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domenica 15 gennaio 2017

Dono

Ora dormi, cuore inquieto, 
Ora dormi, su, dormi.

Dormi, inverno, 
Ti ha invaso, ti minaccia,
Grida: "T'ucciderò 
E non avrai più sonno". 

La mia bocca al tuo cuore, stai dicendo, 
Offre la pace, 
Su, dormi, dormi in pace,
Ascolta, su, l'innamorata tua, 
Per vincere la morte, cuore inquieto. 


(Giuseppe Ungaretti)

mercoledì 6 agosto 2014

Doppio poema del Lago Eden

Era la mia voce antica
ignara dei densi succhi amari.
La sento lambire i miei piedi
sotto le fragili felci bagnate.

Ahi, voce antica del mio amore,
ahi voce della mia verità,
ahi, voce del mio aperto costato,
quando tutte le rose nascevano dalla mia lingua
e il prato non conosceva l'impassibile dentatura del cavallo!

Tu sei qui a bere il mio sangue,
a bere il mio umore di bambino noioso,
mentre i miei occhi si spezzano nel vento
con l'alluminio e le voci degli ubriachi.

Lasciami passare la porta
dove Eva mangia formiche
e Adamo feconda pesci abbacinati.
Lasciami passare, omuncolo dei corni
verso il bosco degli stiramenti
e dei salti allegrissimi.

Io so l'uso piú segreto
che ha un vecchio spillo ossidato
e conosco l'orrore di certi occhi svegli
sulla concreta superficie del piatto.

Ma non voglio mondo né sogno, voce divina,
voglio la mia libertà, il mio amore umano
nell'angolo piú buio del vento che nessuno vuole.
Il mio amore umano!

Questi cani marini s'inseguono
e il vento spia tronchi trascurati.
O voce antica, brucia con la lingua
questa voce di latta e di talco!

Voglio piangere perché ne ho voglia
come piangono i bambini dell'ultimo banco,
perché io non sono né un uomo né un poeta né una foglia,
ma un polso ferito che tocca le cose dall'altro lato.

Voglio piangere dicendo il mio nome,
rosa, bambino e abete sulla riva di questo lago
per dire la mia verità d'uomo di sangue
uccidendo in me la beffa e la suggestione della parola.

No, no, io non domando, io desidero,
voce mia liberata che mi lambisci le mani.
Nel labirinto di paraventi è il mio nudo che riceve
la luna di castigo e l'orologio incenerito.

Così parlavo.
Così parlavo quando Saturno fermò i treni
e la bruma e il Sonno e la Morte mi cercavano.
Mi cercavano
là dove muggiscono le vacche che hanno zampine di paggio
e là dove fluttua il mio corpo fra contrari equilibri.


(Federico Garcia Lorca)

sabato 1 febbraio 2014

Foglie gialle

Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle
come farfalle
spensierate?
Venite da lontano o da vicino
da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via?


(Trilussa)

giovedì 21 febbraio 2013

Veder cadere le foglie mi lacera dentro

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d'accordo
con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali d'ippocastani.

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Elli bin şiir roman filan okudum yaprak dökümünü anlatır
elli bin filim seyrettim yaprakların dökümünü gösterir
elli bin kere gördüm yaprak dökümünü
düşüşlerini sürünüşlerini çürüyüşlerini yaprakların
elli bin kere duydum ölü hışırtılarını kunduramın altında
avucumda ve parmaklarımın ucunda
ama yaprak dökümüne rastlamak yine de burar içimi
hele bulvarlarda yaprak dökümüne
hele kestaneyseler
hele çocuklar geçiyorsa oralardan
hele güneşliyse hava
hele iyi bir haber almışsam o gün dostluk üstüne
hele o gün sancımıyorsa yüreğim
hele sevdiğimin beni sevdiğine inanıyorsam o gün
hele o gün insanlarla ve kendimle aram iyiyse yaprak
dökümüne rastlamak burar içimi
hele bulvarlarla yaprak dökümüne
hele kestaneyseler.


(Nazim Hikmet)

domenica 4 marzo 2012

Ogni giorno cerco di ridisegnarmi il volto

Ogni giorno cerco di ridisegnarmi il volto.
Prendo pennello e pastelli,
penne e matite, tempere e colori
in polvere, e dipingo un volto.
Lo dipingo sopra il volto che ho di già,
come una tela che volessi cancellare.
Non che non mi piaccia il volto
donatomi da Dio,
ma a vederlo sembra triste,
la bocca all’ingiù.
Sopra questo, dipingo un altro volto
che sorride.
Poi lo strofino via. Non lo voglio
quel sorriso mite e sciocco sul
mio volto.
Un giorno me lo disegnerò interessante, pericoloso,
crudele.



(Imtiaz Dharker)

martedì 15 novembre 2011

L'emisfero dei tuoi capelli

Lasciami respirare a lungo, ancora e ancora, l'odore dei tuoi capelli, lascia che io vi immerga il viso come fa l'assetato nell'acqua della sorgente, e che li scuota con la mia mano come un fazzoletto odoroso per farne uscire i ricordi nell'aria. Se tu potessi sapere tutto quello che vedo, tutto quello che sento, tutto quello che scopro nei tuoi capelli! La mia anima viaggia seguendo un profumo, come l'anima di altri viaggia seguendo una musica. Nei tuoi capelli c'è un intero sogno, pieno di vele e alberature; mari aperti i cui monsoni mi portano verso climi incantati, dove lo spazio è più azzurro e profondo, dove l'aria ha il profumo dei frutti, delle foglie e della pelle umana. Nell'oceano dei tuoi capelli vedo un porto brulicante di canzoni tristi, di uomini vigorosi dei più diversi paesi, e navi d'ogni forma, le cui intricate, delicate architetture si stagliano nel cielo immenso, invaso da un'immobile calura. Se carezzo i tuoi capelli, ritrovo il languore delle ore passate su un divano, nella cabina di una bella nave, cullato dal dolce rollio del porto, tra vasi di fiori e terrine rinfrescanti. Nella brace dei tuoi capelli, respiro l'odore di tabacco mescolato all'oppio e allo zucchero; nel buio dei tuoi capelli vedo splendere l'infinito dell'azzurro tropicale; sulle rive muscose dei tuoi capelli mi inebrio degli odori mescolati del catrame, del muschio e dell'olio di cocco. Lasciami mordere ancora le tue trecce pesanti e nere. Quando prendo a piccoli morsi i tuoi capelli elastici e ribelli, mi sembra di mangiare ricordi.


(Charles Baudelaire; "Lo spleen di Parigi")