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domenica 23 dicembre 2018

La donna entra nella stanza -

E senza essere il dottor Johnson o Goethe o Carlyle o Voltaire, è possibile sentire, anche se in modo molto diverso da quei grandi uomini, la natura di questa complessità e la forza di questa facoltà creativa altamente sviluppata tra le donne. La donna entra nella stanza - ma qui le risorse della lingua inglese dovrebbero potersi espandere fino all'inverosimile e interi sciami di parole venire alla luce illegittimamente dispiegando le loro ali prima che una donna possa dire cosa accade quando entra in una stanza. Le stanze sono completamente diverse; sono tranquille o fragorose; con le finestre aperte sul mare o, al contrario, chiuse sul cortile di una prigione; con i panni stesi ad asciugare; o splendenti di opali e sete; sono dure come crine di cavallo o soffici come piume - basta entrare in una qualunque stanza di una qualunque strada per essere sfidati da quella forza estremamente complessa della femminilità.
 
 
(Virginia Woolf; "Una stanza tutta per sé")

lunedì 30 luglio 2018

Sabato 31 luglio 1926

Già da venerdì un desiderio di leggere poesia. Questo mi restituisce il senso della mia individualità. Ho letto un poco Dante e Bridges, senza darmi la pena di capire, ma traendone piacere.
 
 
(Virginia Woolf; "Diari")

...dove nessuno ti protegge dall'assalto della verità

- Mercoledì 28 settembre 1926
 
Ma c'è sempre da chiedersi se voglio davvero evitare queste malinconie. In parte sono il risultato di un concentrarsi in se stessi e posseggono un interesse psicologico che manca allo stato normale di lavoro e di divertimento. Queste nove settimane mi permettono di tuffarmi in acque profonde; cosa un poco allarmante, ma di grande interesse. Per tutto il resto dell'anno (a ragione, direi) non faccio che frenare e dominare questa strana anima incommensurabile. Quando essa si espande, sebbene io sia spaventata e annoiata e cupa, è una cosa stranissima, me lo ripeto ogni volta. C'è di tanto in tanto un lato stimolante in questo che giudico di enorme importanza. Si scende in fondo al pozzo dove nessuno ti protegge dall'assalto della verità. Laggiù non si può leggere o scrivere; eppure esisto. Sono.
 
 
(Virginia Woolf; "Diari")

lunedì 25 dicembre 2017

Mi sento alla vigilia di qualche strenua avventura

- Giovedì 28 marzo 1929
 
Mi sento alla vigilia di qualche strenua avventura: si, come se questa giornata di primavera fosse il dischiudersi, il portale, la soglia che varcherò per lanciarmi in una nuova esperienza. Perciò quando mi sveglio presto scaccio i miei terrori dicendo a me stessa che avrò bisogno di molto coraggio...
 
 
(Virginia Woolf; "Diari")

...quella che chiamo "realtà"

- Lunedì 10 settembre 1928
 
Questa è stata un'estate animatissima: un'estate vissuta quasi troppo in pubblico. Spesso qui sono entrata in un santuario, un convento, un ritiro religioso; con grande angoscia una volta, e sempre un po' di terrore: si ha tanta paura della solitudine; di vedere fino in fondo alla coppa. Quella è una delle esperienze che ho fatto qui a volte in agosto; e sono arrivata a una consapevolezza di quella che chiamo "realtà": una cosa che vedo di fronte a me; qualcosa di astratto, ma che risiede nelle colline o nel cielo; rispetto alla quale nulla conta; nella quale io riposerò e continuerò a esistere. La chiamo realtà. E immagino talvolta che questa sia la cosa che mi è più necessaria: quella che cerco. Ma chissà - una volta presa la penna per scrivere? Come è difficile non cercar di fare della realtà questa o quella cosa, mentre è una cosa sola. Questo è forse il mio dono; questo è forse ciò che mi distingue dagli altri; penso che possa essere raro avere una sensazione così acuta di qualcosa di simile - ma, ancora una volta, chissà? 
 
 
(Virginia Woolf; "Diari)

venerdì 8 dicembre 2017

Adattarsi ai sentimenti umani comuni

- Domenica 16 febbraio 1930

Ecco quel che riassume Byron... Una gamma più vasta degli altri poeti; se solo fosse riuscito a dare ordine al tutto. Avrebbe potuto essere un romanziere.
(...) La verità potrebbe essere che se uno è caricato a un voltaggio così alto non riesce ad adattarsi ai sentimenti umani comuni; deve posare; fare il rapsodo; non si adatta a niente. Nel Registro della Locanda scrisse di avere 100 anni. Ed è vero, se si misura la vita in base ai sentimenti. 


