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domenica 9 ottobre 2016

Che importa vivere, - che giova amar?

- Torino, novembre 1909

Guido molto amato, 
si può sapere in che mondo vivi? Da varie parti mi si chiede di te come s'io fossi la tua custode, ed io t'ignoro peggio di altri. Ho letto sul "Viandante" il tuo "Esperimento" e ho riveduto una strada ripida di Moncalieri, un angolo chiaro di paesaggio e noi due fermi: io a udire e tu a dire il poemetto. Come rammento il tuo tono di voce nelle parole: "che importa vivere, - che giova amar?" Fatti vivo, buon fratello cattivo e oblioso; dicono che sei a Torino, ma saresti così perverso da non farti vedere da me? Non mi vuoi più bene, lo sento! Vedi, mi lamento come una modistina abbandonata dall'amante e siamo tu celebre e io quasi,  senza contare che ci amiamo di un amore puro. Scrivimi se sei a Torino o altrove, anzi vieni a trovarmi:  voglio dirti tante cose, tante care cose sciocche, di quelle che si dicono fra persone intelligenti. Se non ti fai vivo m'offendo, te lo giuro, e rinnego la nostra fraternità. Ti bacio su una tempia:  dev'essere un po' cavata la tua tempia, credo. Addio.

Amalia

Come sta tua madre?


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

domenica 22 maggio 2016

Improvvisamente mi si aprivano davanti molte verità...

Spesso Pokrovsky mi dava libri; in principio li leggevo per non addormentarmi; poi più attentamente, e in seguito con avidità; improvvisamente mi si aprivano davanti molte verità sin allora ignote, sconosciute. Come un torrente impetuoso, nuove idee e nuove espressioni mi si riversavano tutte insieme nel cuore; quanto maggior emozione, agitazione e pena costava al mio cuore il ricevere le nuove espressioni, tanto più mi erano care, tanto più dolcemente mi si agitavano dentro; e d'un tratto, bruscamente, mi si affollarono in cuore, non lasciandolo più respirare. Uno strano caos cominciò a turbarmi tutta la persona...


(Fëdor Dostoevskij; "Povera gente")

mercoledì 25 febbraio 2015

Ulisse

Nella mia giovinezza ho navigato
lungo le coste dalmate. Isolotti
a fior d'onda emergevano, ove raro
un uccello sostava intento a prede,
coperti d'alghe, scivolosi, al sole
belli come smeraldi. Quando l'alta
marea e la notte li annullava, vele
sottovento sbandavano più al largo,
per fuggirne l'insidia. Oggi il mio regno
è quella terra di nessuno. Il porto
accende ad altri i suoi lumi; me al largo
sospinge ancora il non domato spirito,
e della vita il doloroso amore


(Umberto Saba)

mercoledì 1 febbraio 2012

L'uccello azzurro

Nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire,
ma con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani dentro, non voglio
che nessuno ti
veda.

Nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire,
ma io gli verso addosso whisky e aspiro
il fumo delle sigarette
e le puttane e i baristi
e i commessi del droghiere
non sanno che
lì dentro
c'è lui.

Nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire,
ma io con lui sono inflessibile,
gli dico:
rimani giù, mi vuoi fare andar fuori
di testa?
Vuoi mandare all'aria tutto il mio
lavoro?
Vuoi far saltare le vendite dei miei libri in
Europa?

Nel mio cuore c'è un uccello azzurro che
vuole uscire,
ma io sono troppo furbo, lo lascio uscire
solo di notte, qualche volta,
quando dormono tutti.
Gli dico: lo so che ci sei,
non essere
triste.

Poi lo rimetto a posto,
ma lui lì dentro un pochino
canta, mica l'ho fatto davvero
morire,
dormiamo insieme
così, col nostro
patto segreto
ed è così grazioso da
far piangere
un uomo, ma io non
piango, e
voi?


(Charles Bukowski)