giovedì 26 settembre 2013

Non voglio

Tutti i vostri strumenti hanno nomi bizzarri
e difficili, ma io vedo chiaro
e so che in fondo sono solamente
metri e gessetti con cui misurate
e segnate - segnate e misurate
senza stancarvi.

Sfilate spilli di tra le labbra, come una sarta:
me li appuntate sull'anima
e dite: "Qui faremo un bell'orlo.
Dopo starai tanto meglio".

Io non voglio che mi tagliate un pezzo d'anima!
Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo,
ebbene, non voglio entrarci.

Sono un poeta: una farfalla, un essere
delicato, con le ali.
Se le strappate, mi torcerò sulla terra,
ma non per questo potrò diventare
una lieta e disciplinata formica.


(Margherita Guidacci)

Judith


domenica 22 settembre 2013

Se otterrò qualcosa di positivo

Se otterrò qualcosa di positivo
non so dire,
preferisco comunque
che mi manchi il successo
invece della fiducia.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

A poco a poco mi sentii tornare pura

Decisi di farmi un bel bagno caldo.
Ci saranno senz'altro cose che un bel bagno caldo non riesce a curare,
ma io non ne conosco molte.
Ogni volta che sono triste all'idea della morte,
o così nervosa da non riuscire a dormire,
o disperata
perché non vedrò l'uomo che amo per un'intera settimana,
naturalmente entro in crisi,
ma poi, prima di toccare il fondo, mi dico:
"Adesso mi faccio un bel bagno caldo".
Nella vasca, medito.
Bisogna che l'acqua sia proprio bollente,
così bollente che quasi non resisti a metterci dentro il piede.
Poi ti immergi,
un centimetro per volta,
finché l'acqua non ti arriva al collo.
Ricordo i soffitti sopra tutte le vasche in cui mi sono distesa.
Ricordo la grana del soffitto, le crepe, i colori,
le macchie di umidità e le luci.
Anche le vasche ricordo:
quelle antiquate con le zampe di grifone,
quelle moderne a forma di bara,
quelle sfiziose di marmo rosa
simili a laghetti delle ninfee casalinghi;
ricordo forma e dimensioni
dei rubinetti e dei vari tipi di portasapone.
Non c'è niente che mi faccia sentire a posto con me stessa
come stare immersa in un bel bagno caldo.
Rimasi a mollo nella vasca
al sedicesimo piano di quell'albergo per sole donne,
al di sopra di tutto il baccano e la vita frenetica di New York,
per un'ora buona,
e a poco a poco mi sentii tornare pura.
Io non credo al battesimo,
alle acque del Giordano e compagnia bella,
ma nei confronti di un bel bagno caldo
penso di avere lo stesso atteggiamento
delle persone religiose verso l'acqua santa...


(Sylvia Plath)

venerdì 20 settembre 2013

Ho visto un angelo nel marmo

Ho visto un angelo nel marmo
e ho scolpito fino a liberarlo.


(Michelangelo Buonarroti)

Nella follia

Quando verrà il momento
Nella follia
Catturerò il firmamento e lambirò le nubi
Prenderò in prestito la bufera
Lasciandomi alle spalle le lacrime zampillanti
Lacrime zampillanti
E me ne andrò.

Non inseguirò l’equilibrio
Non soffocherò le grida
Danzerò sull’acqua
Dirigendomi verso l’altra sponda
Libera
O schiava
Non importa!
Guaderò il fiume.

Quando verrà il momento
farfalla notturna
Deporrò la dolcezza che ormai mi ha annoiata
Deporrò l’abito imbizzarrito invano
E darò fuoco al passato
Per ritornare liscia come la terra vista da lontano
E girare da sola
Intorno alla luna.

Riderò e le mie risate non saranno tristi
Non volerò, camminerò
Accarezzerò la strada
Converserò tutta la notte con il selciato
Farò sgorgare la poesia dalle pietruzze
Il cielo piangerà e non mi preoccuperò
Il vento consumerà il mio cuore ustionato dall’amore.

Il commiato diventerà una cintura
Che cinge la mia rivoluzione
Stringerò tra le braccia la distanza, gli uccelli notturni, i tremanti vasi di fiori
Tutto quel che bevo lo riverserò sui miei difetti
Accoglierò nel mio sangue
una rosa che non ha ancora trovato il terreno in cui sbocciare.

Quando verrà il momento
alba senza rugiada
mi mostrerò con il viso rabbuiato
e seppellirò i miei visi sereni
abitata dalla tenacia sarò
intrisa come il pane del tempo
noncurante delle briciole
diffonderò l’ombra luminosa sul mio essere
che farò gocciolare come il dolce miele
punto dopo punto
bacio dopo bacio
affinché si spenga sulla superficie del fiume
quella donna che ho serbato in me.


