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mercoledì 21 maggio 2025

Come vengono formate allora le anime?

(...) Ho detto "formazione dell'anima"... distinguendo l'anima dall'intelletto. L'intelletto, o scintilla divina, è presente in milioni di persone, ma non è anima finché non si acquista un'identità, finché ciascuna persona non è sé stessa. I vari intelletti sono atomi di percezione: riconoscono, vedono e sono puri... in breve, sono divini. Come vengono formate allora le anime? Come viene data un'identità a queste scintille divine, in modo che ognuna abbia la sua particolare gioia relativa alla sua esistenza individuale? Come altro se non attraverso un mondo come il nostro? (...) Cercherò di esporlo nei termini più semplici possibili, in modo che possiate giudicare più facilmente. Dirò che il mondo è una scuola istituita al fine di insegnare ai bambini piccoli a leggere. Dirò che il cuore umano è l'abbecedario usato in quella scuola... e dirò che il bambino in grado di leggere è l'anima formata in quella scuola con quell'abbecedario. Non vedete anche voi quanto sia necessario, per educare l'intelletto e farlo diventare anima, un mondo di stenti e difficoltà... un luogo in cui il cuore senta e soffra mille cose diverse? Il cuore non è semplicemente un abbecedario: è la Bibbia della mante, è fonte d'esperienza per la mente, è la mammella da cui la mente, o intelletto, succhia la propria identità. Tanto sono varie le vite degli uomini, tanto diventano varie le loro anime... e così Dio crea creature individuali (anime, anime identiche) dalle scintille della propria essenza.


(John Keats; lettera a George e Georgiana Keats - 1819)

Non mi sento di questo mondo

Cara sig.ra Brawne,
poche parole serviranno a descrivere la traversata e dire in che condizioni ci troviamo... e se sono poche è anche perché siamo stati messi in quarantena e le nostre lettere dovranno essere aperte all'Ufficio di Sanità per essere disinfestate. Saremo costretti a restare sulla nave per dieci giorni, e al momento siamo bloccati in fila con altre navi. Gli effetti positivi dell'aria di mare sono stati annullati da quelli negativi di burrasche e vitto e alloggio scadente. Perciò sto più o meno come prima. Un saluto affettuoso a Fanny. Le dica che, se mi sentissi bene, ci sarebbero tante di quelle cose in questo porto di Napoli da poter riempire una risma di carta... ma tutto sembra un sogno... tutti questi uomini che riescono a remare sulle loro barche, a camminare e a parlare sembrano creature diverse da me. Non mi sento di questo mondo.


(John Keats; lettera a Frances Brawne - 1820)

martedì 20 maggio 2025

Cerca di capire questo, amore mio

(...) Non avevo mai conosciuto un amore come quello che mi hai fatto provare. Non credevo che esistesse: lo immaginavo con terrore, temendo che potesse consumarmi del tutto. (...) Cerca di capire questo, amore mio: io ti ho così a cuore che sento il dovere di farti da guida se penso che possa capitarti qualcosa di male. Non voglio vedere mai altro che gioia nei tuoi occhi, amore sulle tue labbra e felicità nei tuoi passi.


(John Keats; lettera a Fanny Brawne - 1819)

...ma su mille mondi

Ogni giorno che passa, col rafforzarsi della mia immaginazione, sento sempre di più di non vivere soltanto su questo mondo, ma su mille mondi.


(John Keats; lettera a George e Georgiana Keats - 1818)

Ah, potessi fare questo sogno ogni giorno!

Il quinto canto di Dante mi piace sempre di più. È quello in cui incontra Paolo e Francesca. Ero da molti giorni d'umore piuttosto cupo quando ho sognato di trovarmi in quella regione dell'inferno. È stata una delle sensazioni più belle che abbia mai provato in vita mia. Fluttuavo, come descritto nel poema, in un turbine d'aria insieme a una bella figura a cui ero congiunto per le labbra. Mi è sembrato che durasse per un'eternità... e in mezzo a tutto quel freddo e quel buio, mi sentivo riscaldato. Sono spuntate persino delle cime fiorite, su cui a volte ci posavamo, leggeri come nuvole, finché il vento poi non ci trascinava via di nuovo. Ho provato a scrivere un sonetto al riguardo... contiene quattordici versi, ma neanche un briciolo di quello che ho provato. Ah, potessi fare questo sogno ogni giorno!...

