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martedì 2 giugno 2026

Tutto ciò che procede dall'amore puro è illuminato

Tanto la sventura è orrenda quanto l'espressione autentica della sventura è sovranamente bella. Si possono citare come esempi, anche in secoli recenti, Fedra, La scuola delle mogli, Re Lear, le poesie di Villon, ma ancor più le tragedie di Eschilo e di Sofocle; e ancor più l'Iliade, il libro di Giobbe, alcuni componimenti poetici popolari; e ancor più i racconti della Passione nei Vangeli. Lo splendore della bellezza viene diffuso sulla sventura dalla luce dello spirito di giustizia e amore, il solo che permette a un pensiero umano di  guardare e riprodurre la sventura quale è.
E ogni qualvolta un frammento di verità inesprimibile si traduce in parole che, pur non potendo contenere la verità che le ha ispirate, hanno grazie alla loro disposizione una corrispondenza con questa talmente perfetta da fornire un supporto a ogni spirito desideroso di ritrovarla, ogni volta che è così, una fulgida bellezza si diffonde sulle parole. 
Tutto ciò che procede dall'amore puro è illuminato dallo splendore della bellezza.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

Così lo spirito si muove

Così lo spirito si muove in uno spazio chiuso di verità parziale - che del resto può essere più o meno grande - senza poter mai gettare neppure uno sguardo su ciò che è al di fuori.
Se uno spirito prigioniero ignora la propria prigionia, vive nell'errore. Se l'ha riconosciuta - seppure per un decimo di secondo - e si è affrettato a dimenticarsene per non soffrire, abita nella menzogna. Uomini dall'intelligenza estremamente brillante possono nascere, vivere e morire nell'errore e nella menzogna. In costoro l'intelligenza non è un bene e neanche un vantaggio. La differenza tra uomini più o meno intelligenti è come la differenza tra criminali condannati alla galera a vita le cui celle siano più o meno grandi. Un uomo intelligente e fiero della propria intelligenza somiglia a un condannato fiero di avere una cella grande.
Uno spirito che sente la propria prigionia vorrebbe dissimularla a se stesso. Ma se ha orrore della menzogna non lo farà. Dovrà allora soffrire molto. Cozzerà contro il muro fino al deliquio; si ridesterà, guarderà il muro con timore, poi un giorno ricomincerà fino a cadere di nuovo in deliquio; e così di seguito, senza fine, senza alcuna speranza. Ma un giorno si desterà dall'altra parte del muro. 
Forse sarà ancora prigioniero, in una cella soltanto più spaziosa. Che importa? Ormai è entrato in possesso della chiave, il segreto che abbatte ogni muro. È pervenuto al di là di ciò che gli uomini denominano intelligenza, egli è là dove ha inizio la saggezza. (...) Ogni spirito divenuto capace di cogliere pensieri inesprimibili a causa della moltitudine di rapporti che vi si combinano, seppure più rigorosi e luminosi rispetto a quanto il linguaggio più preciso esprime, ogni spirito pervenuto a questo punto abita già nella verità. La certezza e la fede senza ombra gli appartengono. E importa poco che all'origine abbia avuto una piccola o una grande intelligenza, che sia stato in una cella stretta o larga. Importa soltanto che, arrivato al limite della propria intelligenza, quale che potesse essere, sia passato al di là. Un idiota del villaggio è vicino alla verità quanto un bambino prodigio. L'uno e l'altro ne sono separati soltanto da un muro.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

In ogni anima umana si leva di continuo

In ogni anima umana si leva di continuo la richiesta che non le sia fatto del male. Il testo del Pater rivolge questa richiesta a Dio. Ma Dio ha il potere di preservare dal male soltanto la parte eterna di un'anima venuta in contatto reale e diretto con lui. Il resto dell'anima - e l'anima intera in chiunque non abbia ricevuto la grazia del contatto reale e diretto con Dio - è abbandonato ai voleri degli uomini e al capriccio delle circostanze.
Così spetta agli uomini vigilare che non sia fatto del male agli uomini.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

