venerdì 28 dicembre 2012

Il dono eccelso

Il dono eccelso che di giorno in giorno
e d'anno in anno da te attesi, o vita
(e per esso, lo sai, mi fu dolcezza
anche il pianto), non venne: ancor non venne.
Ad ogni alba che spunta io dico: "È oggi":
ad ogni giorno che tramonta io dico:
"Sarà domani". Scorre intanto il fiume
del mio sangue vermiglio alla sua foce:
e forse il dono che puoi darmi, il solo
che valga, o vita, è questo sangue: questo
fluir segreto nelle vene, e battere
dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti
unicamente perché sei la vita.



(Ada Negri)

Mai solo

Com'è ricca l'arte;
se uno potesse solo ricordare quello che ha visto,
non resterebbe mai senza alimento per i suoi pensieri
o veramente solo,
mai solo.


(Vincent Van Gogh; "Lettere a Theo" - 15 Novembre 1878)

venerdì 21 dicembre 2012

Su una lettera non scritta

(...)
la sera si fa lunga,
la preghiera è supplizio e non ancora
tra le rocce che sorgono t'è giunta
la bottiglia dal mare.


(Eugenio Montale)

Oggi che ti aspettavo

Oggi che t'aspettavo
non sei venuta
e la tua assenza so quel che mi dice
la tua assenza che tumultuava
nel vuoto che hai lasciato
come una stella
dice che non vuoi amarmi
quale un estivo temporale s'annuncia
e poi s'allontana
così ti sei negata alla mia sete
l'amore sul nascere
ha di questi improvvisi pentimenti
silenziosamente ci siamo intesi
amore, amore
come sempre
vorrei coprirti di fiori
e d'insulti.


(Vincenzo Cardarelli)

giovedì 20 dicembre 2012

Il porto

Un porto è un soggiorno affascinante per un’anima provata dalle lotte della vita.
L’ampiezza del cielo,
la mobile architettura delle nuvole,
le mutevoli colorazioni del mare,
lo scintillio dei fari,
sono un prisma meravigliosamente atto a divertire gli occhi senza mai stancarli.
Le forme slanciate delle navi, dalla complicata armatura,
a cui l’onda imprime armoniose oscillazioni,
servono a  intrattenere nell’anima il gusto del ritmo e della bellezza.
E poi, soprattutto,
c’è una sorta di piacere misterioso e aristocratico
per chi non ha più né curiosità né ambizioni nel contemplare,
sdraiato in un belvedere o appoggiato coi gomiti sul molo,
tutti i movimenti di quelli che partono e di quelli che ritornano,
di quelli che ancora hanno la forza di volere,
il desiderio di viaggiare o di arricchirsi.

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Un port est un séjour charmant pour une âme fatiguée des luttes de la vie.
L'ampleur du ciel,
l'architecture mobile des nuages,
les colorations changeantes de la mer,
le scintillement des phares,
sont un prisme merveilleusement propre à amuser les yeux sans jamais les lasser.
Les formes élancées des navires, au gréement compliqué,
auxquels la houle imprime des oscillations harmonieuses,
servent à entretenir dans l'âme le goût du rythme et de la beauté.
Et puis, surtout,
il y a une sorte de plaisir mystérieux et aristocratique
pour celui qui n'a plus ni curiosité ni ambition,
à contempler, couché dans le belvédère ou accoudé sur le môle,
tous ces mouvements de ceux qui partent et de ceux qui reviennent,
de ceux qui ont encore la force de vouloir,
le désir de voyager ou de s'enrichir.


(Charles Baudelaire; "Lo spleen di Parigi")

martedì 18 dicembre 2012

E alla forza dei loro oppressori non credono più

(...)
Ma d'ogni dubbio
il più bello
è quando coloro che sono
senza fede,
senza forza,
levano il capo
e alla forza dei loro oppressori
non credono più.

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(...)
Schönster aller
Zweifel aber
Wenn die Verzagten,
Geschwächten den
Kopf heben und
An die Stärke ihrer Unterdrücker
Nicht mehr glauben.


