giovedì 31 marzo 2016

Mi sono chiesto spesso cosa fosse più facile da esplorare

(...)
Mi sono chiesto spesso cosa fosse più facile da esplorare,
se la profondità dell'oceano
o le profondità del cuore umano!
Spesso, con la mano alla fronte, in piedi sui vascelli,
mentre la luna si dondolava tra i pennoni in modo irregolare,
mi sono sorpreso a sforzarmi di risolvere questo difficile problema,
astraendo da tutto ciò che non fosse il fine che perseguivo!
Si, cosa è più profondo,
cosa è più impenetrabile tra i due:
l'oceano o il cuore umano?

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(...)
Souvent, je me suis demandé quelle chose était le plus facile à reconnaitre:
la profondeur de l'océan
ou la profondeur du coeur humain!
Souvent, la main portée au front, debout sur les vaisseaux,
tandis que la lune se balancait entre les mats d'une facon irrégulière,
je me suis surpris,
faisant abstraction de tout ce qui n'était pas le but que je poursuivais,
m'efforcant de résoundre ce difficile problème!
Oui, quel est le plus profond,
le plus impénétrable des deux:
l'océan ou le coeur humain?


(Conte di Lautréamont; "I canti di Maldoror")

lunedì 21 marzo 2016

Ho avuto tante case

Ho avuto tante case
e non ne ho abitata neanche una,
ma la poesia, la fata migliore,
mi fece una casa tutta per me,
tutta per me.


(Alda Merini)

...l'amore è una terra, l'amore è una fame insaziabile

Degli angeli abbiamo una vecchia memoria.
Ce ne hanno raccontato le nonne:
che hanno delle grandi ali, e che volano alto
e che sono esenti dal male e sono esenti dalle lacrime.
Ma gli angeli piangono,
piangono e vanno e vengono dalla terra al cielo
a portare le nostre preghiere, le nostre desolazioni, i nostri spazi vuoti.
Gli angeli non capiscono l'amore.
Se capissero l'amore morirebbero,
però lo guardano con tenerezza,
lo guardano e lo riducono a una terra limitata,
così limitata che loro la devono abbandonare
perché sono abituati a spazi più alti.
Gli angeli non credono nell'amore dell'uomo,
ma credono nel vincolo che l'uomo ha con le sue ali,
nel vincolo che l'uomo ha col suo desiderio d'amore.
L'amore per l'uomo è qualcosa di universale:
l'amore è una terra, l'amore è una fame insaziabile.
E l'angelo vuole accompagnare l'uomo verso questo amore,
questa terra che sembra desolata e poi rivela ricchezze incredibili.


(Alda Merini)

Dopo Gesù qualcuno ha imparato a guardarsi negli occhi

Gesù era stato preannunciato persino dagli elementi,
i profeti non erano che forme che custodivano l'ombra
di questa grande catastrofe che fu Gesù.
Gesù è stato una grande catastrofe, ci ha avvicinati tutti l'uno all'altro.
Dopo Gesù qualcuno ha imparato a guardarsi negli occhi,
a porsi delle domande, a vedere che l'altro non era solo una merce.
Fu scoperto il pensiero,
l'uomo scoprì che il suo simile aveva un pensiero,
che poteva leggere nel suo pensiero.
La grande paura fu questa:
che gli altri vedessero negli occhi ciò che tu pensavi di loro,
per questo abbattevano gli schiavi.
La grande paura dell'uomo è che il proprio compagno
conosca ciò che tu pensi e la gioia che abita nel cuore dell'uomo quando lui ama.
Quando si parla di Dio come di un amore,
si pensa proprio a questo fenomeno,
e che Dio ci ha dato in mano una creatura palpitante, libera, tenerissima,
che è il pensiero dell'uomo,
talmente labile, talmente piccola, ma che può diventare gigante.

Il pensiero di Dio fu un pensiero gigantesco,
un pensiero talmente gigante che sconvolse albe, tramonti, terre, tenebre,
un pensiero che noi non potremmo mai capire
perché è di una vastità tanto bella quanto inutile, rispetto ai nostri desideri.


(Alda Merini)

Sappho


domenica 13 marzo 2016

È gioia solitaria

È gioia solitaria,
eppure eleva l'anima
con stupendi richiami,
remoto sopra il vento

il canto d'un uccello,
delizia senza causa,
incessante e invisibile,
un'essenza dei cieli.

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It is a lonesome Glee -
Yet sanctifies the Mind -
With fair association -
After upon the Wind

A Bird to overhear
Delight without a Cause -
Arrestless as invisible -
A matter of the Skies.


