domenica 27 aprile 2014

L'allodola

Dopo il bacio - dall'ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta
e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d'estate
all'alba
su sconfinate
distese di grano.
Ed il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.


(Antonia Pozzi)

Exposition Universelle, Paris 1900


mercoledì 23 aprile 2014

Presi il mio cuore

Presi il mio cuore
e lo posi nella mia mano
lo guardai come chi guarda
grani di sabbia o una figlia.

Lo guardai pavido e assorto
come chi sa d'esser morto;
con l'anima solo commossa
del sogno e poco della vita.


(Fernando Pessoa)

Mi sono guardato negli occhi

E allora
mi sono guardato negli occhi.
Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi,
e pare che in certi casi
questo valga per un esercizio estremo.
Dicono che,
immergendosi allo specchio nei propri occhi
– con attenzione cruciale
e al tempo stesso con abbandono –
si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla
l’ultimo Altro,
anzi l’unico e vero Se stesso,
il centro di ogni esistenza e della nostra,
insomma quel punto che avrebbe nome Dio.
Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi,
io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita
(quasi naufraga)
di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me.
Sempre il medesimo,
con la sua domanda d’amore
ormai scaduta e inservibile,
ma ostinata fino all’indecenza.


(Elsa Morante)

sabato 19 aprile 2014

Amore di lontananza

Ricordo che, quand’ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura,
avevo una finestra che guardava
sui prati; in fondo, l’argine boscoso
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo,
c’era una striscia scura di colline.
Io allora non avevo visto il mare
che una sol volta, ma ne conservavo
un’aspra nostalgia da innamorata.
Verso sera fissavo l’orizzonte;
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo
i contorni e i colori tra le ciglia:
e la striscia dei colli si spianava,
tremula, azzurra: a me pareva il mare
e mi piaceva più del mare vero.


(Antonia Pozzi)

In riva alla vita

Ritorno per la strada consueta,
alla solita ora,
sotto un cielo invernale senza rondini,
un cielo d’oro ancora senza stelle.
Grava sopra le palpebre l’ombra
come una lunga mano velata
e i passi in lento abbandono s’attardano,
tanto nota è la via
e deserta
e silente.
Scattano due bambini
da un buio andito
agitando le braccia:
l’ombra sobbalza
striata da un tremulo volo
di chiare stelle filanti.
Gridano le campane,
gridano tutte
per improvviso risveglio,
gridano per arcana meraviglia,
come a un annuncio divino:
l’anima si spalanca
con le pupille
in un balzo di vita.
Sostano i bimbi
con le mani unite
ed io sosto
per non calpestare
le pallide stelle filanti
abbandonate in mezzo alla via.
Sostano i bimbi cantando
con la gracile voce
il canto alto delle campane: ed io sosto
pensandomi ferma stasera
in riva alla vita
come un cespo di giunchi
che tremi
presso un’acqua in cammino.


(Antonia Pozzi)

giovedì 17 aprile 2014

Come un sentiero in autunno

Come un sentiero in autunno:
non appena spazzato,
torna a coprirsi
di foglie morte.


(Franz Kafka)

Arte poetica

Guardare il fiume fatto di tempo e d’acqua
e ricordare che il tempo è un altro fiume.
Sapere che ci perdiamo come il fiume
e che passano i volti come l’acqua.

Sentire che la veglia è un altro sogno,
sogno di non sognare e la morte
che il nostro corpo teme è questa morte
di ogni notte, che chiamiamo sonno.

Vedere nel giorno o nell’anno un simbolo
dei giorni dell’uomo e dei suoi anni,
trasfigurare l’oltraggio degli anni
in una musica, un rumore, un simbolo,

vedere nella morte il sonno, nel tramonto
un triste oro, questo è la poesia
che è povera e immortale. La poesia
si volge come l’aurora e il tramonto.

Talora nel crepuscolo un volto
ci guarda dal fondo di uno specchio;
l’arte deve esser come quello specchio
che ci rivela il nostro proprio volto.

Ulisse, dicono, stanco di prodigi,
pianse d’amore, scorgendo la sua Itaca
umile e verde. L’arte è quell’Itaca
di verde eternità, non di prodigi.

E’ anche come il fiume senza fine
che passa e resta; è specchio di uno stesso
Eraclito incostante, uno e diverso
sempre, come il fiume senza fine.


(Jorge Luis Borges)

mercoledì 16 aprile 2014

Prati

Forse non è nemmeno vero
quel che a volte ti senti urlare in cuore:
che questa vita è,
dentro il tuo essere,
un nulla
e che ciò che chiamavi la luce
è un abbaglio,
l’abbaglio estremo
dei tuoi occhi malati –
e che ciò che fingevi la meta
è un sogno,
il sogno infame
della tua debolezza.