(Bertolt Brecht)

sabato 15 dicembre 2012

Per potere sovrano, per grazia potente

C'è fannullone e fannullone.
C'è chi è fannullone per pigrizia o per mollezza di carattere,
per la bassezza della sua natura,
e tu puoi prendermi per uno di quelli.
Poi c'è l'altro tipo di fannullone,
il fannullone per forza,
che è roso intimamente da un grande desiderio di azione,
che non fa nulla perché è nell'impossibilità di fare qualcosa,
perché gli manca ciò che gli è necessario per produrre,
perché è come in una prigione,
chiuso in qualche cosa,
perché la fatalità delle circostanze lo ha ridotto a tal punto;
non sempre uno sa quello che potrebbe fare,
ma lo sente d'istinto:
eppure sono buono a qualcosa, sento in me una ragione d'essere!
So che potrei essere un uomo completamente diverso!
A cosa potrei essere utile, a cosa potrei servire?
C'è qualcosa in me, che è dunque?
Questo è un tipo tutto diverso di fannullone,
se vuoi puoi considerarmi tale.
Un uccello chiuso in gabbia in primavera
sa perfettamente che c'è qualcosa per cui egli è adatto,
sa benissimo che c'è qualcosa da fare,
ma che non può fare: che cosa è?
Non se lo ricorda bene, ha delle idee vaghe e dice a se stesso:
"gli altri fanno il nido e i loro piccoli e allevano la covata",
e batte la testa contro le sbarre della gabbia.
E la gabbia rimane chiusa e lui è pazzo di dolore.
"Ecco un fannullone"
dice un altro uccello che passa di là,
"quello è come uno che vive di rendita".
Intanto il prigioniero continua a vivere e non muore,
nulla traspare di quello che prova,
sta bene e il raggio di sole riesce a rallegrarlo.
Ma arriva il tempo della migrazione.
Accessi di malinconia
– ma i ragazzi che lo curano nella sua gabbia
si dicono che ha tutto ciò che può desiderare –
ma lui sta a guardare fuori il cielo turgido carico di tempesta,
e sente in sé la rivolta contro la propria fatalità.
"Io sono in gabbia, sono in prigione, e non mi manca dunque niente imbecilli?
Ho tutto ciò che mi serve!
Ah, di grazia, la libertà, essere un uccello come tutti gli altri!".
Quel tipo di fannullone è come quell'uccello fannullone.
E gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa,
prigionieri di non so quale gabbia orribile,
orribile,
spaventosamente orribile...
Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude,
che ti mura vivo, che sembra sotterrarti,
eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri.
Tutto ciò è fantasia, immaginazione?
Non credo,
e poi uno si chiede
"Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?".
Sai tu ciò che fa sparire questa prigione?
È un affetto profondo, serio.
Essere amici, essere fratelli,
amare spalanca la prigione per potere sovrano,
per grazia potente.
Ma chi non riesce ad avere questo rimane chiuso nella morte.
Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita.


(Vincent Van Gogh; "Lettere a Theo")

Amo ciò che di tenace ancora sopravvive nei miei occhi

(...)
Amo ciò che di tenace ancora sopravvive nei miei occhi,
nelle mie camere abbandonate
dove abita la luna,
e ragni di mia proprietà,
e distruzioni che mi sono care,
adoro il mio essere perduto,
la mia sostanza imperfetta.

-----

Hay entre ciencias de llanto un altar confuso,
y en mi sesión de atardeceres sin perfume,
en mis abandonados dormitorios donde habita la luna,
y arañas de mi propiedad, y destrucciones que me son queridas,
adoro mi propio ser perdido, mi substancia imperfecta.


(Pablo Neruda)

mercoledì 12 dicembre 2012

Per qualche motivo che ignoro

Per qualche motivo che ignoro,
mi piaci moltissimo.
Molto,
niente di irragionevole,
direi quel poco che basta a far si che di notte,
da solo,
mi svegli e,
non riuscendo a riaddormentarmi,
inizi a sognarti.


(Franz Kafka, "Lettere a Milena")

Piango

 
Piango
come dovrebbero gli altri su me piangere,
e nessuno invece nessuno,
la mia agonia intende.
Piango
per la cecità degli altri,
di tutti che non sanno vedermi,
che sulla lor strada m'incontrano
e nel fondo dei miei occhi
vedere non sanno
quest'infinita supplica d'amore,
ch'io in carità essere sentita vorrei,
e cara a tutti sentirmi
qual mi son creata
con lungo martirio e sì pura fede.
Piango
come dovrebbero gli altri su me piangere,
O, no, piangere no
ma all'agonia strapparmi,
dalla morte che pietosa sola mi vuole.


