domenica 13 novembre 2016

Sento allora di essere tutt'uno con la vita

- Venerdì mattina, le nove.

Ci si lamenta di come fa buio al mattino.
Per me, invece, è spesso l'ora migliore del giorno
- quando l'alba s'affaccia grigia e silenziosa alle mie pallide finestre.
In quel grigiore e silenzio c'è allora una macchia luminosa e violenta,
la piccola lampada velata che rischiara il grande piano scuro della mia scrivania.
La settimana scorsa è stata proprio la mia ora migliore.
Ero immersa nell' "Idiota",
traducevo solennemente qualche riga in un quaderno,
aggiungevo una breve annotazione mia,
e di colpo erano le dieci.
Allora ho pensato: si, così devi studiare,
così assorta, così va bene.
Stamattina una profonda tranquillità.
Proprio come una tempesta che s'è calmata.
Mi accorgo che questo stato d'animo si ripete ogni volta:
dopo giorni di vita interiore terribilmente intensa,
ricerca di chiarezza, doglie patite per sentimenti e pensieri
che non sono affatto pronti per nascere, enormi pretese da parte mia,
e la ricerca di una piccola forma propria
che diventa di un'importanza capitale, ecc. ecc. ecc.
- ecco che poi tutto quest'affanno, improvvisamente, mi cade di dosso;
il mio cervello è piacevolmente stanco, c'è bonaccia di nuovo,
sento quasi una sorta di dolcezza anche verso me stessa,
e su di me cala un velo attraverso cui la vita filtra più mite,
e spesso più ridente.
Sento allora di essere tutt'uno con la vita.
Inoltre: che non sono io individualmente
a volere o a dovere fare questo o quello,
ma che la vita è grande e buona e attraente e eterna
- e se tu dai tanta importanza a te stessa, ti agiti e fai chiasso,
allora ti sfugge quella grande, potente, e eterna corrente,
che è appunto la vita.
È proprio in questi momenti - e quanto ne sono riconoscente -
che ogni aspirazione personale mi abbandona,
la mia ansia, per esempio, di conoscere e sapere si acquieta,
e un piccolo pezzo d'eternità scende su di me con un largo colpo d'ala.


(Etty Hillesum; "Diario")

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