(Emily Dickinson)

Tutto è già esistito

Tutto è già esistito.
La vita mi pare un'ondulazione
priva di sostanza.


(Emil Cioran)

Mi pare di trovarmi più sola in quest’ombra grigia di banalità...

- Martedì 24 marzo 1908

Perché mi fate piangere, Guido,
perché mi fate rimpiangere quel poco che v’ho dato di me?
Non dovevo venire con Voi quel giorno per soffrirne dopo, così,
per vedermi tolta anche la piccola dolcezza di sentirvi qualche volta vicino.
È così poca cosa la vita e così breve
per negarci qualche poco della sua bellezza
per tormentarci volontariamente
anche quella piccola parte di bene che ci concede?
Voi vi dite corazzato anzi insensibile ad ogni ferita.
Io no, mio dolce Amico,
io vi voglio bene e soffro crudelmente di sentirvi tanto lontano.
Mi pare di trovarmi più sola in quest’ombra grigia di banalità che ci circonda,
sento d’aver smarrito qualche cosa di più leggero,
di più chiaro, di più elevato,
l’amico che mi comprende, il fratello che sogna i miei sogni
e gioisce della mia gioia, la tenerezza che blandisce e riscalda il cuore.
(...)
Io ti saprei baciare la fronte con un sorriso sereno
come si bacia un bambino.
No, noi non abbiamo ancora sepolto nulla di noi stessi.
Io sono per te come il primo giorno che ti vidi,
non sazia, né stanca, né oppressa dalla più piccola parte di te.
Sei nuovo e fresco al mio spirito come allora che m’eri ignoto.
Ogni tua parola è come una piccola luce che ti rischiara un momento
e ch’io guardo risplendere con gioia nuova ogni volta che tu parli.
È un senso strano ch’io non so dire, ma che non ho mai sentito per altri,
una malia, quasi, che è credo, una occulta profonda fraternità,
un oscuro legame spirituale che ci unisce anche nostro malgrado.
Ma tu non provi questo fascino, lo so,
poiché mi respingi dopo alcune ore di comune vita,
mi allontani con un gesto che mi pare un urto di disdegno. 
(...)
Nessuno, ti giuro, mi ha mai veduta così spoglia d’orgoglio,
così vestita di pura tenerezza.
Tu solo che non mi ami, tu solo che mi sfuggi.
Scrivimi che ci vedremo ancora quando e come il destino lo vorrà, semplicemente,
come due amici buoni che la fedeltà riconduce tratto tratto l’uno all’altro.
Ho bisogno di sentirti parlare, di te, di me,
de’ tuoi e dei miei sogni, del tuo e del mio avvenire,
di tante cose piccole e grandi e vane.
È così buona l’amicizia ed io non ho amiche vere,
non ho forse amici veri, non mi sento legata che a te.
Non voglio che ci cerchiamo con l’ansia del desiderio,
ma che ci vediamo naturalmente come vogliono le vicende della nostra vita.
Non farmi ancora piangere e rimpiangere, Guido,
dammi ancora le prove e se vuoi qualche segno di bontà
in cambio di tutta la mia tenerezza.
Vieni a dirmi addio prima di lasciare Torino.
Ci sapremo stringere le mani con dolcezza ma senza fremito.
Verrai?
Non dirmi, non dirmi di no...


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

sabato 12 marzo 2016

Je remplace la melancolie par le courage

Alla malinconia sostituisco il coraggio,
al dubbio la certezza, alla disperazione la speranza,
alla malvagità il bene, ai lamenti il dovere,
allo scetticismo la fede, ai sofismi la freddezza della calma,
e all'orgoglio la modestia.

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Je remplace la melancolie par le courage,
le doute par la certitude, le désespoir par l'espoir,
la méchanceté par le bien, les plaintes par le devoir,
le scepticisme par la foi, les sophismes par la froideur du calme
et l'orgueil par la modestie.


(Conte di Lautréamont)

Questo solo si chiama vivere da artista

Questo solo si chiama vivere da artista:
nel comprendere come nel creare.
Qui non si misura il tempo,
qui non vale alcun termine e dieci anni son nulla.
Essere artisti vuol dire:
non calcolare e contare;
maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi
e sta sereno nelle tempeste di primavera
senz'apprensione che l’estate possa non venire.
Ché l’estate viene.
Ma viene solo ai pazienti, che attendono
e stanno come se l’eternità giacesse avanti a loro,
tanto sono tranquilli e vasti e sgombri d’ogni ansia.
Io l’imparo ogni giorno,
l’imparo tra i dolori, cui sono riconoscente:
pazienza è tutto.