(Sibilla Aleramo)

martedì 11 dicembre 2012

O donne povere e sole

O donne povere e sole,
violentate da chi
non vi conosce.
Donne che avete mani
sull’infanzia,
esultanti segreti d’amore,
tenete conto
che la vostra voracità naturale
non sarà mai saziata.
Mangiate polvere,
cercherete di impazzire
e non ci riuscirete,
avrete sempre il filo della ragione
che vi taglierà in due.
Ma da queste profonde ferite
usciranno farfalle libere.


(Alda Merini)

sabato 8 dicembre 2012

Ho pena delle stelle

Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo...
Ho pena delle stelle.

Non ci sarà una stanchezza
delle cose,
di tutte le cose,
come delle gambe o di un braccio?

Una stanchezza di esistere,
di essere,
solo di essere,
l'essere triste lume o un sorriso...

Non ci sarà dunque,
per le cose che sono,
non la morte, bensì
un'altra specie di fine,
o una grande ragione:
qualcosa così, come un perdono?

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Tenho dó das estrelas
Luzindo há tanto tempo,
Há tanto tempo…
Tenho dó delas.

Não haverá um cansaço
Das coisas,
De todas as coisas
Como das pernas ou de um braço?

Um cansaço de existir,
De ser,
Só de ser,
O ser triste brilhar ou sorrir…

Não haverá, enfim,
Para as coisas que são,
Não morte, mas sim
Uma outra espécie de fim,
Ou uma grande razão –
Qualquer coisa assim
Como um perdão?


(Fernando Pessoa)

Nascondi ciò che sono

Nascondi ciò che sono
E aiutami a trovare la maschera più adatta
Alle mie intenzioni.


(William Shakespeare; "La Dodicesima Notte" - atto I, scena II)

venerdì 7 dicembre 2012

Io desidero il mio desiderio

Io desidero il mio desiderio,
e l'essere amato
non è altro che il suo accessorio.


(Roland Barthes)

La musa malata

Ahi, mia povera musa, che cos’hai stamattina?
Nei tuoi occhi infossati fan ressa le visioni
notturne, a freddi lampi sul tuo viso
passano taciturni l’orrore e la follia.

Il succubo verdastro e il diavoletto rosa
paura e amore dalle urne hanno versato?
Dispotico e maligno l’incubo t’ha tenuta
con la testa sott’acqua in un Minturno favoloso?

Io voglio che il tuo petto odori di salute
e sia abitato da forti pensieri
e che il sangue cristiano ti pulsi nelle vene

cadenzato, sonoro come nei ritmi antichi
dove regnano a turno il padre di ogni canto,
Febo, e il grande Pan, signore delle messi.

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Ma pauvre muse, hélas! qu’as-tu donc ce matin?
Tes yeux creux sont peuplés de visions nocturnes,
Et je vois tour à tour réfléchis sur ton teint
La folie et l’horreur, froides et taciturnes.

Le succube verdâtre et le rose lutin
T’ont-ils versé la peur et l’amour de leurs urnes?
Le cauchemar, d’un poing despotique et mutin
T’a-t-il noyée au fond d’un fabuleux Minturnes?

Je voudrais qu’exhalant l’odeur de la santé
Ton sein de pensers forts fût toujours fréquenté,
Et que ton sang chrétien coulât à flots rythmiques,

Comme les sons nombreux des syllabes antiques,
Où règnent tour à tour le père des chansons,
Phoebus, et le grand Pan, le seigneur des moissons.


(Charles Baudelaire)

domenica 2 dicembre 2012

Colloquio sentimentale

Nel vecchio parco gelido e deserto
sono appena passate due forme.

Hanno occhi morti, e labbra molli,
e le loro parole si odono a stento.

Nel vecchio parco gelido e deserto
due spettri hanno evocato il passato.

- Ricordi la nostra estasi d'allora?
- E perché vuoi che la ricordi?

- Batte ancora il tuo cuore solo a udire il mio nome?
Ancora vedi in sogno la mia anima? - No.

- Ah, i bei giorni d'indicibile felicità
quando univamo le nostre bocche! - Può darsi.

- Com'era azzurro il cielo, e grande la speranza!
- Vinta, fuggì la speranza, nel cielo nero.

Andavano così tra l'avena selvatica,
e le loro parole le udì solo la notte.

-----

Dans le vieux parc solitaire et glacé
Deux formes ont tout à l'heure passé.

Leurs yeux sont morts et leurs lèvres sont molles,
Et l'on entend à peine leurs paroles.

