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venerdì 4 marzo 2016

14 Luglio 1953

(...) Pensa. Ne sei capace. Soprattutto, non devi fuggire nel sonno - dimenticare i dettagli - ignorare i problemi - costruire barriere fra te e il mondo e le allegre ragazze brillanti - ti prego, pensa - svegliati. Credi in qualche forza benefica al di fuori del tuo io limitato. Signore, signore, signore: dove sei? Ti voglio, ho bisogno di te: di credere in te e nell'amore e nell'umanità.


(Sylvia Plath)

martedì 12 maggio 2015

Dio, possibile che sia tutto qui?

Di sopra, nel candido cubicolo asettico e abbacinante della stanza da bagno, odoroso di carne tiepida e di dentifricio, il rituale che prescrive di lavarsi determinate parti del corpo mi ha fatto chinare meccanicamente sul lavandino in adorazione dello sfavillio del cromo, con la luce alterna, accecante che andava e veniva dai rubinetti. Caldo e freddo, pulizia derivante da lisce e profumate saponette verdi; capelli come sottili segni curvilinei a matita sullo smalto; le medicine multicolori, i pesanti vasi di vetro, le boccette in grado di curare i sintomi del raffreddore o di farti dormire in meno di un'ora. E poi a letto, nella stessa aria potenzialmente feconda, profumata di lavanda, tendine di pizzo e caldo odore felino, come di muschio, in attesa di assorbirti... Una sbiadita aspettativa ovunque. E tu sei la mobile epitome di tutto questo. Per te, con te, in te. Dio, possibile che sia tutto qui? Rimbalzare lungo un corridoio riecheggiante di singhiozzi e risate? Di autovenerazione e di autoripugnanza? Di gloria e di disgusto?


(Sylvia Plath - Luglio 1950)

venerdì 13 febbraio 2015

Il tessuto superficiale della vita

Il tessuto superficiale della vita può morire, era morto per me.


(Sylvia Plath - 4 Gennaio 1958)

martedì 28 ottobre 2014

Sono impressionata

Sono impressionata, emozionata, sorridente dentro, soddisfatta come una gatta: il giorno è evaporato, finito nella contemplazione rapita della mia poesia.


(Sylvia Plath - Venerdì 8 Agosto 1958)

venerdì 10 ottobre 2014

Esisterà qualche altra strada

Esisterà qualche altra strada oltre a quella della mente?


(Sylvia Plath)

venerdì 5 settembre 2014

Ho scoperto quel che più temevo

Anche se ho girato piangendo (dio, se l'ho fatto) e sbattendo la testa contro i chiodi, pensando disperatamente che se fossi stata in fin di vita e avessi chiamato, tu saresti corso, ho scoperto quel che più temevo, nella mia debolezza. Ho scoperto che neanche tu hai il potere di liberarmi o restituirmi l'anima; potresti possedere decine di amanti, di lingue e di paesi e io potrei continuare a scalciare; ancora non sarei libera.


(Sylvia Plath - 6 Marzo 1956)

giovedì 21 agosto 2014

Lady Lazarus

L'ho rifatto
Un anno ogni dieci
Ci riesco

Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
Splendente come un paralume nazi,
Il mio Piede destro,

Un fermacarte
La mia faccia un anonimo, pefetto
Lino ebraico.
Il drappo,
O mio nemico!
Faccio forse paura?

Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
Il fiato puzzolente
In un giorno svanirà.

Presto, ben presto la carne
Che il sepolcro ha mangiato si sarà
Abituata a me

E io sarò una donna che sorride.
Non ho che trent'anni.
E come il gatto ho nove vite da morire.

Questa è la Numero Tre.
Quale ciarpame
Da far fuori a ogni decennio.

Che miriade di filamenti.
La folla sgranocchiante noccioline
Si accalca per vedere
Che mi sbendano mano e piede
Il grande spogliarello.
Signori e signore, ecco qui

Queste sono le mie mani,
I miei ginocchi.
Sarò anche pelle e ossa,
Ma pure sono la stessa, identica donna.
La prima volta successe che avevo dieci anni.
Fu un incidente.

Ma la seconda volta ero decisa
A insistere, a non recedere assolutamente.
Mi dondolavo chiusa

Come una conchiglia.
Dovettero chiamare e chiamare
E staccarmi via i vermi come perle appiccicose.
Morire
É un'arte, come ogni altra cosa.
Io lo faccio in un modo eccezionale.

