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martedì 16 gennaio 2018

Le Poesie

Son simili a finestre istoriate
le Poesie: finestre che, guardate
da la piazza a la chiesa, apron sui muri
una fila di buchi nudi e scuri.
E le guarda così la buona gente,
e dice poi che non ci vede niente.
Ma su, una volta alfine, penetrate
per la porta nel tempio, e là guardate!
Ecco, figure e scene, e cielo e mare,
tutto nei vetri luminoso appare.
Creature di Dio, semplici e liete,
gli occhi allegrate e l'anima pascete!
 
 
(Wolfgang Goethe)

martedì 17 luglio 2012

Sentire se stesso negli altri

Il poeta deve vivere tutto per sé, immedesimandosi nelle sue cose predilette. Lui che ha ricevuto dal cielo il più prezioso dei doni dell'anima, che dalla natura ha avuto una indistruttibile ricchezza, deve anche poter vivere indisturbato la sua vita interiore e godere quei tesori, quella beatitudine che il ricco inutilmente cerca di procurarsi accumulando beni. Guarda gli uomini, come corrono dietro alla felicità e ai divertimenti; i loro desideri, i loro sforzi, il loro tempo e il loro denaro sono costantemente in caccia di una cosa; e di che? Di quello che il poeta ha ricevuto in dono dalla natura: del godimento del mondo, della facoltà di sentire se stesso negli altri, del convivere armonico con tante cose spesso inconciliabili. Che cosa agita gli uomini se non la loro incapacità a collegare i concetti con le cose, la difficoltà a trattenere il piacere tra le loro mani, il ritardo con cui si avverano i loro desideri; e la constatazione che la meta raggiunta non ha sul loro cuore l'effetto che speravano desiderandola da lontano. Il destino ha elevato al di sopra di tutto ciò il poeta, simile a un dio. Egli scorge la baraonda delle passioni, vede famiglie e regni agitarsi senza scopo, vede gli intricati enigmi dei malintesi che spesso un semplice monosillabo basterebbe a risolvere, creare grovigli indescrivibili, irreparabili. Partecipa alle gioie e ai dolori di ogni destino umano; sia che l'uomo trascini i suoi giorni struggendosi di malinconia per qualche grande perdita, sia che vada incontro al destino con spensierato ottimismo, l'anima ricettiva e sensibile del poeta passa dalla notte al giorno come il sole nel suo corso, e le delicate modulazioni della sua arpa prendono il tono della gioia e del dolore.


(Wolfgang Goethe)

giovedì 31 maggio 2012

Uno spettacolo per gli dei

Uno spettacolo per gli dei la vita di due innamorati.


(Wolfgang Goethe)

sabato 24 marzo 2012

Vergognatevi, uomini saggi

«O persone ragionevoli!», esclamai sorridendo. «Passione! Ebbrezza! Delirio! Voi siete così impassibili, così estranei a tutto questo, voi uomini per bene! Rimproverate il bevitore, condannate l'insensato, passate dinanzi a loro come il sacrificatore e ringraziate Dio, come il fariseo, perché non vi ha fatto simili a loro! Più di una volta io sono stato ebbro, le mie passioni non sono lontane dal delirio, e di queste due cose io non mi pento perché ho imparato a capire che tutti gli uomini straordinari che hanno compiuto qualcosa di grande, qualcosa che prima pareva impossibile, sono stati in ogni tempo ritenuti ebbri o pazzi... Ma anche nella vita d'ogni giorno è intollerabile sentir gridare ogni qualvolta stia per compiersi un'azione libera, nobile e inattesa: "Quest'uomo è ubriaco, è pazzo!". Vergognatevi, uomini sobri! Vergognatevi, uomini saggi!».


(Wolfgang Goethe; "I dolori del giovane Werther")

mercoledì 13 luglio 2011

è vero

È vero, io tratto il mio cuore come un bambino ammalato, al quale tutto è concesso. Ma non lo dire a nessuno... c'è gente che non me lo perdonerebbe.


(Wolfgang Goethe; "I Dolori del giovane Werther")

sabato 2 aprile 2011

Chiamalo come vuoi

- Margherita: "Dunque tu non credi?"

- Faust: "Non mi fraintendere, dolce creatura! Chi può dare a Dio un nome e proclamare: io credo in lui? Colui che tutto comprende, che tutto regge, non comprende e regge me, te, se stesso? Non s'incurva lassù la volta del cielo? Non si stende quaggiù ferma la terra? E non salgono in alto, di qua e di là, eterne stelle? Non si specchia il mio occhio nel tuo? E l'universo tutto non s'impone alla tua mente e al tuo cuore, agitandosi in eterno mistero, visibile, invisibile, a te d'intorno? Riempine il tuo cuore quant'è grande e se questo sentimento ti rende eternamente beata, chiamalo come vuoi, chiamalo felicità! Cuore! Amore! Dio! Io non ho un nome per esso! Sentire è tutto, il nome è un suono e un fumo, che annebbia lo splendore celeste!"


(Wolfgang Goethe; "Faust")