mercoledì 19 luglio 2017

...e la bella camera è vuota

(...)
Credo, Milena,
che noi due abbiamo una particolarità in comune:
siamo tanto timidi e ansiosi,
quasi ogni lettera è diversa,
quasi ciascuna si spaventa della precedente e, più ancora, della risposta.
Lei non lo è per natura, lo si vede facilmente,
e io forse, nemmeno io lo sono per natura,
ma ciò è quasi diventato natura,
e si dilegua soltanto nella disperazione,
tutt'al più nell'ira e, da non dimenticare, nell'angoscia.

Talora ho l'impressione che abbiamo una camera con due porte,
l'una di fronte all'altra, e ognuno stringe la maniglie di una porta
e basta un batter di ciglia dell'uno perché l'altro sia già dietro la sua porta
e basta che il primo dica una sola parola
e il secondo ha già certamente chiuso la porta dietro di sé e non si fa più vedere.
Egli riaprirà, si, la porta,
perché si tratta di una camera che forse non si può lasciare.
Se non fosse esattamente come il secondo, il primo starebbe tranquillo,
preferirebbe, in apparenza, non guardare neanche verso il secondo,
metterebbe lentamente in ordine la camera,
quasi fosse una camera come qualunque altra,
ma invece fa esattamente la stessa cosa presso la sua porta,
talvolta persino tutti e due sono di là dalle porte
e la bella camera è vuota.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

lunedì 17 luglio 2017

11 agosto 1943

(...)
Una volta, nel cuore della notte,
una gatta randagia è entrata nella nostra baracca,
le abbiamo messo una cappelliera sul gabinetto 
e là ha avuto i suoi piccoli. 
Certe volte mi sento come un gatto randagio 
senza cappelliera.

(Etty Hillesum)

Fuori per campi e boschi

Fuori per campi e boschi
oltre le mura ho viaggiato; 
salito su colline panoramiche 
ho guardato il mondo, sono sceso; 
per la via grande son tornato a casa,
ed ecco ho terminato. 
Le foglie sono tutte morte a terra, 
ma la quercia le sue trattiene
per ammucchiarle una a una 
e lasciarle graffiare e strisciare 
fuori sulla crosta di neve, 
quando le altre staranno a riposare. 
Confuse e immobili le foglie morte,
non più sbattute qua e là;
l'ultimo astro solitario è scomparso;
appassiscono i fiori dell' hamamelis; 
ancora cerca e si tormenta il cuore, 
ma i passi domandano "dove?".
Ah, quando mai al cuore dell'uomo
fu meno che un tradimento 
lasciarsi alla deriva delle cose, 
cedere con grazia alla ragione, 
e piegarsi e accettare la fine 
d'un amore e d'una stagione?


(Robert Frost)

domenica 16 luglio 2017

Che bella cosa aver ricevuto la Sua lettera...

- Merano, 1.VI.20 - Martedì
(...)
Che bella cosa aver ricevuto la Sua lettera,
doverLe rispondere col cervello insonne.
Non so scrivere niente, mi aggiro soltanto fra le righe,
alla luce dei Suoi occhi, al respiro delle Sue labbra
come in una bella giornata felice
che rimane bella e felice anche se la testa è malata e stanca...


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

Merano, 3.VI.20 - Giovedì

Vede, Milena,
sono coricato sulla sedia a sdraio, nel mattino,
nudo metà al sole, metà all'ombra,
dopo una notte quasi insonne;
come avrei potuto dormire se, troppo leggero per il sonno,
ho sempre volato intorno a Lei
e se realmente, proprio come Lei scrive oggi,
ero atterrito di ciò "che mi era caduto in grembo",
atterrito alla stessa maniera che si racconta dei profeti,
i quali erano deboli fanciulli
(già o ancora, che sarebbe poi indifferente)
e ascoltavano la voce che li chiamava
ed erano atterriti e non volevano e puntavano i piedi
e avevano una paura che straziava il cervello
e già prima avevano udito voci
e non sapevano donde venisse il suono terribile proprio in quella voce
- era la debolezza del loro orecchio o la forza di questa voce -
e non sapevano nemmeno (poiché erano bambini)
che la voce aveva già vinto e si era insediata appunto
mediante quella loro paura mandata avanti come un presentimento,
ma ciò non diceva ancor nulla in merito alle loro facoltà profetiche,
perché molti odono la voce,
ma anche oggettivamente è ancora dubbio che ne siano degni
e per sicurezza preferiscono negare decisamente fin dall'inizio
- dunque, così stavo coricato quando giunsero le Sue due lettere...


