sabato 31 marzo 2012

Gli occhi

Gli occhi sono i tuoi talismani
 occhi chiari come il cielo
 profondi quanto l’oceano
 vasti e illusori alla par di un deserto
 occhi che danno un senso all’etereo regno della bellezza
 occhi percorsi da nubi lampeggianti
 occhi da cui distogli lo sguardo in ricerca di un neo,
 un chicco di splendore,
 occhi vicini e tondi,
 a mandorla, allungati,
 infossati nelle orbite dall’aver troppo guardato
 occhi che si curvano, pigri, lentamente
 sul deporsi sottile della palpebra
 come uno stormo di bianchissimi uccelli
 che sorvola i laghi del nord.
 Altri occhi emanano raggi di verde fiammata,
 attraggono come uncini il cuore che gli guarda
 e ci sono poi altri,
 ed altri ancora…

Occhi sensibili, pensierosi
 occhi lieti
 occhi che cantano
 che scintillano al ritmo dell’odio e dell’ira
 che conformano voragini ed arcani!

Gli occhi e i loro segreti.
 Occhi che celano pensieri,
 o che li svelano.
 Occhi gravati dal velo del torpore
 dalle pupille dilatate dall’amore,
 o contratte dall’odio.
 Occhi che chiedono incessanti “chi sei”
 e tornano a chiederlo ad ogni tua risposta
 occhi che decidono in un lampo “tu sei mio schiavo”
 o che implorano “ho bisogno di soffrire, chi saprà torturarmi?”
 occhi che dicono “voglio opprimere, dov’è la mia vittima?”
 occhi che sorridono e che supplicano
 occhi in cui risplende l’incanto della preghiera e l’estasi dell’implorante
 occhi che indagano nei tuoi segreti e dicono “non mi riconosci?”
 occhi che alternano domande e seduzioni,
 dinieghi e affermazioni.

Occhi, gli occhi,
 forse non ti impauriscono, gli occhi?

E tu, qual è il colore dei tuoi occhi,
 cosa esprimono,
 a che mondo visibile o invisibile si rivolgono?
 Vai allo specchio
 osserva i tuoi talismani fatati,
 li avevi mai studiati prima d’ora?
 Osservali in fondo al loro abisso,
 troverai la voglia di sapere,
 quella che spia il movimento del creato,
 che degli astri insegue eterno moto
 nel suo abisso profondo scorgerai
 ogni luogo, ogni viso, ogni singola cosa…

E se vorrai conoscere me,
 l’ignoto,
 scruta le tue pupille,
 il tuo sguardo mi troverà in se stesso,
 tuo malgrado.


(May Ziadeh; Nazareth)

venerdì 30 marzo 2012

E ancora non so

(...)
Io giro intorno a Dio,
intorno all'antica torre
- e giro per millenni
e ancora non so,
se sono un falco,
una tempesta
o un lungo canto.


(Rainer Maria Rilke)

In segreto, tra l’ombra e l’anima

Ti amo come certe cose oscure devono essere amate...
In segreto,
tra l’ombra e l’anima.

-----

I love you as certain dark things are to be loved...
 In secret,
between shadow and soul.

-----

Te amo como se aman ciertas cosas oscuras...
Secretamente,
entre la sombra y el alma.


(Pablo Neruda)

Può darsi

Può darsi che io
non arrivi
a un certo giorno,
può darsi
che penzolando a un capo del ponte
lascerò cadere la mia ombra sull'asfalto...
E può darsi
che, anche dopo
quel certo giorno,
io sia ancora in vita
irsuto di bianco pelo...
Se sarò vivo
dopo quel certo giorno,
appoggiandomi ai muri
per la periferia della città
suonerò il violino e canterò una canzone
ai vecchi, intorno a me,
che, come me, saranno
sopravvissuti all'ultima battaglia.
E dovunque volgerò l'occhio,
tutto sarà allegro, splendido,
e la sera stupenda,
e ascolterò il passo di gente nuova
che intona nuove canzoni.



(Nazim Hikmet; 1930)

giovedì 29 marzo 2012

L'insetto

Dai tuoi fianchi ai tuoi piedi
voglio fare un lungo viaggio.

Son più piccolo di un insetto.

Vado per queste colline,
son colore d’avena,
hanno tracce sottili
che solo io conosco,
centimetri bruciati,
pallide prospettive.


