martedì 28 ottobre 2014

Moto e cambiamento

Bolliamo a fuoco lento
sul nostro incalcolabile calderone,
sulla nostra avvincente confusione,
sul nostro pasticcio di impulsi,
sul nostro perpetuo miracolo
- perché l'anima erutta meraviglie ogni secondo.
Moto e cambiamento
sono l'essenza del nostro essere,
la rigidezza è morte;
il conformismo è morte:
diciamo quello che ci viene in testa,
ripetiamoci, scaraventiamo fuori i nonsensi più folli,
e seguiamo le fantasie più fantastiche
senza curarci di quel che il mondo pensa o dice.
Perché niente importa
se non la vita.


(Virginia Woolf)

Purity of the Heart


Sono impressionata

Sono impressionata,
emozionata,
sorridente dentro,
soddisfatta come una gatta:
il giorno è evaporato,
finito nella contemplazione rapita
della mia poesia.


(Sylvia Plath - Venerdì 8 Agosto 1958)

domenica 26 ottobre 2014

Io non ho bisogno di denaro

Io non ho bisogno di denaro
ho bisogno di sentimenti
di parole
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitino gli alberi
di canzoni che facciano danzare le statue
di stelle che mormorino
all'orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia
questa magia che brucia
la pesantezza delle parole
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.


(Alda Merini)

sabato 25 ottobre 2014

Non sono venuto a burlarmi di questo mondo

Non sono venuto a burlarmi di questo mondo,
ma ad amare con passione tutti gli esseri

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Non he venido a burlarme de este mundo,
sino a amar con pasion todos los seres


(Jorge Carrera Andrade)

A riposo

Chi mi accompagnerà pei campi
Il sole si semina in diamanti
di gocciole d'acqua
sull'erba flessuosa
Resto docile
all'inclinazione
dell'universo sereno
Si dilatano le montagne
in sorsi d'ombra lilla
e vogano col cielo
Su alla volta lieve
l'incanto si è troncato
E piombo in me
E m'oscuro in un mio nido.


(Giuseppe Ungaretti)

venerdì 24 ottobre 2014

Come un miracolo negativo

Nelle farmacie non vi è alcun rimedio contro l’esistenza
- solo palliativi per i fanfaroni.
Ma dov’è l’antidoto alla disperazione chiara,
infinitamente articolata, fiera e sicura?
Tutti gli esseri sono infelici; ma quanti lo sanno?
La coscienza dell’infelicità è una malattia troppo grave
per figurare in un’aritmetica delle agonie
o nei registri dell’Incurabile.
Essa sminuisce il prestigio dell’inferno
e trasforma i mattatoi dei tempi in idilli.
Quale peccato hai commesso per nascere,
quale colpa per esistere?
Il tuo dolore, al pari del tuo destino, è senza motivo.
Soffrire davvero significa accettare l’invasione dei mali
senza la scusa della causalità,
come un favore della natura demente,
come un miracolo negativo…


(Emil Cioran)

A Silvia

Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,

E tu, lieta e pensosa, il limitare

  Di gioventù salivi?

Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all'opre femminili intenta
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D'in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch'io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?

Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Ragionavan d'amore

Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell'età mia nova,
Mia lacrimata speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell'umane genti?
All'apparir del vero
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.


(Giacomo Leopardi)

giovedì 23 ottobre 2014

È quel che è

È assurdo
dice la ragione
È quel che è
dice l’amore
È infelicità
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È vano
dice il giudizio
È quel che è
dice l’amore
È ridicolo
dice l’orgoglio
È avventato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quel che è
dice l’amore.


(Erich Fried)

Reclino la testa e bevo le lettere

Che ne pensa?
Potrei ricevere una lettera
entro domenica?
Certo sarebbe possibile.
Ma è insensata,
questa smania di lettere.
Non basta una sola,
non basta sapere una volta per tutte?
Certo che basta, ma ciononostante
reclino la testa e bevo le lettere
e so soltanto
che non vorrei smettere di bere.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena" - 29 Maggio 1920)

lunedì 20 ottobre 2014

Indizi

Come spostando pietre:
geme ogni giuntura! Riconosco
l’amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l’amore dal lontano
di chi mi è accanto.

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l’amore dal boato
- dal trillo beato -
lungo tutto il corpo!