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

Girl reading


Fuoco e ghiaccio

Dicono alcuni che finirà nel fuoco 
Il mondo; altri, nel ghiaccio. 
Del desiderio ho gustato quel poco
Che mi fa scegliere il fuoco.
Ma se dovesse due volte finire, 
So pure che cosa è odiare, 
E per la distruzione posso dire
Che anche il ghiaccio è terribile
E può bastare. 

-----

Some say the world will end in fire. 
Some say in ice. 
From what I've tasted of desire 
I hold with those who favor fire. 
But if I know enough of hate
To say that for destruction ice
Is also great 
And would suffice.


(Robert Frost)

sabato 8 luglio 2017

Il pianoforte

Il pianoforte baciato da una fragile mano
vagamente riluce nella sera rosa e grigia, 
mentre con un lievissimo frèmito d'ala 
un'aria molto antica, flebile, incantevole, 
si aggira discreta, quasi spaurita,
nel boudoir che conserva il Suo profumo.

Cos'è questa nenia improvvisa 
che lenta dondola il mio povero essere? 
Che vorresti da me, dolce Canto scherzoso? 
Cos'hai voluto, ritornello fine ed incerto 
che morirai ben presto alla finestra 
semiaperta sul piccolo giardino?

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Le piano que baise une main frêle
Luit dans le soir rose et gris vaguement,
Tandis qu'un très léger bruit d'aile
Un air bien vieux, bien faible et bien charmant
Rôde discret, épeuré quasiment,
Par le boudoir longtemps parfumé d'Elle.

Qu'est-ce que c'est que ce berceau soudain
Qui lentement dorlote mon pauvre être ?
Que voudrais-tu de moi, doux Chant badin ?
Qu'as-tu voulu, fin refrain incertain
Qui vas tantôt mourir vers la fenêtre
Ouverte un peu sur le petit jardin ?


(Paul Verlaine)

venerdì 23 giugno 2017

E vorrei tanto... vorrei... tutto...

- Sabato 12 febbraio 1944

Cara Kitty,
splende il sole, il cielo è azzurro intenso, 
soffia un venticello meraviglioso
e vorrei tanto... vorrei... tutto...
Parlare, essere libera, avere amici, essere sola.
Vorrei tanto... piangere!
Mi sembra di scoppiare e so che se piangessi starei meglio;
ma non posso farlo.
Sono inquieta, passo da una stanza all'altra,
respiro l'aria della fessura di una finestra chiusa,
mi sento battere il cuore, come se dicesse:
- Esaudisci finalmente il mio desiderio.
Penso che sia la primavera, avverto il risveglio,
lo sento nel corpo e nell'anima.
Devo sforzarmi di agire in modo normale,
sono totalmente confusa,
non so cosa leggere, cosa scrivere, cosa fare,
so soltanto che vorrei...
Tua Anne


(Anne Frank; "Diario")

...molti interrogativi disperati hanno trovato risposta

Ieri, per un momento,
ho pensato che non avrei potuto continuare a vivere,
che avevo bisogno d'aiuto.
La vita e il dolore avevano perso il loro significato,
avevo la sensazione di "sfasciarmi" sotto un peso enorme,
ma anche questa volta ho combattuto una battaglia
che poi all'improvviso mi ha permesso di andare avanti, con maggior forza.
Ho provato a guardare in faccia il "dolore" dell'umanità,
coraggiosamente e onestamente,
ho affrontato questo dolore
o piuttosto lo ha fatto qualcosa in me stessa,
molti interrogativi disperati hanno trovato risposta,
l'assurdità completa ha ceduto il posto a un po' di ordine e di coerenza:
ora posso andare avanti di nuovo.
È stata un'altra breve ma violenta battaglia,
ne sono uscita con un pezzetto di maturità in più.
Ho scritto che mi sono confrontata col "dolore dell'Umanità"
(questi paroloni mi fanno ancora paura),
ma non è del tutto esatto.
Mi sento piuttosto come un piccolo campo di battaglia
su cui si combattono i problemi,
o almeno alcuni problemi del nostro tempo.
L'unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia.
Quei problemi devono pur trovare ospitalità da qualche parte,
trovare un luogo in cui possano combattere e placarsi
e noi, poveri piccoli uomini,
noi dobbiamo aprir loro il nostro spazio interiore, senza sfuggire.
Forse, su questo punto, io sono davvero molto ospitale,
a volte sono come un campo di battaglia insanguinato
e poi lo pago con un gran sfinimento e con un forte mal di capo.
Ma ora sono semplicemente me stessa:
Etty Hillesum, una laboriosa studentessa in una camera ospitale
con dei libri e con un vaso di margherite.
Scorro di nuovo nel mio stretto alveo
e il contatto con "Umanità", "Storia Universale" e "Dolore"
s'è interrotto un'altra volta.
Così dev'essere, del resto, altrimenti una persona impazzirebbe.
Non ci si può sempre perdere nei grandi problemi,
non si può essere sempre come un campo di battaglia;
dobbiamo poter ricuperare i nostri stretti confini
e continuare dentro di essi - scrupolosamente e coscienziosamente -
la nostra vita limitata,
mentre quei momenti di contatto quasi "impersonale" con tutta l'umanità
ci rendono ogni volta più maturi e profondi.


