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sabato 1 agosto 2015

Così il saggio è un artista nel domare i mali

Fidia sapeva creare statue non solo d'avorio; le faceva anche di bronzo. Se tu gli avessi offerto un blocco di marmo o un materiale di minor pregio, egli ne avrebbe ricavato il meglio. Così il saggio dispiegherà la propria virtù nella ricchezza, se lo potrà, altrimenti nella povertà; se lo potrà, in patria, altrimenti nell'esilio; come comandante, se gli sarà possibile, altrimenti come soldato; in perfetta forma, se lo potrà, altrimenti in cattive condizioni fisiche. Quale che sia la sorte che gli è toccata, egli ne trarrà qualcosa di memorabile. Vi sono domatori, ben sperimentati, di belve, che costringono animali, ferocissimi e terrificanti se uno li incontra, a subire la volontà dell'uomo, e non contenti di averli spogliati della loro indole aggressiva, li ammansiscono fino a condividerne la compagnia: un addestratore inserisce la mano nelle fauci dei leoni; il guardiano di una tigre la abbraccia; un minuscolo etiope ordina a un elefante di mettersi in ginocchio e sa anche farlo avanzare su una fune. Così il saggio è un artista nel domare i mali. Sofferenza, miseria, ignominia, prigione, esilio - bestiacce temute in ogni parte del mondo fino all'orrore -, quando sono giunte presso di lui, sono già mansuete. Stammi bene. 


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

sabato 7 settembre 2013

E sembrò che ella fosse come il mare

E sembrò che ella fosse come il mare, non altro che cupe onde che si elevavano e gonfiavano in un grande ondeggiamento, finché lentamente tutta la tenebra che era in lei si mise in moto e divenne un oceano che rotolava la sua massa oscura e silenziosa. E in fondo, dentro di lei, gli abissi si dividevano e rotolavano separatamente, in lunghe onde che fuggivano lontano, e sempre, in ciò che era in lei di più vivo, le profondità si dividevano e rotolavano separatamente dal centro di quel molle sprofondare a mano a mano che il mistero avanzava toccandola più nell'intimo, più in basso, ed ella era sempre più, sempre più profondamente dischiusa, e, più pesanti, le onde andavano rotolando verso qualche spiaggia remota, lasciandola scoperta; e più intimamente la penetrava l’ignoto sensibile, e più lontano rotolavano le onde, lontano da lei, abbandonandola, finché, d’un tratto, in un dolce fremito convulso, il vivo di tutto il suo plasma fu toccato. Ella si seppe toccata; tutto fu consumato ed ella dissolta. Dissolta; non esisteva più, ed era nata: Donna.


(David Herbert Lawrence; “L’amante di Lady Chatterley”)