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sabato 14 maggio 2016

...il senso puro dell'essere attraverso le palpebre chiuse

Ma qui m'interessa quel particolare mistero del sonno, goduto per se stesso, quel tuffo inevitabile nel quale l'uomo, ignudo, solo, inerme, s'avventura ogni sera in un oceano, nel quale ogni cosa muta - i colori, la densità delle cose, persino il ritmo del respiro, un oceano nel quale ci vengono incontro i morti. Nel sonno, una cosa ci rassicura, ed è il fatto di uscirne, e di uscirne immutati, dato che una proibizione bizzarra c'impedisce di riportare con noi il residuo esatto dei nostri sogni. Ci rassicura altresì il fatto che il sonno ci guarisce dalla stanchezza; ma ce ne guarisce temporaneamente, e mediante il procedimento più radicale riuscendo a fare che non siamo più. Qui, come in altre cose, il piacere e l'arte consistono nell'abbandonarsi deliberatamente a quest'incoscienza felice, nell'accettare di essere sottilmente più deboli, più pesanti, più leggeri, più vaghi dell'esser nostro. Tornerò in seguito sulla popolazione prodigiosa dei sogni: preferisco parlare di certe esperienze di sonno puro, di puro risveglio, che confinano con la morte e la risurrezione. Cerco di riafferrare la sensazione precisa di certi sonni fulminei dell'adolescenza, quando si piombava addormentati sui libri, ancora vestiti, e dalla matematica o al diritto si era trasportati d'un tratto entro un sonno duro e compatto, denso di energie potenziali, tanto che vi si assaporava, per così dire, il senso puro dell'essere attraverso le palpebre chiuse. Evoco i sonni repentini sulla nuda terra, nelle foresta, dopo estenuanti battute di caccia: mi destava l'abbaiare dei cani, o le loro zampe ritte sul mio petto. Era un'eclissi così totale che, ogni volta, avrei potuto ridestarmi diverso, e mi sorprendevo - mi dolevo, a volte - della disposizione rigorosa che mi riconduceva da così lontano nell'angusta particella di umanità che è la mia. In che cosa consistono le caratteristiche alle quali teniamo di più, se contano così poco per chi dorme, e se per un istante, prima di rientrate di malavoglia nel mio guscio di Adriano, giungevo ad assaporare quasi coscientemente quell'uomo vuoto di sé, quell'esistenza senza passato? (...) Ma ci occupiamo tanto poco di un fenomeno che assorbe almeno un terzo dell'esistenza di ognuno di noi perché è necessaria una certa dose di modestia per apprezzarne i doni: Caio Caligola e Aristide il giusto si equivalgono nel sonno. io depongo i miei vani e pomposi privilegi, non mi distinguo più dal guardiano negro che dorme di traverso davanti alla mia porta. Che cos'è l'insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? L'uomo che non dorme - da qualche mese a questa parte ho fin troppe occasioni di constatarlo su me stesso - si rifiuta più o meno consapevolmente di affidarsi al flusso delle cose. Fratello della morte... S'ingannava, Isocrate, e la sua frase non è altro che l'iperbole d'un retore. Comincio a conoscerla, la morte: essa cela altri segreti, ben più estranei alla nostra attuale condizione di uomini. E tuttavia, questi misteri di assenza, di oblio parziale sono così intricati e profondi che avvertiamo distintamente la sorgente chiara e quella oscura confluire chissà dove. Non mi è mai piaciuto guardare le persone che amavo mentre dormivano: si riposavano di me, lo so bene; mi sfuggivano, anche. E non c'è uomo che non provi vergogna del proprio viso, guasto dal sonno. Quante volte, levandomi alle prime ore del mattino per studiare o per leggere, ho riordinato con le mie mani quei guanciali spiegazzati, quelle coperte in disordine, testimonianze quasi turpi dei nostri incontri con il nulla, prove che ogni notte non siamo già più...


