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sabato 20 agosto 2022

Risalire le genealogie di questi alti dolori umani

E quella volta, alla sua mente di monomaniaco non aveva mancato di balenare che tutta l'angoscia dell'attuale sofferenza altro non era che la conseguenza diretta di un dolore precedente (...) Infatti, pensava Achab, poiché anche le più eccelse felicità terrene celano sempre in sé qualcosa di insignificante e di meschino, e invece tutti i dolori veramente sentiti hanno una misteriosa significanza e in certi uomini una grandiosità da arcangelo, ripercorrendone con diligenza la traccia l'ovvia deduzione non si smentisce. Risalire le genealogie di questi alti dolori umani ci porta infine tra le primogeniture senza fonte degli dèi; e così, dinanzi a tutti i soli che lieti maturano il fieno, dinanzi alle tonde lune della mietitura coi loro cimbali soavi, è giocoforza ammettere questo, che nemmeno gli dèi sono eternamente felici. L'incancellabile marchio della tristezza innato sulla fronte dell'uomo non è che l'impronta di dolore di chi lo imprime. (...) quando si trattava delle zone più profonde di Achab, ogni rivelazione portava seco più una significativa oscurità che non la luce della spiegazione.


(Herman Melville; "Moby Dick")

sabato 23 luglio 2022

...forse la visuale fisiognomica più imponente

(...) forse la visuale fisiognomica più imponente che si possa avere del capodoglio è quella completamente di faccia. Questo suo aspetto è sublime. 
Immersa nei pensieri, una bella fronte umana è come l'Oriente quando lo travaglia il mattino. Nella quiete del pascolo, la fronte arricciata del toro ha in sé un che di grandioso. Quando spinge pesanti cannoni su per le gole montane, la fronte dell'elefante è maestosa. D'uomo o d'animale, la fronte misteriosa è come quel gran sigillo d'oro imposto dagli imperatori tedeschi ai loro decreti. Vuol dire: "Dio: fatto oggi di mio pugno". Ma nella maggior parte delle creature, anzi nell'uomo stesso, molto spesso la fronte non è che una mera striscia di terra alpina che si stende lungo la linea delle nevi. Poche sono le fronti che come quella di Shakespeare o di Melantone si elevano tanto sublimi e penetrano tanto in profondità che gli occhi stessi sembrano chiari, eterni, immoti laghi montani; e al di sopra di essi, nelle rughe della fronte, vi par di seguire la traccia dei pensieri dalle grandi corna ramose che vi discendono ad abbeverarsi, così come i cacciatori degli Altipiani seguono sulla neve la traccia dei cervi. Ma nel grande capodoglio questa alta e possente dignità divina insita nella fronte è tanto immensamente ampliata che mirandolo in piena faccia si avvertono la divinità e le tremende potenze con più forza che se si contemplasse un qualsiasi altro oggetto della natura viva. Non si vede infatti nessun punto preciso; nessun lineamento distinto si rivela, né naso, né occhi, né orecchie, né bocca; e nemmeno faccia, poiché non ne ha una vera e propria; niente, tranne quell'unico firmamento vasto di una fonte pieghettata di enigmi, che il fato di lance, e di navi, e di uomini tien chiuso nel suo muto cipiglio. E nemmeno di profilo questa fronte mirabile s'immiserisce; anche se in questa prospettiva la sua grandiosità non pare più della stessa imponenza. Di profilo, in mezzo alla fronte si nota chiaramente quella depressione orizzontale e lunata che nell'uomo è l'impronta lavateriana del genio.
Come? Genio in un capodoglio? Ha mai scritto un libro, il capodoglio, o pronunciato un discorso? No, il suo grande genio è reso manifesto dal fatto che egli non fa niente di speciale per provarlo. Vieppiù manifesto lo rende il suo silenzio di piramide. E questo mi fa venire in mente che se il grande capodoglio fosse stato noto all'Oriente nella sua prima età, sarebbe stato divinizzato dalla magia fanciulla dei loro pensieri. Essi divinizzarono il coccodrillo del Nilo, perché il coccodrillo non ha lingua, o per lo meno ce l'ha tanto straordinariamente piccola che non può tirarla fuori. Se in avvenire qualche popolo fornito di alta cultura e aperto alla poesia saprà riportare al loro diritto di primogenitura le antiche divinità liete del Calendimaggio, e le rimetterà vive sul trono nel cielo ora fatto d'egoismo, sulla montagna ora deserta, siate certi che allora il gran capodoglio, innalzato all'alto seggio di Giove, sarà fatto re.
Champollion decifrò i geroglifici rugosi di granito. Ma non esiste Champollion che possa decifrare quell'Egitto che è il volto d'ogni uomo e d'ogni creatura. La fisiognomica, come ogni altra scienza umana, non è che labile favola. Se dunque Sir William Jones, che leggeva trenta lingue, non sapeva leggere il viso del più semplice contadino nei suoi significati più profondi e sottili, come può sperare l'illetterato Ismaele di leggere il pauroso caldaico della fronte del capodoglio? Mi limito a mettervela davanti, questa fronte. Leggetela, se vi riesce.