(Etty Hillesum; "Diario") 

mercoledì 14 giugno 2017

Domenica 23 marzo, le quattro

È tutto sbagliato un'altra volta.
"Io voglio qualcosa e non so che cosa".
Di nuovo mi sento presa
da una grandissima irrequietezza e ansia di ricerca,
tutto è in tensione nella mia testa.
Penso con una certa invidia alle ultime due domeniche:
le giornate si stendevano dinanzi a me
come grandi, aperte pianure che potevo attraversare liberamente,
erano prospettive ampie e sgombre.
E ora mi ritrovo in mezzo agli arbusti.

Tutto è cominciato ieri sera,
quando l'irrequietezza ha preso a salirmi dentro da ogni parte
come i vapori da una palude.
Volevo fare un po' di filosofia
- ma no, meglio quel saggio su Guerra e pace,
oppure no, Alfred Adler è più adatto al mio umore.
E poi ho finito per leggere quella storia d'amore indù.
Ma stavo semplicemente lottando contro  una naturale spossatezza
a cui mi sono saggiamente arresa, alla fine.
E stamattina sembrava che andasse bene per un po'.
Ma mentre pedalavo per l'Apollolaan è ricominciata quella scontentezza,
quel cercare irrequieto e sentire il vuoto dietro le cose,
sentire che la vita non trova un suo compimento
ma è un rimescolio senza costrutto.
E in questo momento sono nella palude.
E neppure il pensiero che anche questo passa, dopo tutto,
riesce a darmi un po' di pace.


(Etty Hillesum; "Diario")

sabato 3 giugno 2017

O falce di luna calante

O falce di luna calante
che brilli su l'acque deserte, 
o falce d'argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie, 
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe 'l vasto silenzio va.

Oppresso d'amor, di piacere, 
il popol de' vivi s'addorme...
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!


(Gabriele D'Annunzio)

Contemplation


Bacio

M’infiamma il desiderio.
E brillano i miei occhi.
Sistemo la morale nel primo cassetto che trovo,
mi muto in demonio,
e bendo gli occhi dei miei angeli
per un bacio.


(Maram al-Masri)

domenica 14 maggio 2017

Il disvelamento di una tenebra caduta...

La bellezza non è che
il disvelamento di una tenebra caduta
e della luce che ne è venuta fuori.


(Alda Merini)

Stringendosi alla terra

Amore alle labbra era un tocco
Dolce quanto reggevo;
E parve una volta troppo;
Io dell’aria vivevo

Che a fiotti da dolci cose
M’investiva… profumo di muschio
Da giovani vigne nascoste
In fondo a un poggio al crepuscolo?

Dolente io ero e stordito
Da fiori di caprifogli
Che scuotono quando li cogli
Una rugiada alle dita.

Bramai forti dolcezze, ma solo
Da giovane parvero forti;
Il petalo della rosa
Fu quello che punse e morse.

Nessuna gioia adesso che mi piaccia
Se non mischiata a dolore,
A sfinimento e ad errore:
Per questo io amo la traccia

Di lacrime, il marchio che resta
D’un quasi troppo amore,
Il dolce d’amara corteccia
E delle spezie il bruciore.

Se morta, dolente e segnata
Ritiro via la mano
Dopo averla premuta, schiacciata
Nell'erba e nella sabbia,

Quel poco male non basta:
Io voglio più forza e più peso
Perché la terra ancor più rude prema
Tutto il mio corpo steso.

-----

Love at the lips was touch
As sweet as I could bear;
And once that seemed too much;
I lived on air

That crossed me from sweet things,
The flow of - was it musk
From hidden grapevine springs
Down hill at dusk?

