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giovedì 10 agosto 2017

Non si capisce come il petto possa allargarsi abbastanza...

- Praga, 5.VII.20
Lunedì in mattinata.

(...) Documenti sono qui sparpagliati, qualche lettera che non ho letto, visite al direttore e a qualcun altro e intanto un campanellino suona nell'orecchio: "Ella non è più con te", è vero che da qualche parte nel cielo c'è anche un'immensa campana che suona: "Ella non ti abbandonerà", ma, inutile, il campanellino è nell'orecchio. E poi c'è la lettera della notte, non si capisce come la si possa leggere, non si capisce come il petto possa allargarsi abbastanza e contrarsi per respirare quest'aria, non si capisce come si possa essere lontano da te.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

martedì 1 agosto 2017

Questo guardare avanti è ciò che conta

- Merano, 23.VI.20

(...) Tu hai lo sguardo penetrante, ma ciò non sarebbe molto, tanto è vero che la gente gira per la strada e tira a sé lo sguardo, ma tu possiedi il coraggio di questo sguardo e soprattutto la forza di guardare più avanti, oltre questo sguardo; questo guardare avanti è ciò che conta, e tu lo sai fare.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

martedì 25 luglio 2017

Non posso tenere in camera un uragano...

- Merano, 13.VI.20

(...) Tu scrivi due specie di lettere, non intendo quelle a penna e quelle a matita, nonostante che anche la scrittura col lapis alluda a parecchie cose e faccia stare in ascolto, ma questa distinzione non è decisiva, l'ultima lettera con la pianta dell' appartamento è, per esempio, scritta col lapis, eppure mi rende felice; felice mi rendono infatti (...) le lettere pacifiche; ai piedi di queste lettere potrei sedere, felice oltre misura questa è pioggia sulla testa che arde. Ma quando, Milena, arrivano quelle altre lettere, e siano per loro natura più apportatrici di felicità che le prime (...), quelle lettere che incominciano con esclamazioni e quelle che terminano con non so quale spavento, allora, Milena, incomincio davvero a tremare come sotto la campana a martello, non posso leggere, e beninteso leggo lo stesso, come l'animale che muore di sete beve, e ho paura e paura, cerco un mobile sotto il quale possa nascondermi, prego tremando e fuori di me in un angolo perché tu, come sei entrata rombante in questa lettera, possa volare di nuovo dalla finestra, non posso tenere in camera un uragano  in tali lettere tu devi avere la testa grandiosa della Medusa, così guizzano i serpenti del terrore intorno al tuo capo e, intorno al mio, ancora più selvaggi i serpenti dell'angoscia.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

mercoledì 19 luglio 2017

...e la bella camera è vuota

(...) Credo, Milena, che noi due abbiamo una particolarità in comune: siamo tanto timidi e ansiosi, quasi ogni lettera è diversa, quasi ciascuna si spaventa della precedente e, più ancora, della risposta. Lei non lo è per natura, lo si vede facilmente, e io forse, nemmeno io lo sono per natura, ma ciò è quasi diventato natura, e si dilegua soltanto nella disperazione, tutt'al più nell'ira e, da non dimenticare, nell'angoscia.

Talora ho l'impressione che abbiamo una camera con due porte, l'una di fronte all'altra, e ognuno stringe la maniglie di una porta e basta un batter di ciglia dell'uno perché l'altro sia già dietro la sua porta e basta che il primo dica una sola parola e il secondo ha già certamente chiuso la porta dietro di sé e non si fa più vedere. Egli riaprirà, si, la porta, perché si tratta di una camera che forse non si può lasciare. Se non fosse esattamente come il secondo, il primo starebbe tranquillo, preferirebbe, in apparenza, non guardare neanche verso il secondo, metterebbe lentamente in ordine la camera, quasi fosse una camera come qualunque altra, ma invece fa esattamente la stessa cosa presso la sua porta, talvolta persino tutti e due sono di là dalle porte e la bella camera è vuota.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

domenica 16 luglio 2017

Che bella cosa aver ricevuto la Sua lettera...

- Merano, 1.VI.20 - Martedì

(...) Che bella cosa aver ricevuto la Sua lettera, doverLe rispondere col cervello insonne. Non so scrivere niente, mi aggiro soltanto fra le righe, alla luce dei Suoi occhi, al respiro delle Sue labbra come in una bella giornata felice che rimane bella e felice anche se la testa è malata e stanca...