(Herman Melville; "Moby Dick")

sabato 16 aprile 2022

C'è chissà che dolce mistero in questo mare

Quando, scivolando lungo le isole Bashi, uscimmo finalmente nel gran Mare del Sud, se non avessi avuto altri pensieri avrei potuto salutare il mio caro Pacifico con infiniti ringraziamenti, giacché la lunga aspirazione della mia giovinezza veniva ora esaudita: quell'oceano sereno mi srotolava dinanzi, verso oriente, mille leghe d'azzurro. C'è chissà che dolce mistero in questo mare, i cui movimenti di soave orrore sembrano parlare di uno spirito celato nel suo seno, come quei favolosi ondeggiamenti della zolla d'Efeso sul sepolto evangelista San Giovanni. Ed è giusto che su questi pascoli marini, sul vasto rollare di queste liquide praterie e di questi camposanti di tutti e quattro i continenti, le onde si levino e ricadano, e fluiscano e rifluiscano senza posa, giacché qui milioni di ombre e di spiriti mescolati, di sogni annegati, di sonnambulismi, di fantasticherie; tutto ciò che chiamiamo vite e anime giacciono sognando, sognando sempre, rivoltandosi come persone addormentate nei loro letti; il perpetuo rollio delle onde reso tale soltanto dalla loro inquietudine. Per ogni penoso giramondo che sappia di magia questo Pacifico sereno, una volta veduto, dovrà essere per sempre il suo mare d'adozione. Esso agita le acque più centrali del mondo, giacché l'Oceano Indiano e l'Atlantico non sono che le sue braccia. Le stesse onde bagnano i moli delle nuove città californiane, fondate appena ieri dalla stirpe più recente degli uomini, e bagnano i lembi sbiaditi ma sempre sontuosi delle terre asiatiche, più vecchie di Abramo; mentre tramezzo affiorano vie lattee d'isole coralline e arcipelaghi bassi, infiniti, sconosciuti, e impenetrabili Giapponi. Così questo Pacifico misterioso e divino cinge tutta la massa del mondo; fa di tutte le coste una sua baia; sembra il cuore della terra pulsante di maree. Sollevati da quegli ondeggiamenti eterni, vi è giocoforza riconoscere il seducente iddio, e chinare il capo dinanzi a Pan.


(Herman Melville; "Moby Dick")

domenica 3 aprile 2022

E tutto questo si mescola allo stato d'animo più mistico

In momenti simili, sotto un fievole sole, galleggiando tutto il giorno sul lento rigonfiarsi di lisce ondate, a sedere nella lancia leggera come una canoa di betulla che tanto cordialmente si mischia ai molli flutti che come gatti domestici vengono a farle le fusa contro il capo di banda: sono questi i momenti di quiete sognante in cui, mirando la bellezza splendente e tranquilla della pelle dell'oceano, si dimentica il cuore di tigre che vi pulsa sotto e non si vorrebbe mai rammentare che questa zampa di velluto non nasconde altro che un artiglio spietato. Sono questi i momenti in cui, nella sua lancia, il giramondo si sente dentro, sommessa, una certa tenerezza filiale, fiduciosa, terrestre verso il mare e lo considera come una gran landa in fiore; e la nave lontana che mostra soltanto le cime degli alberi sembra aprirsi la strada non attraverso il rollare di grandi onde, ma attraverso l'erba alta d'un ondeggiante prateria: come quando i cavalli degli emigranti nel West mostrano soltanto le orecchie dritte, mentre i corpi procedono nascosti nel vasto guado di quello stupendo verde. Le allungate valli vergini; i fianchi dei colli tinti di mite azzurro, mentre su tutto aleggia un silenzio, un ronzio; ci sarebbe quasi da giurare che ragazzi stanchi del gioco giacciano addormentati in queste solitudini, in uno di quei lieti maggi in cui si colgono i fiori dei boschi. E tutto questo si mescola allo stato d'animo più mistico, sì che realtà e fantasia, incontrandosi a mezza strada, si compenetrano per formare una cosa sola.


