domenica 26 aprile 2015

Giorno di primavera

giorno di primavera:
nel giardino il passero
prende un bagno di sabbia

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haru no hi ya
niwa ni suzume no
suna abite


(Uejima Onitsura)

Sono bruciato vivo, ma resto invincibile

Talvolta, dopo aver ricevuto qualche tua lettera,
ho l'impressione di essere con te
e mi trovo in tale disposizione d'animo
che non mi sembra di risponderti per scritto, ma a voce.
Orbene, del quesito che mi poni parlerò con te,
per così dire, come in un colloquio:
esaminiamo assieme di che si tratta.
Mi chiedi se ogni bene sia augurabile.
"Se è un bene" tu dici
"sopportare coraggiosamente la tortura e subire da eroe
il supplizio del fuoco e soffrire con rassegnazione una malattia,
ne consegue che codeste iatture siano augurabili,
però fra queste non ne vedo alcuna che meriti di essere desiderata.
Per lo meno fino a questo momento non conosco nessuno
che abbia sciolto un voto per essere stato straziato dai colpi di frusta
o contorto dalla gotta o 'allungato' sul cavalletto".
Considera queste cose, caro Lucilio, con occhio critico
e ti renderai conto che in esse c'è qualcosa di desiderabile.
Vorrei proprio fare a meno della tortura,
ma se dovrò affrontarla,
mi augurerò di comportarmi in mezzo ai tormenti come un uomo forte,
di nobile sentire, coraggioso.
(...)
Quando un uomo soffre coraggiosamente i tormenti,
mette in pratica tutte le virtù.
Forse quella più a portata di mano e la più evidente
è la capacità di resistenza,
ma qui opera la fortezza d'animo,
di cui la capacità di resistere, la sopportazione perseverante
e l'accettazione del dolore sono ramificazioni;
qui opera la lungimiranza,
senza la quale non si prende alcuna decisione,
ed essa ti induce a sopportare con il massimo coraggio possibile
ciò che non puoi evitare;
qui opera la costanza
che non può essere abbattuta dalle sue posizioni
e non rinuncia ai suoi ideali, nonostante ogni coercizione;
qui opera l'indivisibile corteggio delle virtù,
in grazia del quale ogni nobile azione è compiuta da una virtù sola,
ma per deliberazione dell'assemblea.
Orbene, ciò che ha l'approvazione di tutte le virtù è desiderabile,
anche se sembra messo in atto da una sola. E allora?
Credi che siano auspicabili soltanto quei beni
che ci provengono dal piacere e dallo svago,
che si ricevono a porte inghirlandate?
Ve ne sono alcuni che hanno un volto austero
e ci sono voti la cui realizzazione viene celebrata
non da una folla di persone che si congratulano,
ma che assumono un atteggiamento di adorazione e di profondo rispetto.
Non credi che Regolo abbia desiderato
in un simile contesto raggiungere Cartagine?
Entra nello stato d'animo di questo eroe
e scostati un poco dalle opinioni del volgo.
Cogli nella misura che tu devi
l'aspetto di codesta virtù meravigliosa e sommamente grande,
che dobbiamo onorare non con l'incenso e corone,
ma con sudore e sangue.
Considera Marco Catone mentre accosta a quel suo petto sacrosanto
le mani incontaminate e allarga le ferite assestate poco profondamente.
Quale delle seguenti espressioni gli rivolgeresti:
"Vorrei che tutto fosse come tu vuoi",
o "Ne sono addolorato",
oppure "Consegue questa tua azione il massimo successo"?
A questo punto mi viene in mente il nostro Dementrio,
che definisce "mare morto" una vita senza preoccupazioni
e senza alcun attacco dalla Fortuna.
Non avere nulla che ti desti dal torpore, che ti stimoli,
nulla per cui tu possa mettere alla prova
la saldezza del tuo animo con la forza delle sue minacce e dei suoi assalti,
ma restare inerte in un riposo che da nulla è scosso,
non è tranquillità, è bonaccia.
Attalo, lo stoico, soleva dire:
"Preferiamo che la Fortuna mi abbia nel suo accampamento
piuttosto che tra le mollezze.
Subisco la tortura, ma coraggiosamente: questo è vero bene".
Ascolta Epicuro, dirà anche: "Questo è piacevole".
Io, però, a una cosa così nobile e austera
non darò mai un nome sdolcinato.
Sono bruciato vivo, ma resto invincibile:
perché ciò non dovrebbe essere desiderabile?
Non in quanto il fuoco mi arde, ma perché non mi vince.
Nulla si può anteporre alla virtù, nulla è più bello, e buono
e auspicabile è tutto ciò che si porta avanti per suo volere.
Stammi bene.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

martedì 21 aprile 2015

Pianura

Certe sere vorrei salire
sui campanili della pianura,
veder le grandi nuvole rosa
lente sull'orizzonte
come montagne intessute
di raggi.