Forse la vita è davvero
quale la scopri nei giorni giovani:
un soffio eterno che cerca
di cielo in cielo
chissà che altezza.

Ma noi siamo come l’erba dei prati
che sente sopra sé passare il vento
e tutta canta nel vento
e sempre vive nel vento,
eppure non sa così crescere
da fermare quel volo supremo
né balzare su dalla terra
per annegarsi in lui.


(Antonia Pozzi)

La tua pena particolare

La tua pena particolare
- che è quella di tutti i poeti -
sta in questo,
che per vocazione
tu non puoi avere che un pubblico,
e invece cerchi anime gemelle.


(Cesare Pavese)

domenica 13 aprile 2014

La schiavitù è una sola

"Trenta tiranni" tu dici
"si piazzarono intorno a Socrate,
ma non riuscirono a spezzare il suo animo."
Che importa quanti sono i padroni.
La schiavitù è una sola:
chi ha saputo disprezzarla è libero,
per quanto grande sia lo stuolo dei tiranni.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

Io non so

Io so
questa vita è piena
di gioie e dolori,
di risa e di pianto.

Io non so
perché tutto questo;
quali saranno i frutti
del susseguirsi laborioso
di tutto l’universo.

Io non so
che avverrà poi
in questo mondo tanto oscuro...
se avrà o non avrà fine
il dolore dell’universo,
se le stesse speranze
dell’assetato di giustizia
saranno o meno appagate.

Io non domando
ai dotti di conoscere
il mistero della vita,
né pretendo di sciogliere da solo
i nodi che legano l’universo.

Io credo d’essere
legato ad un solo destino
assieme a miriadi di vite;
mi consegno perdutamente all’amore
che conduce il mondo.


(Rabindranath Tagore)

The Delphic Oracle


mercoledì 9 aprile 2014

Improvvisamente spoglio

Improvvisamente spoglio,
solenne sta
l'albero di paulonia

-----

kiri no ki ya
tekibaki chitte
tsunto tatsu


(Kobayashi Issa)

lunedì 7 aprile 2014

Talora nell’arsura della via

Talora nell’arsura della via
un canto di cicale mi sorprende.
E subito ecco m’empie la visione
di campagne prostrate nella luce...
E stupisco che ancora al mondo sian
gli alberi e l’acque
tutte le cose buone della terra
che bastavano un giorno a smemorarmi...

Con questo stupor sciocco l’ubbriaco
riceve in viso l’aria della notte.

Ma poi che sento l’anima aderire
ad ogni pietra della città sorda
com’albero con tutte le radici,
sorrido a me indicibilmente e come
per uno sforzo d’ali i gomiti alzo.


(Camillo Sbarbaro)

Utopia

Isola dove tutto si chiarisce.
Qui ci si può fondare su prove.
L'unica strada è quella d'accesso.
Gli arbusti si piegano sotto le risposte.

Qui cresce l'albero della Giusta Ipotesi
con rami da sempre districati.

Di abbagliante linearità è l'albero del Senno
presso la fonte detta Ah Dunque È Così.

Più ti addentri nel bosco, più si allarga
la Valle dell'Evidenza.

Se sorge un dubbio, il vento lo disperde.

L'Eco prende la parola senza che la si desti
e chiarisce volenterosa i misteri dei mondi.

A destra una grotta in cui giace il Senso.

A sinistra il lago della Profonda Convinzione.
Dal fondo si stacca la Verità e viene lieve a galla.

Domina sulla valle la Certezza Incrollabile.
Dalla sua cima si spazia sull'Essenza delle Cose.

Malgrado le sue attrattive l'isola è deserta,
e le tenui orme visibili sulle rive
sono tutte dirette verso il mare.
Come se da qui si andasse solo via,
immergendosi irrevocabilmente nell'abisso.
Nella vita inconcepibile.


(Wislawa Szymborska)

sabato 5 aprile 2014

Rime del cuore morto

O piccolo cuor mio, tu fosti immenso
come il cuore di Cristo, ora sei morto;
t'accoglie non so più qual triste orto
odorato di mammole e d'incenso.

Uomini, io venni al mondo per amare
e tutti ho amato! Ho pianto tutti i pianti
vostri e ho cantato tutti i vostri canti!
Io fui lo specchio immenso come il mare.

Ma l'amor onde il cuor morto si gela,
fu vano e ignoto sempre, ignoto e vano!
Come un'antenna fu il mio cuore umano,
antenna che non seppe mai la vela.

Fu come un sole immenso, senza cielo
e senza terra e senza mare, acceso
solo per sé, solo per sé sospeso
nello spazio. Bruciava e parve gelo.