(Joumana Haddad)

giovedì 19 settembre 2013

Analogie segrete

Analogie segrete
legano assieme le più remote parti della Natura,
come l'atmosfera di un mattino d'estate
è pervasa di innumerevoli sottilissimi fili,
che vanno in ogni direzione,
svelati dai raggi del sole nascente


(Ralph Waldo Emerson)

Temple of Horus; Edfu - Egypt


Perché la poesia ha questo compito sublime

(...)
Perché la poesia ha questo compito sublime:
di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima
e di placarlo,
di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte,
così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare.
La poesia è una catarsi del dolore,
come l’immensità della morte è una catarsi della vita.
Quando tutto, ove siamo, è buio ed ogni cosa duole
e l’anima penosamente sfiorisce,
allora veramente ci sembra che ci sia donato da Dio
chi sa sciogliere in canto il nodo delle lacrime
e sa dire quello che a noi grida,
imprigionato, nel cuore.
Per chi ai suoi giorni non vede più che un colore di tramonto
e sente, attraverso il suo cielo, salire l’estremo pallore,
per chi ancora beve, con occhi allucinati, l’incanto delle cose,
ma non sa, non può
(perché è troppo tardi – perché non c’è più forza –
perché tutto è stato bruciato, fino all’ultima stilla)
tradurlo più in parole,
ah, è come rivivere trovare un’anima giovane
che sprigiona il nostro stesso canto inespresso.


(Antonia Pozzi; 11 gennaio 1933)

martedì 17 settembre 2013

Lieve offerta

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia -

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago -
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda -

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco -
sulle oscure voragini
della terra.


(Antonia Pozzi; 5 dicembre 1934)

lunedì 16 settembre 2013

Come di un bacio

Questa sera berrò, e
non perché avrò freddo o
per qualcosa che
mi fa paura, ma
berrò piano
da rimanerci ore e
senza parlare;
in silenzio
berrò per sentire
la bocca umida e
la gola,
infine
sarà
per avere
qualcosa da raccontare
tra me e
le mie labbra,
come di un bacio.


(Louis-Ferdinand Céline)

Più felice sono quando più lontana

Più felice sono quando più lontana
porto la mia anima dalla sua dimora d'argilla,
in una notte di vento quando la luna brilla
e l'occhio vaga attraverso mondi di luce
Quando mi annullo e niente mi è accanto
né terra, né mare, né cieli tersi
e sono tutta spirito, ampiamente errando
attraverso infinite immensità.


(Emily Bronte)

I fiumi

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna


Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato


L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua


Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole


Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo


Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia


Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità


Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita


Questi sono
I miei fiumi


Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.


Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure


Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto


Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo


Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre



(Giuseppe Ungaretti; Cotici - 16 agosto 1916 )

C’è un’isola in me

C’è un’isola in me,
dove il vento soffia
di terra, e quando il mare urla
la sabbia impazzisce.

E c’è sempre luce,
ma non è mai giorno.


(Fernando Pessoa)

giovedì 12 settembre 2013

Forse un giorno farà piacere ricordare anche queste cose

(...)
E così ordinai a me stesso di vivere.
Talvolta anche il vivere è un atto di coraggio.
Ti spiegherò quali furono poi i motivi di conforto,
non prima di averti detto che queste riflessioni,
con cui davo tregua al mio animo,
ebbero per me l'effetto di un farmaco.
Codeste nobili consolazioni si risolvono in rimedio
e tutto ciò che suole tenere alto il morale giova anche al corpo.
Questi nostri studi furono per me la salvezza.
Attribuisco alla filosofia il merito di avermi rimesso in piedi
e della mia convalescenza.
Le devo la vita, nulla di meno.
(...)
Tali riflessioni mi indussero a volere aiutare me stesso
e a sopportare ogni sofferenza.
Altrimenti sarebbe tristissimo,
dopo avere rinunciato al coraggio di morire, non avere il coraggio di vivere.
(...)
Non renderti i tuoi mali più gravosi di quello che sono
e non caricarti di lamentele.
Se comincerai a farti coraggio e dire:
"è cosa da nulla o almeno di poco conto,
teniamo duro; ecco, passerà",
allevierai la tua sofferenza considerandolo un dolore leggero.
La nostra sofferenza è in funzione delle nostre valutazioni soggettive.
Ognuno è infelice tanto quanto si è convinto di esserlo.
Penso che si debbano eliminare le lamentele relative a sofferenze passate.
Anche se tutto questo è vero, ormai è acqua passata.
A che serve rivangare dolori di un tempo
ed essere ora infelice perchè lo sei stato una volta?
E poi, ciò che fu molto doloroso da sopportare
è quasi un piacere l'averlo sopportato:
è naturale gioire della fine del proprio male.
Bisogna dunque estirpare due fattori negativi:
la paura di una disgrazia che potrebbe capitarci
e il ricordo di una trascorsa da molto tempo;
quest'ultima, ormai, non mi riguarda più, la prima non ancora.
Trovandosi in mezzo alle difficoltà, uno dovrebbe dire:
"Forse un giorno farà piacere ricordare anche queste cose."


