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mercoledì 14 settembre 2022

Amo in te

Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile

entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne

amo in te l'impossibile
ma non la disperazione.


(Nazim Hikmet)

giovedì 12 maggio 2022

Il più bello dei mari

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo. 
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto. 
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello 
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.


(Nazim Hikmet)

venerdì 20 marzo 2015

Lo so

Lo so
quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c’è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.


(Nazim Hikmet)

lunedì 1 dicembre 2014

Ti sei stancata di portare il mio peso

Ti sei stancata di portare il mio peso
ti sei stancata delle mie mani
dei miei occhi della mia ombra
le mie parole erano incendi
le mie parole eran pozzi profondi
verrà un giorno un giorno improvvisamente
sentirai dentro di te
le orme dei miei passi
che si allontanano
e quel peso sarà il più grave.


(Nazim Hikmet)

mercoledì 4 giugno 2014

Alla vita

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.


(Nazim Hikmet)

domenica 23 marzo 2014

Mosca 1951

L’assenza dondola nell’aria come un batacchio di ferro
martella il mio viso martella
ne sono stordito

corro via l’assenza m’insegue
non posso sfuggirle
le gambe si piegano cado

l’assenza non è tempo né strada
l’assenza è un ponte fra noi
più sottile di un capello più affilato di una spada

più sottile di un capello più affilato di una spada
l’assenza è un ponte fra noi
anche quando
di fronte l’uno all’altra i nostri ginocchi si toccano.


(Nazim Hikmet)

lunedì 5 agosto 2013

Forse la mia ultima lettera a Mehmet

Da una parte gli aguzzini tra noi ci separano come un muro d'altra parte questo cuore sciagurato mi ha fatto un brutto scherzo mio piccolo, mio Mehmet forse il destino m'impedirà di rivederti. Sarai un ragazzo, lo so, simile alla spiga di grano ero così quand'ero giovane biondo, snello, alto di statura; i tuoi occhi saranno vasti come quelli di tua madre con dentro talvolta uno strascico amaro di tristezza, la tua fronte sarà chiara infinitamente avrai anche una bella voce - la mia era atroce - le canzoni che canterai spezzeranno i cuori sarai un conversatore brillante in questo ero maestro anch'io quando la gente non m'irritava i nervi dalle tue labbra colerà il miele ah Mehmet, quanti cuori spezzerai!

È difficile allevare un figlio senza padre non dare pena a tua madre gioia non gliene ho potuta dare dagliene tu. Tua madre, forte e dolce come la seta tua madre sarà bella anche all'età delle nonne come il primo giorno che l'ho vista quando aveva diciassette anni sulla riva del Bosforo era il chiaro di luna era il chiaro del giorno era simile a una susina dorata. Tua madre un giorno come al solito ci siamo lasciati: A stasera! Era per non vederci più. Tua madre, nella sua bontà la più saggia delle madri che viva cent'anni, che Dio la benedica.

Non ho paura di morire, figlio mio; però malgrado tutto, a volte quando lavoro trasalisco di colpo oppure nella solitudine del dormiveglia contare i giorni è difficile non ci si può saziare del mondo Mehmet, non ci si può saziare. Non vivere su questa terra come un inquilino oppure in villeggiatura nella natura vivi in questo mondo come se fosse la casa di tuo padre credi al grano al mare alla terra ma soprattutto all'uomo. Ama la nuvola la macchina il libro ma innanzitutto ama l'uomo. Senti la tristezza del ramo che si secca del pianeta che si spegne, dell'animale infermo ma innanzitutto la tristezza dell'uomo. Che tutti i beni terrestri ti diano gioia che l'ombra e il chiaro ti diano gioia che le quattro stagioni ti diano gioia ma che soprattutto l'uomo ti dia gioia. La nostra terra, la Turchia, è un bel paese tra gli altri paesi e i suoi uomini quelli di buona lega, sono lavoratori pensosi e coraggiosi e atrocemente miserabili si è sofferto e si soffre ancora ma la conclusione sarà splendida. Tu, da noi, col tuo popolo costruirai il futuro lo vedrai coi tuoi occhi, lo toccherai con le tue mani. Mehmet, forse morirò lontano dalla mia lingua lontano dalle mie canzoni lontano dal mio sale e dal mio pane con la nostalgia di tua madre e di te del mio popolo e dei miei compagni ma non in esilio, non in terra straniera morirò nel paese dei miei sogni, nella bianca città dei miei giorni più belli.