Vorrei capire dal cenno dei pioppi
dove passa il fiume
e quale aria trascina;
saper dire dove nascerà il sole
domani
e quale via percorrerà, segnata
sul riso già imbiondito,
sui grani.

Vorrei toccare con le mia dita
l'orlo delle campane, quando cade il giorno
e si leva la brezza:
sentir passare nel bronzo il battito
di grandi voli lontani.


(Antonia Pozzi)

Convegno

Nell’aria della stanza
non te
guardo
ma già il ricordo del tuo viso 
come mi nascerà
nel vuoto
ed i tuoi occhi
come si fermarono
ora
in lontani istanti
sul mio volto.


(Antonia Pozzi)

Erato, Muse of Lyric Poetry


giovedì 16 aprile 2015

Gli occhi non vedono niente

Gli occhi non vedono niente.
Katharina Emmerich ha ragione
quando dice di vedere con il cuore!
E se il cuore è la vista dei santi,
come potrebbero non vedere più lontano di noi?
L'occhio ha un campo ristretto,
vede sempre dall'esterno.
Ma poiché il mondo è all'interno del cuore,
l'introspezione è l'unico metodo per approdare alla conoscenza.
Il campo visivo del cuore?
Il Mondo, più Dio, più il nulla.
Cioè tutto.


(Emil Cioran)

La vertigine è il clima normale dell'uomo

Chi non intuisce ciò che significhi
la rarefazione dell'aria in un convento,
e l'espulsione del tempo in una cella,
tenterà invano di comprendere
il richiamo della solitudine,
il gusto della disperazione.
Penso in particolare ai conventi spagnoli,
dove tanti re e tanti santi
dettero asilo alla loro malinconia,
alla loro follia.
Merito della Spagna è non soltanto
di avere coltivato l'insensatezza e l'eccesso,
ma anche di aver dimostrato
che la vertigine è il clima normale dell'uomo.
Che cosa c'è di più naturale della presenza dei mistici,
in un popolo che ha cancellato
la distanza tra il cielo e la terra?


(Emil Cioran)

mercoledì 15 aprile 2015

Ricordo

Lei sola percepiva i suoni dei miei silenzi. Temevo
a volte che fuggisse il tempo
ostile mentre parlavamo.
Dopodiché ho smarrito la memoria
ed ora mi ritrovo a parlare
di lei con te, tra spirali di fumo
che velano la nostra commozione.
Ed è questa la parte di me che ritrovo
mutata: il sentimento, per sé informe,
in quest’oggi che è solo di rimpianto.


(Eugenio Montale)

L'indipendenza della solitudine

È facile, nel mondo,
vivere secondo l'opinione del mondo;
è facile, in solitudine,
vivere secondo noi stessi;
ma l'uomo grande
è colui che in mezzo alla folla
conserva con perfetta serenità
l'indipendenza della solitudine.


(Ralph Waldo Emerson)

Cuore nuovo

Il mio cuore, come una serpe,
si è sfilato la pelle di dosso
e la guardo qui tra le mie dita
piena di ferite e miele.

I pensieri che si annidavano
tra le tue rughe, dove sono?
Dove le rose che profumavano
di Gesù Cristo e Satana?

Povero involucro che opprimevi
la mia stella fantastica!
Grigia pergamena sofferente
di ciò che amai e ora non amo.

Vedo in te feti di scienze,
mummie di versi e scheletri,
di mie antiche innocenze
e di romantici segreti.

Ti appenderò ai muri
del mio museo sentimentale,
vicino ai gelidi e oscuri
gigli addormentati del mio male?

O ti deporrò sopra i pini
-libro dolente del mio amore-
perché tu sappia quali trilli
manda all’aurora l’usignolo?

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Mi corazón, como una sierpe,
se ha desprendido de su piel,
y aquí la miro entre mis dedos
llena de heridas y de miel.

