giovedì 31 maggio 2012

Uno spettacolo per gli dei

Uno spettacolo per gli dei
la vita di due innamorati.


(Wolfgang Goethe)

L'uomo è un mondo

L'uomo è un mondo
che a volte vale i mondi interi.


(Amedeo Modigliani; 1919)

Cielo nuvoloso

Come l'evaporare e poi di nuovo il precipitare dell'acqua
sulla terra avviene secondo un certo ritmo
(...) così anche nel nostro intimo
tutto procede secondo una legge e per ritmi.
Nella mia vita
anche l'onda oscura che io pavento
sopravviene con una certa regolarità.
Di tanto in tanto si solleva nella mia anima,
senza motivi apparenti,
l'onda scura.
Una nuvola corre sul mondo, come una cortina nuvolosa.
La gioia suona artificiale, la musica insulsa.
Malinconia predomina.
Come un'aggressione giunge questa malinconia,
di tempo in tempo, non so in quali intervalli,
e addensa lentamente di nuvole il mio cielo.
Inizia con inquietudine nel cuore,
con presentimento di angoscia,
probabilmente con sogni notturni.
Persone, case, colori, suoni, che normalmente mi piacciono,
divengono equivoci e suonano falsi.
Musica produce mal di testa.
Tutte le lettere hanno orde dissonanti e contengono appuntiti risvolti.
In queste ore
essere costretto a parlare con le persone è tormento
e conduce inevitabilmente a scenate.
Queste sono le ore a causa delle quali
non si posseggono armi, le ore nelle quali se ne sente la mancanza.
Collera, dolore, risentimento si rivolgono contro tutto,
contro uomini, contro animali, contro il tempo,
contro la carta del libro che si sta leggendo,
e contro la stoffa dell'abito che si indossa.
Ma collera, impazienza, risentimento non hanno effetto sulle cose,
esse tornano indietro in me stesso.
Sono io quello che merita l'odio.
Sono io quello che porta nel mondo dissonanza e deformità.

Oggi mi acquieto dopo uno di questi giorni.

So che ora posso attendermi un po' di tranquillità.
So com'è bello il mondo,
so che esso è per me, in certe ore,
infinitamente più bello che per chiunque altro,
che i colori risuonano più soavi, più esultante si diffonde l'aria,
più tenera ondeggia la luce.
Ed io so che questo devo pagarlo
con i giorni nei quali la vita mi è insopportabile.
Vi sono buoni rimedi contro la malinconia:
canto, devozione, fare musica, fare poesie, vagare senza meta.
Io vivo di questi rimedi come l'eremita vive del breviario.
Talvolta mi sembra che il guscio si sia assottigliato
e che le mie ore buone siano troppo rare e troppo poco buone
per compensare le ore infauste.
Talvolta al contrario penso di aver fatto progressi,
che le ore buone siano cresciute, e le cattive diminuite.
Ciò che non desidero mai, neanche nelle ore peggiori,
è uno stadio intermedio tra bene e male,
una sorta di insipida, sopportabile medianità.
No, meglio ancora una esasperazione della curva,
meglio un tormento ancor più crudele,
ed in cambio gli attimi beati ricchi di un pizzico di splendore in più!
Mi abbandona, estinguendosi la svogliatezza,
vivere è di nuovo piacevole,
è di nuovo bello il cielo,
vagare di nuovo colmo di significato.
In tali giorni del ritorno
provo qualcosa di simile ad una convalescenza:
stanchezza senza vero dolore,
rassegnazione senza amarezza,
gratitudine senza disprezzo di sé.
Lentamente la curva della vita comincia a risalire.
Si sussurra di nuovo il verso di un canto.
Si coglie di nuovo un fiore.
Si gioca di nuovo con il bastone da passeggio.
Si vive ancora.
Si è di nuovo superato.
Si supererà ancora altre volte, e forse mille altre volte.