Fu come una pupilla aperta e pure
velata da una palpebra latente;
fu come un'ostia enorme, incandescente,
alta nei cieli fra due dita pure,

ostia che si spezzò prima d'avere
tocche le labbra del sacrificante,
ostia le cui piccole parti infrante
non trovarono un cuore ove giacere.


(Sergio Corazzini)

martedì 1 aprile 2014

Acqua alpina

Gioia di cantare come te, torrente;
gioia di ridere
sentendo nella bocca i denti
bianchi come il tuo greto;
gioia d’essere nata
soltanto in un mattino di sole
tra le viole
di un pascolo;
d’aver scordato la notte
ed il morso dei ghiacci.


(Antonia Pozzi)

Non serbare nulla, spendi

Non serbare nulla, spendi,
sperpera allegrie, gioie,
scambiale con aria azzurra
perché vadano volando,
per il cielo, fanne acqua,
riempi i torrenti del mondo
delle sue schiume sprizzanti,
entra in anime assopite,
e scuotile per le ali,
agita, come di grano,
grandi campi di speranze,
straripa, straripati
d’amare e d’essere amata:
perché
né oggi, né questa notte
il tuo amore finirà,
né a me finirà l’amata.
Molto ci resta. Non senti
immense truppe di baci,
e di resistenze, stormi
d’avvenire sulle mani,
di rapimenti e di calme?
Quel che mi resta, invisibile,
taciuto, serbato in fondo
a ciò che toccano gli occhi,
a ciò che le mani toccano?
E non sta sotto la terra,
sordo minerale, attesa
di un’anima pura d’oro.
Neanche è un dono senza peso,
segreto frutto celeste,
che, attaccato
su qualche ramo dell’aria,
si prepara alle tue labbra.
No, non c’è quel che ci resta
né in miniere, né sugli alti
orti di stelle mature,
non sono diamanti né astri.
Non esiste, non ha forma,
neanche soffre dei penosi
perimetri del creato.

Palpita ciò che ci resta
solo in quello che ci diamo.
Laggiù, al di là dei baci,
degli sguardi, del piacere,
senza una forma, sicuri,
i piaceri, baci e sguardi,
aspettati, che si aspettano.
In ogni abbraccio rinasce
un nuovo essere altro abbraccio.
Il bacio che si esaurisce
ne chiede un altro a se stesso,
nel suo gioioso spirare
già sente che matura.

Darmi, darti, darci, darsi!
Non chiudere mai le mani.
Le gioie non finiranno,
e neanche i baci, né gli anni,
se non le chiudi. Non senti
quale ricchezza nel dare?
La vita
noi la vinceremo sempre,
affidandomi, affidandoti.

-----

No te guardes nada, gasta,
derrocha alegrías, dichas,
truécalas en aire azul
por que vayan en volandas
por el cielo, hazlas de agua,
llena los cauces del mundo
con su espuma desatada,
entra por almas dormidas,
sacúdelas por las alas,
agita, como trigalesgrandes
campos de esperanzas,
rebosa, rebósate
de amar y de ser amada:
porque
ni este día, ni esta noche
se te acabará el amor,
ni la amada se me acaba.
Nos queda mucho. ¿No sientes
inmensas huestes de besos,
de resistencias, bandadas
de porvenir en las manos,
de arrebatos y de calmas?
¿Lo que me queda, invisible,
callado, guardado al fondo
de lo que tocan los ojos,
de lo que las manos palpan?
Y no está bajo la tierra,
mineral sordo, esperando
con alma pura de oro.
Ni es tampoco don ingrávido,
secreto fruto celeste,
suspendido
de alguna rama del aire,
preparándose a tus labios.
No, no está lo que nos queda
ni en las minas, ni en los altos
huertos de estrellas maduras,
no son diamantes ni astros.
No existe, no tiene forma,
aún no sufre los penosos
contornos de lo creado.

Lo que nos queda palpita
en lo mismo que nos damos.
Allí detrás de los besos,
de las miradas, del gozo,
sin forma están y seguros,
gozos, besos y miradas,
esperados, esperando.
Con cada abrazo le nace
un nuevo ser a otro abrazo.
El beso que se termina
otro se pide a sí mismo,
y en su dichoso expirar
le siente ya madurando.

!Darme, darte, darnos, darse!
No cerrar nunca las manos.
No se agotarán las dichas,
ni los besos, ni los años,
si no las cierras. ¿No sientes
la gran riqueza de dar?
La vida
nos la ganaremos siempre
entregándome, entregándote.


(Pedro Salinas)

Lady Reading the Letters of Heloise and Abelard