(Virginia Woolf; "Diari")

Non ho fatto che leggere

- Domenica 8 dicembre 1929

Non ho fatto che leggere e ho finito direi una pila alta tre piedi di manoscritti letti anche con attenzione; molti di essi al limite, e sui quali dovevo riflettere. Ora, liberata da questo peso, posso cominciare a leggere gli elisabettiani - quelli poco noti che io, ignorante come sono, non ho mai sentiti nominare, Puttenham, Webb, Harvey. Questo pensiero mi riempie di gioia - e non esagero. Incominciare a leggere con una penna in mano, scoprire, avventarsi su qualcosa, pensare a una teoria quando il terreno è inesplorato, resta una delle mie grandi emozioni.


(Virginia Woolf; "Diari")

martedì 21 novembre 2017

Ma cos'è la luce?

- Venerdì 4 gennaio 1929 

Vediamo: la vita è molto solida o molto sfuggente? Sono ossessionata da queste due idee opposte. È sempre stato così: sarà sempre così; affonda fino alle radici del mondo - sul quale mi trovo in questo momento. È anche transitoria, fuggevole, diafana. Passerò come una nube sulle onde. Forse, sebbene cambiamo, volando uno dietro l'altro, così rapidi così rapidi, pure in qualche modo siamo successivi e continui - noi esseri umani; e la luce ci attraversa. Ma cos'è la luce?


(Virginia Woolf; "Diari")

domenica 5 novembre 2017

Perché non era la conoscenza che lei desiderava, ma l'unità

Seduta per terra, abbracciata alle ginocchia della signora Ramsay, più vicina possibile, sorridendo al pensiero che la signora Ramsay non avrebbe mai saputo la ragione di quella stretta, immaginò che nelle stanze della mente e del cuore della donna con la quale era materialmente a contatto vi fossero, come i tesori delle tombe dei re, lapidi recanti iscrizioni sacre, che a saperle leggere dicevano ogni verità, ma che non venivano mai offerte apertamente, mai rese pubbliche. Quale arte, nota all'amore o all'astuzia, era necessaria per penetrare quelle stanze segrete? Quale artificio era necessario per diventare, come acque travasate in una stessa brocca, una sola cosa inestricabile con l'oggetto di adorazione? Poteva il corpo raggiungere tale traguardo, o la mente, insinuandosi scaltra nei meandri intricati del cervello? Oppure il cuore? Poteva l'amore, come lo chiamava la gente, rendere una sola cosa lei e la signora Ramsay? Perché non era la conoscenza che lei desiderava, ma l'unità, non le iscrizioni sulle lapidi, niente che si potesse scrivere in una lingua nota agli uomini, ma l'intimità, che è poi sapienza, aveva pensato appoggiando la testa sulle ginocchia della signora Ramsay.


(Virginia Woolf; "Gita al faro")

venerdì 3 novembre 2017

Le donne devono sempre ricordarsi chi sono

Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell'irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai.


(Virginia Woolf)

lunedì 30 ottobre 2017

Chi dentro di sé non gioisce quando l'eroe si toglie l'armatura?

...chi biasimerà il comandante della spedizione disperata se, dopo aver osato l'impossibile e usato tutta la sua forza fino all'ultima goccia ed essendosi addormentato senza curarsi del risveglio, ora capisce da un certo prurito all'alluce che è vivo e tutto sommato l'idea non gli dispiace, ma ha bisogno di comprensione e whisky e qualcuno cui raccontare subito la storia delle sue sofferenze? Chi potrà biasimarlo? Chi dentro di sé non gioisce quando l'eroe si toglie l'armatura, e si ferma davanti alla finestra e guarda sua moglie e suo figlio che all'inizio sono molto distanti, ma pian piano si avvicinano sempre di più, finché labbra e libro e testa sono chiaramente davanti a lui, anche se ancora piacevoli e poco familiari per l'intensità del suo isolamento e la rovina degli anni e il perire delle stelle, e finalmente rimettendosi la pipa in tasca e chinando la splendida testa davanti a lei - chi lo biasimerà se rende omaggio alla bellezza del mondo?


(Virginia Woolf; "Gita al faro")

mercoledì 20 settembre 2017

...ma una volta partita la mente non si ferma più

...ma una volta partita la mente non si ferma più; cammino inventando le frasi, mi siedo componendo delle scene; sono in breve nel bel mezzo della più grande estasi che conosca.


