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mercoledì 22 febbraio 2023

Io mi sarò fedele

Io mi sarò fedele,
fedele a questo corpo e alle voglie salde dell’anima,
fedele a un amore difettoso che il mattino
mi lascia.
Fedele a queste stagioni che si ripetono,
a questi volti che si cancellano,
al mio tempo difficile.
Io vado un gradino al giorno per la scala senza fine.
Verso la pazienza e l’attesa, ma verso il presente.
Non ho speranze, non sogno.
Io sono qui e impasto calce e il muro mi cresce
sotto le mani. Senza frantumare.
E il paradiso?
Il tramite all’assoluto, forse l’arte,
realizzata fuori di sé, in febbre di perfezione.
Forse una promessa.


(Elio Pecora)

mercoledì 19 ottobre 2016

E il cuore è sempre vuoto e non mai sazio

- Torino, 3 settembre 1910

Caro Guido,
dal finestrino del vagone mentre il treno sbuffando partiva ho lasciato cadere nelle mani tese di Borgese i foglietti stampati di Paolo e Virginia che m’erano giunti poco prima all'albergo dopo varie peregrinazioni per gli hotels di Alassio. Ho gridato a Borgese che tu vuoi un suo giudizio, ho udito che me l’ha promesso e sono scomparsa nel buio di una galleria in una nuvola grigia di fumo. Ora attendo il giudizio per comunicartelo; il mio se lo vuoi è questo: che quella poesia è fatta con un’arte finissima, che piacerà certo anche agli eruditi, ma è una virtuosità, ed ha la freddezza del puro virtuosismo. Forse m’inganno ma ne ebbi questa impressione. Del resto può stare in compagnia delle tue migliori per la misura perfetta e il limpido stile. Io ho sbandato per le vie del mare i miei fantasmi poetici, ma spero di ritrovarli in questa Torino quieta e spopolata e dimessa che s’intona col mio spirito un po’ grigio. Sai che una cosa strana è accaduta? che il 28 di agosto forse nell’ora stessa in cui tu mi vedevi su uno scoglio con le mani nelle mani di qualche tentatore, questo realmente accadeva come nella tua visione ed io tessevo un innocuo ma fresco e delizioso flirt con un adolescente non privo di qualche grazia sentimentale e d’un certo spirito di poesia. Ora tutto è passato come un’ala di vento marino e gli occhi tentatori non mi sorridono più. Tout passe, tout casse, tout lasseE il cuore è sempre vuoto e non mai sazio. Sai che medito un volume di versi nuovi? Ma è un grande segreto che nessuno conosce. Sarà una cosa ciclica come "Le Seduzioni" e avrà per titolo "I domani". Sento lo snervante rimpianto, l’amaro ardente e sognante come l’assenzio di questa parola... Io vedo dietro le sillabe che la compongono, aggrupparsi lontanare disperdersi un mondo d’imagini ancora informi, ancora incerte ma già vive nel mio sogno. E le vedo atteggiarsi in gesti di così intensa espressione che il cuore mi si stringe e mi si annebbiano gli occhi, come se già leggessi scritti dalle mie dita i versi che le faranno vive. Non sorridere sai, fratello buono, può anche darsi che sia una delle tante allucinazioni che sorgono in certi dormiveglia della coscienza poetica. (...) Io resterò qui tutto settembre meno un viaggio a Venezia di pochi giorni verso la metà del mese. Forse non andrò nemmeno a vendemmiare a Cravanzana: ho troppo bisogno di raccoglimento e di lavoro, ché l’opera fu da me trascurata in modo indegno. Chi sa se mi ritroverò ancora? E tu che fai? Quando verrai a Torino? Avvertimene prima secondo l’uso consueto. Vedesti "La Lettura" con le Muse italiche? Se potessimo discorrere un poco insieme di tante cose! È ancora incerto il giorno della mia partenza per Venezia ma la ventura settimana non mi muovo certo. Se tu venissi faresti opera meritoria per la nostra amicizia. Scrivimi prestissimo comunicandomi le tue intenzioni, e pensami fraternamente sempre.

Amalia


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

giovedì 2 aprile 2015

La poesia

Nella mia mente è scolpita una poesia
che esprimerà la mia anima intera.

