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sabato 15 agosto 2015

Ne la sera dei fuochi de la festa d'estate

Ne la sera dei fuochi de la festa d'estate,
ne la luce deliziosa e bianca,
quando i nostri orecchi riposavano appena nel silenzio
e i nostri occhi erano stanchi de le girandole di fuoco,
de le stelle multicolori che avevano lasciato un odore pirico,
una vaga gravezza rossa nell'aria,
e il camminare accanto ci aveva illanguiditi
esaltandoci di una nostra troppo diversa bellezza,
lei fine e bruna, pura negli occhi e nel viso,
perduto il barbaglio della collana dal collo ignudo,
camminava ora a tratti inesperta stingendo il ventaglio.
Fu attratta verso la baracca:
la sua vestaglia bianca a fini strappi azzurri ondeggiò nella luce diffusa,
ed io seguii il suo pallore segnato sulla sua fronte
dalla frangia notturna dei suoi capelli.
Entrammo. Dei visi bruni di autocrati,
rasserenati dalla fanciullezza e dalla festa,
si volsero verso di noi, profondamente limpidi nella luce.
E guardammo le vedute. Tutto era di un'irrealtà spettrale.
C'erano dei panorami scheletrici di città.
Dei morti bizzarri guardavano il cielo in pose legnose.
Una odalisca di gomma respirava sommessamente
e volgeva attorno gli occhi d'idolo.
E l'odore acuto della segatura che felpava i passi
e il sussurrio delle signorine del paese attonite di quel mistero.
"È così Parigi? Ecco Londra. La battaglia di Muckden."
Noi guardavamo intorno: doveva essere tardi.
Tutte quelle cose viste per gli occhi magnetici delle lenti
in quella luce di sogno!
Immobile presso a me io la sentivo divenire lontana e straniera
mentre il suo fascino si approfondiva
sotto la frangia notturna dei suoi capelli.
Si mosse. Ed io sentii con una punta d'amarezza tosto consolata
che mai più le sarei stato vicino.
La seguii dunque come si segue un sogno che si ama vano:
così eravamo divenuti a un tratto lontani e stranieri
dopo lo strepito della festa,
davanti al panorama scheletrico del mondo.


(Dino Campana)

venerdì 13 febbraio 2015

La petite promenade du poète

Me ne vado per le strade
Strette oscure e misteriose:
Vedo dietro le vetrate
Affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
C’è chi scende brancolando:
Dietro i vetri rilucenti
Stan le ciane commentando.

La stradina è solitaria:
Non c’è un cane qualche stella
Nella notte sopra i tetti:
E la notte mi par bella.
E cammino poveretto
Nella notte fantasiosa,
Pur mi sento nella bocca
La saliva disgustosa. Via dal tanfo
Via dal tanfo e per le strade
E cammina e via cammina,
Già le case son più rade.
Trovo l’erba, mi ci stendo
A conciarmi come un cane:
Da lontano un ubriaco
Canta amore alle persiane.


(Dino Campana)

sabato 13 dicembre 2014

Una parola

Ho una grande malinconia, un grande amore, una parola, non so quale, da dire.


(Sibilla Aleramo, Lettera a Dino Campana)

domenica 15 dicembre 2013

Sul più illustre paesaggio

Sul più illustre paesaggio
Ha passeggiato il ricordo
Col vostro passo di pantera
Sul più illustre paesaggio
Il vostro passo di velluto
E il vostro sguardo di vergine violata
Il vostro passo silenzioso come il ricordo
Affacciata al parapetto
Sull'acqua corrente
I vostri occhi forti di luce.


(Dino Campana)

Poesia facile

Pace non cerco, guerra non sopporto
Tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
Pieno di canti soffocati. Agogno
La nebbia ed il silenzio in un gran porto.

In un gran porto pien di vele lievi
Pronte a salpar per l'orizzonte azzurro
Dolci ondulando, mentre che il sussurro
Del vento passa con accordi brevi.

E quegli accordi il vento se li porta
Lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente
L'anima mia si sveglierà nel sole
Nel sole eterno, libera e fremente.


(Dino Campana)

lunedì 23 gennaio 2012

La Chimera

Non so se tra roccie il tuo pallido
Viso m'apparve, o sorriso
Di lontananze ignote
Fosti, la china eburnea
Fronte fulgente o giovine
Suora de la Gioconda:
O delle primavere
Spente, per i tuoi mitici pallori
O Regina O Regina adolescente:
Ma per il tuo ignoto poema
Di voluttà e di dolore
Musica fanciulla esangue,
Segnato di linea di sangue
Nel cerchio delle labbra sinuose
Regina de la melodia:
Ma per il vergine capo
Reclino, io poeta notturno
Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
Io per il tuo dolce mistero
Io per il tuo divenir taciturno.
Non so se la fiamma pallida
Fu dei capelli il vivente
Segno del suo pallore,
Non so se fu un dolce vapore,
Dolce sul mio dolore,
Sorriso di un volto notturno:
Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
E l'immobilità dei firmamenti
E i gonfii rivi che vanno piangenti
E l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.



(Dino Campana)