(Virginia Woolf; "Diari" - sabato 22 ottobre 1927)

Fisicamente è come un'onda dolorosa che sale intorno al cuore

Mi sono svegliata forse alle tre. Oh sta cominciando, sta venendo - l'orrore - fisicamente è come un'onda dolorosa che sale intorno al cuore - sballottandomi. Sono infelice, infelice! A terra - Dio, vorrei essere morta. Ma perché mi sento così? Lasciatemi vedere l'onda che mi solleva. Guardo. Vanessa. Bambini. Fallimento. Si, lo vedo. Fallimento fallimento. (l'onda si alza.) Oh hanno riso della mia preferenza per la vernice verde! L'onda si schianta. Vorrei essere morta! Ho soltanto ancora pochi anni da vivere, spero. Non riesco più ad affrontare quest'orrore - (ora l'onda si abbassa su di me). La cosa si ripete, parecchie volte, con varianti di orrore. Poi, nel momento della crisi, invece di continuare intensamente, il dolore si fa piuttosto vago. Sonnecchio. Mi sveglio di soprassalto. L'onda, di nuovo! Il dolore irrazionale; la sensazione di fallimento; di solito qualche incidente specifico, come per esempio la mia preferenza per la vernice verde, o un vestito nuovo da comprare o l'invito a Dadie per il fine settimana, e tutto ricomincia. Alla fine dico, osservando quanto più equamente posso: Ora su, fa una sforzo. Basta così. Ragiono. Faccio un censimento della gente felice e di quella infelice. Raccolgo tutte le forze per respingere per rovesciare per abbattere. Comincio a marciare ciecamente in avanti. Sento cadere gli ostacoli. Mi dico che non importa. Niente è importante. Mi irrigidisco, mi metto diritta e mi riaddormento, mi sveglio per metà e sento l'onda iniziare e osservo la luce che biancheggia e mi chiedo come, questa volta, la colazione e la luce del giorno la sconfiggeranno; e poi sento L. nel corridoio e fingo, per me stessa oltre che per lui, una grande allegria; e in genere sono allegra quando ho finito di far colazione. Lo conoscono tutti questo stato d'animo? Perché ho così poco autocontrollo? Non va a mio onore, non è simpatico. È motivo di molto spreco e pena nella mia vita.


(Virginia Woolf; "Diari" - mercoledì 15 settembre 1926)

martedì 24 novembre 2015

Sono andata a guardare le stelle

Sono andata a guardare le stelle ma non sono potuta arrivare alla giusta sensazione di stupore (ci riesco benissimo in certi momenti) perché Leonard ha detto: "Rientra ora. È troppo freddo fuori".


(Virginia Woolf - 5 Settembre 1926)

martedì 10 novembre 2015

L'avidità dei miei occhi

Spesso resto a pensare a tutto quello che vorrei guardare. L'avidità dei miei occhi è insaziabile.


(Virginia Woolf - 5 Marzo 1927)

Chi sono io, cosa sono, e così via

Non credo di annoiarmi mai. A volte sono un po' spenta; ma ho una capacità di recupero - che ho sperimentata; che sto sperimentando ora per la cinquantesima volta. Devo ancora stare molto attenta alla mia testa: ma d'altra parte, come ho detto oggi a Leonard, mi piace un certo epicureismo sociale; sorseggio e poi chiudo gli occhi per assaporare. Mi godo quasi tutto. Eppure c'è in me qualcuno indefessamente alla ricerca. Perché la vita non offre una scoperta? Qualcosa su cui mettere le mani e dire "Eccolo, l'ho trovato?". La mia depressione è un sentimento opprimente di ansia. Guardo; ma non è quello - non è quello. Cos'è? E morirò prima di poterlo trovare? Poi (mentre camminavo per Russel Square ieri sera) vedo le montagne nel cielo: le grandi nubi; e quella stessa luna che sorge sulla Persia; ho una grande stupefatta sensazione di qualcosa laggiù, che è "quello" - Non è esattamente la bellezza quel che intendo. È che la cosa basta a se stessa: è pacificante, compiuta. C'è anche la sensazione della stranezza del mio camminare sulla terra: della infinita bizzarria della condizione umana; trotterellare per Russel Square con la luna lassù, e quelle nubi come montagne. Chi sono io, cosa sono, e così via: queste domande mi aleggiano sempre intorno; e poi mi scontro con qualche fatto preciso - una lettera, una persona, e vado loro incontro e ritorno a esse con una grande sensazione di freschezza. E così via. Ma nel corso di questo manifestarsi, che è vero, credo, lo incontro spesso, "quello"; e allora mi sento in pace.


