domenica 29 giugno 2014

Le mie mani

Le mie mani,
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
a scrivere condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
or ricordando te
lontano
che le mani soltanto mi baciasti,
io la mia bocca piano accarezzo.


(Sibilla Aleramo)

Take Me Away


Cosa proverò leggendo questi versi?

Col passare degli anni,
cosa proverò leggendo questi versi
d’amore che adesso ti scrivo?
Me lo domando perché è nuda
la storia della mia vita davanti a me,
in quest’alba d’intimità,
quando la luce è improvvisa e rossa
e io sono quello che sono
e le parole
conservano il calore del corpo che le dice.

Saranno memoria e pelle del mio presente
o solo umiliazione, intatta ferita.

Ma con il passare del tempo,
quando dolore e fortuna si consumano con noi,
vorrei che questi versi sconfitti
avessero l’emozione
e la calma delle rovine classiche.
Che la parola sempre, sommersa nell’erba,
spunti con il corpo mezzo rotto,
che l’amore, come un fregio consunto,
conservi dignità contro l’azzurro del cielo
e che sul marmo freddo di una passione antica
i viaggiatori romantici affermino
l’omaggio del loro nome,
nel comprendere la fortuna di vivere così fragile,
gli occhi che riuscirono a incontrarsi
nell’infinita solitudine del tempo.


(Luis García Montero)

Mi sento esiliata su una stella fredda

Oggi molto depressa.
Incapace di scrivere.
Gli dèi sono minacciosi.
Mi sento esiliata su una stella fredda,
in grado solo di provare uno spaventoso torpore vulnerabile.
Guardo giù nel caldo mondo terrestre.
Nel groviglio di letti di amanti,
culle di bambini, tavole apparecchiate,
tutto il solito viavai vitale di questa terra,
e mi sento estromessa,
chiusa dietro una parete di vetro.


(Sylvia Plath - 13 Ottobre 1959, Martedì)

sabato 28 giugno 2014

Le conchiglie

Ogni incrostata conchiglia che sta
In quella grotta in cui ci siamo amati
Ha la sua propria particolarità.

Una dell'anima nostra ha la porpora
Che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
Quando io brucio e tu a quel fuoco ardi;

Un'altra imita te nei tuoi languori
E nei pallori tuoi di quando, stanca,
Ce l'hai con me perché ho gli occhi beffardi;

Questa fa specchio a come in te s'avvolge
La grazia del tuo orecchio, un'altra invece
Alla tenera e corta nuca rosa;

Ma una sola, fra tutte, mi sconvolge.

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Chaque coquillage incrusté
Dans la grotte où nous nous aimâmes
A sa particularité.

L'un a la pourpre de nos âmes
Dérobée au sang de nos coeurs
Quand je brûle et que tu t'enflammes ;

Cet autre affecte tes langueurs
Et tes pâleurs alors que, lasse,
Tu m'en veux de mes yeux moqueurs ;

Celui-ci contrefait la grâce
De ton oreille, et celui-là
Ta nuque rose, courte et grasse ;

Mais un, entre autres, me troubla.


(Paul Verlaine)

Se il tuo amore come amore

Se il tuo amore come amore
non produce una corrispondenza d'amore,
se nella tua manifestazione vitale di uomo amante
non fai di te stesso un uomo amato,
il tuo amore è impotente, è un'infelicità.


(Fëdor Dostoevskij; "I fratelli Karamazov")

Dovrò nascondermi o fuggire

È l’amore. Dovrò nascondermi o fuggire.
Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.
La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l’unica.
A cosa mi serviranno i miei talismani:
l’esercizio delle lettere, la vaga erudizione,
lo studio delle parole che l’aspro Nord usò
per cantare i suoi mari e le sue spade,
la serena amicizia, le gallerie della Biblioteca, le cose comuni, le abitudini,
il giovane amore di mia madre, l’ombra militare dei miei morti,
la notte intemporale, il sapore del sonno?
Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.
Già la brocca si rompe sulla fontana,
già l’uomo si alza alla voce dell’uccello,
già sono oscure sagome quelli che guardavano dietro le finestre,
ma l’ombra non ha portato la pace.
È, lo so, l’amore: l’ansia e il sollievo di sentire la tua voce,
l’attesa e la memoria, l’orrore di vivere nel tempo successivo.
È l’amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.
C’è un angolo di strada dove non oso passare.
Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.
(Questa stanza è irreale: lei non l’ha vista).
Il nome di una donna mi denuncia.
Mi fa male una donna in tutto il corpo.