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

Merano, 3.VI.20 - Giovedì

Vede, Milena, sono coricato sulla sedia a sdraio, nel mattino, nudo metà al sole, metà all'ombra, dopo una notte quasi insonne; come avrei potuto dormire se, troppo leggero per il sonno, ho sempre volato intorno a Lei e se realmente, proprio come Lei scrive oggi, ero atterrito di ciò "che mi era caduto in grembo", atterrito alla stessa maniera che si racconta dei profeti, i quali erano deboli fanciulli (già o ancora, che sarebbe poi indifferente) e ascoltavano la voce che li chiamava ed erano atterriti e non volevano e puntavano i piedi e avevano una paura che straziava il cervello e già prima avevano udito voci e non sapevano donde venisse il suono terribile proprio in quella voce - era la debolezza del loro orecchio o la forza di questa voce - e non sapevano nemmeno (poiché erano bambini) che la voce aveva già vinto e si era insediata appunto mediante quella loro paura mandata avanti come un presentimento, ma ciò non diceva ancor nulla in merito alle loro facoltà profetiche, perché molti odono la voce, ma anche oggettivamente è ancora dubbio che ne siano degni e per sicurezza preferiscono negare decisamente fin dall'inizio - dunque, così stavo coricato quando giunsero le Sue due lettere...


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

lunedì 29 agosto 2016

...perché un giorno mi sei stata vicina e mi hai porto la mano

- 27 VIII 1920, Venerdì

...quando penso a te la visone più limpida mi ti mostra sempre a letto, su per giù come, quella sera a Gmund, eri stesa sul prato. E questa non è nemmeno una visone dolorosa, ma, a guardar bene, è il meglio che ora io sia capace di pensare, che stai a letto, io ti assisto un poco, vengo e vado, ti poso la mano sulla fronte, affondo nei tuoi occhi quando ti guardo, sento il tuo sguardo quando cammino per la camera e con un orgoglio non più domabile so che vivo per te, che posso farlo e che dunque incomincio a esser grato perché un giorno mi sei stata vicina e mi hai porto la mano.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

giovedì 4 agosto 2016

...domenica saremo insieme

- Praga, 8. VIII. 20

(...) domenica saremo insieme, cinque, sei ore, troppo poco per parlare, abbastanza per tacere, per tenerci per mano, per guardarci negli occhi.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

martedì 14 aprile 2015

Qualcosa di non comunicabile

Io cerco sempre di comunicare qualcosa di non comunicabile, di spiegare qualcosa di inspiegabile, di parlare di ciò che ho nelle ossa e che soltanto in queste ossa può essere vissuto.


(Franz Kafka)

sabato 4 aprile 2015

Elogio funebre di Franz Kafka

Nel sanatorio di Kierling presso Klosterneuburg nei dintorni di Vienna è morto l'altro giorno il dott. Franz Kafka, scrittore di lingua tedesca vissuto a Praga. Qui lo conoscevano in pochi perché era un individuo solitario, un uomo sapiente, spaventato dal mondo. Da anni era affetto da una malattia polmonare e, sebbene la curasse, tuttavia consapevolmente la nutriva e incoraggiava col pensiero. Quando l'animo e il cervello non riescono più a tollerare il peso, scrisse una volta in una lettera, i polmoni se ne addossano la metà, affinché esso per lo meno sia meglio distribuito. Così fu anche per la sua malattia. Essa gli conferiva una delicatezza quasi stupefacente, un raffinamento d'ingegno del tutto alieno da compromessi; ma lui, l'uomo, aveva scaricato sulla malattia tutta la propria angoscia intellettuale. Era timido, timoroso, delicato e buono, ma i suoi libri sono crudeli e dolorosi. Nel mondo scorgeva invisibili demoni, che straziano e distruggono l'essere umano indifeso. Era troppo perspicace, troppo saggio per poter vivere, troppo debole per lottare, debole come lo sono le creature nobili, belle, che non sono capaci di accettare la lotta contro la loro paura dell'incomprensione, della mancanza di bontà, della menzogna intellettuale, poiché sin dal principio sono coscienti della loro fragilità e nella sconfitta umiliano l'avversario. Conosceva gli uomini, come solo un essere di grande sensibilità nervosa è in grado di conoscerli, un essere solitario, che da un unico sguardo, quasi profeticamente, comprende l'altro. Conosceva il mondo in modo insolito e profondo, era lui stesso un mondo straordinario e profondo. Scrisse i libri più significativi della letteratura tedesca contemporanea; in essi si esprime la lotta dell'attuale generazione, e tuttavia non sono mai tendenziosi. Sono pervasi dall'ironia asciutta e dal sensibile stupore di un uomo che aveva compreso a tal punto il mondo da non poterlo sopportare e che doveva morire se non voleva come gli altri rifugiarsi nei compromessi o nei più nobili equivoci della ragione o dell'inconscio.
(...) Tutti i suoi libri descrivono l'orrore di misteriose incomprensioni, di colpe immeritate diffuse fra gli uomini. La sua coscienza di uomo e artista era a tal punto affinata da consentirgli di penetrare anche laddove gli altri, sordi, ritenevano di essere al sicuro.


(Max Brod)

venerdì 5 dicembre 2014

Altre possibilità

...io avevo guardato "oltre la mia siepe", mi ci ero aggrappato in alto, poi sono ricaduto all'indietro con le mani straziate. Certo esistono anche altre possibilità comuni, il mondo è pieno di possibilità, ma io non le conosco ancora.


