Fiorire è il fine - chi passa un fiore con uno sguardo distratto stenterà a sospettare le circostanze coinvolte in quel luminoso fenomeno costruito in modo così intricato e poi offerto, come una farfalla al mezzogiorno
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domenica 12 giugno 2016
Titania and Bottom
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martedì 19 aprile 2016
...be not afraid of greatness
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giovedì 7 aprile 2016
Più di un glorioso mattino ho visto
Più di un glorioso mattino ho visto
lusingare le vette dei monti con occhio sovrano,
baciare con volto d'oro i verdi prati,
indorare pallide correnti con alchimia divina;
poi presto permettere alle nuvole più vili di cavalcare
in orridi nembi sul suo volto celeste
e nascondere al mondo derelitto il suo sembiante,
fuggendo furtivo ad occidente senza più grazia.
Così il mio sole rifulse una volta di primo mattino
con pieno trionfale splendore sulla mia fronte;
ma ahimè, andò via, e un'ora sola fu mio:
nuvola più alta me l'ha ora nascosto.
Ma lui, per questo, il mio amore non disdegna affatto:
i soli del mondo possono macchiarsi, se il sole del cielo si macchia.
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Full many a glorious morning have I seen
Flatter the mountain tops with sovereign eye,
Kissing with golden face the meadows green,
Gilding pale streams with heavenly alchemy;
Anon permit the basest clouds to ride
With ugly rack on his celestial face,
And from the forlorn world his visage hide,
Stealing unseen to west with this disgrace.
Even so many sun one early morn did shine
With all triumphant splendour on my brow;
But out, alack, he was but one our mine:
The region cloud hath masked him from me now.
Yet him for this my love no with disdaineth:
Suns of the world may stain when heaven's sun staineth.
(William Shakespeare)
lunedì 29 febbraio 2016
Se è cosa strana, dalle il benvenuto
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Wojciech Gerson
lunedì 22 febbraio 2016
Ofelia
In quel ruscello dove un salice sghembo specchia le sue brinate foglie nella corrente vitrea; là ella intrecciava fantastiche ghirlande di ranuncoli, d'ortiche, di margherite, e di quelle lunghe orchidee purpuree alle quali i franchi pastori dànno un nome più volgare, ma che le nostre fredde vergini chiamano dita di morte; e lassù, mentre s'arrampicava per appendere i suoi diademi d'erba alle pendule fronde dell'albero un invidioso ramo si ruppe, e quei trofei ed ella stessa caddero nel ruscello. Le sue vesti si gonfiarono intorno e la sostennero per qualche tempo come una sirena, mentre ella intonava spunti di vecchie canzoni, quasi fosse inconscia della propria sventura, o come una figlia dell'acqua, familiare a quell'elemento. Ma per poco, poiché le sue vesti, pesanti per l'acque assorbita, trascinarono l'infelice dal suo melodioso canto a una fangosa morte.
(William Shakespeare; "Amleto")
giovedì 22 ottobre 2015
Il sonno innocente
Il sonno innocente... Il sonno che pèttina e ravvìa il filaticcio di seta arruffato delle cure di quaggiù, morte della vita d'ogni giorno, bagno ristoratore del faticoso affanno, balsamo alla dolente anima stanca, piatto forte alla mensa della grande Natura, nutrimento principale nel banchetto della vita...
(William Shakespeare; "Macbeth")
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William Shakespeare
domenica 23 marzo 2014
I nostri corpi non son che giardini
Virtù un fico! Sta solo in noi l'essere in un modo o nell'altro! I nostri corpi non son che giardini per i quali le nostre volontà fan da giardinieri; così che se vogliamo piantare ortiche, o seminar lattughe, mettervi l'issopo ed estirparvi il timo, guarnirlo d'una sola specie di erbe ovvero variarlo con un composto di molte, lasciarlo sterile per la nostra accidia, ovvero concimarlo con il nostro lavoro, il potere e l'autorità per decidere tutto questo non si trova che nella nostra volontà...
(William Shakespeare; "Otello")
sabato 8 dicembre 2012
Nascondi ciò che sono
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William Shakespeare
giovedì 24 maggio 2012
Rendimi il mio peccato
- Romeo: "Se credete che io profani con la mano più indegna questa sacra reliquia (peccato degli umili, del resto), le mie labbra rosse come due timidi pellegrini cercheranno di rendere morbido l'aspro contatto con un tenero bacio".
- Giulietta: "Buon pellegrino, voi fate un grave torto alla vostra mano, che non ha fatto altro che dimostrare un'umile devozione. Anche i santi hanno le mani, e le mani dei pellegrini le toccano; palma contro palma: infatti questo è il bacio sacro dei palmieri".
- Romeo: "Ma i santi e i palmieri non hanno labbra?".
- Giulietta: "Sì, pellegrino, labbra che servono per la preghiera".
- Romeo: "Oh, allora, dolce santa, lascia che le tue labbra facciano come le tue mani; esse pregano, tu esaudiscile, in modo che la fede non si muti in disperazione".
- Giulietta: "I santi non si muovono, eppure esaudiscono coloro che li pregano".
- Romeo: "Allora non muoverti, così la mia preghiera sarà esaudita". [la bacia] "Ecco, le tue labbra hanno tolto il peccato dalle mie".
- Giulietta: "Allora le mie labbra portano il peccato che hanno tolto".
- Romeo: "Il peccato dalle mie labbra? O colpa dolcemente rimproverata! Rendimi il mio peccato!"
(William Shakespeare; "Romeo e Giulietta" - 1595)
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