(Jorge Luis Borges)

Quando ascoltai l'erudito astronomo

Quando ascoltai l'erudito astronomo,
Quando le dimostrazioni, i numeri, furono dispiegati dinanzi a me,
Quando le carte e i diagrammi mi furono mostrati
per sommarli, dividerli e misurarli,
Quando ascoltai trepidante l'astronomo nell'aula delle sue famose lezioni,
Quanto inspiegabilmente presto divenni esausto e sofferente,
Fino a quando alzandomi e scivolando via iniziai a vagare in solitudine,
Nell'umida e misteriosa aria notturna, e secondo dopo secondo,
Volsi lo sguardo alle stelle nel perfetto silenzio.


(Walt Whitman)

venerdì 20 giugno 2014

Dov'è la verità?

Mille domande si affollavano tutte insieme.
Ma occorrevano risposte, non domande;
e una risposta la si poteva avere
soltanto consultando scrittori colti e privi di pregiudizi,
che si erano tolti dal conflitto della lingua
e dalla confusione del corpo
e avevano consegnato il risultato delle loro riflessioni e ricerche
a libri che si trovano al British Museum.
Se la verità non si trova sugli scaffali del British Museum,
mi domandavo, prendendo un quaderno e una matita per gli appunti,
dov'è la verità?
(...)
Le porte a vento si spalancavano;
ed ecco che si era sotto la grande cupola,
come un pensiero nell'alta fronte nuda
così splendidamente cinta dai nomi di personaggi famosi.
Si andava al banco; si prendeva  un pezzo di carta,
si apriva un volume del catalogo e.....
questi cinque puntini indicano cinque interi minuti di stupore,
meraviglia e confusione.
Perfino i nomi di quei libri erano cibo per la mia mente.


(Virginia Woolf; "Una stanza tutta per sé")

Paysage de neige


giovedì 12 giugno 2014

La nostra casa

"La nostra casa"
già in queste parole,
freschezza

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waga yado to
iu bakari de mo
suzushisa yo


(Kobayashi Issa)

Quel bene supremo dell'uomo

Che male c'è, in sostanza, nei tormenti,
che male c'è nelle altre cose da noi definite avverse?
Eccolo, a mio parere:
il vacillare e il piegarsi e il soccombere della mente.
Nessuno di questi mali può capitare all'uomo saggio:
egli sta diritto sotto qualsiasi peso.
Nulla lo sminuisce,
nessuna gli spiace di quelle prove che è chiamato a sopportare.
Infatti, se tutto ciò che può abbattersi su un uomo
si è abbattuto anche su di lui,
il saggio non se ne lamenta.
Conosce le proprie forze,
si rende conto di esistere per portare un fardello.
Non tolgo il saggio dal novero degli esseri umani
né allontano da lui i dolori come da una roccia priva di sensibilità.
Non dimentico che egli è composto di due parti:
l'una è irrazionale, sente i morsi, le bruciature, il dolore;
l'altra è razionale, i suoi punti di vista sono irremovibili,
è intrepida e indomabile.
In essa risiede quel bene supremo dell'uomo,
e prima che questo bene acquisisca pienezza,
la mente ondeggia nell'incertezza;
quando, però, è giunto a compimento,
il suo equilibrio è inalterabile.
Orbene, una persona che sia appena agli inizi
e si incammini verso la vetta e abbia il culto della virtù,
anche se si avvicina al bene perfetto,
ma non ha ancora dato l'ultima mano a questa sua opera,
indietreggerà e allenterà
alquanto la tensione del proprio impegno intellettuale,
perché fino a questo momento ha bensì superato le incertezze,
ma si trova ancora su un terreno scivoloso.
Però l'uomo compiutamente felice
e giunto alla massima espressione della virtù
si sente affettuosamente legato alla propria personalità
soprattutto quando ha superato con estremo coraggio le prove più dure.
E ciò che gli altri temono,
se questo è il prezzo da pagare
per lo svolgimento di un compito onorevole,
egli non solo lo sopporta, ma lo accetta con amore
e preferisce molto di più sentirsi dire
"È tanto migliore di noi"
piuttosto che "È tanto più fortunato".


