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domenica 30 novembre 2025

Tu sai come ti voglio bene

Mio Tugnin, tanto e sempre caro,
non voglio che ti manchi almeno la mia nuda parola d'augurio per la tua festa, né che mi senta lontana, troppo diversa dagli anni passati. Perché io ti penso con la stessa tenerezza d'un tempo e vorrei, questa sera, poterti ripetere al telefono, come un tempo le nostre consuete parole: "buona notte, sorellina". Tu le devi sentire nel cuore, Antonia, come, nel cuore, io le dirò, domani a sera, per te. Ora che una tappa, comunque, è finita, nel tuo cammino, ora che una meta è raggiunta, pur come semplice segno concreto di una realtà interiore assai più varia e vasta, per la nuova strada che s'apre, antica e nuova, io voglio dirti il mio augurio di bene. Forse la sorgente più fonda della nostra pace è la fede: pace che non è ozio o pigro ristagno di vita, ma equilibrio, saldezza interiore, compenetrazione dell'ideale con la realtà, condizione unica e necessaria perché le energie dell'anima non si disperdano vanamente, ma producano e segnino frutti concreti per il potenziamento sempre maggiore di noi; fede che forse è più che l'amore, che è, dell'amore, la realtà più piena. Per questa fede e sulle tracce di questa pace io sono qui ora, tu lo sai. Perché ho udito la parole di Colui che disse, ai discepoli che non s'eran turbati per la sua morte: "Io vi do la 'mia' pace". Si riveli anche a te, mia sorella, un segno cui tendere in dedizione ferma e sicura, una realtà in cui credere e per cui operare, nella pace, qualcosa che, trascendendo le mobili vibrazioni dell'anima, ti radichi con sé nella realtà, perché tu possa produrre frutti concreti di vita.
Ti devo ringraziare del tuo saluto da Misurina, del tuo ricordo dai monti bellissimi. Vorrei dirti tante cose di me, della mia esperienza nuova; vorrei sapere di te, che cosa fai, a che cosa tendi. È tempo di agire, di unificare. Mandami le parole tue nuove, se la signorina Musa si è risvegliata... Fatti un programma, cui disciplinarti, contro ogni possibile dispersione. Qui ci sono tante cose belle, oltre che buone e vere, e mi danno una dolcezza grande che aiuta a superare ogni ombra. Ci sono testine chiare di bambine e mani, fatte materne nel nome di Dio, chinate a ravviarle, ogni alba. Ci sono, nel giardino, due piante altissime e una moltitudine di uccelli che via ne svola, quando apro le imposte, per il giorno nuovo. E la carità fraterna ti serra intorno vincoli casti, che sai tuttavia imperituri, nella legge del Signore nostro.
Ti faccio una bella carezza, Tugnin; anche a te, sui capelli, come alle bimbe che incontro ogni giorno nel corridoio. Tu sai come ti voglio bene

Lucia


(Lucia Bozzi; lettera ad Antonia Pozzi - 1936)

mercoledì 21 dicembre 2022

Non so come

Non so come tu canti, mio signore!
Sempre ti ascolto
in silenzioso stupore.
La luce della tua musica
illumina il mondo.
Il soffio della tua musica
corre da cielo a cielo.
L'onda sacra della tua musica
irrompe tra gli ostacoli pietrosi
e scorre impetuosa in avanti.
Il cuore anela di unirsi al tuo canto,
ma invano cerco una voce.
Vorrei parlare, ma le mie parole
non si fondono in canti
e impotente grido.
Hai fatto prigioniero il mio cuore
nelle infinite reti
della tua musica.


(Rabindranath Tagore)

sabato 10 dicembre 2022

...non smettere di sperare, anima dolce

Mentre sollevava la tenda per guardare la notte scura, improvvisamente la luna spuntò da dietro le nuvole, e si mise a brillare simile a un grande viso benevolo, che sembrò sussurrarle nel silenzio: "Non smettere di sperare, anima dolce! Dietro le nuvole c'è sempre la luce".


(Louisa May Alcott; "Piccole donne")

martedì 19 gennaio 2021

...verso il mare delle cause e degli effetti

Ogni nostro gesto, come un granchietto terricolo, non appena è nato si avvia verso il mare delle cause e degli effetti, e lì giunto si tuffa nell'eternità.


(Henry David Thoreau; "Io cammino da solo")

lunedì 25 dicembre 2017

...quella che chiamo "realtà"

- Lunedì 10 settembre 1928
 
Questa è stata un'estate animatissima: un'estate vissuta quasi troppo in pubblico. Spesso qui sono entrata in un santuario, un convento, un ritiro religioso; con grande angoscia una volta, e sempre un po' di terrore: si ha tanta paura della solitudine; di vedere fino in fondo alla coppa. Quella è una delle esperienze che ho fatto qui a volte in agosto; e sono arrivata a una consapevolezza di quella che chiamo "realtà": una cosa che vedo di fronte a me; qualcosa di astratto, ma che risiede nelle colline o nel cielo; rispetto alla quale nulla conta; nella quale io riposerò e continuerò a esistere. La chiamo realtà. E immagino talvolta che questa sia la cosa che mi è più necessaria: quella che cerco. Ma chissà - una volta presa la penna per scrivere? Come è difficile non cercar di fare della realtà questa o quella cosa, mentre è una cosa sola. Questo è forse il mio dono; questo è forse ciò che mi distingue dagli altri; penso che possa essere raro avere una sensazione così acuta di qualcosa di simile - ma, ancora una volta, chissà? 
 
 
(Virginia Woolf; "Diari)