Qui c’è una montagna.
Mai uscirò da essa.
Oh, che muschio gigante!
È un cratere, una rosa
di fuoco inumidito!


Per le tue gambe discendo
filando una spirale
o dormendo nel viaggio
e giungo alle tue ginocchia
di rotonda durezza
come alle cime dure
di un chiaro continente.


Verso i tuoi piedi scivolo
alle otto aperture,
dalle tue dita acuminate
lente, peninsulari,
e da esse al vuoto
del lenzuolo bianco
cado, cercando cieco
e affamato il tuo contorno
di anfora bruciante!


-----

De tus caderas a tus pies
quiero hacer un largo viaje.

Soy más pequeño que un insecto.

Voy por estas colinas, 
son de color de avena,
tienen delgadas huellas
que sólo yo conozco,
centímetros quemados,
pálidas perspectivas.


Aquí hay una montaña.
No saldré nunca de ella.
¡Oh qué musgo gigante!
¡ Y un cráter, una rosa
de fuego humedecido!


Por las piernas desciendo
hilando una espiral
o durmiendo en el viaje
y llego a tus rodillas
de redonda dureza
como a las cimas duras
de un claro continente.


Hacia tus pies resbalo,
a las ocho aberturas,
de tus dedos agudos,
lentos, peninsulares,
 y de ellos el vacío
de la sábana blanca
caigo, buscando ciego
y hambriento tu contorno
de vasija quemante!



(Pablo Neruda)

Sii sempre, in ogni circostanza, un uomo libero

Sii sempre, in ogni circostanza, un uomo libero
e pur di esserlo sii pronto a pagare qualsiasi prezzo.
E vivrai la tua vita
e crederai in essa
come sempre vi ho creduto io.
Così, mio giovane fratello ed amico,
parlando con te,
ho ritrovato me stesso
e cercando di rasserenare l'animo tuo,
ho rasserenato il mio.


(Sandro Pertini)

In a Station of the Metro

L'apparizione di questi volti nella folla:
Petali su un ramo umido e scuro.

-----

The apparition of these faces in the crowd:
 Petals on a wet, black bough.


(Ezra Pound)

sabato 24 marzo 2012

Vergognatevi, uomini saggi

«O persone ragionevoli!»,
esclamai sorridendo.
«Passione! Ebbrezza! Delirio!
Voi siete così impassibili, così estranei a tutto questo,
voi uomini per bene!
Rimproverate il bevitore, condannate l'insensato,
passate dinanzi a loro come il sacrificatore
e ringraziate Dio, come il fariseo,
perché non vi ha fatto simili a loro!
Più di una volta io sono stato ebbro,
le mie passioni non sono lontane dal delirio,
e di queste due cose io non mi pento
perché ho imparato a capire che tutti gli uomini straordinari
che hanno compiuto qualcosa di grande,
qualcosa che prima pareva impossibile,
sono stati in ogni tempo ritenuti ebbri o pazzi...
Ma anche nella vita d'ogni giorno
è intollerabile sentir gridare
ogni qualvolta stia per compiersi un'azione libera, nobile e inattesa:
"Quest'uomo è ubriaco, è pazzo!".
Vergognatevi, uomini sobri!
Vergognatevi, uomini saggi!».


(Wolfgang Goethe; "I dolori del giovane Werther")

venerdì 23 marzo 2012

Luce d’inverno

Quando scesi dal cielo di Palmira
su palme nane e propilei canditi
e un’unghiata alla gola m’avvertì
che mi avresti rapito,

quando scesi dal cielo dell’Acropoli
e incontrai, a chilometri, cavagni
di polpi e di murene
(la sega di quei denti
sul cuore rattrappito!),


quando lasciai le cime delle aurore
disumane pel gelido museo
di mummie e scarabei (tu stavi male,
unica vita) e confrontai la pomice
e il diaspro, la sabbia e il sole, il fango
e l’argilla divina —
alla scintilla
che si levò fui nuovo e incenerito.



(Eugenio Montale)

giovedì 22 marzo 2012

Humankind cannot bear

Il genere umano
non può sopportare
troppa realtà.

-----

Humankind
cannot bear
very much reality.