Dans le vieux parc solitaire et glacé
Deux spectres ont évoqué le passé.

- Te souvient-il de notre extase ancienne?
- Pourquoi voulez-vous donc qu'il m'en souvienne?

- Ton coeur bat-il toujours à mon seul nom?
Toujours vois-tu mon âme en rêve? - Non.

- Ah! les beaux jours de bonheur indicible
Où nous joignions nos bouches! - C'est possible.

- Qu'il était bleu, le ciel, et grand l'espoir!
- L'espoir a fui, vaincu, vers le ciel noir.

Tels ils marchaient dans les avoines folles,
Et la nuit seule entendit leurs paroles.


(Paul Verlaine)

Non conosco altro

Non conosco altro
che la santità degli affetti del cuore,
e la verità dell'immaginazione.


(John Keats)

Poetry and Painting - 1626


venerdì 30 novembre 2012

Spartire è il nostro dovere

Alla natura umana dobbiamo tenerci vicini.
Dobbiamo temere qualunque eccentricità o raffinatezza tali
da tagliarci fuori dai nostri compagni-esseri umani.
Benedetti coloro che hanno facilità di chiacchierare
coi loro vicini
sui loro svaghi
o sui loro edifici
o sulle loro liti,
e che onestamente si godono la conversazione di falegnami e giardinieri.
Comunicare è il nostro compito principale;
la società e l'amicizia sono i nostri principali piaceri;
e la lettura,
non per acquistare sapere,
non per guadagnarsi da vivere,
ma per estendere il nostro intercorso
al di là del nostro tempo e della nostra provincia.
La comunicazione è salute;
la comunicazione è verità;
la comunicazione è felicità.
Spartire è il nostro dovere;
scendere arditamente
e portare alla luce quei pensieri nascosti che sono i più malati;
non nascondere nulla;
non fingere nulla.


(Virginia Woolf)

The meaning of plus



sabato 24 novembre 2012

Ringraziare voglio il divino labirinto delle cause e degli effetti

Ringraziare voglio il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che compongono questo universo singolare,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,

per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta
per l’algebra, palazzo di precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare
senza uno stupore antico

per il mogano, il sandalo e il cedro,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giorni del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,

per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra,
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che secoli fa parlai nella Northumbria,
per la spada e l’arpa dei sassoni,

per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale d’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno
per il nome di un libro che non ho letto,
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e di Manhattan,
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale,
e il cui nome, come preferiva, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo
scrissero tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,

per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica i passati,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio,
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi che scrissero già
questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,

per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
quei due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per questa musica, misteriosa forma del tempo.


(Jorge Luis Borges)

giovedì 22 novembre 2012

Non ci credi? Io sono sicuro

Ma succederà così anche a te.
Un giorno tu ti sveglierai
e vedrai una bella giornata.
Ci sarà il sole,
e tutto sarà nuovo,
cambiato,
limpido.
Quello che prima ti sembrava impossibile
diventerà semplice,
normale.
Non ci credi?
Io sono sicuro.
E presto.
Anche domani.


(Fëdor Dostoevskij; "Le notti bianche")

martedì 20 novembre 2012

L'ideale

Non sapranno mai, queste bellezze da vignette,
questi prodotti avariati, nati da un secolo cialtrone,
questi piedi da stivaletti, queste dita da nacchere,
soddisfare un cuore come il mio.

Lascio a Gavarni, poeta di clorosi, il suo gregge
mormorante di bellezze da ospedale: non posso
trovare fra queste pallide rose, un fiore che
assomigli al mio rosso ideale.

Quel che ci vuole per questo cuore profondo come
un abisso sei tu, Lady Macbeth, anima forte
nel delitto, sogno eschileo schiusosi in climi iperborei;

o sei tu, grande Notte, nata da Michelangelo, che
torci quietamente, in una strana posa, le tue forme
fatte per la bocca dei Titani.

-----

Ce ne seront jamais ces beautés de vignettes,
Produits avariés, nés d’un siècle vaurien,
Ces pieds à brodequins, ces doigts à castagnettes,
Qui sauront satisfaire un coeur comme le mien.

Je laisse à Gavarni, poète des chloroses,
Son troupeau gazouillant de beautés d’hôpital,
Car je ne puis trouver parmi ces pâles roses
Une fleur qui ressemble à mon rouge idéal.