Come Ermes leggero si librò
dopo aver visto Argo addormentato, 
così il mio pigro spirito suonò
delfiche note e, avendo conquistato 

 il mondo - drago e spento i suoi cento occhi, 
si involò... ma non verso l'Ida, dove 
nel gran gelo la neve scende a fiocchi, 
o Tempe, dove andò a dolersi Giove,
 
ma verso il triste cerchio dell'inferno 
in cui gli amanti, muti tra i tormenti, 
roteano in preda a un gorgo d'aria eterno.
 
Là vidi labbra pallide e suadenti, 
là le baciai... e la splendida figura 
fluttuava insieme a me nella tempesta oscura.


(John Keats; lettera a George e Georgiana Keats - 1819)

venerdì 18 aprile 2025

Mi hai abbagliato

(...) Mi hai abbagliato. Non esiste nulla al mondo così splendente e delicato.


(John Keats; lettera a Fanny Brawne - 1819)

domenica 13 aprile 2025

...leggerò un brano di Shakespeare ogni domenica alle dieci

(...) leggerò un brano di Shakespeare ogni domenica alle dieci. Anche voi ne leggerete uno alla stessa ora, e saremo vicini l'uno all'altro come dei corpi ciechi nella stessa stanza.


(John Keats; lettera a George e Georgiana Keats - 1818)

domenica 16 marzo 2025

È qui che imparerò la poesia

(...) ho davvero un debole per le montagne immerse tra le nuvole. (...) Prima di colazione siamo andati a vedere la cascata di Ambleside. La mattinata era bellissima, il cammino tra le colline agevole. Non abbiamo trovato il percorso diretto (il che, posso dire, è stata una fortuna). Dopo aver vagato per un po', l'abbiamo trovata grazie al rumore, perché devi sapere che è sepolta tra gli alberi in fondo a una vallata... il ruscello, di per sé interessante lungo l'intero corso, "sopra ombre pendenti erra sinuoso". Milton aveva in mente un fiume che scorre liscio... questo invece avanza urtando su un letto roccioso sempre vario. Trovandomi di fronte all'improvviso la cascata, ho sentito un fremito di piacere. Prima ci siamo posizionati poco sotto la cima della cascata, circa a metà del primo salto, sepolto tra gli alberi, e l'abbiamo vista scorrere giù lungo altri due balzi fino a una profondità di circa cinquanta piedi... poi siamo saliti su una sporgenza rocciosa quasi a livello di dove iniziava il secondo salto, col primo sopra di noi e il terzo sotto i nostri piedi. Nel frattempo avevamo notato che le acque erano divise da una specie di isoletta, oltre la quale prorompeva un bellissimo torrente... e poi solo fragore e freschezza... Tra l'altro ogni salto aveva le sue caratteristiche: il primo sfrecciava come un dardo giù per le rocce d'ardesia, il secondo si apriva a ventaglio, il terzo si perdeva in una nebbiolina... e quello dall'altra parte della roccia era come una combinazione di questi tre. Poi ci siamo spostati un po' e abbiamo ammirato quasi l'intera cascata, che fluiva più mite e inargentata tra gli alberi. Quello che mi sorprende più di tutto  sono le tonalità, i colori, l'ardesia, le pietre, il muschio, le erbe tra le rocce... o meglio, se mi è permesso dirlo, lo spirito, la fisionomia di questi luoghi. Anche prima di vederli, si possono ben immaginare i grandi spazi, la vastità dei monti e delle cascate, ma la loro fisionomia, le loro tonalità spirituali superano ogni potere immaginativo e sfuggono al ricordo. È qui che imparerò la poesia... e d'ora in poi scriverò sempre di più, nel tentativo poco concreto di aggiungere un minuscolo contributo a quella mole di bellezza che le più eccelse menti traggono da questi grandiosi materiali, dando vita a qualcosa di celestiale per dilettare i proprio simili. Non sono d'accordo con Hazlitt che questi paesaggi fanno sembrare piccolo l'uomo. Mai come ora ho dimenticato così del tutto la mia statura. Vivo nello sguardo... e la mia immaginazione, sovrastata com'è, riposa.