(Thomas Stearns Eliot)

Non m'interessa la sicurezza

Ho deciso che la mia patria sia
non decidere, non essere in posto alcuno
se non di passaggio, ponti, navi, treni,
dove io sia solo il passeggero
che so di essere, pure sapendo
che la pace mi preoccupa,
mi spaventa la quiete,
non m'interessa la sicurezza,
e solo son felice sapendomi fugace.


(Juan Vicente Piqueras)

Forse qui nel cuore

Qui nel cuore, forse, o meglio ancora:
una ferita inferta col coltello,
da cui sfugge la vita, sperperata,
in tutta la coscienza ci ferisce.
Desiderare, volere, non bastare,
disillusa ricerca del motivo
che spieghi il nostro esistere casuale,
questo è che duole, forse qui nel cuore.

-----

No coração, talvez, ou diga antes:
Uma ferida rasgada de navalha,
Por onde vai a vida, tão mal gasta.
Na total consciência nos retalha.
O desejar, o querer, o não bastar,
Enganada procura da razão
Que o acaso de sermos justifique,
Eis o que dói, talvez no coração.


(Josè Saramago)

mercoledì 21 marzo 2012

Non conosciamo mai la nostra altezza

Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura.

L’eroismo che allora recitiamo
sarebbe quotidiano, se noi stessi
non c’incurvassimo di cubiti
per la paura di essere dei re.

-----

We never know how high we are
Till we are called to rise;
And then, if we are true to plan,
Our statures touch the skies.

The Heroism we recite
Would be a daily thing,
Did not ourselves the Cubits warp
For fear to be a King.


(Emily Dickinson)

martedì 20 marzo 2012

All'amato me stesso

Quattro. Pesanti come un colpo.

"A Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio".

Ma uno come me dove potrà ficcarsi?

Dove mi si è apprestata una tana?

S'io fossi piccolo come il grande oceano,
mi leverei sulla punta dei piedi delle onde con l'alta marea,
accarezzando la luna.


Dove trovare un'amata uguale a me?
Angusto sarebbe il cielo per contenerla!

O s'io fossi povero come un miliardario... Che cos'è il denaro per l'anima?
Un ladro insaziabile s'annida in essa:
all'orda sfrenata di tutti i miei desideri
non basta l'oro di tutte le Californie!


S'io fossi balbuziente come Dante o Petrarca...
Accendere l'anima per una sola, ordinarle coi versi...
Struggersi in cenere.
E le parole e il mio amore sarebbero un arco di trionfo:
pomposamente senza lasciar traccia vi passerebbero sotto
le amanti di tutti i secoli.


O s'io fossi silenzioso, umil tuono... Gemerei stringendo
con un brivido l'intrepido eremo della terra...
Seguiterò a squarciagola con la mia voce immensa.


Le comete torceranno le braccia fiammeggianti,
gettandosi a capofitto dalla malinconia.

Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti
s'io fossi appannato come il sole...

Che bisogno ho io d'abbeverare col mio splendore
il grembo dimagrato della terra?

Passerò trascinando il mio enorme amore
in quale notte delirante e malaticcia?

Da quali Golia fui concepito
così grande,
e così inutile?



(Vladimir Majakovskij)

Narcisi

Vagabondavo solo come una nuvola
Che alta fluttua su valli e colline,
Quando a un tratto vidi una folla,
Una schiera di dorati narcisi
Lungo il lago e sotto gli alberi
Una miriade ne danzava nella brezza.
Fitti come le stelle che brillano
E sfavillano sulla Via Lattea,
Cosi' si stendevano in una linea infinita
Lungo le rive di una baia.
Una miriade ne colse il mio sguardo
I fiori si lanciarono in una danza gioiosa
Lì presso danzavano le onde scintillanti,
Superate in letizia dai narcisi;
Un poeta non poteva che esser lieto
In così ridente compagnia.
Mirando e rimirando, pensai poco
Al bene che la vista mi recava:
Spesso quando me ne sto disteso,
Senza pensieri, o pensieroso,
Essi balenano al mio occhio interiore
Che rende la solitudine beata,
E allora il mio cuore si riempie di piacere,
e danzo con i narcisi.


(William Wordsworth)

Arrivederci, amico mio, arrivederci

Arrivederci, amico mio, arrivederci.

Mio caro, sei nel mio cuore.
Questa partenza predestinata
Promette che ci incontreremo ancora.

Arrivederci, amico mio, senza mano, senza parola
Nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In questa vita, morire non è una novità,

ma, di certo, non lo è nemmeno vivere.