(Herman Melville; "Moby Dick")

domenica 5 settembre 2021

Ma nel mirare scene simili, tutto dipende dall'umore che vi tiene

(...) siccome nella posizione ordinaria di galleggiamento del leviatano le pinne caudali si trovano notevolmente al di sotto del livello della schiena, esse sono in questo caso completamente nascoste sotto il pelo dell'acqua; ma quando l'animale è sul punto di tuffarsi negli abissi, tutte e due queste pinne, con nove metri almeno del suo corpo, vengono proiettate a perpendicolo nell'aria, e lì rimangono a vibrare un attimo, finché sprofondando di colpo scompaiono alla vista.
(...) questo impennarsi delle pinne della balena è forse lo spettacolo più grandioso che offra tutta la natura animata. Fuori dagli abissi senza fondo, la coda gigantesca sembra tesa in uno sforzo spasmodico verso il più alto dei cieli. Così, in sogno, ho veduto Satana allungare maestoso su dalla fiamma baltica dell'inferno il suo colossale artiglio tormentato. Ma nel mirare scene simili, tutto dipende dall'umore che vi tiene: se l'umore è dantesco, vi verranno in mente i diavoli; se è quello d'Isaia, gli arcangeli. Mentre stavo in testa d'albero sulla mia nave durante un'aurora che tingeva di cremisi cielo e mare, vidi una volta, a oriente, una gran mandria di balene tutte rivolte verso il sole, che per un attimo vibrarono all'unisono le code levate a picco. Mai, così mi parve allora, si era vista l'adorazione agli dèi concretarsi in un modo tanto grandioso, nemmeno in Persia, patria degli adoratori del fuoco. Come Tolomeo Filopatro testimoniò dell'elefante africano, io allora testimoniai della balena, dichiarandola la più pia di tutte le creature. Poiché, secondo il re Giuba, gli elefanti militari dell'antichità salutavano spesso il mattino levando le proboscidi in mezzo al più profondo silenzio.


(Herman Melville; "Moby Dick")

mercoledì 23 dicembre 2020

...nell'Atlantico tempestoso del mio essere

Ma similmente, nell'Atlantico tempestoso del mio essere, anch'io godo sempre nel suo centro di una calma silenziosa; e mentre mi ruotano attorno grevi pianeti di perenne affanno, laggiù in fondo, laggiù nell'entroterra continuo a bagnarmi in una eterna soavità di gioia.


(Herman Melville; "Moby Dick")

giovedì 17 dicembre 2020

La mia ipotesi è la seguente: la sfiatata altro non è che nebbia

Però, anche se non possiamo fornir prove e conferme, possiamo sempre fare ipotesi. La mia ipotesi è la seguente: la sfiatata altro non è che nebbia. Mettendo da parte altri motivi, sono indotto a questa conclusione da considerazioni relative alla gran dignità e sublimità intrinseca al capodoglio; lo considero un essere né comune né superficiale inquantoché è indiscutibile che non lo si trovi mai nei bassifondi o presso le coste, dove capita talvolta di trovare tutte le altre balene. Esso è grave e profondo. E io sono certo che dalla testa di tutti gli esseri gravi e profondi come Platone, Pirrone, il Diavolo, Giove, Dante e così via si levi sempre un certo vapore semivisibile nel mentre pensano fondi pensieri.
(...) E quanto eleva nobilmente il nostro concetto del mostro possente e nebuloso l'osservarlo mentre naviga solenne nella bonaccia di un mare tropicale, con la testa vasta e mite sovrastata da un baldacchino di vapore prodotto dalle sue incomunicabili meditazioni, con quel vapore, come a volte capita di vedere, glorificato da un arcobaleno, quasi che il Cielo stesso avesse impresso il suo sigillo su quei pensieri! Giacché, vedete, gli arcobaleni non visitano l'aria limpida; irraggiano soltanto i vapori. E così, di tra le spesse nebbie dei foschi dubbi della mia mente, s'affacciano di tanto in tanto intuizioni divine che incendiano la mia foschia d'un raggio celeste. E di questo ringrazio Iddio; giacché tutti hanno dubbi, molti negano; ma, nel dubbio o nel diniego, pochi tra loro hanno intuizioni. Dubbi su tutte le cose terrene, e intuizioni di alcune cose celesti: questa unione non produce né un credente né un miscredente, ma un uomo che considera con occhio uguale questo e quello.