(Rainer Maria Rilke)

venerdì 4 marzo 2016

14 Luglio 1953

(...)
Pensa. Ne sei capace.
Soprattutto, non devi fuggire nel sonno
- dimenticare i dettagli -
ignorare i problemi -
costruire barriere fra te e il mondo e le allegre ragazze brillanti -
ti prego, pensa - svegliati.
Credi in qualche forza benefica al di fuori del tuo io limitato.
Signore, signore, signore: dove sei?
Ti voglio,
ho bisogno di te:
di credere in te e nell'amore e nell'umanità.


(Sylvia Plath)

Bisogna ch'io vi guardi negli occhi e nel cuore un momento...

- 23 Marzo 1908

Che avete, Guido, contro di me?
Vi sento fasciato di freddezza e di ostilità.
Vi avevo riservato libero il pomeriggio di mercoledì.
Non potete.
Domani devo una visita a Mantovani.
Sarà breve:
Voi attendetemi nella piazza del monumento a Vittorio Em.
Sotto i portici presso l'ufficio postale.
Vi raggiungerò verso le cinque.
Prenderemo, se credete, una vettura
e andremo fuori.
Bisogna ch'io vi guardi negli occhi e nel cuore un momento...


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

Da quanto tempo non soffro! Temo di non poter soffrire più

- 21 marzo 1908

Anch'io sono a letto da due giorni
e sarò costretto in casa per molti altri, prigioniero del Tempo...
La vostra poesia! Che bella, che bella cosa, Amalia mia!
Ho provato per Voi ammirazione devozione invidia orgoglio:
orgoglio giovanile che mi fa sorridere un poco...
Oimé! Che cosa sono mai gl’inganni del senso miserabile
e le follie dei nostri nervi ventenni
quando si ha in fondo alla propria via una meta come la vostra,
come la mia?
Come la mia, sì, perdonate:
anch'io in questi tempi mi sento fecondo di tutte le energie
e armato di tutte le speranze.
Amalia, sento, vi giuro che arriveremo presto
e che noi daremo al mondo
e che il mondo darà a noi ciò che ci è dovuto:
e un giorno, incontrandoci, saremo orgogliosi di aver sostato,
in un tempo di follia lontano, l’uno sul cammino dell’altro.
Da un legame come il nostro deve balzare qualche cosa di più degno
che non la sentimentalità meschina dei piccoli amanti.
Per questo è necessario non vederci più.
Non ci vedremo più per molto tempo, Amalia mia buona,
per molti mesi, per qualche anno forse.
Perché voglio che sia così. E mi sarà facile.
Io lascio Torino a giorni, passerò la primavera nel Canavese,
l’estate in montagna, l’autunno al Meleto (non verrete a visitarmi)
l’inverno e la primavera in Liguria...
e non sarò torinese dichiarato che fra due anni.
Non vorrei rivedervi che allora.
Saremo ancora giovani e ci vorremo ancora bene.
Anche più bene, perché esausti dalle nuove delusioni del frattempo,
e forse, guardandoci gli occhi e la bocca rabbrivideremo ancora.
O non rabbrivideremo più e Voi sarete di altri.
Io non soffrirò.
Da quanto tempo non soffro!
Temo di non poter soffrire più:
sento scendere sulla mia anima una calma inquetante,
sento distendersi i muscoli facciali
nella serena compostezza d’una maschera placida...
Ho l’anima un po’ sgomenta di questo, ve lo confesso...
Qualunque sia la sorte che ci prepara il destino saremo amici sempre,
grandi amici necessari l’un l’altro
come due viatori che seguono lo stesso cammino e si tengono per mano.
Rieccovi "le Seduzioni": molto inutilmente: sono mie ormai, le so a memoria.
Ma non temete: nessuno ne udrà più una parola:
vi giuro intanto che nessuno seppe che ne avessi il manoscritto;
il verso che vi fu riferito è l’unico sfuggitomi distrattamente con Vallini
che lo ripeté a Vugliano, ansioso della primizia.
(...)
E da vicino, da lontano
io accompagnerò sempre con fraterno interesse le cose vostre, amica mia:
non per galanteria fatua,
ma per ammirazione profonda, dimenticando che siete giovine e bella.
Addio, Amalia, senza molta tristezza.
Di lungi vi scriverò ancora quando avrò qualche bella notizia della mia poesia.
E voi anche. Ma non parleremo della nostra passione e del nostro passato.
La passione è un ingombro al cammino,
e ciò che è stato è come se non fosse stato...
In alto i cuori Amica mia valorosa! Addio!
E un franco lontano arrivederci.
O anche (è bene pensarci) non arrivederci più!
GUIDO


(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Guglielminetti)