domenica 12 aprile 2026

Il bene puro è inviato quaggiù dal cielo

(...) un poco di benessere, molta bellezza e la protezione da chi potrebbe fare loro del male; ovunque la limitazione rigorosa del tumulto delle menzogne, delle propagande e delle opinioni; l'instaurazione di un silenzio in cui la verità possa germogliare e maturare; ecco ciò che si deve agli uomini.
Per assicurare agli uomini tutto questo, si può contare solo sugli esseri passati dall'altra parte di un certo limite. Si dirà che sono troppo pochi. Probabilmente sono rari, eppure è impossibile contarli; la maggior parte di loro è nascosta. Il bene puro è inviato quaggiù dal cielo solo in quantità impercettibile, sia in ogni anima che nella società. "Il granello di senape è il più piccolo dei semi". Proserpina non ha mangiato che un solo chicco di melagrana. Una perla sepolta in un campo non è visibile. Nell'impasto non si distingue il lievito.
Ma come nelle reazioni chimiche i catalizzatori o i batteri, di cui il lievito è un esempio, alla stessa stregua nelle cose umane i granelli impercettibili di bene puro operano in maniera decisiva grazie alla loro sola presenza, e sono collocati là dove è necessario.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

giovedì 12 marzo 2026

Quando si parla del potere delle parole

Quando si parla del potere delle parole si tratta sempre di un potere illusorio ed erroneo. Ma per effetto di una disposizione provvidenziale vi sono alcune parole che, se ne viene fatto buon uso, hanno in se stesse la virtù d'illuminare e di sollevare verso il bene. Sono le parole alle quali corrisponde una perfezione assoluta e per noi inafferrabile. La virtù d'illuminazione e di trazione verso l'alto risiede in queste parole stesse, in queste parole in quanto tali, non in una concezione. Perché farne buon uso significa anzitutto non far loro corrispondere alcuna concezione. Ciò che esse esprimono è inconcepibile.
Fra queste parole vi sono Dio e verità. Così pure giustizia, amore, bene.
Tali parole sono pericolose da usare. Il loro uso è un'ordalia. Perché se ne faccia un uso legittimo, bisogna non rinchiuderle in una concezione umana e al tempo stesso congiungerle a concezioni e azioni direttamente ed esclusivamente ispirate alla loro luce.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

venerdì 6 marzo 2026

In ogni uomo vi è qualcosa di sacro

"Lei non m'interessa". Un uomo non può rivolgere queste parole a un altro uomo senza commettere una crudeltà e ferire la giustizia. (...)
In ogni uomo vi è qualcosa di sacro. Ma non è la sua persona. E neppure la persona umana. È semplicemente lui, quell'uomo.
Ecco un passante: ha lunghe braccia, occhi celesti, una mente attraversata da pensieri che ignoro, ma che forse sono mediocri.
Ciò che per me è sacro non è né la sua persona né la persona umana che è in lui. È lui. Lui nella sua interezza. Braccia, occhi, pensieri, tutto. Non arrecherei offesa a niente di tutto questo senza infiniti scrupoli.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

domenica 15 febbraio 2026

In verità l'albero è radicato nel cielo

Solo la luce che ininterrottamente discende dal cielo fornisce a un albero l'energia che fa penetrare a fondo nel terreno le possenti radici. In verità l'albero è radicato nel cielo.
Solo ciò che proviene dal cielo è in grado di imprimere realmente un marchio sulla terra.


(Simone Weil; "La persona e il sacro")

lunedì 9 ottobre 2023

Strumento: bilancia tra l'uomo e l'universo

Strumento: bilancia tra l'uomo e l'universo (statera...). "Le forze della natura superano infinitamente..." (Spinoza, Etica). Allora? E tuttavia il marinaio sulla sua barca ha un peso uguale a quello delle forze infinite dell'oceano. (Non dimenticare che una barca è una leva). A ogni istante il pilota - con la debole forza dei suoi muscoli sul timone e sui remi, debole, ma indirizzata - fa equilibrio a quella enorme massa d'aria e d'acqua. Niente è più bello di una barca.


(Simone Weil; "Quaderni")

domenica 24 settembre 2023

...il sentimento dell'eternità

Stelle e alberi da frutta in fiore. La permanenza completa e l'estrema fragilità danno ugualmente il sentimento dell'eternità.