(Franz Kafka)

mercoledì 26 novembre 2014

Ciò m'infuse in qualche modo un po' di coraggio

Nonostante tutto lo scrivere è un bene, ora sono più calmo che due ore fa con la Sua lettera, là fuori sulla sedia a sdraio. Stavo coricato e a un passo da me un insetto era caduto sul dorso, ed era disperato di non potersi rizzare; volentieri l'avrei aiutato, era facile aiutarlo, si poteva recargli aiuto con un passo e con una piccola spinta, ma lo dimenticai per via della Sua lettera, non potevo neanche alzarmi, soltanto una lucertola richiamò la mia attenzione sulla vita intorno a me, il suo cammino la portò sopra l'insetto ormai immobile, non era stato dunque, pensai, un infortunio, ma un'agonia, il raro spettacolo della morte naturale di una bestia: ma scivolandogli addosso, la lucertola lo raddrizzò, sicché stette ancora un istante fermo come morto, e poi s'arrampicò di corsa su per il muro della casa, come niente fosse. Ciò m'infuse in qualche modo un po' di coraggio, mi alzai, bevetti il latte e scrissi a Lei...


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

venerdì 21 novembre 2014

È stato qui Paul Adler

È stato qui Paul Adler. Lo conosci? Cessassero almeno queste visite, tutti gli uomini sono così perennemente vivi, realmente immortali, non nel senso della vera immortalità, ma forse giù nelle profondità della loro vita momentanea. Ho tanta paura di loro. Vorrei leggergli negli occhi ogni desiderio, baciargli i piedi dalla paura e dalla gratitudine, se volesse andar via senza invitarmi a ricambiare la visita. Da solo vivo ancora, ma, quando arriva una visita, questa mi uccide in certo qual modo, per poi potermi far rivivere con la sua forza, ma non possiede tanta forza. Lunedì devo andare da lui e già ne ho la testa confusa.


(Franz Kafka - Settembre 1920)

giovedì 23 ottobre 2014

Reclino la testa e bevo le lettere

Che ne pensa? Potrei ricevere una lettera entro domenica? Certo sarebbe possibile. Ma è insensata, questa smania di lettere. Non basta una sola, non basta sapere una volta per tutte? Certo che basta, ma ciononostante reclino la testa e bevo le lettere e so soltanto che non vorrei smettere di bere.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena" - 29 Maggio 1920)

mercoledì 1 ottobre 2014

I paragoni non la possono esprimere

Nel pomeriggio non potei alzarmi dal letto perché ero non dirò troppo stanco, ma troppo "pesante", ecco sempre questa parola, l'unica che sia adatta per me, tu la capisci veramente? È all'incirca la "pesantezza" di una nave che ha perduto il timone e dice alle onde: "Per me sono troppo pesante, per voi troppo leggera". Ma non è proprio neanche così, i paragoni non la possono esprimere.


(Franz Kafka)

sabato 13 settembre 2014

Ma come è possibile ciò?

Quando non scrivo, sono soltanto stanco, triste, pesante; quando scrivo, l'inquietudine e l'angoscia mi straziano.
...
Ma come è possibile ciò? Che cosa voglio? Che cosa faccio?


(Franz Kafka - 14 Settembre 1920)

venerdì 5 settembre 2014

Bisogna procedere diversamente

D'altro canto è inutile riflettere su queste cose. È come si volesse sforzarsi a rompere una sola caldaia nell'inferno: in primo luogo non ci si riesce e in secondo luogo, se la cosa riesce, si brucia nella massa incandescente che si riversa, ma l'inferno continua in tutto il suo splendore. Bisogna procedere diversamente. Anzitutto, in ogni caso, sdraiarsi in un giardino e trarre dalla malattia, specialmente quando non è veramente tale, la maggior dolcezza possibile. Essa ne contiene molta.


(Franz Kafka)

sabato 23 agosto 2014

Non dormire significa domandare

E il medico? Vedi spesso il collezionista di francobolli? Non è una domanda perfida, per quanto sembri così. Quando uno dorme male domanda e non sa che cosa. Vorrebbe domandare eternamente, non dormire significa domandare; se uno avesse la risposta, dormirebbe.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

venerdì 8 agosto 2014

Tutto è esagerazione

Tutto è esagerazione, soltanto la nostalgia è vera, non la si può esagerare.


(Franz Kafka; Praga, 14-9-1920)

giovedì 31 luglio 2014

È la magia più perfetta, più dolorosa

-Merano, 4-6-1920
Venerdì

Oggi verso sera ho fatto, ed è stata, a dir il vero, la prima volta, una lunga passeggiata da solo, mentre di solito andavo con altre persone o per lo più rimanevo coricato in casa. Che paese è questo! Santo cielo, Milena, se Lei fosse qui, e tu, povero cervello, incapace di pensare! Per giunta sarebbe una menzogna se dicessi che sento la Sua mancanza, è la magia più perfetta, più dolorosa, Lei è qui esattamente come me e più ancora; dove sono io è Lei, come me e più ancora. Non è uno scherzo, talvolta mi figuro che Lei, che pure è qui, senta qui la mancanza - di me - e si domandi: "Dove è mai? Non ha scritto che è a Merano?".


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")