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

An Offering to Venus


Preghiera alla Poesia

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.

Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.


(Antonia Pozzi)

Come se fosse necessario comprendere

Tutti discutono la mia arte
e affermano di comprenderla,
come se fosse necessario comprendere,
quando invece basterebbe amare.

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Tout le monde discute de mon art
et fait semblant de comprendre,
comme si elle était nécessaire de comprendre,
quand il est simplement nécessaire d'aimer.


(Claude Monet)

lunedì 9 settembre 2013

Così, rimango in te

Così,
rimango in te,
passeggio a lungo per le tue braccia e le tue gambe,
salgo fino alla tua bocca, mi affaccio
all’orlo dei tuoi occhi,
ti giro intorno al collo,
ti scendo lungo la schiena,
cambio rotta per percorrere i tuoi fianchi,
ricomincio da capo,
riposo sul tuo costato,
guardo le nuvole che ti passano sulle labbra rosse,
saluto gli uccelli che ti attraversano la fronte,
e se chiudi gli occhi anch’io li chiudo
e dormo alla tua ombra come se fosse estate
per sempre,
amore,
pensando vagamente
al mondo inquietante
che si stende – impossibile – dietro il tuo sorriso.



(Angel Gonzàles)

Voglio essere un giardino

Voglio essere un giardino e che alla mia fontana
colgano i tanti sogni nuovi fiori,
gli uni in disparte e pensierosi,
gli altri riuniti in muti conversari.

E quando vanno, voglio su di loro
far stormire parole come alberi,
e se riposano, agli immemori sonni
col mio silenzio origliare.

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Ich will ein Garten sein, an dessen Bronnen
die vielen Träume neue Blumen brächen,
die einen abgesondert und versonnen,
und die geeint in schweigsamen Gesprächen.

Und wo sie schreiten, über ihren Häupten
will ich mit Worten wie mit Wipfeln rauschen,
und wo sie ruhen, will ich den Betäubten
mit meinem Schweigen in den Schlummer lauschen.


(Rainer Maria Rilke)

sabato 7 settembre 2013

Infinità finita

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un'anima al cospetto di se stessa:
infinità finita.


(Emily Dickinson)

E sembrò che ella fosse come il mare

E sembrò che ella fosse come il mare,
non altro che cupe onde
che si elevavano e gonfiavano
in un grande ondeggiamento,
finché lentamente tutta la tenebra che era in lei
si mise in moto
e divenne un oceano
che rotolava la sua massa oscura e silenziosa.
E in fondo,
dentro di lei,
gli abissi si dividevano e rotolavano separatamente,
in lunghe onde che fuggivano lontano,
e sempre, in ciò che era in lei di più vivo,
le profondità si dividevano e rotolavano separatamente
dal centro di quel molle sprofondare
a mano a mano che il mistero avanzava
toccandola più nell'intimo,
più in basso,
ed ella era sempre più,
sempre più profondamente dischiusa,
e, più pesanti, le onde
andavano rotolando verso qualche spiaggia remota,
lasciandola scoperta;
e più intimamente la penetrava l’ignoto sensibile,
e più lontano rotolavano le onde,
lontano da lei, abbandonandola,
finché, d’un tratto, in un dolce fremito convulso,
il vivo di tutto il suo plasma fu toccato.
Ella si seppe toccata; tutto fu consumato ed ella dissolta.
Dissolta; non esisteva più, ed era nata:
Donna.


(David Herbert Lawrence;  “L’amante di Lady Chatterley”)

giovedì 5 settembre 2013

Incontriamoci là

Di là delle idee
di là da ciò che è giusto e ingiusto
c'è un luogo.
Incontriamoci là


(Rumi)

Ubriacatevi

Bisogna sempre essere ubriachi.
Tutto qui: è l'unico problema.
Per non sentire l'orribile fardello del Tempo
che vi spezza la schiena e vi tiene a terra,
dovete ubriacarvi senza tregua.
Ma di che cosa?
Di vino, poesia o di virtù : come vi pare.
Ma ubriacatevi.
E se talvolta, sui gradini di un palazzo,
sull’erba verde di un fosso,
nella tetra solitudine della vostra stanza,
vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa,
chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli,
all'orologio, a tutto ciò che fugge,
a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre,
a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla,
chiedete che ora è;
e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l'orologio, vi risponderanno:
"E' ora di ubriacarsi!
Per non essere gli schiavi martirizzati del Tempo,
ubriacatevi, ubriacatevi sempre!
Di vino, di poesia o di virtù , come vi pare"