Los pensamiento que anidaron
en tus arrugas, ¿dónde están?
¿Dónde las rosas que aromaron
a Jesucristo y a Satán?

¡Pobre envoltura que ha oprimido
a mi fantástico lucero!
Gris pergamino dolorido
de lo que quise y ya no quiero.

Yo veo en ti fetos de ciencias,
momias de versos y esqueletos
de mis antiguas inocencias
y mis románticos secretos.

¿Te colgaré sobre los muros
de mi museo sentimental,
junto a los gélidos y oscuros
lirios durmientes de mi mal?

¿O te pondré sobre los pinos,
-libro doliente de mi amor-
para que sepas de los trinos
que da a la aurora el ruiseñor?


(Federico Garcia Lorca)

martedì 14 aprile 2015

...mi sprofondo in un libro

Sono convinta che ogni bene,
così come ogni male,
provenga dalle parole.
Per mettermi di buon umore
devo leggere qualcosa di musicale e,
come un bambino che corre dalla mamma,
mi sprofondo in un libro.


(Virginia Woolf)

Qualcosa di non comunicabile

Io cerco sempre di comunicare
qualcosa di non comunicabile,
di spiegare
qualcosa di inspiegabile,
di parlare di ciò che ho nelle ossa
e che soltanto in queste ossa
può essere vissuto.


(Franz Kafka)

venerdì 10 aprile 2015

J'ai cultivé mon hystérie

Ho coltivato la mia isteria
con gioia e terrore

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J'ai cultivé mon hystérie
avec jouissance et terreur


(Charles Baudelaire)

Spring

 

 

mercoledì 8 aprile 2015

Combattendo, talmente splende l’anima

Combattendo, talmente splende l’anima
Che il cielo è piccolo per contenerla.


(Giuseppe Ungaretti)

Barbara

Ricordati Barbara
Pioveva senza tregua quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Raggiante rapita grondante
Sotto la pioggia
Ricordati Barbara
Pioveva senza tregua su Brest
E t’ho incontrata in rue de Siam
E tu sorridevi, e sorridevo anche io
Ricordati 
Barbara
Tu che io non conoscevo
Tu che non mi conoscevi
Ricordati
Ricordati comunque di quel giorno
Non dimenticare
Un uomo si riparava sotto un portico
E ha gridato il tuo nome Barbara
E tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggia
Grondante rapita raggiante
Gettandoti tra le sue braccia
Ricordati di questo Barbara
E non volermene se ti do del tu
Io do del tu a tutti quelli che amo
Anche se non li ho visti che una sola volta
Io do del tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li conosco
Ricordati Barbara, non dimenticare
Questa pioggia buona e felice
Sul tuo viso felice
Su questa città felice
Questa pioggia sul mare, sull’arsenale
Sul battello d’Ouessant
Oh Barbara
Che cazzata la guerra
E cosa sei diventata adesso
Sotto questa pioggia di ferro
Di fuoco acciaio e sangue
E lui che ti stringeva fra le braccia
Amorosamente
È forse morto disperso o invece vive ancora
Oh Barbara
Piove senza tregua su Brest
Come pioveva prima
Ma non è più cosi e tutto si è guastato
È una pioggia di morte desolata e crudele
Non è nemmeno più bufera
Di ferro acciaio sangue
Ma solamente nuvole
Che schiattano come cani
Come cani che spariscono
Seguendo la corrente su Brest
E scappano lontano a imputridire
Lontano lontano da Brest
Dove non c’è più niente.

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Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
Epanouie ravie ruisselante
Sous la pluieRappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t’ai croisée rue de Siam
Tu souriais
et moi je souriais de même
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi qui ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand même ce jour-là
N’oublie pas
Un homme sous un porche s’abritait
Et il a crie ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t’es jetée dans ses bras
Rappelle-toi cela Barbara
Et ne m’en veux pas si je te tutoie
Je dis tu a tous ceux que j’aime
Même si je ne les ai vus qu’une seule fois
Je dis tu a tous ceux qui s’aiment
Même si je ne les connais pas
Rappelle-toi Barbara
n’oublie pas
Cette pluie sage et heureuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l’arsenal
Sur le bateau d’Ouessant
Oh Barbara
Quelle connerie la guerre
Qu’es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d’acier de sang
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n’est plus pareil et tout est abîmé
C’est une pluie de deuil terrible et désolée
Ce n’est même plus l’orage
De fer d’acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crèvent comme des chiens
Des chiens qui disparaissent
Au fil de l’eau sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne reste rien.


