domenica 26 febbraio 2017

Felicità raggiunta, si cammina

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.


(Eugenio Montale)

Se io esisto, ciò esiste? Se ciò esiste, esisto io?

Ma i suoi sforzi erano vani;
il filo della memoria e del pensiero era spezzato; e dubitando di tutto,
fluttuando fra ciò che vedeva e ciò che sentiva,
si poneva questa insolubile domanda:
"Se io esisto, ciò esiste? Se ciò esiste, esisto io?"


(Victor Hugo; "Notre Dame de Paris")

Potente e feconda come la creazione divina...

Innanzitutto, per citare solo qualche esempio capitale,
esistono sicuramente poche pagine architettoniche
più belle di questa facciata sulla quale, successivamente e insieme,
i tre portali incavati ad ogiva,
il cordone ricamato fiancheggiato dalle sue due finestre laterali
come il prete dal diacono e dal sottodiacono,
l'alta e fragile loggia di archi trilobati
che sostiene una pesante piattaforma sulle sue sottili colonnette,
infine le due nere e massicce torri
con le loro tettoie di ardesia,
parti armoniose di un magnifico insieme,
sovrapposte in cinque giganteschi piani, si sviluppano sotto lo sguardo,
in gran numero ma ordinatamente,
con i loro multiformi particolari di statuaria, di scultura e di cesellatura,
potentemente armonizzati alla tranquilla grandezza dell'insieme;
vasta sinfonia di pietra, per così dire;
opera colossale di un uomo e di un popolo,
unica e al tempo stesso complessa come l'Iliade e i Romanceros di cui è sorella;
prodotto prodigioso del contributo di tutte le energie di un'epoca,
ove su ogni pietra si vede impressa in cento modi diversi 
la fantasia dell'operaio disciplinata dal genio dell'artista;
sorta di creazione umana, in poche parole,
potente e feconda come la creazione divina
a cui sembra aver strappato il suo duplice carattere:
la varietà e l'eternità...


(Victor Hugo; "Notre Dame de Paris")

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