(John Keats; Lettera a Tom Keats, 1818)

giovedì 13 marzo 2025

...devi tenere conto della mia immaginazione

Io porto tutto all'estremo... per cui una leggera irritazione in cinque minuti si trasforma in un argomento adatto per Sofocle: se dovessi scrivere in quel momento e con quello stato d'animo a un amico, ho così poca padronanza di me che finirei per farlo rattristare proprio nel momento in cui, forse, sto ridendo per un gioco di parole. La tua ultima lettera mi ha fatto vergognare per la pena che ti ho causato. Ma mi conosco molto bene, e sono sicuro che in futuro ti scriverò tante altre volte con lo stesso tono. Ora sai fino a che punto credere alle cose che ti dico... devi tenere conto della mia immaginazione... so di non potermi contenere.


(John Keats; Lettera a Benjamin Bailey, 1818)

domenica 9 marzo 2025

...io paragono la vita umana a una grande villa

Bene, io paragono la vita umana a una grande villa divisa in molte stanze, di cui ne posso descrivere soltanto due, perché al momento per me la porta di tutte le altre è chiusa. La prima in cui entriamo si chiama la "camera dell'infanzia" o "della spensieratezza", in cui restiamo finché non iniziamo a pensare. Rimaniamo lì a lungo, e nonostante la porta della seconda camera resti spalancata e abbia un aspetto luminoso, non ci curiamo di avanzare in fretta verso di essa, se non quando alla fine vi siamo spinti dal risveglio della facoltà intellettuale dentro di noi. Non appena entrati nella seconda camera - che chiamerò "la camera del pensiero verginale" - siamo inebriati dalla luce e dall'ambiente, non vediamo altro che ridenti meraviglie e pensiamo di intrattenerci là per sempre tra quelle gioie. Tuttavia, tra gli effetti che derivano dal respirare quell'aria, c'è quello orribile di acuire la capacità di penetrare nel cuore e nella natura umana... di convincersi nell'animo che il mondo è pieno di infelicità, disperazione, sofferenza, malattia e oppressione... così che questa camera del pensiero verginale a poco a poco si fa buia e, al tempo stesso, lungo tutti i lati si aprono molte porte... ma tutte oscure... tutte che portano a corridoi oscuri. Non riusciamo a vedere l'equilibrio tra il bene e il male. Siamo immersi in una nebbia. Noi due ci troviamo ora in quella situazione. Sentiamo sulle spalle il "fardello del mistero". È a quello stadio che era giunto Wordsworth, per quel che riesco a capire, quando ha scritto "L'abbazia di Tintern", e a me sembra che il suo genio sia intento a esplorare quei corridoi oscuri. Ora, se ci sarà dato di continuare a vivere e a pensare, li esploreremo anche noi.


(John Keats; Lettera a John Hamilton Reynolds, 1818)

sabato 22 febbraio 2025

Non pensi che questo sia di buon auspicio?

(...) spero che qualche Essere Supremo mi aiuti mentre scalo questa piccola altura e ancor più quando affronterò sforzi più significativi. Mi ricordo che dicevi di avere la sensazione che uno spirito benigno fosse il tuo custode... anche a me è venuto lo stesso pensiero di recente, perché certe cose che faccio quasi a caso poi mi sembrano azzeccate in dieci modi diversi. È troppo presuntuoso pensare che sia Shakespeare questo custode? Quando ero sull'Isola di Wight, nel corridoio della casa in cui alloggiavo mi sono imbattuto in un ritratto di Shakespeare, più vicino a come me lo raffiguro di quanti ne abbia mai visti. Sono rimasto là solo una settimana, eppure - nonostante me ne sia andato in fretta e furia - la vecchia padrona di casa me l'ha fatto portare via con me. Non pensi che questo sia di buon auspicio? Sono contento di sentirti dire che tutti gli uomini che nutrono grandi idee a volte patiscono gli stessi miei tormenti.