(Marina Cvetaeva)

Sera d'autunno

sera d'autunno:
la solitudine è più grande
dell'anno scorso

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kyonen yori
mata sabishii zo
aki no kure


(Yosa Buson) 

The Burning of Rome


domenica 19 ottobre 2014

È strano come un frammento di poesia si insinui nella mente

È strano come un frammento di poesia
si insinui nella mente
e costringa le gambe a camminare
seguendo il suo ritmo.


(Virginia Woolf)

venerdì 17 ottobre 2014

Il cuore prima chiede gioia

Il cuore prima chiede gioia,
poi assenza di dolore,
poi quegli scialbi anodini
che attenuano il soffrire,

poi chiede il sonno, e infine
se a tanto consentisse
il suo tremendo Giudice,
libertà di morire.


(Emily Dickinson)

Porto dentro il mio cuore

Porto dentro il mio cuore,
come un cofanetto pieno che non si può chiudere,
tutti i luoghi dove sono stato,
tutti i porti a cui sono arrivato,
tutti i paesaggi che ho visto da finestre o da oblò,
o dai ponti di poppa delle navi, sognando,
e tutto questo, che è tanto, è poco per quello che voglio.
Ho viaggiato per più terre di quelle che ho toccato…
Ho visto più paesaggi di quelli su cui ho posato gli occhi…
Ho fatto esperienza di più sensazioni
di tutte le sensazioni che ho sentito,
perché, per quanto sentissi, sempre qualcosa mi mancava,
e la vita sempre mi afflisse, sempre fu poco, e io infelice.

Non so se la vita è poco o è molto per me.
Non so se sento troppo o poco, non so
se mi manca lo scrupolo spirituale, il punto di appoggio dell’intelligenza,
la consanguineità con il mistero delle cose, scossa
ai contatti, sangue sotto i colpi, fremito ai rumori,
o se un altro significato più comodo e felice c’è per questo.
Sia come si vuole, era meglio non essere nato,
perché , per quanto interessante in ogni momento,
la vita finisce per dolere, nauseare, tagliare, radere, stridere,
a dar voglia di urlare, saltare, restare per terra, uscire
fuori da tutte le case, da tutte le logiche e da tutte le pensiline,
e andare a essere selvaggi verso la morte fra alberi e oblii,
fra cadute, e pericoli e assenza del domani,
e tutto ciò dovrebbe essere un’altra cosa più vicina a ciò che penso,
a ciò che penso o sento, che non so nemmeno cosa sia, oh vita.

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Trago dentro do meu coração,
Como num cofre que se não pode fechar de cheio,
Todos os lugares onde estive,
Todos os portos a que cheguei,
Todas as paisagens que vi através de janelas ou vigias,
Ou de tombadilhos, sonhando,
E tudo isso, que é tanto, é pouco para o que eu quero.
Viajei por mais terras do que aquelas em que toquei...
Vi mais paisagens do que aquelas em que pus os olhos...
Experimentei mais sensações do que todas as sensações que senti,
Porque, por mais que sentisse, sempre me faltou que sentir
E a vida sempre me doeu, sempre foi pouco, e eu infeliz.

Não sei se a vida é pouco ou demais para mim.
Não sei se sinto de mais ou de menos, não sei
Se me falta escrúpulo espiritual, ponto-de-apoio na inteligência,
Consangüinidade com o mistério das coisas, choque
Aos contatos, sangue sob golpes, estremeção aos ruídos,
Ou se há outra significação para isto mais cômoda e feliz.
Seja o que for, era melhor não ter nascido,
Porque, de tão interessante que é a todos os momentos,
A vida chega a doer, a enjoar, a cortar, a roçar, a ranger,
A dar vontade de dar gritos, de dar pulos, de ficar no chão, de sair
Para fora de todas as casas, de todas as lógicas e de todas as sacadas,
E ir ser selvagem para a morte entre árvores e esquecimentos,
Entre tombos, e perigos e ausência de amanhãs,
E tudo isto devia ser qualquer outra coisa mais parecida com o que eu penso,
Com o que eu penso ou sinto, que eu nem sei qual é, ó vida.