Mehmet, piccolo mio ti affido ai compagni turchi me ne vado ma sono calmo la vita che si disperde in me, si ritroverà in te per lungo tempo e nel mio popolo, per sempre.


(Nazim Hikmet; 1955)

giovedì 21 febbraio 2013

Veder cadere le foglie mi lacera dentro

Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
soprattutto se sono ippocastani
soprattutto se passano dei bimbi
soprattutto se il cielo è sereno
soprattutto se ho avuto, quel giorno,
una buona notizia
soprattutto se il cuore, quel giorno,
non mi fa male
soprattutto se credo, quel giorno,
che quella che amo mi ami
soprattutto se quel giorno
mi sento d'accordo
con gli uomini e con me stesso.
Veder cadere le foglie mi lacera dentro
soprattutto le foglie dei viali
dei viali d'ippocastani.

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Elli bin şiir roman filan okudum yaprak dökümünü anlatır
elli bin filim seyrettim yaprakların dökümünü gösterir
elli bin kere gördüm yaprak dökümünü
düşüşlerini sürünüşlerini çürüyüşlerini yaprakların
elli bin kere duydum ölü hışırtılarını kunduramın altında
avucumda ve parmaklarımın ucunda
ama yaprak dökümüne rastlamak yine de burar içimi
hele bulvarlarda yaprak dökümüne
hele kestaneyseler
hele çocuklar geçiyorsa oralardan
hele güneşliyse hava
hele iyi bir haber almışsam o gün dostluk üstüne
hele o gün sancımıyorsa yüreğim
hele sevdiğimin beni sevdiğine inanıyorsam o gün
hele o gün insanlarla ve kendimle aram iyiyse yaprak
dökümüne rastlamak burar içimi
hele bulvarlarla yaprak dökümüne
hele kestaneyseler.


(Nazim Hikmet)

sabato 28 aprile 2012

La tua anima è un fiume

La tua anima è un fiume, mio amore,
scorre in alto tra le montagne
tra le montagne verso la piana
verso la piana inseguendola senza poterla raggiungere,
senza raggiungere il sonno dei salici piangenti
la quiete dei larghi archi di ponte
dell'erbe acquatiche dell'anatre dalla testa verde
senza raggiungere la dolcezza triste delle superfici piane
senza raggiungere i campi di grano al chiaro di luna,
scorre verso la piana
scorre in alto tra le montagne
tirandosi dietro le nubi, che si fondono e si separano
portandosi di notte le grosse stelle
le stelle delle cime delle montagne
il sole azzurro delle nevi delle montagne
scorre schiumeggiando mescolando nel fondo le pietre
bianche con quelle nere
scorre con i suoi pesci che nuotano contro corrente
vigili nelle curve
s'inabissa e s'inalbera
pazza del proprio fragore
scorre in alto tra le montagne
tra le montagne verso la piana
verso la piana inseguendola,
senza poterla raggiungere.


(Nazim Hikmet; 1960)

venerdì 30 marzo 2012

Può darsi

Può darsi che io
non arrivi
a un certo giorno,
può darsi
che penzolando a un capo del ponte
lascerò cadere la mia ombra sull'asfalto...
E può darsi
che, anche dopo
quel certo giorno,
io sia ancora in vita
irsuto di bianco pelo...
Se sarò vivo
dopo quel certo giorno,
appoggiandomi ai muri
per la periferia della città
suonerò il violino e canterò una canzone
ai vecchi, intorno a me,
che, come me, saranno
sopravvissuti all'ultima battaglia.
E dovunque volgerò l'occhio,
tutto sarà allegro, splendido,
e la sera stupenda,
e ascolterò il passo di gente nuova
che intona nuove canzoni.



(Nazim Hikmet; 1930)

venerdì 2 marzo 2012

Prima che bruci Parigi

Finché ancora tempo,mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
- verso il Belgio o verso l'Olanda? -
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.


(Nazim Hikmet; 1958)

venerdì 13 gennaio 2012

Ti ho sognata

Ti ho sognata,
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l'altra
andavi, e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo,
mi fermavo, e tu ti fermavi,
mi guardavi e io ti guardavo
ti guardavo e tu mi guardavi
poi, tutto è finito.


(Nazim Hikmet)