Mi sarebbe del tutto impossibile
dire se questo cielo nuvoloso, filamentoso,
silenziosamente agitato nell'intimo,
si rispecchi nella mia anima, o viceversa
se io leggo in questo cielo soltanto l'immagine del mio spirito.
Talvolta tutto diviene così assolutamente incerto!
Vi sono giorni nei quali sono convinto che nessun uomo sulla terra
sappia osservare certe atmosfere di aria e nuvole,
certe risonanza di colori,
certi profumi e gradazioni di umidità in maniera così sottile,
così precisa e fedele come so fare io
con i miei vecchi, nervosi sensi di poeta e viandante.
E poi di nuovo, come oggi,
può divenirmi problematico il fatto che
abbia veramente visto, udito, odorato qualcosa
e se invece tutto ciò che credo di percepire
altro non sia se non l'immagine della mia vita interiore
proiettata fuori di me.


(Hermann Hesse)

Vorrei poter soffocare

Vorrei poter soffocare
nella stretta delle tue braccia
nell'amore ardente del tuo corpo
sul tuo volto, sulle tue membra struggenti
nel deliquio dei tuoi occhi profondi
perduti nel mio amore,
quest'acredine arida
che mi tormenta.
Ardere confuso in te disperatamente
quest'insaziabilità della mia anima
già stanca di tutte le cose
prima ancor di conoscerle
ed ora tanto esasperata
dal mutismo del mondo
implacabile a tutti i miei sogni
e dalla sua atrocità tranquilla
che mi grava terribile
e noncurante
e nemmeno più mi concede
la pacatezza del tedio
ma mi strazia tormentosamente
e mi pungola atroce,
senza lasciarmi urlare,
sconvolgendomi il sangue
soffocandomi atroce
in un silenzio che è uno spasimo
in un silenzio fremente.
Nell'ebrezza disperata
dell'amore di tutto il tuo corpo
e della tua anima perduta
vorrei sconvolgere e bruciarmi l'anima
sperdere quest'orrore
che mi strappa gli urli
e me li soffoca in gola
bruciarlo annichilirlo in un attimo
e stringermi a te
senza ritegno più
ciecamente, febbrile,
schiantandoti, d'amore.
Poi morire, morire,
con te.


Il giorno tetro
in cui dovrò solitario
morire (e verrà, senza scampo)
quel giorno piangerò
pensando che potevo
morire così nell'ebbrezza
di una passione ardente.
Ma per pietà d'amore
non l'ho voluto mai.
Per pietà del tuo povero amore
ho scelto, anima mia,
la via del più lungo dolore.



(Cesare Pavese; 12 dicembre 1927)

Paesaggio

(...)
Guarderò primavere, estati, autunni, e quando
arriverà l’inverno, monotono di nevi,
chiuderò ogni finestra, ogni fessura,
e alzerò nella notte fantastiche dimore.
Là sognerò orizzonti cilestrini
e parchi, e su alabastri zampilli di fontane,
e uccelli che cinguettano sera e mattina, e baci,
e tutto quello che di più infantile
c’è nell’idillio. Tempestando ai vetri
non potrà dal mio tavolo distrarmi la Sommossa,
giacché sarò sepolto dal piacere
di evocare Primavera con la mia volontà,
di tirar fuori un sole dal mio cuore, di fare
un clima di dolcezza col fuoco dei pensieri.

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(...)
Je verrai les printemps, les étés, les automnes;
Et quand viendra l'hiver aux neiges monotones,
Je fermerai partout portières et volets
Pour bâtir dans la nuit mes féeriques palais.
Alors je rêverai des horizons bleuâtres,
Des jardins, des jets d'eau pleurant dans les albâtres,
Des baisers, des oiseaux chantant soir et matin,
Et tout ce que l'Idylle a de plus enfantin.
L'Emeute, tempêtant vainement à ma vitre,
Ne fera pas lever mon front de mon pupitre;
Car je serai plongé dans cette volupté
D'évoquer le Printemps avec ma volonté,
De tirer un soleil de mon coeur, et de faire
De mes pensers brûlants une tiède atmosphère.