Ce qu’il faut à ce coeur profond comme un abîme,
C’est vous, Lady Macbeth, âme puissante au crime,
Rêve d’Eschyle éclos au climat des autans;

Ou bien toi, grande Nuit, fille de Michel-Ange,
Qui tors paisiblement dans une pose étrange
Tes appas façonnés aux bouches des Titans.


(Charles Baudelaire)

Una donna sola, potentemente sola...

"Ecco, è finita, neanche una stagione.
Neppure stavolta ho avuto il tempo di portare qualcosa a compimento.

Sta zitta, zitta...

Spesso parlo da sola,
solo per imbarazzo,
in momenti come questi,
come adesso.

Il tempo guarirà tutto,
ma che succede se il tempo stesso è una malattia?

Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora.

Vivere, basta uno sguardo.
Il circo mi mancherà.
è buffo, non sento niente,
è la fine e non sento niente.

Devo disabituarmi ad avere cattiva coscienza quando non sento niente.
Come se il dolore non avesse un passato.

Tutta la gente che ho conosciuto, che resta e resterà nella mia memoria.
Finisce sempre proprio quando sta per cominciare,
era troppo bello per essere vero.

Finalmente fuori in città’, chi sono io?
Chi sono diventata?

La maggior parte del tempo sono troppo cosciente per essere triste.
Ho aspettato un'eternità che qualcuno mi dicesse una parola affettuosa,
poi sono andata all'estero.
Qualcuno che dicesse: "oggi ti amo tanto"
come sarebbe bello.

Devo solo alzare la testa e il modo si apre davanti ai miei occhi
mi sale nel cuore.
Quando ero bambina volevo vivere su un'isola
una donna sola,
potentemente sola..."


(Marion; "Wings of Desire")

sabato 17 novembre 2012

Ma cos’è mai la poesia?

Ma cos’è mai la poesia?
Più di una risposta incerta
è stata data in proposito.
Ma io non lo so,
non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.


(Wislawa Szymborska)

Curious French cat


mercoledì 14 novembre 2012

Quasi niente

L'amore
è un uccello tremante
nelle mani di un bambino.
Si serve di parole
perché ignora
che le mattine più limpide
non hanno voce.

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O amor
é uma ave a tremer
nas mãos duma criança.
Serve-se de palavras
por ignorar
que as manhãs mais limpas
não têm voz.


(Eugénio de Andrade)

giovedì 8 novembre 2012

Fui un cercatore e ancora lo sono

Fui un cercatore e ancora lo sono,
ma non cerco più negli astri e nei libri;
incomincio a udire gli insegnamenti che fervono nel mio sangue.
La mia storia non è amena,
non è dolce e armoniosa come le storie inventate,
sa di stoltezza e confusione,
di follia e sogno,
come la vita di tutti gli uomini che non intendono più mentire a se stessi.


(Hermann Hesse)

venerdì 19 ottobre 2012

Pioggia

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza,
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.

È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l'illusione inquieta di un domani impossibile
con l'inquietudine vicina del color della carne.

L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campana e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all'orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
dà all'anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!


(Federico Garcia Lorca)

mercoledì 17 ottobre 2012

Lettera da non spedire

Io La amo
come amo il tramonto
o il chiardiluna,
desiderando che quel momento si fermi,
anche se di quel momento
posseggo appena
la sensazione di possederlo.


(Fernando Pessoa; 1917)

domenica 14 ottobre 2012

Sotto una piccola stella

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.

Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.

Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d'acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile, con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all'albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.

Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell'esistenza, se tiro via fili dal tuo strascico.

Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d'ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito
parole patetiche, e poi fatico per farle sembrare leggere.


(Wislawa Szymborska)

Everything you can imagine


venerdì 12 ottobre 2012

Ci sono anime che hanno stelle azzurre

Ci sono anime che hanno
stelle azzurre,
mattini sfioriti
tra foglie del tempo,
casti cantucci
che conservano un antico
sussurro di nostalgia
e di sogni.

Altre anime hanno
spettri dolenti
di passioni. Frutta
con vermi. Echi
di una voce arsa
che viene da lontano
come una corrente
d'ombre. Ricordi
vuoti di pianto
e briciole di baci.

La mia anima è matura
da gran tempo,
e si dissolve
confusa di mistero.
Pietre giovanili
consunte di sogno
cadono sulle acque
dei miei pensieri.
Ogni pietra dice:
Dio è molto lontano.