I had the swirl and ache
From sprays of honeysuckle
That when they’re gathered shake
Dew on the knuckle.

I craved strong sweets, but those
Seemed strong when I was young;
The petal of the rose
It was that stung.

Now no joy but lacks salt
That is not dashed with pain
And weariness and fault;
I crave the stain

Of tears, the aftermark
Of almost too much love,
The sweet of bitter bark
And burning clove.

When stiff and sore and scarred
I take away my hand
From leaning on it hard
In grass and sand,

The hurt is not enough:
I long for weight and strength
To feel the earth as rough
To all my length.


(Robert Frost)

lunedì 8 maggio 2017

Bussano

Bussano.
Chi sarà?
Nascondo la polvere della mia solitudine
sotto il tappeto,
aggiusto il mio sorriso,
ed apro.


(Maram al-Masri)

Anime scalze

Le ho viste.
Loro,
i loro volti dai lividi celati.
Loro,
gli ematomi nascosti tra le cosce,
Loro,
i loro sogni rapiti, le loro parole azzittite
Loro,
i loro sorrisi affaticati.
Le ho viste
tutte
passare nella strada
anime scalze,
che si guardano dietro,
temendo di essere seguite
dai piedi della tempesta,
ladre di luna
attraversano,
camuffate da donne normali.
Nessuno le può riconoscere
tranne quelle
che sono come loro.


(Maram al-Masri)

Guardando per caso le costellazioni

Puoi aspettare tanto, tanto tempo
prima che in cielo accada qualcosa
di più dello scorrere delle nuvole
e delle Luci del Nord,
che corrono come brividi pungenti.
Il sole e la luna s'incrociano,
ma non si toccano mai,
né fuoriescono
fiamme, né si scontrano violentemente.
Sembra che i pianeti s'incontrino
nei loro tragitti, ma non accade nulla,
non viene fatto nessun male.
Possiamo tranquillamente continuare
la nostra vita, e guardare ovunque
tranne che alle stelle, alla luna e al sole
perché abbiamo bisogno di colpi
e di cambiamenti per non impazzire.
È vero che la siccità più lunga
finirà in pioggia,
che la pace più lunga in Cina
finirà in conflitto.
 Ma verrà deluso chi resterà sveglio
nella speranza di veder rompere
la calma del cielo, 
di fronte a lui
nella sua vita.
Quella calma sembra proprio essere certa
fino all'ultima notte.


(Robert Frost)

martedì 18 aprile 2017

La tentazione

Più vivo di così non sarai mai, te lo prometto.
Per la prima volta vedrai i pori schiudersi
come musi di pesce e potrai ascoltare
il mormorio del sangue nelle gallerie
e sentire la luce scivolarti sulle cornee
come lo strascico di un abito; per la prima volta
avvertirai la gravità pungerti
come una spina nel calcagno
e per l’imperativo delle ali avrai male alle scapole.
Ti prometto di renderti talmente vivo che
la polvere ti assorderà cadendo sopra i mobili,
che le sopracciglie diventeranno due ferite fresche
e ti parrà che i tuoi ricordi inizino
con la creazione del mondo.


(Nina Cassian)

La femme et l’oiseau, 1931


lunedì 17 aprile 2017

Somigliare a un corridore che si fermi nel bel mezzo della corsa

Somigliare a un corridore che si fermi nel bel mezzo della corsa
per cercare di capire che senso abbia.
Meditare è una confessione di affanno.


(Emil Cioran)

sabato 15 aprile 2017

Stella

Se, alla luce delle cose tu scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole, venuta
troppo presto per il crepuscolo, troppo tardi
per l’alba, possa la tua pallida fiamma
dirigere il peggio in noi
attraverso il caos
con la passione del
semplice giorno.

-----

If, in the light of things, you fade
real, yet wanly withdrawn
to our determined and appropriate
distance, like the moon left on
all night among the leaves, may
you invisibly delight this house;
O star, doubly compassionate, who came
too soon for twilight, too late
for dawn, may your pale flame
direct the worst in us
through chaos
with the passion of
plain day.


(Derek Walcott)

L'idea fissa mi possiede...