(Charles Baudelaire)


venerdì 25 maggio 2012

Disattenzione

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare
domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.


Il mondo avrebbe potuto essere preso per
un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.


Nessun come e perché -
e da dove è saltato fuori uno così -
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.


Ero come un chiodo piantato troppo in
superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).


Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter
d’occhio.


Su un tavolo più giovane da una mano d’un
giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.


Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.


La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.


Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.



(Wislawa Szymborska)

Autopsicografia

Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
Da fingere che è dolore
Il dolore che davvero sente.

E quelli che leggono ciò che scrive,
Nel dolore letto sentono bene,
Non i due che egli ha sentito,
Ma solo quello che essi non provano
.

E così sui binari in tondo 
Gira a distrarre la ragione,
Quel trenino a carica
Che si chiama cuore.


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O poeta é um fingidor.
Finge tão completamente
Que chega a fingir que é dor
A dor que deveras sente.

E os que lêem o que escreve,
Na dor lida sentem bem,
Não as duas que ele teve,
Mas só a que eles não têm.

E assim nas calhas de roda
Gira, a entreter a razão,
Esse comboio de corda
Que se chama o coração.


(Fernando Pessoa)

giovedì 24 maggio 2012

Rendimi il mio peccato

- Romeo: "Se credete che io profani con la mano più indegna
questa sacra reliquia
(peccato degli umili, del resto),
le mie labbra rosse
come due timidi pellegrini
cercheranno di rendere morbido l'aspro contatto
con un tenero bacio".
-Giulietta: "Buon pellegrino,
voi fate un grave torto alla vostra mano,
che non ha fatto altro che dimostrare
un'umile devozione.
Anche i santi hanno le mani,
e le mani dei pellegrini le toccano;
palma contro palma:
infatti questo è il bacio sacro dei palmieri".
-Romeo: "Ma i santi e i palmieri
non hanno labbra?".
-Giulietta: "Sì, pellegrino,
labbra che servono per la preghiera".
-Romeo: "Oh, allora, dolce santa,
lascia che le tue labbra facciano come le tue mani;
esse pregano,
tu esaudiscile,
in modo che la fede non si muti in disperazione".
-Giulietta: "I santi non si muovono,
eppure esaudiscono coloro che li pregano".
-Romeo: "Allora non muoverti,
così la mia preghiera sarà esaudita".
[la bacia]
"Ecco, le tue labbra
hanno tolto il peccato dalle mie".
-Giulietta: "Allora le mie labbra
portano il peccato che hanno tolto".
-Romeo: "Il peccato dalle mie labbra?
O colpa dolcemente rimproverata!
Rendimi il mio peccato!"


(William Shakespeare; "Romeo e Giulietta" - 1595)

mercoledì 16 maggio 2012

Nessuna serratura

Non c'è cancello,
nessuna serratura,
nessun bullone che potete regolare
sulla libertà della mia mente.

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There is no gate,
no lock,
no bolt that you can set
upon the freedom of my mind.


(Virginia Woolf)

Le danze notturne

Un sorriso è caduto nell’erba.
Irrecuperabile!
E come si perderanno le tue
danze notturne. Nella matematica?
Questi salti e spirali così puri –
Di sicuro percorrono
il mondo per sempre, io non resterò del tutto
svuotata di bellezze, il dono
del tuo piccolo respiro, il profumo
d’erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli.

La loro carne non ha somiglianza alcuna
Fredde pieghe dell’io, la calla,
e il giglio tigrato, che si fa bello –
macchie, e un ventaglio di petali ardenti.


Le comete
hanno da attraversare tanto spazio,
tanto freddo, oblio.
Così i tuoi gesti si sfioccano –
caldi e umani, poi la loro luce rosa
che gocciola e si sfalda
dalle nere amnesie del cielo.


Perché mi sono date
queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi
esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli
e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.



(Sylvia Plath)

27 agosto 1950

lunedì 14 maggio 2012

Solo questo voglio fare

Questo, solo questo voglio fare,
in questi limpidi giorni di primavera:
sdraiarmi sull'erba a occhi chiusi;
stare alla finestra,
guardare fuori ma vedere solo dentro il mio cuore.
E sognare,
sognare la magia del tuo arrivo.
Perché arriverai, vero?