(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")

domenica 21 aprile 2013

Questo è forse il tuo compito

Prendi il coraggio a due mani, esercita tutta la tua vigilanza, convoca tutti i doni che la natura ha voluto darti. E poi lascia che il tuo senso del ritmo si insinui tutto intorno agli uomini e alle donne, agli autobus e ai passeri, qualunque cosa tu veda per strada, finché riuscirai a legarli tutti in un insieme armonico. Questo è forse il tuo compito: trovare una relazione tra le cose che sembrano incompatibili, eppure hanno una affinità misteriosa, assorbire ogni esperienza senza paura e saturarla completamente, affinché la tua poesia sia un tutto invece che un frammento.


(Virginia Woolf)

domenica 19 agosto 2012

I sogni hanno questo di volgare

I sogni hanno questo di volgare: che tutti sognano.


(Fernando Pessoa)

venerdì 1 giugno 2012

I benefici della Luna

Mentre dormivi nella tua culla, la Luna, che è il capriccio in persona,
guardò dalla finestra e disse:
"Questa bambina mi piace".
Discese languidamente la sua scala di nuvole,
e passò senza far rumore attraverso i vetri.
Poi si stese su di te con la morbida tenerezza di una madre,
e depose i suoi colori sulla tua faccia.
Così le tue pupille sono rimaste verdi, e le tue guance straordinariamente pallide.
Contemplando quella visitatrice
i tuoi occhi si sono così bizzarramente ingranditi;
e lei ti ha così teneramente serrato la gola che ti è rimasta per sempre
la voglia di piangere.
Nell'espansione della sua gioia,
la Luna continuava a riempire tutta la stanza di un'atmosfera fosforescente,
di un veleno luminoso;
e tutta quella viva luce pensava e diceva:
"Subirai eternamente l'influsso del mio bacio.
Sarai bella a modo mio.
Amerai ciò che io amo e ciò che mi ama:
l'acqua, le nuvole, il silenzio e la notte;
il mare immenso e verde l'acqua informe e multiforme;
il luogo in cui non sei;
l'amante che non conosci;
i fiori mostruosi;
i profumi che fanno delirare;
i gatti che si beano sui pianoforti e che gemono come donne,
con voce roca e dolce.
E sarai amata dai miei amanti,
corteggiata da chi mi fa la corte.
Sarai la regina di chi ha gli occhi verdi,
di coloro a cui ho stretto la gola con le mie carezze notturne;
di coloro che amano il mare,
il mare immenso, tumultuoso e verde,
l'acqua informe e multiforme,
il luogo in cui non sono,
la donna che non conoscono,
i fiori sinistri che somigliano ai turiboli di una religione ignota,
i profumi che turbano la volontà,
e gli animali selvaggi e voluttuosi che sono gli emblemi della loro follia..."


(Charles Baudelaire)

giovedì 16 febbraio 2012

E la morte non avrà più dominio

E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
con l'uomo nel vento e la luna d'occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,
ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benché impazziscano saranno sani di mente,
benché sprofondino in mare risaliranno a galla,
benché gli amanti si perdano l'amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
giacendo a lungo non moriranno nel vento;
sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,
cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
si spaccherà la fede in quelle mani
e l'unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,
le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché pazzi e morti stecchiti,
le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
irromperanno al sole fino a che il sole precipiterà;
E la morte non avrà più dominio.


(Dylan Thomas)

martedì 27 dicembre 2011

Il mio bozzolo è stretto

Il mio bozzolo è stretto, mi chiamano i colori,
e sto cercando l'aria.
Già un'oscura capacità di ali
mi fa spezzare l'abito che indosso.

La potenza della farfalla è in questa
attitudine al volo,
che le concede prati di maestà
ed i volteggi facili nel cielo.

E devo tormentarmi nel presagio
e decifrare il segno
e commettere errori, se alla fine
io troverò la mia chiave divina.


(Emily Dickinson)