"Si, Manu lo dice, e Zoroastro lo insegnava,
il sole nasce dal fuoco, la luna dal sole.
Il fuoco è l'anima del gran tutto.
I suoi atomi elementari si spandono
e scorrono incessantemente sul mondo in correnti infinite.
Nei punti in cui queste correnti si intersecano nel cielo, producono la luce;
nei loro punti di intersezione sulla terra producono l'oro.
La luce, l'oro, la stessa cosa.
Fuoco allo stato concreto.
La differenza tra visibile e palpabile,
tra fluido e solido per la stessa sostanza,
tra vapore acqueo e ghiaccio, niente di più.
Questi non sono sogni, - è la legge generale della natura -.
Ma come fare
per travasare nella scienza il segreto di questa legge generale? Che?
Questa luce che inonda la mia mano è oro!
Questi stessi atomi dilatati secondo una certa legge,
non si tratta che di condensarli secondo una certa altra legge!
Come fare?
Alcuni hanno immaginato di sotterrare un raggio di sole.
- Averroè - si, è Averroè, -
Averroè ne ha sepolto uno
sotto il primo pilastro di sinistra del santuario del Corano,
nella grande moschea di Cordova;
ma per vedere se l'operazione è riuscita
si potrà aprire il sotterraneo solo fra ottomila anni. (...) "
(...)
"...Altri hanno pensato", continuò l'arcidiacono pensoso,
"che fosse meglio operare su di un raggio di Sirio.
Ma è molto difficile ottenere questo raggio puro,
a causa della presenza simultanea delle altre stelle che vi interferiscono.
Flamel ritiene che sia più semplice operare sul fuoco terrestre.
- Flamel! che nome di predestinato, flamma! -
Si, il fuoco. Ecco tutto.
- Il diamante è nel carbone, l'oro è nel fuoco. -
Ma come trarlo fuori?
- Magistri afferma che ci sono alcuni nomi di donna
dotati di un fascino così dolce e così misterioso
che basta pronunciarli durante l'operazione... -
Leggiamo quello che ne dice Manu:
"Dove le donne sono onorate, le divinità se ne compiacciono;
dove esse sono disprezzate è inutile pregare Dio.
- La bocca di una donna è costantemente pura;
è un'acqua corrente, è un raggio di sole. -
Il nome di una donna deve essere gradevole, dolce, immaginario;
finire con vocali lunghe e somigliare a parole di benedizione".
- ...Si, il saggio ha ragione; in effetti la Maria, la Sofia, la Esmeral...
- Dannazione! Sempre questo pensiero!"
E chiuse il libro con violenza.
Si passò la mano sulla fronte,
come per scacciare l'idea che l'ossessionava.
Poi prese dal tavolo un chiodo e un martelletto
il cui manico era curiosamente dipinto di lettere cabalistiche.
"Da un po' di tempo", disse con un sorriso amaro,
"fallisco in tutte le mie esperienze!
L'idea fissa mi possiede
e mi fa appassire il cervello come un trifoglio di fuoco.
Non ho nemmeno potuto trovare il segreto di Cassiodoro,
la cui lampada ardeva senza stoppino e senza olio.
Eppure era una cosa semplice!".
(...)
"...Dunque è sufficiente", continuò il prete,
"un solo miserabile pensiero per rendere un uomo debole e pazzo!..."


(Victor Hugo; "Notre Dame de Paris")

lunedì 20 marzo 2017

Vivere è distruggersi

Vivere è distruggersi,
non tanto per una carenza,
ma per una sorta di pienezza pericolosa.
In Dostoevskij non sono gli omuncoli, vero, che si distruggono,
non sono i debolucci, gli anemici,
sono individui che esplodono,
che giungono al limite estremo di se stessi
e oltrepassano quel limite.


(Emil Cioran)

Dono

Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele.

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Dzień taki szczęśliwy.
Mgła opadła wcześnie, pracowałem w ogrodzie.
Kolibry przystawały nad kwiatem kaprifolium.
Nie było na ziemi rzeczy, którą chciałbym mieć.
Nie znałem nikogo, komu warto byłoby zazdrościć.
Co przydarzyło się złego, zapomniałem.
Nie wstydziłem się myśleć, że byłem kim jestem.
Nie czułem w ciele żadnego bólu.


(Czeslaw Milosz)

lunedì 13 marzo 2017

Desideri

Dato che non hai mai vissuto una guerra, Kitty,
e nonostante le mie lettere
sai ancora molto poco di quello che significa vivere nascosti,
tanto per divertirti
ti racconterò quali sono i desideri di ognuno di noi
una volta che usciremo.
Margot e il signor Van Daan
desiderano più di ogni altra cosa immergersi in un bagno caldo
e restarci per più di mezz'ora.
La signora Van Daan non vede l'ora di mangiare paste,
Dussel pensa solo alla sua Charlotte,
mamma alla sua tazza di caffè.
Papà vuole andare dal signor Voskuijl,
Peter in città, al cinema,
e io, per la felicità, non saprei proprio da dove cominciare.
Desidero più di ogni altra cosa avere una casa mia,
potermi muovere liberamente
ed essere di nuovo seguita nel lavoro, quindi tornare a scuola...


