirti...
Da molti giorni sono in casa ed ho l’anima morbosamente assopita,
incerta di tutto come in un sogno.
Penso a tante cose, sopra tutto, avvenire;
e penso anche a te, con molta tenerezza e con molta serenità.
Sento in fondo all'anima una specie di fiera tristezza,
per aver saputo essere crudele con me e forse - perdonami - anche un po’ con te...
Io provo una soddisfazione speciale
quando rifiuto qualche bella felicità che m’offre il Destino.
E quale felicità, Amica mia!
Il nostro amore che sarebbe fiorito con tutti i fiori della primavera torinese!
(così dolce per l’esule che ritorna!)
anche la stagione sarebbe stata propizia alla nostra follia!
E quanti mesi di serenità, di sole, di profumo! E quanti sogni!
Avremmo voluto pellegrinare la nostra passione
in tutti i dintorni favorevoli al sentimento:
quanti sogni! Io li ho già sognati tutti e t’ho già vista in tutti:
con a sfondo i paesi sconosciuti, le viuzze di provincia
dove si sarebbe delineata al mio fianco
la tua svelta parigina figura primaverile.
Io non vedrò le tue vesti nuove.
Sarò lontano, solo, con la mia ambizione taciturna:
una compagna ben più crudele della tua malinconia...
Perché non confessartelo, mia buona sorella?
L’ambizione da qualche tempo mi artiglia in un modo atroce.
Non sento non vedo non godo non soffro di altro.
Come puoi tu, che pure hai tra le mani i germi di mille speranze
e segni la stessa mia via, come puoi
rivolgere ancora le forze della tua giovinezza verso altri destini?
Per me, camminando diritto,
con l’occhio fisso alla mia meta lontana (o quanto!)
tutto è secondario e trascurabile: gioie e dolori: tutto,
perfino la tua bellezza sulla quale mi sono chinato un istante,
come su un fiore, al margine del sentiero,
ma dalla quale mi separo tosto,
perché arresterebbe di troppo il mio passo tranquillo...
Ah! Se io potessi darti una parte soltanto di questo mio orgoglio latente,
anche il dolore che tu dici di avere in te impallidirebbe
e l’amore ti apparirebbe qual è: un inganno della giovinezza
e un episodio trascurabile in un destino come il mio e come il tuo.
E mai come in questi tempi che tale smania mi fa soffrire,
ho avuto tanto disprezzo per le mie attitudini artistiche
e ho tanto sentita la necessità di affinarle con lo studio,
con la meditazione, col silenzio.
Tu hai ancora l’avidità di cogliere fiori e di godere l’ora che passa:
per me anche la lusinga del piacere mi è intollerabile
come un ostacolo sul mio sentiero.
Amalia, mio buon amico,
quante di queste cose t’avrei detto e ti vorrei dire se tu non fossi giovine e bella!
Ma hai degli occhi luminosi ed una bocca tentatrice
ed è impossibile starti vicino senza diventare irriverenti con te
come con una crestaia od una cortigiana qualunque...
Ho rilette queste sei pagine, amica mia: oimé!
Parlo, parlo, e, sopra tutto, ragiono: quanto devo farti soffrire!
E anche sdegnare. Perdonami! Perdonami.
Ragiono, perché non amo: questa è la grande verità.
Io non t’ho amata mai. E non t’avrei amata nemmeno restando qui,
pur sotto il fascino quotidiano della tua persona magnifica;
no: avrei goduto per qualche mese
di quella piacevole vanità estetico-sentimentale
che dà l’avere al proprio fianco una donna elegante ed ambita. Non altro.
Già altre volte t’ho confessata la mia grande miseria:
nessuna donna mai mi fece soffrire; non ho amato mai;
con tutte non ho avuto che l’avidità del desiderio, prima,
ed una mortale malinconia, dopo...
Ora con te, che sei il più eletto spirito femminile ch'io abbia incontrato mai,
e con te che dici di amarmi,
sono stato sempre e voglio essere ancora sincero: non ti amo.
E la risoluzione più leale da parte mia è il distacco.
Partirei pur non dovendo partire.
Invece il Destino è propizio: m’impone l’esiglio
anche per altre cause ch’io tolgo a pretesto.
Rivederci? a che scopo?
Un colloquio di più nulla aggiungerebbe (o sottrarrebbe forse)
alla fraterna benevolenza che noi dobbiamo portare l’uno dell’altro.
Addio, mia buona amica!
Ti bacio. GUIDO G.


(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Guglielminetti)

sabato 9 aprile 2016

...come se fossero gioielli o pietre preziose

(...)
Quando vedi chiaramente le cose,
puoi metterle al posto giusto,
come se fossero gioielli o pietre preziose.


(Lao-tzu)

Rimane oziosa l'anima

Rimane oziosa l'anima 
che ha ricevuto un colpo micidiale; 
lo spazio della vita le si stende davanti
senza nulla da fare.

E vi chiede lavoro - 
fosse soltanto di appuntare spilli
o di fare il più misero rammendo da bambini - 
per aiutare le sue mani vuote. 

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At leisure in the Soul 
That gets a Staggering Blow -
The Width of Life - before it spreads 
Without a thing to do -

It begs you to give it Work -
But just the placing Pins - 
Or humblest Patchwork - Children do - 
To Help its Vacant Hands - 


(Emily Dickindon)

giovedì 7 aprile 2016

Più di un glorioso mattino ho visto

Più di un glorioso mattino ho visto
lusingare le vette dei monti con occhio sovrano,
baciare con volto d'oro i verdi prati,
indorare pallide correnti con alchimia divina; 
poi presto permettere alle nuvole più vili di cavalcare 
in orridi nembi sul suo volto celeste
e nascondere al mondo derelitto il suo sembiante, 
fuggendo furtivo ad occidente senza più grazia. 
Così il mio sole rifulse una volta di primo mattino 
con pieno trionfale splendore sulla mia fronte; 
ma ahimè, andò via, e un'ora sola fu mio: 
nuvola più alta me l'ha ora nascosto.
Ma lui, per questo, il mio amore non disdegna affatto:
i soli del mondo possono macchiarsi, se il sole del cielo si macchia.

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Full many a glorious morning have I seen
Flatter the mountain tops with sovereign eye,
Kissing with golden face the meadows green,
Gilding pale streams with heavenly alchemy;
Anon permit the basest clouds to ride 
With ugly rack on his celestial face,
And from the forlorn world his visage hide,
Stealing unseen to west with this disgrace.
Even so many sun one early morn did shine 
With all triumphant splendour on my brow; 
But out, alack, he was but one our mine:
The region cloud hath masked him from me now. 
Yet him for this my love no with disdaineth:
Suns of the world may stain when heaven's sun staineth.


(William Shakespeare)