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domenica 16 febbraio 2014

L’oggi svanisce

L’oggi svanisce.  È stato un involucro
di fredda luce volta al suo recinto,
alla madre sua cupa, per rinascere.
Lo lascio ora avvolto al suo lignaggio.
È vero, giorno, che anch’io ho partecipato alla luce?
Tempo, son anch’io parte delle tue cateratte?
O mie sabbie, mie solitudini!

Se è vero che ci andiamo,
ci andammo consumando
in piena salsedine
e a colpi di fulmine.
La mia ragione visse alle intemperie,
donai al mare il mio cuore calcareo.

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Se va el hoy. Fue una cápsula
de fría luz que volvió a su recinto,
a su madre sombría, a renacer.
Lo dejo ahora envuelto en su linaje.
Es verdad, día, que partecipé en la luz?
Tiempo, soy parte de tu catarata?
Arenas mías, soledades!

Si es verdad que non vamos,
nos fuimos consumiendo
a plena sal marina
y a golpes de relámpago.
Mi razón ha vivido a la intemperie,
entregué al mar mi corazón calcareo.


(Pablo Neruda)

venerdì 19 ottobre 2012

Pioggia

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza,
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.

È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l'illusione inquieta di un domani impossibile
con l'inquietudine vicina del color della carne.

L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campana e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all'orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
dà all'anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!


(Federico Garcia Lorca)

sabato 25 agosto 2012

Divento dio

(...)
Divento dio se tocco
il tuo cuore.



(Mahmoud Darwish)

mercoledì 15 agosto 2012

Il tuo sorriso

 Il tuo sorriso
vibrazione che anima la vita
e la sconfitta.
C'è il tuo genio nel tuo sorriso.
Sapienza implacabile,
dominio e sdegno,
a fiore di un occulto vortice
ritmo di fantasia iridescente...
Il tuo sorriso...
Sottile ombra canora
su la chiarezza silenziosa
del fermo volto.
O gagliardo
amo il tuo sorriso,
che si esprime oltre il tuo stesso volere,
balenante segno
della vita che in visione trascendi,
amo il tuo sorriso
malizia di fanciulla
e magia d'eroe,
il tuo sorriso dove,
a fiore d'un occulto vortice,
smaglia e canta,
soffusa di danzante ombra,
la sua forza...
Vibri, e altro non chiedi.
Attingi e varchi la vita
col tuo sorriso
fantasticamente ti dissolvi
il dolore noto e la gioia ignota,
in un brivido che t'allaccia
al cuore del mondo.
C'è il tuo genio nel tuo sorriso.


(Sibilla Aleramo)

mercoledì 20 giugno 2012

Ho la dimensione di ciò che vedo

Rileggo passivamente - ricevendo la lettura come una ispirazione e una liberazione - quelle frasi semplici di Caeiro nella loro relazione naturale con ciò che concerne la piccola dimensione del suo villaggio. Da lì, dice lui, proprio perché è piccolo, si può vedere più mondo che dalla città; e per questo il villaggio è più piccolo della città… "Perché ho la dimensione di ciò che vedo E non la dimensione della mia altezza". Frasi come queste che sembrano crescere senza la volontà di chi le avesse proferite mi mondano di tutta la metafisica che spontaneamente aggiungo alla vita. Dopo averle lette, mi accosto alla finestra che dà sulla via stretta, guardo il cielo immenso e gli infiniti astri, e sono libero con l’alato splendore, la cui vibrazione mi fa fremere tutto il corpo. “Ho la dimensione di ciò che vedo!”. Ogni volta che penso a questa frase con tutta l’attenzione dei miei nervi, essa mi sembra sempre più destinata a ricostruire l’universo di costellazioni. “Ho la dimensione di ciò che vedo!”. Che immenso potere mentale va dal pozzo delle emozioni profonde fino alle alte stelle che si riflettono in esso, e che, in un certo senso, sono lì contenute. E già ora, consapevole di saper vedere, guardo la vasta metafisica oggettiva dei cieli tutti con una sicurezza che mi suscita il desiderio di morire cantando. “Ho la dimensione di ciò che vedo!”. E il vago chiaro di luna, interamente mio, incomincia a permeare di vago l’azzurro scuro dell’orizzonte. Ho voglia di alzare le braccia e gridare cose di una barbarie sconosciuta, di parlare agli alti misteri, di affermare una nuova ampia personalità ai grandi spazi della vuota materia. Ma mi trattengo e mi acquieto.  “Ho la dimensione di ciò che vedo!”. E la frase finisce per essere l’intera anima; appoggio su di essa tutte le emozioni che sento e, su di me, all’interno di me, come sulla città esterna, scende la pace indecifrabile dell’adamantino chiarore lunare che si diffonde ampiamente con il cadere della notte.


(Fernando Pessoa; "Il libro dell'inquietudine")

mercoledì 21 marzo 2012

Non conosciamo mai la nostra altezza

Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura.

L’eroismo che allora recitiamo
sarebbe quotidiano, se noi stessi
non c’incurvassimo di cubiti
per la paura di essere dei re.

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We never know how high we are
Till we are called to rise;
And then, if we are true to plan,
Our statures touch the skies.

The Heroism we recite
Would be a daily thing,
Did not ourselves the Cubits warp
For fear to be a King.


(Emily Dickinson)

martedì 20 marzo 2012

Arrivederci, amico mio, arrivederci

Arrivederci, amico mio, arrivederci.

Mio caro, sei nel mio cuore.
Questa partenza predestinata
Promette che ci incontreremo ancora.

Arrivederci, amico mio, senza mano, senza parola
Nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In questa vita, morire non è una novità,

ma, di certo, non lo è nemmeno vivere.

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До свиданья, друг мой, до свиданья.

Милый мой, ты у меня в груди.
Предназначенное расставанье
Обещает встречу впереди.

До свиданья, друг мой, без руки, без слова,
Не грусти и не печаль бровей,-
В этой жизни умирать не ново,

Но и жить, конечно, не новей.


(Sergej Esenin; Lettera a Anatoli Marienhof - 27 dicembre 1925)