(Jacques Prévert)

domenica 5 aprile 2015

È l’ora! Mi sfiora

È l’ora! Mi sfiora
un tocco metallico e chiaro:
i sensi tremano. Sento di farcela –
e afferro il giorno, la sua molle creta.

Era incompiuto il mondo prima
che lo guardassi e fermo il divenire.
Ora il mio sguardo è maturo, e ogni cosa
cede al suo volere: è una sposa.

Amo persino la più piccola.
La dipingo immensa su sfondo d’oro,
la innalzo e non so a chi
schiuderà l’anima...


(Rainer Maria Rilke)

Sono talmente appagato dalla solitudine

Sono talmente appagato dalla solitudine
che il minimo appuntamento
è per me una crocifissione.


(Emil Cioran)

Che cosa succederebbe

Che cosa succederebbe
se il volto umano esprimesse fedelmente
tutta la sofferenza di dentro,
se l'espressione traducesse
tutto il tormento interiore?
Riusciremmo ancora a conversare?
Non dovremmo parlare nascondendoci il volto con le mani?
La vita diventerebbe decisamente impossibile
se i nostri tratti palesassero l'intensità dei nostri sentimenti.
Nessuno avrebbe più il coraggio di guardarsi allo specchio,
perché un'immagine insieme grottesca e tragica
mescolerebbe ai contorni della fisionomia
macchie di sangue, piaghe sempre aperte
e rivoli di lacrime irrefrenabili.


(Emil Cioran)

sabato 4 aprile 2015

Io sono un mondo in me stesso

Ma i debiti i quali tu hai verso la Società?
- Debiti? forse perché mi ha tratto dal libero grembo della Natura,
quand'io non aveva né la ragione, né l'arbitrio di acconsentirvi,
né la forza di oppormivi, e mi educò fra suoi bisogni e fra suoi pregiudizi?
Non voglio smoverti dalla tua opinione sì avversa alla mia;
vo' bensì dileguare ogni dubbio da me.
Saresti convinto al pari di me, se ti sentissi le piaghe mie;
il Cielo te le risparmi!
Ho io contratto questi debiti spontaneamente?
e la mia vita dovrà pagare, come uno schiavo,
i mali che la Società mi procaccia, solo perché gli intitola benefici?
O amico mio! Ciascun individuo è nemico nato della Società,
perché la Società è necessaria nemica degli individui.
(...)
Possono ben essi pretendere ch'io sia figliuolo della grande famiglia;
ma io rinunziando e a' beni e a' doveri comuni posso dire:
Io sono un mondo in me stesso...


(Ugo Foscolo)

Elogio funebre di Franz Kafka

Nel sanatorio di Kierling presso Klosterneuburg nei dintorni di Vienna
è morto l'altro giorno il dott. Franz Kafka,
scrittore di lingua tedesca vissuto a Praga.
Qui lo conoscevano in pochi perché era un individuo solitario,
un uomo sapiente, spaventato dal mondo.
Da anni era affetto da una malattia polmonare e, sebbene la curasse,
tuttavia consapevolmente la nutriva e incoraggiava col pensiero.
Quando l'animo e il cervello non riescono più a tollerare il peso,
scrisse una volta in una lettera,
i polmoni se ne addossano la metà,
affinché esso per lo meno sia meglio distribuito.
Così fu anche per la sua malattia.
Essa gli conferiva una delicatezza quasi stupefacente,
un raffinamento d'ingegno del tutto alieno da compromessi;
ma lui, l'uomo, aveva scaricato sulla malattia
tutta la propria angoscia intellettuale.
Era timido, timoroso, delicato e buono,
ma i suoi libri sono crudeli e dolorosi.
Nel mondo scorgeva invisibili demoni,
che straziano e distruggono l'essere umano indifeso.
Era troppo perspicace,
troppo saggio per poter vivere, troppo debole per lottare,
debole come lo sono le creature nobili, belle,
che non sono capaci di accettare la lotta
contro la loro paura dell'incomprensione,
della mancanza di bontà, della menzogna intellettuale,
poiché sin dal principio sono coscienti della loro fragilità
e nella sconfitta umiliano l'avversario.
Conosceva gli uomini,
come solo un essere di grande sensibilità nervosa è in grado di conoscerli,
un essere solitario, che da un unico sguardo,
quasi profeticamente, comprende l'altro.
Conosceva il mondo in modo insolito e profondo,
era lui stesso un mondo straordinario e profondo.
Scrisse i libri più significativi della letteratura tedesca contemporanea;
in essi si esprime la lotta dell'attuale generazione,
e tuttavia non sono mai tendenziosi.
Sono pervasi dall'ironia asciutta e dal sensibile stupore di un uomo
che aveva compreso a tal punto il mondo da non poterlo sopportare
e che doveva morire se non voleva come gli altri
rifugiarsi nei compromessi o nei più nobili equivoci
della ragione o dell'inconscio.
(...)
Tutti i suoi libri descrivono l'orrore di misteriose incomprensioni,
di colpe immeritate diffuse fra gli uomini.
La sua coscienza di uomo e artista era a tal punto affinata
da consentirgli di penetrare anche laddove gli altri, sordi,
ritenevano di essere al sicuro.


