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lunedì 20 marzo 2017

Vivere è distruggersi

Vivere è distruggersi, non tanto per una carenza, ma per una sorta di pienezza pericolosa. In Dostoevskij non sono gli omuncoli, vero, che si distruggono, non sono i debolucci, gli anemici, sono individui che esplodono, che giungono al limite estremo di se stessi e oltrepassano quel limite.


(Emil Cioran)

domenica 22 maggio 2016

Improvvisamente mi si aprivano davanti molte verità...

Spesso Pokrovsky mi dava libri; in principio li leggevo per non addormentarmi; poi più attentamente, e in seguito con avidità; improvvisamente mi si aprivano davanti molte verità sin allora ignote, sconosciute. Come un torrente impetuoso, nuove idee e nuove espressioni mi si riversavano tutte insieme nel cuore; quanto maggior emozione, agitazione e pena costava al mio cuore il ricevere le nuove espressioni, tanto più mi erano care, tanto più dolcemente mi si agitavano dentro; e d'un tratto, bruscamente, mi si affollarono in cuore, non lasciandolo più respirare. Uno strano caos cominciò a turbarmi tutta la persona...


(Fëdor Dostoevskij; "Povera gente")

domenica 21 febbraio 2016

Ma, perché vi scrivo tutto questo?

Quanto vi sono grata della passeggiata di ieri sull'isola, Makar Aleksjejevic; che frescura, che bellezza, che verde! Da tanto non vedevo un po' di verde: quand'ero malata mi sembrava sempre che avrei dovuto morire e che, senza dubbio, sarei morta; giudicate che cosa ho dovuto provare ieri, che cosa ho dovuto sentire! Non siate in collera con me perché ieri ero molto triste; mi sentivo tanto bene, tanto sollevata, ma anche nei giorni migliori mi sento sempre triste per un che d'indefinito. Che io abbia pianto non significa nulla, né so perché piango di continuo: sento morbosamente, in modo esasperante; le mie impressioni sono morbose. Un cielo senza nubi, pallido, il tramonto del sole, il silenzio della sera: tutto questo; ma neppure io ne son certa; però ieri mi trovavo in uno stato tale da ricevere tutte le impressioni in modo penoso, tormentato, cosicché il cuore mi si è gonfiato, e l'anima sollecitava le lacrime. Ma, perché vi scrivo tutto questo?


(Fëdor Dostoevskij; "Povera gente")

venerdì 20 marzo 2015

Per una coscienza ampia e per un cuore profondo

La sofferenza e il dolore sono sempre obbligatori per una coscienza ampia e per un cuore profondo. Ho l’impressione che le persone autenticamente grandi debbano provare al mondo una grande tristezza.


(Fëdor Dostoevskij; "Delitto e castigo")

sabato 28 giugno 2014

Se il tuo amore come amore

Se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d'amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un'infelicità.


(Fëdor Dostoevskij; "I fratelli Karamazov")

giovedì 9 gennaio 2014

La vita è vita dappertutto

La vita è vita dappertutto; la vita è dentro noi stessi, e non in ciò che ci circonda all'esterno. Intorno a me ci saranno sempre degli uomini, ed essere un uomo tra gli uomini e rimanerlo per sempre, in qualsiasi sventura, non abbattersi e non perdersi d'animo, ecco in che cosa sta la vita, e in che cosa consiste il suo compito. Io mi sono reso conto di questo, e questa idea mi è entrata nella carne e nel sangue. Si, è vero! Quella testa che creava, che viveva della vita superiore dell'arte, che aveva preso coscienza e si era abituata alle sublimi esigenze dello spirito, ebbene quella testa è già stata tagliata via dalle mie spalle. É rimasta la memoria e le immagini da me create, ma non ancora realizzate. Queste immagini mi bruceranno come piaghe aperte, è vero! Ma in me è rimasto il cuore, è rimasta quella stessa carne e sangue che può sempre amare e soffrire, desiderare e ricordare, e questa è ancora vita.