(Federico Garcia Lorca; 8 febbraio 1920)

mercoledì 10 ottobre 2012

Ho provato tutto ciò che esiste

Amami
perché l'amore non esiste
ed io
ho provato tutto ciò che esiste


(Jonathan Safran Foer)

lunedì 8 ottobre 2012

Solo per sincerità di cuore

[sii] in ogni tua parte, alle occasioni, a i luoghi, e a i tempi,
tutta gentile, affabile, trattabile, domestica, sincera e lieta:
dico di quella letizia
che non viene dalla sciocchezza di un continuo riso,
il quale nasce da leggerezza di mente,
perchè il riso (come dice il proverbio) abbonda nella bocca de'pazzi.
Così,
quando sia ben usato a tempo e con modestia,
è un messaggiero della tranquillità del cuore
e fa divenira la bocca un terreno paradiso.
Perchè i savi vogliono che il riso non sia altro,
se non uno splendore dell'anima
e però [perciò]
si conviene alla nobile e casta donna (come si dee credere in Platone),
per la dimostrazion del suo contento,
rider con modestia,
con severità, con honestà,
con poco movimento della persona e con basso tono
e più tosto con rarità che con frequenza;
conciosiachè, così ridendo,
si mostra non ridere per vanità di mente,
ma solo per sincerità di cuore.


(Pietro Belmonte; 1587)

martedì 18 settembre 2012

Vado per il tuo corpo

Vado per il tuo corpo come per il mondo,
il tuo ventre è una spiaggia soleggiata,
i tuoi seni due chiese dove il sangue
celebra i suoi misteri paralleli,
i miei sguardi ti coprono come edera,
sei una città che il mare assedia,
una muraglia che la luce divide
in due metà color di pesca,
un luogo di sale, roccia e uccelli
sotto la legge del meriggio assorto,

vestita del colore dei miei desideri
vai nuda come il mio pensiero,
vado pei tuoi occhi come per l'acqua,
le tigri bevono sogni in quegli occhi,
il colibrì si brucia in quelle fiamme,
vado per la tua fronte come per la luna,
come la nube per il tuo pensiero,
vado per il tuo ventre come per i tuoi sogni,

la tua gonna di mais ondeggia e canta,
la tua gonna di cristallo, la tua gonna d'acqua,
le tue labbra, i capelli, i tuoi sguardi,
tutta la notte goccioli, tutto il giorno
apri il mio petto con le tue dita d'acqua,
chiudi i miei occhi con la tua bocca d'acqua,
sulle mie ossa goccioli, nel mio petto
affonda radici d'acqua un albero liquido,

vado per la tua strada come per un fiume,
vado per il tuo corpo come per un bosco,
come per un sentiero nel monte
che in un brusco abisso finisce,
vado per i tuoi pensieri assottigliati
e all'uscita dalla tua bianca fronte
la mia ombra abbattuta si strazia,
raccolgo i miei frammenti uno a uno
e proseguo senza corpo, cerco tentoni...

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Voy por tu cuerpo como por el mundo,
tu vientre es una plaza soleada,
tus pechos dos iglesias donde oficia
la sangre sus misterios paralelos,
mis miradas te cubren como yedra,
eres una ciudad que el mar asedia,
una muralla que la luz divide
en dos mitades de color durazno,
un paraje de sal, rocas y pájaros
bajo la ley del mediodía absorto,

vestida del color de mis deseos
como mi pensamiento vas desnuda,
voy por tus ojos como por el agua,
los tigres beben sueño de esos ojos,
el colibrí se quema en esas llamas,
voy por tu frente como por la luna,
como la nube por tu pensamiento,
voy por tu vientre como por tus sueños,

tu falda de maíz ondula y canta,
tu falda de cristal, tu falda de agua,
tus labios, tus cabellos, tus miradas,
toda la noche llueves, todo el día
abres mi pecho con tus dedos de agua,
cierras mis ojos con tu boca de agua,
sobre mis huesos llueves, en mi pecho
hunde raíces de agua un árbol líquido,

voy por tu talle como por un río,
voy por tu cuerpo como por un bosque,
como por un sendero en la montaña
que en un abismo brusco se termina
voy por tus pensamientos afilados
y a la salida de tu blanca frente
mi sombra despeñada se destroza,
recojo mis fragmentos uno a uno
y prosigo sin cuerpo, busco a tientas...


(Octavio Paz)

The sole difference

L'unica differenza
tra me e un matto
è che io
non sono matto.

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The sole difference
between myself and a madman
is the fact that
I am not mad.