(Fernando Pessoa)

martedì 14 ottobre 2014

Esseri angelici

Esiste allora una diabolica provvidenza
che prepara l'infelicità nella culla,
che getta premeditatamente
esseri angelici ricchi d'intelligenza in ambienti ostili,
come martiri nel circo?
Vi sono dunque delle anime sacre, votate all'altare,
condannate a camminare verso la gloria e la morte,
calpestando le proprie macerie?
L'incubo delle tenebre
stringerà in una morsa eterna queste anime elette?
Inutilmente si dibattono,
inutilmente si addentrano nel mondo,
ai suoi fini ultimi, agli stratagemmi;
perfezioneranno la loro prudenza,
sprangheranno tutte le uscite,
barricheranno le loro finestre contro i proiettili del caso;
ma il diavolo entrerà nella serratura:
una perfetta virtù sarà il loro tallone d'Achille,
una qualità superiore il germe della loro dannazione.


(Edgar Allan Poe)

Sole d'ottobre

Felci grandi
e garofani selvaggi
sotto i castani -

mentre il vento scioglie
l'un dopo l'altro
i nodi rossi e biondi
alla veste di foglie
del sole -

e il sole in quella
brucia
della sua bianca
bellezza
come un fragile corpo
nudo -


(Antonia Pozzi)

lunedì 13 ottobre 2014

Alba

Zampilli
di masse radiose
spioventi
in masse sinuose
di perle


(Giuseppe Ungaretti)

A Sick Child brought into the Temple of Aesculapius


Canzone d'autunno

I lunghi singhiozzi
Dei violini
D'autunno
Mi feriscono il cuore
Con un languore
Monotono.
Tutto affannato
E pallido, quando
Rintocca l'ora
Io mi ricordo
Dei giorni antichi
E piango;

E me ne vado
Nel vento maligno
Che mi porta
Di qua di là
Simile alla
Foglia morta.

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Les sanglots longs
Des violons
De l'automne
Blessent mon coeur
D'une langueur
Monotone.
Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l'heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure;

Et je m'en vais
Au vent mauvais
Qui m'emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.


(Paul Verlaine)

venerdì 10 ottobre 2014

Esisterà qualche altra strada

Esisterà qualche altra strada
oltre a quella della mente?


(Sylvia Plath)

Canzone breve

Tutto mi prende la terra che mi possiede:
Il fiume d’improvviso adolescente,
La luce incespicando negli angoli,
Le sabbie ove arsi impaziente.

Tutto mi prende del medesimo triste amore
Nel sapere che la vita dura poco,
E in essa pongo la speranza e il calore
Di quanta tenerezza rimane tra le dita.
Dicono che vi sono altri cieli e altre lune
E altri occhi densi di allegria,
Ma io appartengo a queste case, a queste vie,
A questo amore grondante melanconia.

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Tudo me prende à terra onde me dei:
O rio subitamente adolescente,
A luz tropeçando nas esquinas,
As areias onde ardi impaciente.

Tudo me prende do mesmo triste amor
Que há em saber que a vida pouco dura,
E nela ponho a esperança e o calor
De uns dedos com restos de ternura.
Dizem que há outros céus e outras luas
E outros olhos densos de alegria,
Mas eu sou destas casas, destas ruas,
Deste amor a escorrer melancolia.


(Eugénio de Andrade)

mercoledì 8 ottobre 2014

Lo spirito della pace

Uno spirito di pace discendeva come una nuvola dal cielo,
perché se c'è un luogo in cui abita lo spirito della pace
è nei prati e nei cortili interni di Oxbridge
in una bella mattina d'ottobre.
Nel passeggiare tra gli edifici del college
e attraversare quegli antichi cortili,
l'asprezza del presente sembrava mitigarsi fino a scomparire,
il corpo sembrava trovarsi dentro una miracolosa teca di vetro
che nessun suono poteva penetrare
e la mente, libera da ogni contatto con la realtà,
poteva dedicarsi a  qualunque meditazione
le ispirasse quel momento di armonia.
Mi giunse all'orecchio il suono di una musica.
Si stava svolgendo una qualche funzione religiosa
o una commemorazione.
Il lamento dell'organo
mi raggiunse in tutta la sua magnificenza
mentre passavo davanti alla porta della cappella.
Perfino il dolore della Cristianità,
in quell'atmosfera così serena,
sembrava più un ricordo del dolore che non il dolore stesso;
perfino i gemiti dell'antico organo sembravano ammantati di pace...


