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giovedì 19 aprile 2018

L'inatteso e l'inaudito appartengono a questo mondo

La conoscenza dei processi del profondo ha ben presto plasmato la mia relazione col mondo. Fondamentalmente, fu già nella mia infanzia quella che è oggi. Da bambino sentivo di essere solo, e lo sono ancora oggi, perché conosco cose e debbo riferirmi a cose delle quali gli altri apparentemente non conoscono nulla, e per lo più nemmeno vogliono conoscer nulla. La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili. La solitudine cominciò con le esperienze dei miei primi sogni, e raggiunse il suo culmine al tempo in cui mi occupavo dell'inconscio. Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell'amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l'amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri. È importante avere un segreto, una premonizione di cose sconosciute. Riempie la vita di qualcosa di impersonale, di un numinosum. Chi non ha mai fatto questa esperienza ha perduto qualcosa d'importante. L'uomo deve sentire che vive in un mondo che, per certi aspetti, è misterioso; che in esso avvengono e si sperimentano cose che restano inesplicabili, e non solo quelle che accadono nell'ambito di ciò che ci si attende. L'inatteso e l'inaudito appartengono a questo mondo. Solo allora la vita è completa. Per me, fin dal principio, il mondo è stato infinito e inafferrabile.
 
 
(Carl Gustav Jung; "Ricordi, sogni, riflessioni")

mercoledì 17 gennaio 2018

Participation mystique

Anch'io posseggo questa natura arcaica, e in me si combina col dono - non sempre piacevole - di vedere la gente e le cose come sono realmente. Posso farmi ingannare per un pezzo, quando non voglio riconoscere qualcosa, eppure in fondo so benissimo come le cose stiano realmente. A tal riguardo sono un po' come un cane: gli si possono giocare dei tiri, ma alla fine il suo fiuto non l'inganna. Questo "intuito" dipende dall'istinto o da una "participation mystique" con gli altri, come se l' "occhio interiore" vedesse con un atto di percezione impersonale.
 
 
(Carl Gustav Jung; " Ricordi, sogni, riflessioni")

giovedì 10 agosto 2017

Alfine mi riconquistavo

Egli mi chiedeva ansioso che cosa avessi: lo rassicurai con un gesto, mentre le lagrime tornavano a sgorgare copiose, liberatrici. Benedette, benedette! Alfine mi riconquistavo, alfine accettavo nella mia anima il rude impegno di camminar sola, di lottare sola, di trarre alla luce tutto quanto in me giaceva di forte, d'incontaminato, di bello; alfine arrossivo dei miei inutili rimorsi, della mia lunga sofferenza sterile, dell'abbandono in cui avevo lasciata la mia anima, quasi odiandola. Alfine risentivo il sapore della vita, come a quindici anni.


(Sibilla Aleramo; "Una donna") 

sabato 12 dicembre 2015

...così il tempo presente

Guarda il lume e considera la sua bellezza. Batti l'occhio e riguardalo: ciò che di lui tu vedi, prima non era, e ciò che di lui era più non è. (...) L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene: così il tempo presente.


(Leonardo da Vinci)

martedì 25 novembre 2014

Chi guarda fisso verso le stelle

Gli ostacoli non mi fermano. Ogni ostacolo si sottomette alla rigida determinazione. Chi guarda fisso verso le stelle non cambia idea.


(Leonardo da Vinci)