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Il faut être toujours ivre.
Tout est là: c'est l'unique question.
Pour ne pas sentir l'horrible fardeau du Temps
qui brise vos épaules et vous penche vers la terre,
il faut vous enivrer sans trêve.
Mais de quoi?
De vin, de poésie, ou de vertu, à votre guise.
Mais enivrez-vous.
Et si quelquefois, sur les marches d'un palais,
sur l'herbe verte d'un fossé,
dans la solitude morne de votre chambre,
vous vous réveillez, l'ivresse déjà diminuée ou disparue,
demandez au vent, à la vague, à l'étoile, à l'oiseau,
à l'horloge, à tout ce qui fuit,
à tout ce qui gémit, à tout ce qui roule,
à tout ce qui chante, à tout ce qui parle,
demandez quelle heure il est;
et le vent, la vague, l'étoile, l'oiseau, l'horloge, vous répondront:
"Il est l'heure de s'enivrer!
Pour n'être pas les esclaves martyrisés du Temps,
enivrez-vous;
enivrez-vous sans cesse!
De vin, de poésie ou de vertu, à votre guise"


(Charles Baudelaire)

mercoledì 4 settembre 2013

Solitude


Sempre questa sensazione di inquietudine

Sempre questa sensazione di inquietudine
Di attesa d’altro.
Oggi sono le farfalle e domani sarà la
tristezza inspiegabile,
la noia o l’ansia sfrenata
di rassettare questa o quella stanza,
di cucire, andare qua e là a fare commissioni,
e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,
creare la mia felicità con
ingredienti da ricetta di cucina,
succhiandomi le dita di tanto in tanto,
di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,
che sono un barile senza fondo,
sapendo che “non mi adeguerò mai”,
ma cercando assurdamente di adeguarmi
mentre il mio corpo e la mia mente si aprono,
si dilatano come pori infiniti
in cui si annida una donna che avrebbe
voluto essere
uccello, mare, stella,
ventre profondo che dà alla luce Universi
splendenti stelle nove...
e continuo a far scoppiare pop corn nel cervello,
bianchi bioccoli di cotone,
raffiche di poesie che mi colpiscono
tutto il giorno e
mi fanno desiderare di gonfiarmi come un
pallone per contenere
il Mondo, la Natura, per assorbire tutto e stare
ovunque, vivendo mille e una vita differente...
Ma devo ricordarmi che sono qui e che
Continuerò
ad anelare, ad afferrare frammenti di chiarore,
a cucirmi un vestito di sole,
di luna, il vestito verde color del tempo
con il quale ho sognato di vivere
un giorno su Venere.



(Gioconda Belli)

domenica 1 settembre 2013

Affinità

Quali particolari affinità gli sembrava esistessero
fra la luna e la donna?
La sua antichità nel precedere e sopravvivere
a successive generazioni telluriche:
la sua dominazione notturna:
la sua dipendenza di satellite:
il suo riflesso luminare:
la costanza in tutte le sue fasi,
il sorgere, il tramontare al momento stabilito,
luna crescente e calante;
l'invariabilità forzata del suo aspetto:
la sua risposta indeterminata all'interrogazione non affermativa:
il suo influsso sul flusso e riflusso delle acque:
il suo potere di far invaghire, di mortificare,
di rivestire di bellezza, di rendere folli,
di incitare e coadiuvare alla delinquenza:
la tranquilla imperscrutabilità del suo volto:
la terribilità della sua isolata dominante implacabile risplendente vicinanza:
i suoi auspici di tempesta e di bonaccia:
lo stimolo della sua luce, del suo movimento e della sua presenza:
l'ammonimento dei suoi crateri, i suoi mari aridi, il suo silenzio:
il suo splendore, quando visibile:
la sua attrazione quando invisibile...


(James Joyce; "Ulisse")

Un senso di tenerezza mi riempì il cuore

Un senso di tenerezza mi riempì il cuore.
La protagonista del mio romanzo sarei stata io stessa...


(Sylvia Plath)

Nulla di tutto ciò mi interessa

Nulla di tutto ciò mi interessa,
nulla di tutto ciò desidero.
Ma amo il Tago
perché sulla sua riva c'è una grande città.
Assaporo il cielo
perché lo vedo da un quarto piano di una strada della Baixa.
Non c'è niente che la campagna o la natura mi possano dare
che sia pari alla maestà irregolare della città tranquilla
vista dalla Garca
o dal belvedere di S.Pedro de Alcantara sotto la luna.
Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo
di Lisbona sotto il sole.


(Fernando Pessoa)