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lunedì 30 novembre 2020

Oh, uomo! Ammira la balena e fanne il tuo modello!

La balena è difatti avvolta nel suo grasso proprio come una vera coltre o trapunta, o, meglio ancora, in un poncho indiano infilato dalla testa che la cinge fino in fondo. É grazie a questa confortevole copertura del suo corpo che la balena può trovarsi bene in tutte le temperature, in tutti i mari, e stagioni, e maree. Che ne sarebbe, per esempio, di una balena di Groenlandia, in quei mari rabbrividiti e ghiacci del Nord, se non fosse fornita del suo confortevole soprabito? É vero, in quelle acque iperboree si trovano altri pesci straordinariamente vispi; ma, si badi bene, si tratta di pesci a sangue freddo, senza polmoni, persino il ventre dei quali è un refrigerante; creature che si riscaldano a sottovento di un iceberg come un viandante d'inverno starebbe al calduccio di un focolare di locanda; mentre la balena, come l'uomo, ha polmoni e sangue caldo. (...) Com'è straordinario dunque - se non si sa il perché - che questo gran mostro per il quale il calore del corpo è indispensabile come all'uomo; com'è straordinario che lo si trovi a proprio agio immerso fino alle labbra, per tutta la vita, in quelle acque artiche!(...) Pare a me che in questo si veda la rara virtù di una forte vitalità individuale, e la rara virtù di solide mura, e la rara virtù di una interiore vastità. Oh, uomo! Ammira la balena e fanne il tuo modello! Conservati anche tu caldo in mezzo al ghiaccio. Vivi anche tu in questo mondo senza essere suo. Sii fresco all'equatore, mantieni fluido il tuo sangue al polo. Come la gran cupola di San Pietro, e come la grande balena, serba in tutte le stagioni, uomo, una temperatura tua. Ma com'è facile, com'è inutile insegnare queste belle cose! Tra gli edifici, come sono pochi quelli che hanno una cupola come San Pietro! E tra le creature, come sono poche quelle grandi come la balena!


(Herman Melville; "Moby Dick")

sabato 14 ottobre 2017

Tu dove sei? Non senti l’immensa angoscia che mi opprime?

- Roma, Lunedì notte 8 / 9 agosto 1887

È notte alta. Io sono solo in questa stanza: il palazzo Barberini è illuminato misteriosamente dalla luna che nasce; il mio letto, la' in fondo, è tutto bianco, così largo che potrebbe accogliere anche il tuo corpo… Se tu venissi! Io ti dicevo che il desiderio del tuo corpo si fa in me ogni giorno più ardente e più torturante. Le immagini del piacere mi incalzano da tutte le parti. È una febbre. Se bene io stia stanco e triste, al sol pensiero che io potrei possederti e stringerti ignuda come una volta, sento un brivido profondo corrermi nelle vene ed una strana vitalità d’amore corrermi nei muscoli ed agitarmi. È una notte tentatrice. La mia stessa languidezza mi fa più voluttuoso ed il desiderio di dimenticare il dolore e la miseria reale mi fa avido di piaceri sensuali… La fontana del giardino Barberini canta più dolce di un usignolo in un bosco di rose all'alba prima. Tu dove sei? Non senti l’immensa angoscia che mi opprime? Non senti il mio desiderio che attraversa gli spazi infiniti e viene a cercarti ed infiammarti l’anima nel sonno? Come ti amo Barbara! E come questo mio dolore è al di sopra delle forze umane!

Sento una specie di soffocazione. Mi pare quasi che io non debba giungere all’alba. Aiutami! Aiutami tu!

Gabriel


(Gabriele D'Annunzio; lettera a Barbara Leoni)

lunedì 22 luglio 2013

I trentatré nomi di Dio

 1. Mare al mattino
2. Rumore dalla
sorgente nelle
rocce sulle pareti di
pietra
3. Vento di mare
a notte
su un’isola
4. Ape
5. Volo triangolare
dei cigni
6. Agnello appena nato
bell’ariete
pecora.
7. Il tenero muso
della vacca
il muso selvaggio
del toro
8. Il muso
paziente
del bue
9. La fiamma rossa
nel focolare.
10. Il cammello
zoppo
che attraversò
la grande città
affollata
andando verso la morte.
11. L’erba
L’odore dell’erba.
12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)
13. La buona terra
La sabbia e
la cenere
14. L’airone che ha
atteso tutta
la notte, intirizzito,
e che trova
di che placare la sua
fame all’aurora
15. Il piccolo pesce
che agonizza nella gola dell’
airone
16. La mano
che entra in
contatto
con le cose
17. La pelle – tutta la superficie del corpo
18. Lo sguardo
e quello che guarda
19. Le nove porte
della
percezione
20. Il torso
umano
21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno
22. Un sorso
di una bevanda
fredda
o calda
23. Il pane
24. I fiori
che spuntano
dalla terra
a primavera
25. Sonno in un letto
26. Un cieco che canta
e un bambino invalido
27. Cavallo che
corre
libero
28. La donna
– dei –
cani
29. I cammelli
che si abbeverano
con i loro piccoli
nel difficile wadi
30. Sole nascente
sopra un lago
ancora mezzo
ghiacciato
31. Il lampo
silenzioso
Il tuono
fragoroso
32. Il silenzio
fra due amici
33. La voce che viene
da est,
entra dall’orecchio
destro
e insegna una canto.


(Marguerite Yourcenar)