La sento vaga come il suono e il vento
eppure scolpita in piena chiarezza.

Non ha strofa, verso né parola
non è neppure come la sogno.

È un mero sentimento, indefinito,
una felice bruma intorno al pensiero.

Giorno e notte nel mio mistero
la sogno, la leggo e riprovo a sillabarla,

e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso
come per librarsi nella sua vaga compiutezza.

So che non sarà mai scritta.
So che non so che cosa sia.

Ma sono contento di sognarla,
e una falsa felicità, benché falsa, è felicità.


(Fernando Pessoa)

lunedì 17 marzo 2014

Le isole fortunate

Quale voce viene sul suono delle onde
che non è la voce del mare?
E’ la voce di qualcuno che ci parla,
ma che, se ascoltiamo, tace,
proprio per esserci messi ad ascoltare.

E solo se, mezzo addormentati,
udiamo senza sapere che udiamo,
essa ci parla della speranza
verso la quale, come un bambino
che dorme, dormendo sorridiamo.

Sono isole fortunate,
sono terre che non hanno luogo,
dove il Re vive aspettando.
Ma, se vi andiamo destando,
tace la voce, e solo c’è il mare.

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Que voz vem no som das ondas
Que não é a voz do mar?
É a voz de alguém que nos fala,
Mas que, se escutarmos, cala,
Por ter havido escutar.

E só se, meio dormindo,
Sem saber de ouvir ouvimos
Que ela nos diz a esperança
A que, como uma criança
Dormente, a dormir sorrimos.

São ilhas afortunadas
São terras sem ter lugar,
Onde o Rei mora esperando.
Mas, se vamos despertando
Cala a voz. e há só o mar.


(Fernando Pessoa)

lunedì 11 novembre 2013

Tristezza della luna

Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
prima d'addormirsi carezza il contorno dei seni,
e sul dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona

a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
bianche che salgono nell'azzurro come fiori in boccio.
Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere su questa
terra una lagrima furtiva,

un pio poeta, odiatore del sonno,
accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima

dai riflessi iridati come un frammento d'opale, e la nasconde
nel suo cuore agli sguardi del sole

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Ce soir, la lune rêve avec plus de paresse;
Ainsi qu'une beauté, sur de nombreux coussins,
Qui d'une main distraite et légère caresse
Avant de s'endormir le contour de ses seins,

Sur le dos satiné des molles avalanches,
Mourante, elle se livre aux longues pâmoisons,
Et promène ses yeux sur les visions blanches
Qui montent dans l'azur comme des floraisons.

Quand parfois sur ce globe, en sa langueur oisive,
Elle laisse filer une larme furtive,
Un poète pieux, ennemi du sommeil,

Dans le creux de sa main prend cette larme pâle,
Aux reflets irisés comme un fragment d'opale,
Et la met dans son coeur loin des yeux du soleil


(Charles Baudelaire)

giovedì 19 settembre 2013

Perché la poesia ha questo compito sublime

(...) Perché la poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare. La poesia è una catarsi del dolore, come l’immensità della morte è una catarsi della vita. Quando tutto, ove siamo, è buio ed ogni cosa duole e l’anima penosamente sfiorisce, allora veramente ci sembra che ci sia donato da Dio chi sa sciogliere in canto il nodo delle lacrime e sa dire quello che a noi grida, imprigionato, nel cuore. Per chi ai suoi giorni non vede più che un colore di tramonto e sente, attraverso il suo cielo, salire l’estremo pallore, per chi ancora beve, con occhi allucinati, l’incanto delle cose, ma non sa, non può (perché è troppo tardi – perché non c’è più forza, perché tutto è stato bruciato, fino all’ultima stilla) tradurlo più in parole, ah, è come rivivere trovare un’anima giovane che sprigiona il nostro stesso canto inespresso.


(Antonia Pozzi; 11 gennaio 1933)

domenica 1 settembre 2013

Un senso di tenerezza mi riempì il cuore

Un senso di tenerezza mi riempì il cuore. La protagonista del mio romanzo sarei stata io stessa...


(Sylvia Plath)

venerdì 2 marzo 2012

Dell'illusione

Scrivesti sulla tavola del mio cuore:
desidera.
E io andai giorni e giorni
pazzo e profumato e triste.


(Jaime Sabines)