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domenica 11 marzo 2012

Lento, amaro animale

Lento, amaro animale
che sono, che sono stato,
 amaro dal nodo di polvere e acqua e vento
 che chiedeva Dio nella prima generazione dell’uomo.

Amaro come questi minerali amari
 che nelle notti di esatta solitudine
 -maledetta e rovinata solitudine
 solitaria-
 si arrampicano alla gola
 e, croste di silenzio,
 asfissiano,uccidono, resuscitano.

Amaro come questa voce amara
 prenatale, pre-sostanziale, che disse
 la nostra parola, che percorse il nostro cammino,
 che morì la nostra morte,
 e che scopriamo in qualsiasi momento.

Amaro da dentro,
 da quello che sono,
 -la mia pelle come la mia lingua-
 dal primo essere vivente,
 annuncio e profezia.

Lento da secoli,
 remoto -nulla c’è dietro-,
 distante, lontano, sconosciuto.

Lento, amaro animale
 che sono, che sono stato.


(Jaime Sabines)

domenica 4 marzo 2012

Los Amorosos

Quelli che amano tacciono.
L'amore è il silenzio più fine,
il più tremante, il più insopportabile.

Quelli che amano cercano,
sono quelli che lasciano perdere
sono quelli che cambiano, quelli che dimenticano.

Il cuore dice loro che non troveranno mai,
non trovano, cercano.

Quelli che amano vanno come pazzi
perché stanno soli, soli, soli,
consegnandosi, dandosi ogni istante,
piangendo perché non salvano l'amore.

L'amore li preoccupa.

Quelli che amano
vivono alla giornata,
non possono fare di più, non sanno.

Sempre se ne stanno andando,
sempre, da qualche parte.
Aspettano, non aspettano nulla,
ma aspettano.

Sanno che non troveranno mai.
L'amore è una continua proroga,
sempre il passo seguente, l'altro, l'altro.

Quelli che amano sono gli insaziabili
quelli che sempre - che bello! - resteranno soli.

Quelli che amano sono l'idra del racconto.
Hanno serpenti al posto delle braccia.
Le vene del collo gli si gonfiano
anche come serpenti per asfissiarli.

Quelli che amano non possono dormire
perché se si addormentano
se li mangiano i vermi.

Nel buio aprono gli occhi
e in loro cade lo spavento.
Trovano scorpioni sotto le lenzuola
e il loro letto galleggia come su di un lago.

Quelli che amano sono pazzi, soltanto pazzi,
senza Dio e senza diavolo.

Quelli che amano escono dalle loro grotte
tremanti, affamati,
a cacciare fantasmi.
Ridono di quelli che sanno tutto,
di quelli che amano per sempre, veracemente,
di quelli che credono nell'amore come una lampada d'olio inesauribile.

Quelli che amano giocano ad afferrare l'acqua,
a tatuare il fumo, a non andarsene.

Giocano al lungo, triste gioco dell'amore.

Nessuno si può rassegnare.
Dicono che nessuno si può rassegnare.
Quelli che amano si vergognano di qualsiasi conformismo.

Vuoti, ma vuoti da una costola all'altra,
la morte li corrode dietro gli occhi,
e loro camminano, piangono fino all'alba
dove treni e galli si salutano dolorosamente.

A volte gli arriva un odore a terra appena nata,
a donne che dormono con la mano nel sesso, compiaciute,
a ruscelli d'acqua tenera e cucine.

Quelli che amano cantano tra le labbra
una canzone mai imparata,
e se ne vanno piangendo, piangendo,
la bellissima vita.


(Jaime Sabines) 

venerdì 2 marzo 2012

Dell'illusione

Scrivesti sulla tavola del mio cuore:
desidera.
E io andai giorni e giorni
pazzo e profumato e triste.


(Jaime Sabines)

lunedì 9 gennaio 2012

Non è che muoia d'amore, muoio di te

Non è che muoia d'amore, muoio di te.
Muoio di te, amore, d'amor di te,
d'urgenza mia della mia pelle di te,
della mia anima, di te e della mia bocca
e dell'insopportabile che sono senza te.

Muoio di te e di me, muoio d'ambedue,
di noialtri, di questo,
straziato, diviso,
mi muoio, ti muoio, lo moriamo.

Moriamo nella mia stanza dove sono solo,
nel mio letto dove manchi,
nella strada dove il mio braccio va vuoto,
nel cinema e nei parchi, i tram
i posti dove la mia spalla
abitua la tua testa
e la mia mano la tua
e tutto so di te come me stesso.

Moriamo nel luogo che ho prestato all'aria
perché tu stessi fuori di me,
e nel posto dove finisce l'aria
quando ti butto la mia pelle addosso
e ci conosciamo in noialtri,
separati dal mondo, felice, penetrata,
e certamente, interminabile

Moriamo, lo sappiamo, lo ignorano, ci moriamo
tra noi due, ora, separati,
l'un dall'altro, giornalmente,
cadendo in molteplici statue,
in gesti che non vediamo
nelle nostre mani che si cercano.

Moriamo, amore, muoio nel tuo ventre
che non mordo né bacio,
nei tuoi muscoli dolcissimi e vivi,
nella tua carne senza fine, muoio di maschere,
di triangoli oscuri e incessanti.

Muoio del mio corpo e del tuo corpo,
della nostra morte, amore, muoio, muoriamo.
Nel pozzo d'amore a tutte le ore,
inconsolabile, a grida ,
dentro di me, voglio dire, ti chiamo,
ti chiamano quelli che nascono, quelli che vengono
dietro, di te, quelli che arrivano a te.
Moriamo, amore, e non facciamo nulla
se non morire di più, ora dopo ora,
e scriverci, e parlarci e morire.


(Jaime Sabines)