(Virginia Woolf - 27 Febbraio 1926)

lunedì 9 novembre 2015

...e tenerla così, un giorno dopo l'altro

Così passano i giorni, e talvolta mi chiedo se non si resti ipnotizzati dalla vita, come un bambino da una sfera d'argento; e se questo sia vivere. È molto intenso, luminoso, eccitante. Ma superficiale forse. Mi piacerebbe prendere quella sfera tra le mani e sentirla con calma: tonda, liscia, pesante. E tenerla così, un giorno dopo l'altro.


(Virginia Woolf - 28 Novembre 1928)

venerdì 3 luglio 2015

Segnali

A Septimus Warren Smith - disteso sul divano del salotto a fissare l'oro liquido della luce che, con la sorprendente sensibilità di una creatura viva, brillava e dileguava sulle rose, sulla carta da parati - la luce e l'ombra che andavano e venivano, sembravano emettessero dei segnali, degli inviti, ora ingrigendo la parete, ora facendo più gialle le banane, ora oscurando lo Strand, ora illuminando gli autobus gialli. Fuori, gli alberi allungavano nella profondità dell'aria le foglie come fossero reti; nella stanza si sentiva un rumore d'acqua, e con le onde venivano le voci degli uccelli che cantavano. Ogni potenza gli rovesciava sulla testa i suoi tesori, e la mano di lui poggiava sul divano, come la mano che facendo il bagno aveva visto galleggiare a fior d'acqua, mentre dalla spiaggia sentiva dei cani abbaiare sempre più in lontananza. Non temere, gli diceva il cuore da dentro il corpo; non temere. Non avere paura. Ogni istante la Natura, agitando le piume, scuotendo le trecce, buttando qua e là il suo mantello, con grande bellezza, sempre con grande bellezza, venendogli vicino e dal cavo delle sue mani sante suggerendogli le parole di Shakespeare, gli annunciava con dei segni gioiosi, con quella macchia d'oro che si spostava sulla parete - lì, lì, lì - la volontà di mostrargli il significato...


(Virginia Woolf; "Mrs Dalloway")

Risorse illimitate

(...) Ed era proprio questa la cosa di cui in quel periodo sentiva spesso il bisogno: pensare, o meglio, neppure pensare. Starsene in silenzio; starsene da sola. Tutto l'essere e il fare, espansivi, luccicanti, vocali, svanivano; e ci si ripiegava, con un senso di solennità, a essere se stessi, un nucleo cuneiforme di oscurità, qualcosa di invisibile agli altri. Sebbene continuasse a lavorare a maglia e a star seduta dritta, era così che si sentiva; e questo suo io, essendosi liberato da ogni legame, era libero di compiere le più strane avventure. Quando la vita si inabissava per un attimo, il campo delle esperienze sembrava illimitato. Ed era comune a tutti questo senso di risorse illimitate, immaginava; uno dopo l'altro, lei, Lily, Augustus Carmichael, dovevano sentire che le apparenze, le cose per le quali gli altri ci riconoscono, sono semplicemente puerili. Al di sotto è tutto buio, è estensione, è profondità incommensurabile; ma di tanto in tanto risaliamo alla superficie e questo è quello che gli altri vedono di noi. Il suo orizzonte le sembrò illimitato. C'erano tanti posti che non aveva visto; le pianure dell'India; si vide nell'atto di tirare una pesante tenda di cuoio di una chiesa romana. Questo nucleo d'oscurità poteva andare dappertutto, perché nessuno lo vedeva. Non potevano fermarlo, pensò, esultando. C'era libertà, c'era pace, c'era, cosa più gradita delle altre, raccoglimento, riposo su una piattaforma di stabilità. (...) Perdendo la personalità, si perdeva l'ansia, la fretta, l'inquietudine; e le veniva sempre alle labbra qualche esclamazione di trionfo sulla vita quando le cose si raccoglievano in questa pace, in questo riposo, in questa eternità; e fermandosi, guardò in direzione di quel raggio del Faro, quello lungo e fisso, l'ultimo dei tre, che era il suo raggio. Spesso si ritrovava lì, seduta a guardare, con il lavoro in mano, finché non diveniva la cosa guardata - quella luce, ad esempio.


(Virginia Woolf)

martedì 12 maggio 2015

È dunque necessario che di tanto in tanto

È dunque necessario che di tanto in tanto la morte ponga il suo dito sul tumulto della vita onde impedirci di spezzarci? Un letargo per cui i ricordi più amari, gli avvenimenti che si direbbe debbano infrangere per sempre un'esistenza  sono spazzati via da un'ala oscura che ne attenua le asprezze e li cosparge di un dorato pulviscolo, il quale conferisce anche ai più brutti, ai più ignobili un certo lustro, un certo fulgore? La natura umana è dunque di tale fattura da dover prendere la morte a piccole dosi giorno per giorno per poter continuare la vita?


(Virginia Woolf)