(Salvador Dalì)

domenica 9 settembre 2012

Ode al giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.

Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

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Esta vez dejadme
ser feliz,
nada ha pasado a nadie,
no estoy en parte alguna,
sucede solamente
que soy feliz
por los cuatro costados
del corazón, andando,
durmiendo o escribiendo.
Qué voy a hacerle, soy
feliz.
Soy más innumerable
que el pasto
en las praderas,
siento la piel como un árbol rugoso
y el agua abajo,
los pájaros arriba,
el mar como un anillo
en mi cintura,
hecha de pan y piedra la tierra
el aire canta como una guitarra.

Tú a mi lado en la arena
eres arena,
tú cantas y eres canto,
el mundo
es hoy mi alma,
canto y arena,
el mundo
es hoy tu boca,
dejadme
en tu boca y en la arena
ser feliz,
ser feliz porque si, porque respiro
y porque tú respiras,
ser feliz porque toco
tu rodilla
y es como si tocara
la piel azul del cielo
y su frescura.

Hoy dejadme
a mí solo
ser feliz,
con todos o sin todos,
ser feliz
con el pasto
y la arena,
ser feliz
con el aire y la tierra,
ser feliz,
contigo, con tu boca,
ser feliz.

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This time,
let me be happy –
nothing has happened to anybody –
I am nowhere special
I am only
happy
through the four chambers of my heart.

I am strolling, sleeping, or writing.
What canI do? I'm
happy.
I am more uncountable
than the meadow grass –
I touch the skin of a wrinkled tree,
and the water below ,
and the birds above,
and the sea, like a ring
around my waist.
The Earth is made of bread and stone.
The air sings like a guitar.

You, by my side in the sand,
you are the sand.
You sing, and you are song.
Today the world
is my soul,
song and sand;
today, the world
is your mouth.
Let me be happy
on the sand, touching your mouth.
Let me be happy
to be be happy, because yes, because I am breathing,
and because you are breathing,
happy, because I am touching
your knee,
and it is as though
I am touching the blue skin of heaven
and its pristine air.

Today let me
be
happy
with everybody – or without them,
with the deep green meadow,
and the sand,
with the air and earth,
happy.


(Pablo Neruda)

sabato 8 settembre 2012

Le temps est une invention


A questo punto

A questo punto smetti
dice l’ombra.
T’ho accompagnato in guerra e in pace e anche
nell’intermedio,
sono stata per te l’esaltazione e il tedio,
t’ho insufflato virtù che non possiedi,
vizi che non avevi. Se ora mi stacco
da te non avrai pena, sarai lieve
più delle foglie, mobile come il vento.
Devo alzare la maschera, io sono il tuo pensiero,
sono il tuo in-necessario, l’inutile tua scorza.
A questo punto smetti, stràppati dal mio fiato
e cammina nel cielo come un razzo.
C’è ancora un lume all’orizzonte
e chi lo vede non è un pazzo, è solo
un uomo e tu intendevi non esserlo
per amore di un’ombra. T’ho ingannato
ma ora ti dico a questo punto smetti.
Il tuo peggio e il tuo meglio non t’appartengono
e per quello che avrai puoi fare a meno
di un’ombra. A questo punto
guarda con i tuoi occhi e anche senz’occhi.


(Eugenio Montale; "Diario del '71")

venerdì 7 settembre 2012

Il miglior modo di viaggiare è sentire

Alla fine il miglior modo di viaggiare è sentire.
Sentire in tutti i modi.
Sentire tutto con eccesso,
Perché tutte le cose sono, in verità eccessive
E tutta la realtà è un eccesso di violenza,
Un’allucinazione straordinariamente nitida
Che tutti viviamo insieme alla furia delle nostre anime…

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Afinal, a melhor maneira de viajar é sentir.
Sentir tudo de todas as maneiras.
Sentir tudo excessivamente,
Porque todas as coisas são, em verdade, excessivas
E toda a realidade é um excesso, uma violência,
Uma alucinação extraordinariamente nítida
Que vivemos todos em comum com a fúria das almas...

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The best way to travel, after all, is to feel.
To feel everything in every way.
To feel everything excessively,
Because all things are, in truth, excessive,
And all reality is an excess, a violence,
An extraordinarily vivid hallucination
Wich we all live together in the rage of our souls...