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

mercoledì 11 giugno 2014

Pensiero

Avere due lunghe ali
d’ombra
e piegarle su questo tuo male;
essere ombra, pace
serale
intorno al tuo spento 
sorriso.


(Antonia Pozzi)

Io ti voglio, sono io

Per vivere non voglio
isole, palazzi, torri.
Che grandissima allegria:
vivere nei pronomi!
Ora togliti i vestiti,
i connotati, i ritratti;
io non ti voglio così,
travestita da altra,
figlia sempre di qualcosa.
Ti voglio pura, libera,
irriducibile: tu.
So che quando ti chiamerò
in mezzo a tutte le genti
del mondo,
solo tu sarai tu.
E quando mi chiederai
chi è colui che ti chiama,
colui che ti vuole sua,
seppellirò i nomi,
le etichette, la storia.
Strapperò tutto ciò
che mi gettarono addosso
prima ancora che io nascessi.
Poi, tornando all’eterno
anonimo del nudo,
della pietra, del mondo,
ti dirò:
“Io ti voglio, sono io”.


(Pedro Salinas)

martedì 10 giugno 2014

La realtà è così pesante

La realtà è così pesante
che la mano si stanca,
e nessuna forma la può contenere.


(Amelia Rosselli)

Se l'anima perde il suo dono

Se l'anima perde il suo dono allora perde terreno, se l'inferno
è una cosa certa, allora l'Abissinia della mia anima rinasce.
Se l'alba decide di morire, allora il fiume delle nostre
lacrime si allarga, e la voce di Dio rimane contemplata.
Se l'anima è la ritrosia dei sensi, allora l'amore è una
scienza che cade al primo venuto. Se l'anima vende il suo
bagaglio allora l'inchiostro è un paradiso. Se l'anima
scende dal suo gradino, la terra muore.

Io contemplo gli uccelli che cantano ma la mia anima è
triste come il soldato in guerra.


(Amelia Rosselli)

domenica 8 giugno 2014

Resta in perfetto silenzio e solitudine

Non è necessario che tu esca di casa.
Rimani al tuo tavolo e ascolta.
Non ascoltare neppure,
aspetta soltanto.
Non aspettare neppure,
resta in perfetto silenzio e solitudine.
Il mondo ti si offrirà per essere smascherato,
non ne può fare a meno,
estasiato
si torcerà davanti a te.


(Franz Kafka)

Radici e ali

Radici e ali.
Ma che le ali mettano radici
e le radici volino.

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Raíces y alas.
Pero que las alas arraiguen
y las raíces vuelen.


(Juan Ramón Jimenez)

Il guardiano di greggi

Sono un guardiano di greggi.
Il gregge è i miei pensieri
e i miei pensieri sono tutte sensazioni.
Penso con gli occhi e con gli orecchi
e con le mani e con i piedi
e con il naso e la bocca.

Pensare un fiore è vederlo e odorarlo
e mangiare un frutto è sentirne il sapore.

Per questo quando in un giorno di calore
mi sento triste di goderlo tanto
e mi stendo completamente sull'erba,
e chiudo gli occhi caldi,
sento tutto il mio corpo disteso sulla realtà,
so la verità e sono felice.

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Sou guardador de rebanhos
O rebanho é os meus pensamentos
E os meus pensamentos são todos sensações.
Penso  com os olhos e com os ouvidos
E com as mãos e os pés
E com o nariz e a boca.

Pensar uma flor é vê-la e cheira-la
E Comer um fruto é saber-lhe o sentido.

Por isso quando num dia de calor
Me sinto triste de goza-lo tanto.
E me deito ao comprido na erva,
E fecho os olhos quentes,
Sinto todo o meu corpo deitado no realidade
Sei a verdade e sou feliz.


(Fernando Pessoa)

mercoledì 4 giugno 2014

Ecco una condizione straordinaria

C'è però un punto in cui il saggio supera un dio:
la divinità non prova timore in virtù della sua natura,
il saggio per merito proprio.
Ecco una condizione straordinaria:
avere la debolezza di un uomo, la serenità di un dio.


(Seneca; "Lettere a Lucilio")

Alla vita

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.


(Nazim Hikmet)

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