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lunedì 20 ottobre 2014

Indizi

Come spostando pietre:
geme ogni giuntura! Riconosco
l’amore dal dolore
lungo tutto il corpo.

Come un immenso campo aperto
alle bufere. Riconosco
l’amore dal lontano
di chi mi è accanto.

Come se mi avessero scavato
dentro fino al midollo. Riconosco
l’amore dal pianto delle vene
lungo tutto il corpo.

Vandalo in un’aureola
di vento! Riconosco
l’amore dallo strappo
delle più fedeli corde
vocali: ruggine, crudo sale
nella strettoia della gola.

Riconosco l’amore dal boato
- dal trillo beato -
lungo tutto il corpo!


(Marina Cvetaeva)

giovedì 31 luglio 2014

I versi crescono, come le stelle e come le rose

I versi crescono, come le stelle e come le rose,
come la bellezza - inutile in famiglia.
E, alle corone e alle apoteosi -
una sola risposta: "Di dove questo mi viene?"
Noi dormiamo, ed ecco, oltre le lastre di pietra,
il celeste ospite, in quattro petali.
Mondo, cerca di capire! Il poeta - nel sonno - scopre
la legge della stella e la formula del fiore.


(Marina Cvetaeva)

lunedì 26 maggio 2014

Tu sei già segnata nella mia mappa interiore

Ho aperto l'atlante (per me la geografia non è una scienza, ma un insieme di rapporti di cui mi affretto ad approfittare) ed ecco, tu sei già segnata nella mia mappa interiore: da qualche parte fra Mosca e Toledo, ho creato uno spazio per l’impeto del tuo oceano.


(Rainer Maria Rilke a Marina Cvetaeva)

sabato 7 dicembre 2013

E fin dentro il sonno più profondo sapere che sei tu

Rainer, ho ricevuto la tua lettera il giorno del mio onomastico: il 30 luglio, perché una santa ce l'ho anch'io, benché mi senta la primogenita del mio nome, e senta te come primogenito del tuo. Il santo chiamato Rainer aveva certamente un nome diverso. Tu sei Rainer. Dunque, il giorno del mio onomastico, il regalo più bello - la tua lettera! Del tutto inattesa, come ogni volta: non mi abituerò mai a te (né a me!), e neanche allo stupore, e neanche al mio pensare a te. Tu sei ciò che sognerò stanotte, che stanotte sognerà me. (Sognare o essere sognata?) Io sconosciuta in un sogno estraneo. Non aspetto mai, ti riconosco sempre. Il giorno in cui qualcuno ci sognerà insieme - allora ci incontreremo. Rainer, voglio venire da te anche per il mio nuovo io, quello - quella - che può nascere soltanto con te, soltanto in te. E allora Rainer, non arrabbiarti con me, sono io, io che voglio dormire con te - addormentarmi e dormire. Splendida espressione popolare - quanto profonda, quanto autentica, quanto priva di ambiguità, esattamente come ciò che esprime. Semplicemente dormire, e null'altro. No, ancora: la testa sprofondata nell'incavo della tua spalla sinistra, il braccio intorno a quella destra, e null'altro. No, ancora: e fin dentro il sonno più profondo sapere che sei tu. E ancora: il suono del tuo cuore. E - baciare quel cuore. La bocca l'ho sempre sentita come mondo: volta celeste, Il corpo l'ho sempre tradotto in anima, l'ho reso magnifico a tal punto che all'improvviso non ne è rimasto nulla. Perché ti dico tutto questo? Per paura, forse - che tu mi ritenga comunemente passionale. "Ti amo e voglio dormire con te" - all'amicizia non è data tanta concisione. Ma è con un'altra voce che io lo dico, quasi nel sonno profondo. Il mio suono è diverso da quello della passione. Tutto ciò che mai dorme desidera saziarsi di sonno fra le tue braccia. Fin dentro l'anima (gola) sarebbe il bacio. (non incendio: voragine). Rainer, si fa sera, ti amo. Ulula un treno. I treni sono i lupi, i lupi la Russia. Non un treno - la Russia intera sta ululando verso di te. Rainer, non arrabbiarti, oppure arrabbiati quanto vuoi: stanotte dormirò con te. Uno squarcio nel buio - ci sono le stelle - concludo: finestra. (Alla finestra penso, non al letto, quando penso a te e a me.) Gli occhi spalancati, perché fuori è ancora più buio che dentro. Il letto è un vascello, ci mettiamo in viaggio. Non occorre che tu risponda. M.


(Marina Cvetaeva a Rainer Maria Rilke; St-Gilles-sur-Vie - 2 agosto 1926)

martedì 30 luglio 2013

Sono rimasta a lungo alla finestra

Oggi la neve s’è disciolta, oggi.
Sono rimasta a lungo alla finestra.
L’occhio è tornato alla realtà; più libero,
rasserenato nuovamente è il petto.
Il perché non lo so. Può darsi che
l’anima sia semplicemente stanca,
e in qualche modo non ho avuto voglia
di metter mano a un lapis irrequieto.
Così sono rimasta — nella nebbia —
lontana sia dal bene che dal male,
tamburellando calma con le dita
sul vetro, che ne tintinnava appena.
non fa nessuna differenza, l’anima,
su ciò che incontra per la prima volta:
sia una pozzanghera di madreperla,
dove s’è arrovesciato il firmamento,
o un uccello che sfreccia su nell’aria,
o un cane che, semplicemente, corre:
perfino il canto d’una mendicante
non m’ha portato mai fino alle lacrime.
L’arte gentile del dimenticare
l’anima mia l’aveva già imparata.
Oggi non so che immensa sensazione
mi si è sciolta nell’anima.



(Marina Cvetaeva)

giovedì 12 gennaio 2012

Tutta la mia vita è una storia d'amore

Io voglio invece leggerezza,
libertà,
comprensione
- non trattenere nessuno, e che nessuno mi trattenga.
Tutta la mia vita è una storia d'amore
con la mia anima,
con la città in cui vivo,
con l'albero al bordo della strada,
con l'aria.

E sono infinitamente felice.


(Marina Cvetaeva)