(Fernando Pessoa)

martedì 4 settembre 2012

E così di continuo

La vita va deposta come una pelle,
va confrontata,
va respinta:
e poi accettata con entusiasmo
a nuove condizioni.
E così di continuo.


(Virginia Woolf)

venerdì 31 agosto 2012

Vedere chiaro

Tutta la poesia è luminosa, persino
la più oscura.
E' il lettore che ha talvolta,
al posto del sole, nebbia dentro di se.
E la nebbia non permette mai di vedere chiaro.

Se ritornerà
un'altra volta e un'altra volta
e un'altra volta
a queste sillabe infiammate
rimarrà cieco da tanto chiarore.
Sia felice se arriverà.

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Toda a poesia è luminosa, até
a mais obscura.
O leitor é que tem às vezes,
em lugar do sol, nevoeiro dentro de si.
E o nevoeiro nunca deixa de ver claro.

Se regressar
outra vez e outra vez
e outra vez
a essas sílabas acesas
ficará cego de tanta claridade.
Abençoado seja se lá chegar.


(Eugénio de Andrade)

sabato 25 agosto 2012

Divento dio

(...)
Divento dio se tocco
il tuo cuore.



(Mahmoud Darwish)

"Ti piacciono i miei fiori?"

Lei portava in mano degli orribili fiori gialli,
irritanti!
Lo sa il diavolo come si chiamano,
ma chissà perchè sono i primi che appaiono a Mosca.
E quei fiori spiccavano molto nitidamente sul suo nero mantello primaverile.
Portava dei fiori gialli!
Brutto colore.
Dalla Tverskaja, svoltò in un vicolo
e qui si voltò indietro.
Conosce la Tverskaja?
Sulla Tverskaja camminano migliaia di persone,
ma le assicuro che lei aveva visto solo me
e mi aveva osservato non proprio con inquietudine,
ma quasi dolorosamente.
E mi colpì non tanto la sua bellezza,
quanto la straordinaria, incredibile solitudine dei suoi occhi.
Obbedendo a quel segnale giallo anch'io svoltai nel vicolo e la seguii.
Camminavamo in silenzio per lo storto vicolo triste;
io da una parte e lei dall'altra;
e non c'era, pensi, anima viva.
Io mi tormentavo
perchè mi sembrava indispensabile parlare con lei
ma temevo che non sarei riuscito a pronunciare nemmeno una parola,
che lei se ne sarebbe andata
e non l'avrei più rivista.
E a un tratto, pensi, fu lei a parlare:
"Ti piacciono i miei fiori?"
Ricordo chiaramente come risuonò la sua voce,
abbastanza bassa ma con degli sbalzi,
e sebbene fosse una sciocchezza, mi parve che,
rifrangendosi, contro il muro sporco e giallastro del vicolo, provocasse un'eco.
Passai rapidamente dalla sua parte e, avvicinandomi, risposi:
"No".
Lei mi guardò meravigliata
e io di colpo, non so perché,
capii di avere amato per tutta la vita proprio quella donna!
(...)
Lei mi gettò uno sguardo sorpreso e, dopo avermi guardato, domandò:
"Non ti piacciono i fiori in generale?"
Nella sua voce c'era, mi parve, dell'ostilità.
Le camminavo a lato, cercando di adeguarmi al suo passo,
e con mia grande sorpresa, non mi sentivo affatto imbarazzato.
"No, mi piacciono i fiori, ma non questi", dissi.
"E quali?"
"Mi piacciono le rose."
Ma rimpiansi quello che avevo detto, perché lei sorrise con aria colpevole
e gettò i suoi fiori nel rigagnolo.
Tuttavia, un po' smarrito,
li raccolsi e glieli porsi;
lei li respinse sorridendo e io li tenni tra le mani.
Andammo avanti un po' di tempo, così in silenzio,
finché lei non mi tolse di mano i fiori e li buttò sul selciato,
poi infilò la sua mano guantata di nero nella mia,
e camminammo l'uno accanto all'altro.
(...)
L'amore era balzato davanti a noi
così come esce dalla terra in qualche viottolo un assassino,
e ci aveva colpiti tutti e due insieme.
Così colpisce un fulmine, un pugnale!
Del resto lei affermò in seguito che non era così,
che certamente ci amavamo da molto,
senza conoscerci, senza esserci mai visti.
(...)
Lei, dunque, diceva di essere uscita quel giorno con i fiori gialli in mano
perché io finalmente potessi trovarla...


(Michail Bulgakov; "Il Maestro e Margherita")