(Herman Melville; "Moby Dick")

lunedì 30 novembre 2020

Oh, uomo! Ammira la balena e fanne il tuo modello!

La balena è difatti avvolta nel suo grasso proprio come una vera coltre o trapunta, o, meglio ancora, in un poncho indiano infilato dalla testa che la cinge fino in fondo. É grazie a questa confortevole copertura del suo corpo che la balena può trovarsi bene in tutte le temperature, in tutti i mari, e stagioni, e maree. Che ne sarebbe, per esempio, di una balena di Groenlandia, in quei mari rabbrividiti e ghiacci del Nord, se non fosse fornita del suo confortevole soprabito? É vero, in quelle acque iperboree si trovano altri pesci straordinariamente vispi; ma, si badi bene, si tratta di pesci a sangue freddo, senza polmoni, persino il ventre dei quali è un refrigerante; creature che si riscaldano a sottovento di un iceberg come un viandante d'inverno starebbe al calduccio di un focolare di locanda; mentre la balena, come l'uomo, ha polmoni e sangue caldo. (...) Com'è straordinario dunque - se non si sa il perché - che questo gran mostro per il quale il calore del corpo è indispensabile come all'uomo; com'è straordinario che lo si trovi a proprio agio immerso fino alle labbra, per tutta la vita, in quelle acque artiche!(...) Pare a me che in questo si veda la rara virtù di una forte vitalità individuale, e la rara virtù di solide mura, e la rara virtù di una interiore vastità. Oh, uomo! Ammira la balena e fanne il tuo modello! Conservati anche tu caldo in mezzo al ghiaccio. Vivi anche tu in questo mondo senza essere suo. Sii fresco all'equatore, mantieni fluido il tuo sangue al polo. Come la gran cupola di San Pietro, e come la grande balena, serba in tutte le stagioni, uomo, una temperatura tua. Ma com'è facile, com'è inutile insegnare queste belle cose! Tra gli edifici, come sono pochi quelli che hanno una cupola come San Pietro! E tra le creature, come sono poche quelle grandi come la balena!


(Herman Melville; "Moby Dick")

sabato 29 agosto 2020

Tal si mostrò agli Ebrei l'antica Cana

Lo sparuto Bildad nella sua qualità di pilota comandava il primo quarto di guardia, e di tanto in tanto, allorché il vecchio bastimento s'immergeva profondo nelle acque verdi e si irrorava tutto di rabbrividente gelo, e i venti urlavano, e il cordame vibrava, si udivano le sue note ferme:

"Dolci al di là della gonfia fiumana 
campi si stendon di verzura viva.
Tal si mostrò agli Ebrei l'antica Cana 
mentre frammezzo il Giordano bolliva."

Mai quelle parole soavi erano risonate più soavemente al mio orecchio. Erano piene di una speranza feconda. A dispetto di quella rigida notte d'inverno nell'Atlantico infuriato, a dispetto dei miei piedi fradici e della giubba più fradicia ancora, esisteva tuttavia, così allora mi parve, qualche porto piacevole di riserva, e prati, e radure di così eterno rigoglio che l'erba spuntata a primavera vi durava intatta e senza appassirsi fino al pieno dell'estate.


(Herman Melville; "Moby Dick")

domenica 2 agosto 2020

Te ne rendi conto, ora, Bulkington?

Te ne rendi conto, ora, Bulkington? Par che tu colga qualche barlume di quella verità insopportabile agli uomini, che ogni pensiero profondo e serio altro non è che lo sforzo intrepido dell'anima per conservare l'aperta libertà del proprio mare; mentre i venti più selvaggi di cielo e terra cospirano per gettarla sulla costa perfida e servile.


(Herman Melville; "Moby Dick")

E c'è un'aquila dei Catskill in certe anime

(...) E c'è un'aquila dei Catskill in certe anime, che riesce sia a tuffarsi nelle gole più cupe sia a spiccare di nuovo il volo sino a sparire negli spazi solari. E anche se vola per sempre nella gola, quella gola sta tra i monti; così anche quando scende più in fondo l'aquila di montagna è sempre più alta degli altri uccelli della pianura, per quanto eccelsi possano librarsi a volo.


(Herman Melville; "Moby Dick")