(Max Brod)

giovedì 2 aprile 2015

Sera d'aprile

Batte la luna soavemente
di là dai vetri
sul mio vaso di primule:
senza vederla la penso
come una grande primula anch'essa,
stupita,
sola,
nel prato azzurro del cielo.


(Antonia Pozzi)

Psyché et l'aigle de Zeus

La poesia

Nella mia mente è scolpita una poesia
che esprimerà la mia anima intera.

La sento vaga come il suono e il vento
eppure scolpita in piena chiarezza.

Non ha strofa, verso né parola
non è neppure come la sogno.

È un mero sentimento, indefinito,
una felice bruma intorno al pensiero.

Giorno e notte nel mio mistero
la sogno, la leggo e riprovo a sillabarla,

e sempre la parola precisa è sul bordo di me stesso
come per librarsi nella sua vaga compiutezza.

So che non sarà mai scritta.
So che non so che cosa sia.

Ma sono contento di sognarla,
e una falsa felicità, benché falsa, è felicità.


(Fernando Pessoa)

Gli auguro di resistere

Agli uomini dei quali mi importa qualcosa io auguro sofferenze,
abbandono, malattie, maltrattamenti, disprezzo
- io desidero che non restino loro sconosciuti
il profondo disprezzo di sé,
il martirio della diffidenza di sé,
la miseria del vinto:
non ho compassione di loro,
perché auguro loro la sola cosa che oggi possa dimostrare
se un uomo abbia o non abbia valore
- gli auguro di resistere...


(Friedrich Nietzsche; "Frammenti postumi")

Solo gli inquieti sanno

Solo gli inquieti sanno
com’è difficile sopravvivere alla tempesta
e non poter vivere senza.


(Emily Bronte)

O assorti occhi

O assorti occhi – occhi al di là degli occhi
occhi altri, dei quali lo sguardo non commuove
voi della fede cugini remoti dalla luce
voi per i quali balsamo è ciò che non si sana
voi spie di amori con tutti i loro niente
voi che nel tempo della gioia gemevate
voi prima della morte già dalla morte presi
voi che sfuggite le poesie e le ragazze
voi foglioline piccole streghe gentili
che scovano i portelli segreti dell’androne

O assorti occhi – occhi al di là degli occhi
con voi contemplare i seni di un amante
con voi dissimularli con voi sognare di loro
voi risoluti per sempre a fare muta ogni voce
voi risoluti per sempre a non vedere più
voi unici voi vaghe iridi
voi che sapete con la sapienza di Dio
di un cuore assetato
che l’aver sete è come un eterno inverno
o assorti occhi – occhi al di là degli occhi

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Ó oči civící ó oči za očima
vy druhé jejichž pohled nedojímá
vy sestřenice víry světlu vzdálené
vy jejichž balzámem je nezahojené
vy vyzvědačky lásek s jejich mály
vy jež jste při radostech naříkaly
vy smrtí dávno před zemřením jaté
vy které od dívek a básní utíkáte
vy lupínky vy vědmy přítelkyně
nalézající tajná dvířka síně

Ó oči civící ó oči za očima
vámi se zahledět na ňadra milenčina
vámi je nespatřit a vámi o nich snít
vy navždy odhodlané nezahovořit
vy navždy odhodlané neviděti více
vy jediné vy krásné zřítelnice
vy které víte jako Bůh to ví
o jednom srdci které hladoví
že hladovění je jak věčná zima
ó oči civící ó oči za očima


(Jiří Orten)