Io lo faccio che sembra come inferno.
Io lo faccio che sembra reale.
Ammetterete che ho la vocazione.

È facile abbastanza da farlo in una cella.
È facile abbastanza da farlo e starsene lì.
È il teatrale

Ritorno in pieno giorno
A un posto uguale, uguale viso, uguale animale
Urlo divertito:

"Miracolo!"
È questo che mi ammazza.
C'è un prezzo da pagare

Per spiare le mie cicatrici, c'è un prezzo da pagare
per auscultare il mio cuore
Eh sì, batte.
E c'è un prezzo, un prezzo molto caro,
Per una toccatina, una parola,
O un po' del mio sangue

O di capelli o un filo dei miei vestiti.
Eh sì, Herr Doktor.
Eh sì, Herr nemico.

Sono il vostro opus magnum.
Sono il vostro gioiello,
Creature d'oro puro
Che a uno strillo si liquefà.
Io mi rigiro e brucio.
Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.

Cenere, cenere
Voi attizzate e frugate.
Carne, ossa, non ne trovate

Un pezzo di sapone,
Una fede nuziale,
Una protesi dentale.

Herr Dio, Herr Lucifero,
Attento,
Attento.

Dalla cenere io rinvengo
Con le mie rosse chiome
E mangio uomini come aria di vento.


(Sylvia Plath)

domenica 29 giugno 2014

Mi sento esiliata su una stella fredda

Oggi molto depressa. Incapace di scrivere. Gli dèi sono minacciosi. Mi sento esiliata su una stella fredda, in grado solo di provare uno spaventoso torpore vulnerabile. Guardo giù nel caldo mondo terrestre. Nel groviglio di letti di amanti, culle di bambini, tavole apparecchiate, tutto il solito viavai vitale di questa terra, e mi sento estromessa, chiusa dietro una parete di vetro.


(Sylvia Plath - 13 Ottobre 1959, Martedì)

martedì 21 gennaio 2014

Ho visto nella siepe

Ho visto nella siepe, di un luminoso verde marziano, dei merli appena nati pulsanti come cuori.


(Sylvia Plath - 16 Maggio 1962)

domenica 24 novembre 2013

È già domani

È già domani e io cancello i giorni con una gioia maligna - proprio come, con zelo prematuro, butto nel secchio le bottiglie vuote di vino e i vasetti del miele, per essere pulita e libera dall'ingombro di recipienti pieni a metà.


(Sylvia Plath - Domenica notte, 2 marzo 1958)

domenica 22 settembre 2013

A poco a poco mi sentii tornare pura

Decisi di farmi un bel bagno caldo. Ci saranno senz'altro cose che un bel bagno caldo non riesce a curare, ma io non ne conosco molte. Ogni volta che sono triste all'idea della morte, o così nervosa da non riuscire a dormire, o disperata perché non vedrò l'uomo che amo per un'intera settimana, naturalmente entro in crisi, ma poi, prima di toccare il fondo, mi dico: "Adesso mi faccio un bel bagno caldo". Nella vasca, medito. Bisogna che l'acqua sia proprio bollente, così bollente che quasi non resisti a metterci dentro il piede. Poi ti immergi, un centimetro per volta, finché l'acqua non ti arriva al collo. Ricordo i soffitti sopra tutte le vasche in cui mi sono distesa. Ricordo la grana del soffitto, le crepe, i colori, le macchie di umidità e le luci. Anche le vasche ricordo: quelle antiquate con le zampe di grifone, quelle moderne a forma di bara, quelle sfiziose di marmo rosa simili a laghetti delle ninfee casalinghi; ricordo forma e dimensioni dei rubinetti e dei vari tipi di portasapone. Non c'è niente che mi faccia sentire a posto con me stessa come stare immersa in un bel bagno caldo. Rimasi a mollo nella vasca al sedicesimo piano di quell'albergo per sole donne, al di sopra di tutto il baccano e la vita frenetica di New York, per un'ora buona, e a poco a poco mi sentii tornare pura. Io non credo al battesimo, alle acque del Giordano e compagnia bella, ma nei confronti di un bel bagno caldo penso di avere lo stesso atteggiamento delle persone religiose verso l'acqua santa...