(Anne Frank; "Diario" - Venerdì 23 luglio 1943)

Ogni giorno sento di crescere internamente...

A cosa serve mai la guerra,
perché la gente non può vivere insieme tranquilla,
perché tutto deve essere devastato?
È una domanda comprensibile,
ma finora nessuno è riuscito a trovare una risposta soddisfacente.
Perché in Inghilterra continuano a produrre aerei sempre più grandi,
bombe sempre più pesanti,
e al contempo case prefabbricate per la ricostruzione?
Perché ogni giorno si spendono milioni per la guerra
e non c'è un centesimo per l'assistenza medica, gli artisti e la povera gente?
Perché la gente deve soffrire la fame
quando in altre zone della terra c'è cibo in sovrappiù che va a male?
Oh, perché gli uomini sono così folli?
Non credo che la guerra sia causata solo dagli uomini grandi,
dai governanti e dai capitalisti.
No, il piccolo uomo la fa altrettanto volentieri,
altrimenti i popoli si sarebbero ribellati già da molto tempo!
Nell'uomo c'è proprio l'impulso di distruggere,
di uccidere, di assassinare e infierire,
e finché tutta l'umanità, senza eccezioni,
non avrà subito una grande metamorfosi,
la guerra continuerà a infuriare,
e tutto quello che è stato costruito, coltivato e cresciuto,
sarà di nuovo distrutto e disintegrato, per poi cominciare da capo!
Spesso sono stata depressa, ma non ho mai perso la speranza,
considero questa clandestinità un'esperienza pericolosa, romantica e interessante.
(...)
Sono giovane e ho ancora molte virtù nascoste,
sono giovane e forte e vivo questa grande avventura,
ci sono ancora dentro
e non devo lamentarmi tutto il giorno di non potermi divertire!
Ho avuto molto, sono di natura felice, molto allegra e forte.
Ogni giorno sento di crescere internamente
e che la liberazione si avvicina,
quanto è bella la natura, quanto è buona la gente che ho attorno,
quant'è interessante e divertente questa esperienza!
Perché, allora, dovrei perdere la speranza?


(Anne Frank; "Diario" - Mercoledì 3 maggio 1944)

A Summer Night


domenica 5 marzo 2017

È come una mancanza di respiro

È come una mancanza di respiro
e un senso di morire
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò m’è negato, più cara,
molto più cara d’una fredda pace
mi è la stretta indicibile −
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quanto sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi
da questo mio dolore.


(Margherita Guidacci)

Città vecchia

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
piú puro dove piú turpe è la via.


(Umberto Saba)

Se in autunno tu venissi da me

Se in autunno tu venissi da me
caccerei l’estate
un po’ sorridente - un po’ irritata -
come la massaia scaccia una mosca.

Se potessi rivederti tra un anno
farei tanti gomitoli dei mesi -
li metterei in cassetti separati
per paura che i numeri si confondano.

Se l’attesa fosse soltanto di secoli
li conterei sulla mano
sottraendo finché non mi cadessero
le dita nel paese di Van Dieman.

E se fossi certa che finita questa vita
la mia e la tua continueranno a vivere
getterei la mia come una buccia
e sceglierei con te l’eternità.

Ma ora - incerta sulla durata del tempo - 
che ci separa, la cosa m’inquieta,
come l’ape folletto,
che non avverte quando pungerà.

-----

If you were coming in the Fall,
I’d brush the Summer by
With half a smile, and half a spurn,
As Housewives do, a Fly.

If I could see you in a year,
I’d wind the months in balls -
And put them each in separate Drawers,
For fear the numbers fuse -

If only Centuries, delayed,
I’d count them on my Hand,
Subtracting, till my fingers dropped
Into Van Dieman’s Land.

If certain, when this life was out -
That your’s and mine, should be –
I’d toss it yonder, like a Rind,
And take Eternity -

But, now, uncertain of the length
Of this, that is between,
It goads me, like the Goblin Bee -
That will not state – it’s sting.


(Emily Dickinson)

domenica 26 febbraio 2017

Felicità raggiunta, si cammina

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.


(Eugenio Montale)