mercoledì 16 agosto 2017

La vita le aveva chiesto forza

Il suo cuore non aveva mai trovato la via dell'effusione.
Era passata nella vita incompresa da tutti:
fanciulla, la sua famiglia la considerava romantica, esaltata
e nello stesso tempo inetta,
benché fosse la più intelligente e la più seria della numerosa figliolanza.
Aveva rotto senza rimpianto quasi ogni rapporto con i parenti,
antipatici allo sposo.
Credente, forse con un misticismo scoraggiante,
e senza gusto per le pratiche del culto,
la religione non l'aveva sollevata da un solo dolore.
Di fantasia viva e calda e di gusto fine,
non però s'era mai applicata a nessuna arte,
e nessuna manifestazione del genio le aveva suscitato uno speciale fascino
traendola fuor di sé stessa per qualche istante.
Non una amica, non un consigliere, mai, sulla sua strada.
E una salute incerta, un organismo travagliato da lenti mali...
Povera, povera anima!
Non le erano valse la bellezza, la bontà, l'intelligenza.
La vita le aveva chiesto forza: non l'aveva.


(Sibilla Aleramo; "Una donna")

...tutto sembrava più vasto, e formidabile e fisso

L'ultimo pomeriggio passato in montagna,
mi è rimasto impresso nella memoria visiva
in maniera singolare per me
che ritengo quasi esclusivamente i caratteri morali, direi,
dei luoghi che percorro; che ad ogni luogo, cioè,
do nel ricordo la fisionomia che la mia anima gli diede
nell'attimo in cui l'accolse in sé,
lo sentì cornice ai propri sentimenti.
Mi rivedo per l'ampia strada da cui dovevamo, il mattino dopo,
discendere per ore e ore in diligenza verso la via ferrata, verso il Benaco.
L'atmosfera era grigia ed umida.
Tuttavia ogni cosa ed ogni suono avevano una nitidezza straordinaria;
tutto sembrava più vasto, e formidabile e fisso.
Noi che andavam lenti fra tanta aria cinerea,
che cosa eravamo se non dei piccolissimi punti transitori
che la Terra proteggeva con austero amore?
Per la prima volta forse in vita mia
abbracciavo questa Terra con pensiero riverente, figliale.
Il tempo e lo spazio mi pareva diventassero fluidi,
che mi trasportassero sulla loro corrente: ero l'Umanità in viaggio,
l'Umanità senza mèta e pur accesa d'ideale:
l'Umanità schiava di leggi certe,
e pure spinta da una ribelle volontà a spezzarle,
a rifarsi una esistenza superiore a quelle...
Quel dì appunto avevo terminato di rileggere
il libro che m'aveva tanto afferrata settimane innanzi,
e che mi era stato compagno discreto e costante
per tutto il soggiorno in montagna.
Fondevo le due emozioni successive,
quella suscitatami dalle idee svoltesi nella mia mente intorno a quella lettura,
con quella ond'era autrice la Natura che mi circondava e che stavo per lasciare.
Ne emanava un fervore occulto
che conoscono solo i grandi credenti e i grandi innamorati:
coloro che adorano la Vita fuor di sé stessi.
Io scomparivo, con la mia miseria;
davanti ai miei occhi non era più che la bellezza di quell'umano sforzo
ergentesi nella vastità del mondo.
Spettacolo che l'anima gelosamente accoglieva e serbava.
Non era la gran rivelazione:
era il lavorìo sotterraneo dei germi che già sentono il calore del sole vicino
e ne temono e ne desiderano il pieno splendore.


(Sibilla Aleramo; "Una donna")

giovedì 10 agosto 2017

Alfine mi riconquistavo

Egli mi chiedeva ansioso che cosa avessi:
lo rassicurai con un gesto,
mentre le lagrime tornavano a sgorgare copiose, liberatrici.
Benedette, benedette!
Alfine mi riconquistavo,
alfine accettavo nella mia anima il rude impegno
di camminar sola, di lottare sola,
di trarre alla luce tutto quanto in me giaceva di forte,
d'incontaminato, di bello;
alfine arrossivo dei miei inutili rimorsi,
della mia lunga sofferenza sterile,
dell'abbandono in cui avevo lasciata la mia anima, quasi odiandola.
Alfine risentivo il sapore della vita, come a quindici anni.