(Sylvia Plath; "La campana di vetro")

domenica 1 settembre 2013

Un senso di tenerezza mi riempì il cuore

Un senso di tenerezza mi riempì il cuore. La protagonista del mio romanzo sarei stata io stessa...


(Sylvia Plath)

mercoledì 10 luglio 2013

Luglio 1950

Forse non sarò mai felice, ma stasera sono contenta. Mi basta la casa vuota, un caldo, vago senso di stanchezza fisica per aver lavorato tutto il giorno al sole a piantare fragole rampicanti, un bicchiere di latte freddo zuccherato, una ciotola di mirtilli affogati nella panna. (...) Quando uno è così stanco, alla fine della giornata ha bisogno di dormire e il mattino dopo, all'alba, lo spettano altre fragole da piantare, e così si va avanti a vivere, vicino alla terra. In momenti come questi sarei una stupida a chiedere di più...


(Sylvia Plath)

domenica 23 giugno 2013

Sii buona con te stessa

Oggi mamma mi ha scritto una lettera di massime utili; dapprima scettica come sempre, ho letto quel che ha colpito nel segno: "Se ti paragoni agli altri, rischi di diventare vanitosa o amara - perché ci saranno sempre persone più o meno importanti di te... Al di là di una sana disciplina, sii buona con te stessa. Sei anche tu una creatura dell'universo come gli alberi e le stelle; hai tutto il diritto di essere qui". Queste parole si sono rivolte pacificamente al mio cuore, come a commentare, gentilmente, la mia vita, i miei giorni.


(Sylvia Plath)

Lettera a un demone

Ieri notte ho provato la sensazione di cui ho letto senza trarne profitto: il flusso di paura nauseante, da annientare l'anima, nel mio sangue, che invertiva il suo corso per rispondere alla sfida della lotta. Non riuscivo a dormire, malgrado fossi stanca, e stavo distesa a sentire il dolore sfiorarmi i nervi e la voce interiore gemere: oh, non riesci a insegnare, non riesci a fare niente. Non riesci a scrivere, a pensare. E giacevo sotto il gelido flusso negativo del rifiuto, a pensare che quella voce era solo mia, parte di me, e che stava cercando di possedermi per poi abbandonarmi in preda alle mie visioni peggiori: avevo avuto la possibilità di combatterla e vincerla giorno per giorno, ma avevo fallito. Non posso ignorare questo io omicida: esiste. Lo subodoro, lo sento, ma non lo chiamerò con il mio nome. Lo svergognerò. Quando dirà: non dormirai, non sai insegnare, andrò avanti lo stesso e gli romperò il naso.
(...) Ho un buon io, che ama i cieli, le colline, le idee, i piatti appetitosi, i colori brillanti. Il mio demone vorrebbe ucciderlo imponendogli di diventare perfetto e spingendolo a darsela a gambe levate se non ci dovesse riuscire. Mi ostinerò a fare del mio meglio, con coscienza, non importa quello che diranno gli altri. Posso imparare a insegnare meglio. Ma solo a forza di tentativi ed errori. La vita è tutta dolorosi tentativi ed errori. Io ho questo demone che vorrebbe vedermi scappare urlando se fossi sul punto di cedere, di fallire. Vuole farmi pensare di essere tanto brava da dover essere perfetta. O niente. Al contrario, io sono qualcosa: una persona che si stanca, che deve combattere la timidezza, che ha moltissimi problemi nell'affrontare il prossimo con disinvoltura. Se supererò quest'anno, ricacciando il demone a calci quando spunta fuori, rendendomi conto che sarò stanca dopo una giornata di lavoro e dopo aver corretto tesine e che è una stanchezza naturale, non qualcosa di cui farneticare nel panico, sarò in grado di guadagnare un centimetro alla volta nella vita, invece di scappare a gambe levate appena fa un po' male. Il demone vorrebbe umiliarmi, spedirmi a piangere in ginocchio davanti al preside del college, al mio direttore di dipartimento, a tutti: guardatemi, povera me, non ce la posso fare. Parlare agli altri delle mie paure le ingigantisce. Esibirò una facciata tranquilla e lo combatterò dietro le mura del mio io, ma non gli offrirò l'investitura sociale di un'apparizione pubblica, con me che intanto scappo per poi arrendermi. Mi manterrò intatta. Ogni giorno registrerò un ostinato passo avanti o un momento significativo. Devo scacciare l'dea insinuante della bestia impaurita dentro di me, elaborato simbolo di fuga, e affrontare le giornate con forza mettendole in riga. Il demone della negazione mi tenterà un giorno dopo l'altro e lo combatterò come qualcosa al di fuori del mio io essenziale, che lotterò per salvare. Ogni giorno mi porterà un nuovo stimolo, sia esso il piacere semplice di osservare il corpicino scattante e peloso di uno scoiattolo, o il contatto nel profondo con l'aria e il colore, o la lettura e la visione di un oggetto sotto una nuova luce; una bella spiegazione o cinque minuti in classe per riscattarne quarantacinque brutti. Combattere attimo per attimo per uscirne. Via da sotto quella nuvola nera che annienterebbe tutto il mio essere con la sua pretesa di perfezione. Io sosterrò la mia piccola smagliatura personale, prendendo la vita con graduale disinvoltura, caparbia all'inizio ma via via più felice. La prima vittoria è stata accettare questo lavoro; la seconda prendere e tuffarmici prima che il mio demone potesse dire di no, perché non ero abbastanza brava; la terza, andare in classe dopo una notte insonne e disperata; la quarta, l'aver affrontato ieri notte il demone, e avergli sputato in un occhio. Basta cedere alla disperazione, lamentarsi, lagnarsi: al dolore si finisce per abituarsi. E fa male. Questo mese finisce il mio primo quarto di secolo, vissuto all'ombra della paura: paura che mi venisse a mancare una qualche perfezione astratta. Ho spesso lottato, lottato e conquistato, non la perfezione, ma l'accettazione del mio diritto di vivere nei miei termini umani, imperfetti. Adesso è ora che mi costruisca dentro, che mi dia spina dorsale, anche se fallisco. Superare quest'anno, non importa se malamente, sarà la mia vittoria più grande. Se svenissi, restassi paralizzata o implorassi balbettando Mr. Hill perché non ce la faccio, probabilmente me la caverei; ma dopo come potrei guardarmi in faccia, vivere? Scrivere e comportarmi come una donna intelligente? Il trauma sarebbe peggiore, anche se la fuga mi appare dolcissima.