(Rabindranath Tagore)

Considero valore ogni forma di vita

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.


Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.


Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.


(Erri De Luca)

venerdì 11 maggio 2012

L’attesa è lunga

(...)
L’attesa è lunga,
il mio sogno di te non è finito.


(Eugenio Montale)

Ella incede in bellezza

Ella incede in bellezza, come la notte
di climi senza nubi e di cieli stellati;
e quanto c'è di meglio dell'ombra e della luce
si incontra nel suo viso e nei suoi occhi:
resi più dolci in quella luce tenera
che il cielo nega alla pienezza del giorno.

Un'ombra un po' più intensa, un più delicato raggio,
avrebbero quasi turbato la grazia indefinibile
che si muove ondeggiando dalla sua chioma corvina
o che dolcemente riluce nel suo viso;
dove pensieri soavi serenamente mostrano
in quale luogo puro e caro hanno dimora.

Su quella guancia e sopra quella fronte,
così dolce e calma eppure così eloquente,
un sorriso che incanta, un colore che splende,
raccontano soltanto di giorni dedicati al bene,
di una mente in pace con ogni cosa terrena,
di un cuore colmo di amore innocente.

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She walks in beauty, like the night
Of cloudless climes and starry skies;
And all that's best of dark and bright
Meet in her aspect and her eyes:
Thus mellow'd to that tender light
Which heaven to gaudy day denies.

One shade the more, one ray the less,
Had half impair'd the nameless grace
Which waves in every raven tress,
Or softly lightens o'er her face;
Where thoughts serenely sweet express
How pure, how dear their dwelling-place.

And on that cheek, and o'er that brow,
So soft, so calm, yet eloquent,
The smiles that win, the tints that glow,
But tell of days in goodness spent,
A mind at peace with all below,
A heart whose love is innocent.


(Lord Byron)

domenica 6 maggio 2012

Oh me, oh vita!

Oh me, oh vita!
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d'infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita!

Risposta

Che tu sei qui,
che la vita esiste e l'identità,
Che il potente spettacolo continui,
e che tu puoi contribuire con un verso.


(Walt Whitman)

sabato 5 maggio 2012

Il tuo fedelissimo sposo e amico

Cara mogliettina,
ho tante preghiere da farti:
-I. ti prego di non essere triste;
-II. di stare attenta alla tua salute
e di non fidarti dell'aria primaverile;
-III. di non uscire a piedi da sola
e possibilmente di non uscire a piedi affatto;
-IV. di essere in tutto e per tutto certa del mio amore.
E ora stai bene, carissima, amatissima!
Pensa che ogni notte, prima di andare a letto,
parlo una buona mezz'ora con il tuo ritratto
e così anche al risveglio.
O stru! stri!
Ti bacio e ti stringo 10955060437082 volte
(eccoti un bell'esercizio per la pronuncia)
e rimango sempre,

il tuo fedelissimo

sposo e amico,
W.A. Mozart.


(Wolfgang Amadeus Mozart; "Lettere" - 1789)

Mia soltanto è la patria della mia anima

Mia soltanto è la patria della mia anima.
Vi posso entrare senza passaporto e mi sento a casa;
essa vede la mia tristezza e la mia solitudine
ma non vi sono case:
furono distrutte durante la mia infanzia,
i loro inquilini volano ora nell'aria
in cerca di una casa,
vivono nella mia anima.
Ci fu un tempo in cui avevo due teste,
vi fu un tempo in cui questi volti
erano bagnati dalla rugiada dell'amore
e disciolti come profumo di rosa.
Ora mi sembra che anche quando indietreggio
avanzo verso un'ampia porta,
oltre la porta ci sono ampie distese di pareti,
rombi di tuoni smorzati e lampi spezzati riposano.
Mia soltanto è la patria della mia anima.


(Marc Chagall)