(Sibilla Aleramo; "Una donna") 

Non si capisce come il petto possa allargarsi abbastanza...

- Praga, 5.VII.20

Lunedì in mattinata.
(...)
Documenti sono qui sparpagliati,
qualche lettera che non ho letto,
visite al direttore e a qualcun altro
e intanto un campanellino suona nell'orecchio:
"Ella non è più con te",
è vero che da qualche parte nel cielo
c'è anche un'immensa campana che suona:
"Ella non ti abbandonerà",
ma, inutile, il campanellino è nell'orecchio.
E poi c'è la lettera della notte,
non si capisce come la si possa leggere,
non si capisce come il petto possa allargarsi abbastanza
e contrarsi per respirare quest'aria,
non si capisce come si possa essere lontano da te.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")

At The Fountain


martedì 1 agosto 2017

...avessi avuto il tempo d’imparare a stare al mondo

- Bocca di Magra, agosto 1950

Cara Pierina, 

ho finito per darti questo dispiacere, o questa seccatura,
ma credi non potevo far altro.
Il motivo immediato è il disagio di questa rincorsa dove,
non ballando e non guidando, resto sempre perdente,
ma c’è una ragione più vera.
Io sono, come si dice, alla fine della candela.
Pierina, vorrei essere tuo fratello
- prima di tutto perché così ci sarebbe tra noi un legame non futile,
e poi perché tu mi potessi ascoltare e credere con fiducia.
Se mi sono innamorato di te non è soltanto perché,
come si dice, ti desiderassi,
ma perché tu sei della mia stessa levatura,
e ti muovi e parli come, da uomo, farei io se,
invece d’imparare a scrivere,
avessi avuto il tempo d’imparare a stare al mondo.
Del resto, c’è la stessa eleganza e sicurezza
in quello ch'io ho scritto e nelle tue giornate.
So quindi a chi parlo.

Ma tu,
per quanto inaridita e quasi cinica,
non sei alla fine della candela come me.
Tu sei giovane, incredibilmente giovane,
sei quello ch'ero io a ventott'anni quando,
risoluto di uccidermi per non so che delusione, non lo feci
- ero curioso dell’indomani, curioso di me stesso -
 la vita mi era parsa orribile
ma trovavo ancora interessante me stesso.
Ora è inverso:
so che la vita è stupenda ma che io ne son tagliato fuori,
per merito tutto mio, e che questa è una futile tragedia,
come avere il diabete o il cancro dei fumatori.

Posso dirti, amore, 
che non mi sono mai svegliato con una donna mia al fianco, 
che chi ho amato non mi ha mai preso sul serio,
e che ignoro lo sguardo di riconoscenza 
che una donna rivolge a un uomo?
E ricordarti che, per via del lavoro che ho fatto,
ho avuto i nervi sempre tesi e la fantasia pronta e precisa,
e il gusto delle confidenze altrui?
E che sono al mondo da quarantadue anni?
Non si può bruciare la candela dalle due parti
- nel mio caso l’ho bruciata tutta da una parte sola
e la cenere sono i libri che ho scritto.


(Cesare Pavese)

Questo guardare avanti è ciò che conta

- Merano, 23.VI.20

(...)
Tu hai lo sguardo penetrante,
ma ciò non sarebbe molto,
tanto è vero che la gente gira per la strada e tira a sé lo sguardo,
ma tu possiedi il coraggio di questo sguardo
e soprattutto la forza di guardare più avanti,
oltre questo sguardo;
questo guardare avanti è ciò che conta,
e tu lo sai fare.


(Franz Kafka; "Lettere a Milena")