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mercoledì 14 gennaio 2015

Non voglio fare nulla

Membri di un universo ufficiale, dobbiamo occuparvi un posto, in virtù di un destino rigido, che non si allenta se non in favore dei folli; essi, almeno, non sono costretti ad avere una fede, ad aderire ad un'istituzione, a sostenere un'idea, a perseguire un'iniziativa. Da quando la società si è costituita, coloro che hanno voluto sottrarvisi sono stati perseguitati e scherniti. Vi si perdona tutto purché abbiate un mestiere, una qualifica sotto il vostro nome, un sigillo sul vostro nulla. Nessuno ha l'audacia di esclamare "non voglio fare nulla" - si è più indulgenti con un assassino che con uno spirito affrancato dagli atti. Moltiplicare la possibilità di sottomissione, rinunciare alla propria libertà, uccidere in sé il vagabondo: così l'uomo ha raffinato la propria schiavitù e si è infeudato ai fantasmi. Uscito dalle caverne, ne ha conservato la superstizione, era loro prigioniero, ne è divenuto l'architetto.


(Emil Cioran)

sabato 26 luglio 2014

L'innamorata

Questa è la mia finestra. È stato dolce
or ora il mio risveglio.
Credevo quasi di poter volare.
Fin dove giunge la mia vita
e ove ha inizio la notte?

Potrei pensare che ogni cosa
sia ancora Me all'intorno,
diafana come il fondo d'un cristallo,
offuscata, muta.

Potrei persino contenere
in me le stelle; tanto grande
sembra il mio cuore, e come
vorrebbe restituire libertà

a colui che forse incominciai
ad amare, forse a tenere stretto.
Estraneo, come pagina non scritta
il mio destino mi guarda.

Perché, come fui posta
in questa infinità
come un prato odorosa,
senza tregua agitata,

chiamando e a un tempo temendo
che qualcuno oda il grido,
e destinata
a perdermi in un altro.

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Das ist mein Fenster. Eben
bin ich so sanft erwacht.
Ich dachte, ich würde schweben.
Bis wohin reicht mein Leben,
und wo beginnt die Nacht?

Ich könnte meinen, alles
wäre noch Ich ringsum;
durchsichtig wie eines Kristalles
Tiefe, verdunkelt, stumm.

Ich könnte auch noch die Sterne
fassen in mir; so groß
scheint mir mein Herz; so gerne
ließ es ihn wieder los

den ich vielleicht zu lieben,
vielleicht zu halten begann.
Fremd, wie niebeschrieben
sieht mich mein Schicksal an.

Was bin ich unter diese
Unendlichkeit gelegt,
duftend wie eine Wiese,
hin und her bewegt,

rufend zugleich und bange,
daß einer den Ruf vernimmt,
und zum Untergange
in einem Andern bestimmt.


(Rainer Maria Rilke)