(Simone Weil; "Quaderni")

La virtù di questa pratica è straordinaria

(...) La dolcezza infinita di questo testo mi ha allora presa a tal punto che per alcuni giorni non potevo impedirmi di recitarlo continuamente. (...) In seguito mi sono imposta come unica pratica di recitarlo una volta ogni mattina con un'attenzione assoluta. Se durante la recita la mia attenzione divaga o s'addormenta, sia pure in modo infinitesimale, ricomincio finché abbia ottenuto per una volta un'attenzione assolutamente pura. Mi accade allora a volte di ricominciare ancora una volta per puro piacere, ma lo faccio solo se spinta dal desiderio. La virtù di questa pratica è straordinaria e mi sorprende ogni volta, poiché sebbene la provi ogni giorno essa supera ogni volta la mia attesa. Talvolta già le prime parole strappano il mio pensiero al mio corpo e lo trasportano in un luogo fuori dello spazio da dove non c'é né prospettiva né punto di vista. Lo spazio si apre. L'infinità dello spazio ordinario della percezione è sostituito da un'infinità alla seconda potenza e talvolta alla terza potenza. Allo stesso tempo quest'infinità d'infinità si riempie da una parte all'altra di silenzio, un silenzio che non è un'assenza di suono, ma è l'oggetto di una sensazione positiva, più positiva di quella di un suono. I rumori, se ce ne sono, non giungono a me che dopo aver attraversato questo silenzio. A volte, durante queste recite, o in altri momenti, il Cristo è presente in persona, ma d'una presenza infinitamente più reale, più pungente, più chiara e più piena d'amore di quella prima volta in cui mi ha presa.


(Simone Weil; "Quaderni")

Una poesia insegna a contemplare i pensieri

Una poesia insegna a contemplare i pensieri invece di mutarli.


(Simone Weil; "Quaderni")

lunedì 31 luglio 2023

...non esistono rapitori della libertà interiore

Sofocle ha scelto le leggende più orribili (Edipo, Oreste) per portarvi la serenità. La lezione delle sue tragedie è: non esistono rapitori della libertà interiore. I suoi eroi conoscono la sventura, non l'ossessione. (...) Nessuno dei suoi personaggi ha il più piccolo granello di pazzia, benché tutti si trovino in situazioni tali da rendere pazzi: Filottete, Edipo, Antigone (tra suo padre e i suoi fratelli! la sua nascita è impura, ma la sua pietà è pura), Oreste. Lo stesso Aiace, dopo il suo delirio incosciente, è meravigliosamente lucido. Mai viene infranta la forma umana. Elettra: la vittoria della purezza sull'impurità... Questa lettura mi consolerà sempre...


(Simone Weil; "Quaderni")

domenica 4 giugno 2023

San Francesco che getta i propri abiti al padre?

Esiste una vita - nel secolo, non nella solitudine - pura, bella e completa come una statua greca? O una sola azione che sia tale?
Il comportamento di Socrate davanti ai tribunali?
(...) San Francesco che getta i propri abiti al padre?


(Simone Weil; "Quaderni")

domenica 10 gennaio 2016

Mi sembra duro pensare

Mi sembra duro pensare che il rumore del vento tra le foglie non sia un oracolo; duro pensare che questo animale, mio fratello, non abbia anima; duro pensare che il coro delle stelle nei cieli non canti le lodi dell'Eterno.


(Simone Weil)


domenica 27 settembre 2015

Qual è il tuo tormento?

Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal, pietra miracolosa che in virtù dell'ostia consacrata sazia ogni fame, apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra, il re quasi paralizzato dalla più dolorosa ferita: "Qual è il tuo tormento?". La pienezza dell'amore del prossimo sta semplicemente nell'essere capace di domandargli: "Qual è il tuo tormento?", nel sapere che lo sventurato esiste, non come uno fra i tanti, non come esemplare della categoria sociale ben definita degli "sventurati", ma in quanto uomo, in tutto simile a noi, che un giorno fu colpito e segnato dalla sventura con un marchio inconfondibile. Per questo è sufficiente, ma anche indispensabile, saper posare su di lui un certo sguardo.


(Simone Weil)

mercoledì 17 giugno 2015

D'improvviso e per sempre

Ho seriamente pensato alla morte, a causa delle mie mediocri facoltà naturali. Le doti straordinarie di mio fratello mi obbligavano a rendermene conto. Non invidiavo i suoi successi esteriori, ma il non poter sperare di entrare in quel regno trascendente dove entrano solamente gli uomini di autentico valore, e dove abita la verità. Preferivo morire piuttosto che vivere senza di essa. Dopo mesi di tenebre interiori, ebbi d'improvviso e per sempre la certezza che qualsiasi essere umano, anche se le sue facoltà naturali sono pressoché nulle, penetra in questo regno della verità riservato al genio, purché desideri la verità e faccia un continuo sforzo d'attenzione per raggiungerla.


(Simone Weil)