(Virginia Woolf)

martedì 7 ottobre 2014

Un sogno dentro un sogno

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient'altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango - io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall'onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?


(Edgar Allan Poe)

sabato 4 ottobre 2014

La mia natura

La mia natura
è troppo concentrata,
e qualunque cosa mi colpisca
mi va subito al cuore.


(Friedrich Nietzsche)

Rêverie


La luna bianca

La luna bianca
Splende nei boschi;
E da ogni ramo
Tra foglia e foglia
Esce una voce...

O mia diletta.

Lo stagno riverbera,
Specchio profondo,
La figurina
Nera del salice
Là piange il vento...

Sogniamo, è tempo.
Un vasto e tenero
Acquietamento
Sembra venire
Dal firmamento
Iridescente...

L'ora è ammaliante.

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La lune blanche
Luit dans les bois;
De chaque branche
Part une voix
Sous la ramée...

Ô bien-aimée.

L'étang reflète,
Profond miroir,
La silhouette
Du saule noir
Où le vent pleure...

Rêvons, c'est l'heure.
Un vaste et tendre
Apaisement
Semble monter
Du firmament
Que l'astre irise...

C'est l'heure exquise.


(Paul Verlaine)

venerdì 3 ottobre 2014

L'universo mi esplode nel cervello

L'universo mi esplode nel cervello.
Febbre intollerabile.
Sono a un passo dal Caos.
Gli elementi si scatenano.
Mi manca la terra sotto i piedi.
Un punto fermo,
cerco un punto fermo,
e non trovo che incertezza e melma,
e un incoercibile delirio.
L'essere è un testo cancellato,
e io non ho più la forza di riscriverlo.


(Emil Cioran)

Se mi vieni a trovare

Se mi vieni a trovare
vieni lentamente e con gentilezza
per non spezzare
la fragile porcellana
della mia solitudine.


(Sohrab Sepehri)

Il volto nuovo

Che un giorno io avessi
un riso
di primavera - è certo;
e non soltanto lo vedevi tu, lo specchiavi
nella tua gioia:
anch'io, senza vederlo, sentivo
quel riso mio
come un lume caldo
sul volto.

Poi fu la notte
e mi toccò esser fuori
nella bufera:
il lume del mio riso
morì.

Mi trovò l'alba
come una lampada spenta:
stupirono le cose
scoprendo
in mezzo a loro
il mio volto freddato.

Mi vollero donare
un volto nuovo.

Come davanti a un quadro di chiesa
che è stato mutato
nessuna vecchia più vuole
inginocchiarsi a pregare
perché non ravvisa le care
sembianze della Madonna
e questa le pare
quasi una donna
perduta -

così oggi il mio cuore
davanti alla mia maschera
sconosciuta.


(Antonia Pozzi)

giovedì 2 ottobre 2014

Contemplo il lago silenzioso

Contemplo il lago silenzioso
che la brezza fa rabbrividire.
Non so se penso a tutto
o se tutto mi dimentica.

Nulla il lago mi dice
né la brezza cullandolo.
Non so se sono felice
né se desidero esserlo.

Tremuli solchi sorridono
sull’acqua addormentata.
Perché ho fatto dei sogni
la mia unica vita?

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Contemplo o lago mudo
Que uma brisa estremece.
Não sei se penso em tudo
Ou se tudo me esquece.

O lago nada me diz,
Não sinto a brisa mexê-lo
Não sei se sou feliz
Nem se desejo sê-lo.

Trêmulos vincos risonhos
Na água adormecida.
Por que fiz eu dos sonhos
A minha única vida?


(Fernando Pessoa)

mercoledì 1 ottobre 2014

I paragoni non la possono esprimere

Nel pomeriggio non potei alzarmi dal letto
perché ero
non dirò troppo stanco,
ma troppo "pesante",
ecco sempre questa parola,
l'unica che sia adatta per me,
tu la capisci veramente?
È all'incirca
la "pesantezza" di una nave che ha perduto il timone
e dice alle onde:
"Per me sono troppo pesante,
per voi troppo leggera".
Ma non è proprio neanche così,
i paragoni non la possono esprimere.


(Franz Kafka)