(Fëdor Dostoevskij; Lettera al fratello dalla fortezza di Pietro e Paolo - 1849)

giovedì 22 novembre 2012

Non ci credi? Io sono sicuro

Ma succederà così anche a te. Un giorno tu ti sveglierai e vedrai una bella giornata. Ci sarà il sole, e tutto sarà nuovo, cambiato, limpido. Quello che prima ti sembrava impossibile diventerà semplice, normale. Non ci credi? Io sono sicuro. E presto. Anche domani.


(Fëdor Dostoevskij; "Le notti bianche")

sabato 4 febbraio 2012

Esiste qualcosa di inspiegabilmente commovente...

Esiste qualcosa di inspiegabilmente commovente nella nostra natura pietroburghese quando, con il sopraggiungere della primavera, mostra ad un tratto tutta la sua potenza, tutte le forze concessele dal cielo per ricoprirsi, abbellirsi, colorarsi di fiori... In qualche modo mi ricorda involontariamente quella ragazza tisica e deperita che voi guardate a volte con compassione, a volte con un certo affetto pietoso, a volte semplicemente non la notate neppure, ma che improvvisamente, per un attimo solo, in modo disperato, diventa inspiegabilmente di una meravigliosa bellezza, e voi, colpito e inebriato, vi chiedete inconsapevolmente: qual è la forza che dà un tale splendore, un tale fuoco a quei tristi occhi pensosi? Che cosa ha fatto affluire il sangue a quelle pallide gote incavate? Che passione si è riversata sui teneri lineamenti del volto? Per quale ragione il petto ansima così? Che cosa ha provocato improvvisamente la forza, la vita e la bellezza sul volto di quella povera ragazza, lo ha fatto brillare di un simile sorriso e ravvivare da una gaia e scintillante risata? Vi guardate intorno, cercate qualcuno, pensate di intuire... Ma l'attimo fugge, il giorno dopo incontrate di nuovo lo stesso sguardo pensoso e distratto, lo stesso viso pallido di prima, la stessa sottomissione e mitezza nei movimenti e persino un certo pentimento, persino tracce di una tristezza mortale e di stizza per quell'effimero piacere... E vi fa pena che quella bellezza apparsa per un attimo sia svanita così in fretta e così irrevocabilmente e che, ingannevole e vana, abbia brillato davanti ai vostri occhi lasciandovi il rammarico di non aver fatto nemmeno in tempo ad innamorarvi di lei...


(Fëdor Dostoevskij; "Le notti bianche")

martedì 10 gennaio 2012

Io, parlando in questo senso, depongo le armi

Io... Io amo la tranquillità e non il rumore mondano.
(...) In questo... Io sono disarmato; io, parlando in questo senso, depongo le armi.


(Fëdor Dostoevskij; "Il sosia")

sabato 26 novembre 2011

Le doti del nostro romantico

Le doti del nostro romantico sono capire tutto, vedere tutto e vedere spesso di gran lunga più chiaramente di quanto vedano le nostre menti più positive; non sottomettersi a nulla e a nessuno, ma nello stesso tempo non disdegnare nulla; aggirare ogni ostacolo, cedere a tutto, agire diplomaticamente con tutti; non perdere mai di vista il fine utile, pratico: tener d'occhio questo fine attraverso tutti gli entusiasmi e i volumetti di liriche e nello stesso tempo custodire incrollabilmente in sé fino alla tomba "ciò che è Sublime ed Elevato", e, fra parentesi, custodire con cura anche se stessi, proprio nella bambagia, come gioiellini, non fosse che per il bene, poniamo, di quello stesso "Sublime ed Elevato". Uomo di larghe vedute il nostro romantico, e primissimo farabutto fra tutti i nostri farabutti, ve l'assicuro...


(Fëdor Dostoevskij; "Memorie dal sottosuolo")