(John Keats; Lettera a Benjamin Haydon, 1817)

Tu che hai sentito il vento dell'inverno

(...) Non ho letto nessun libro... il mattino mi diceva: "Fai bene". Non pensavo ad altro che al mattino, e il tordo mi diceva: "Fai bene"... e sembrava dire: 

Tu che hai sentito il vento dell'inverno
e hai visto cupe nubi tra la nebbia
e cime di olmi tra le stelle fredde
potrai mietere il grano in primavera. 
Tu che hai avuto per libro solo il lume
del buio più profondo, che hai assorbito 
di notte in notte, quando Febo è assente, 
vedrai un triplice albore in primavera. 
Non badare al sapere: io non so nulla, 
ma con il caldo il canto esce istintivo.
Non badare al sapere: io non so nulla,
ma la sera mi ascolta. Chi si strugge 
pensando di esser pigro non è pigro, 
ed è sveglio chi pensa di dormire.

Saluti affettuosi dal tuo amico
John Keats


(John Keats; Lettera a John Hamilton Reynolds, 1818)

...chi riceve e chi dà ottiene gli stessi vantaggi

L'uomo non dovrebbe contraddire o fare delle affermazioni, ma sussurrare le proprie scoperte nell'orecchio del suo simile, così che ogni germoglio spirituale possa trarre la linfa dal suolo etereo e ogni essere umano abbia la possibilità di diventare grande. In tal modo l'umanità, invece di essere un'ampia brughiera piena di rovi e ginestre spinose, con qua e là una quercia o un pino isolato, diventerebbe una grandiosa democrazia di alberi da bosco. Per spronarci è stato spesso usato un paragone: quello dell'alveare. Tuttavia a me sembra che sarebbe meglio essere il fiore che l'ape, perché è sbagliato pensare che si guadagni più nel ricevere che nel dare: no, chi riceve e chi dà ottiene gli stessi vantaggi. Il fiore senza dubbio riceve un lauto compenso dall'ape: i suoi petali avranno un colore più vivace la primavera successiva.


(John Keats; Lettera a John Hamilton Reynolds, 1818)

giovedì 6 febbraio 2025

Perché sforzarsi a scrivere un poema?

(...) e la gente si chiede: "Perché sforzarsi a scrivere un poema?". E io rispondo: "Agli amanti della poesia non piace forse avere una piccola contrada in cui andare a zonzo, dove poter piluccare qua e là, dove ci sono così tante immagini che molte vengono dimenticate e poi riscoperte a una seconda lettura, tanto da fornire nutrimento per una settimana mentre si va a passeggio d'estate? (...)". E poi il poema mette alla prova la capacità creativa, che secondo me è la stella polare della poesia, così come la fantasia è la velatura e l'immaginazione il timone.


(John Keats; Lettera a Benjamin Bailey, 1817)

domenica 26 gennaio 2025

Ah, vorrei tanto che tutte le tue ansie scomparissero

Ah, vorrei tanto che tutte le tue ansie scomparissero come la tua sorpresa passeggera di fronte al fatto che l'immaginazione è qualcosa di autentico! Non sono certo di nulla al di fuori di questo: che gli affetti del cuore sono sacri e l'immaginazione è reale. Ciò che l'immaginazione coglie come qualcosa di bello deve essere vero, che sia esistito o meno.