(Sylvia Plath - 1°Ottobre 1957)

giovedì 3 gennaio 2013

Avevo scoperto un nuovo modo di essere felice

Mi accorgevo di avere la pelle d'oca. Senza una ragione, dato che non avevo freddo. Era forse passato un fantasma su di noi? No, era stata la poesia. Una scintilla si era staccata dal poeta e mi aveva dato una scossa gelida. Avevo voglia di piangere; mi sentivo molto strana. Avevo scoperto un nuovo modo di essere felice.


(Sylvia Plath)

mercoledì 16 maggio 2012

Le danze notturne

Un sorriso è caduto nell’erba.
Irrecuperabile!
E come si perderanno le tue
danze notturne. Nella matematica?
Questi salti e spirali così puri –
Di sicuro percorrono
il mondo per sempre, io non resterò del tutto
svuotata di bellezze, il dono
del tuo piccolo respiro, il profumo
d’erba bagnata dei tuoi sonni, gigli, gigli.

La loro carne non ha somiglianza alcuna
Fredde pieghe dell’io, la calla,
e il giglio tigrato, che si fa bello –
macchie, e un ventaglio di petali ardenti.


Le comete
hanno da attraversare tanto spazio,
tanto freddo, oblio.
Così i tuoi gesti si sfioccano –
caldi e umani, poi la loro luce rosa
che gocciola e si sfalda
dalle nere amnesie del cielo.


Perché mi sono date
queste lampade, questi pianeti
che cadono come benedizioni, come fiocchi
esagonali, bianchi
sui miei occhi, sulle labbra, sui capelli
e toccano e si dissolvono.
Nel nulla.



(Sylvia Plath)

domenica 19 febbraio 2012

Poesia

Viverla
come dono e disinganno
come premio e martirio
possessione ed estasi
viverla
come illusione e vacanza
come condanna e tormento
malattia e preghiera
semplicemente viverla
se non fosse che è lei
a rubarti la vita.


(Sylvia Plath)