(John Keats; Lettera a Benjamin Bailey, 1817)

Ma a chi ama l'alloro a volte avviene

(...)
Ma a chi ama l'alloro a volte avviene
di riuscire a scordare le sue pene: 
abbagliato, non pensa che ci sia -
nell'acqua, in terra, in aria - che poesia. 
Si dice, George - lo credo anch'io, del resto
(Spenser disse a Libertas proprio questo) -,
che il poeta, estasiato, può vedere
volteggiare nell'aria bianche schiere
di corsieri montati da eleganti 
cavalieri che giostrano festanti; 
che il lampo non sia altro che il segnale
dell'aprirsi del loro ampio portale; 
che se il guardiano squilla la sua tromba,
solo per il poeta qui rimbomba;
e che se si apre quell'ardente breccia,
ogni corsiero subito vi sfreccia. 
Col suo sguardo il poeta può osservare
le loro sale d'oro e il festeggiare:
dame di uno splendore più divino
dei bagliori che sogna un serafino,
calici che traboccano impetuosi,
come nel sole i getti luminosi, 
vino che scende giù con il fulgore
di una stella cadente. Nel chiarore
più lontano si scorge un pergolato, 
ma di mirarne i fiori non è dato 
ai mortali - così il dio Apollo impose -, 
o il poeta odierebbe anche le rose. 
Presso quel sito ameno si distendono 
chiare fontane, da cui snelli scendono, 
scambiando baci, i loro getti fini
come i rivoli argentei sui delfini
che, riemersi dalle acque più profonde,
scherzano con la coda in mezzo alle onde.
Queste e molte altre meraviglie spia
colui che si è imbevuto di poesia.
Se a capo nudo esce a passeggiare
di sera, potrà forse contemplare 
solo le cupe volte silenziose
e il tremolio di gemme luminose,
o la luna che, casta, si contorna
di bianche nubi e il suo bel viso adorna,
salendo passo dopo passo in cielo 
come una dolce suora nel suo velo?
Certo che no! Vedrà, tra le altre cose, 
quelle feste notturne misteriose.
Se mai potrò ammirare tali incanti,
ti stupirò con storie strabilianti.


(John Keats)

lunedì 20 gennaio 2025

Sento di non poter esistere senza poesia

Quando mi scrivi, di' due parole su qualche brano di Shakespeare che ti è apparso in una nuova luce, cosa che accade di continuo pur rileggendo lo stesso dramma quaranta volte... Per esempio, i seguenti versi della Tempesta non mi hanno mai colpito così tanto quanto in questo momento:

"...i folletti,
durante l'ampia notte in cui essi agiscono,
avranno tutti effetto su di te..."

E come posso non portare alla tua attenzione questo verso:

"dentro l'abisso oscuro del passato..."

Sento di non poter esistere senza poesia... senza la poesia eterna... mezza giornata non mi basta... o l'intera giornata.


(John Keats; Lettera a John Hamilton Reynolds, 1817)

"ecco il mio conforto"

Stamattina a colazione mi sentivo piuttosto solo, perciò ho tirato fuori dalla cassa un libro di Shakespeare... "ecco il mio conforto".


(John Keats; Lettera a George e Tom Keats, 1817)

domenica 19 gennaio 2025

...come un fardello d'immortalità

Stamattina è stata la poesia a trionfare... sono ricaduto in quei pensieri astratti che sono la mia unica vita. Sento di essere sfuggito a un nuovo dolore, strano e minaccioso. E ne sono lieto. Sento un terribile calore intorno al cuore, come un fardello d'immortalità. 


(John Keats; Lettera a John Hamilton Reynolds, 1818)

Oggi sto avendo una giornata tranquilla...

Oggi sto avendo una giornata tranquilla... cosa che non succedeva da molto tempo... e se dovesse continuare così, penso che dovrei ricominciare a scrivere versi... perché se non sono attivo col corpo o con la mente mi sento male... e soffro tantissimo quando vado a qualche festa, dove le regole della società e il mio orgoglio naturale mi costringono a soffocare l'animo e ad avere un'aria da idiota... perché se dovessi abbandonarmi ai miei impulsi sbalordirei tutti quanti. Vivo con un continuo senso di costrizione... da cui trovo sollievo solo quando compongo versi...


(John Keats; Lettera a Fanny Keats, 1818)