-----

До свиданья, друг мой, до свиданья.

Милый мой, ты у меня в груди.
Предназначенное расставанье
Обещает встречу впереди.

До свиданья, друг мой, без руки, без слова,
Не грусти и не печаль бровей,-
В этой жизни умирать не ново,

Но и жить, конечно, не новей.


(Sergej Esenin; Lettera a Anatoli Marienhof - 27 dicembre 1925)

lunedì 19 marzo 2012

La notte e l'anima

In grembo alla notte nevosa, d'argento,
immensa si stende dormendo, ogni cosa.

Solo una eterna sofferenza è desta
dentro l'anima mia.

E mi domandi perché mai si tace
l'anima mia, senza versarsi in grembo
alla notte che sogna?

Colma di me, traboccherebbe tutta
a spegnere le stelle.


(Rainer Maria Rilke)

domenica 18 marzo 2012

Per la vecchia denti-storti

Conosco una donna
che compera continuamente puzzle
cinesi
puzzle
cubi
cavi
pezzi che alla fine s'incastrano
in un ordine
li completa
matematicamente
risolve tutti i suoi
puzzle
vive giù in riva al mare
mette lo zucchero fuori per le formiche
e crede
alla fin fine
in un mondo migliore.
Ha i capelli bianchi
li pettina di rado
ha i denti storti
e indossa ampie tute informi
su un corpo che molte
donne vorrebbero avere.
Per anni mi ha irritato
con quelle che giudicavo
eccentricità - come i gusci d'uovo a mollo
(per nutrire le piante
col calcio).
Ma infine quando penso alla sua
vita
e la paragono alle altre vite
più eccitanti, più belle
e originali
mi accorgo che lei ha ferito meno
gente di tutti quelli che conosco
(e per ferire intendo semplicemente ferire).
Ha passato periodi tremendi,
periodi in cui avrei forse potuto
aiutarla di più
perché è la madre della mia unica figlia
e siamo stati un tempo grandi amanti,
ma ne è uscita,
come ho detto
ha ferito meno gente di
tutti quelli che conosco,
e se guardi le cose così,
beh,
ha creato un mondo migliore.
Ha vinto.



(Charles Bukowski; "L'amore è un cane che viene dall'inferno")

Solo con tutti

La carne copre le ossa
e ci mettono dentro una mente e qualche volta un'anima
e le donne spaccano i vasi contro i muri
e gli uomini bevono troppo
e nessuno trova quello giusto
ma continuano a cercare
strisciando dentro e fuori dai letti.
 La carne copre le ossa e la carne cerca più che la carne.

Non c'è nessuna possibilità: siamo tutti intrappolati in un destino singolare.

Nessuno trova mai quello giusto.

Gli immondezzai della città pieni, i robivecchi pieni,
i manicomi pieni, gli ospedali pieni, i cimiteri pieni.

Nient'altro si riempie.


(Charles Bukowski; "L'amore è un cane che viene dall'inferno")

domenica 11 marzo 2012

Carta bagnata

Con
fiumi
con
sangue
con
 pioggia
 o
 rugiada
 con
 seme
 con
 vino
 con
 neve
 con
 pianto
 le
 poesie
 sono
 di
 solito
 carta bagnata.

-----

Con
rios
con
sangre
con
lluvia
o
rocio
con
semen
con
vino
con
nieve
con
llanto
los
poemas
suelen
ser
papel mojado.


(Mario Benedetti)

Disse Anna sfilandosi un guanto

Io penso,
disse Anna sfilandosi un guanto,
che se ci sono tanti ingegni quante teste,
ci sono tanti generi d'amore quanti cuori.


(Lev Tolstoj; "Anna Karenina")

Lento, amaro animale

Lento, amaro animale
che sono, che sono stato,
 amaro dal nodo di polvere e acqua e vento
 che chiedeva Dio nella prima generazione dell’uomo.

Amaro come questi minerali amari
 che nelle notti di esatta solitudine
 -maledetta e rovinata solitudine
 solitaria-
 si arrampicano alla gola
 e, croste di silenzio,
 asfissiano,uccidono, resuscitano.

Amaro come questa voce amara
 prenatale, pre-sostanziale, che disse
 la nostra parola, che percorse il nostro cammino,
 che morì la nostra morte,
 e che scopriamo in qualsiasi momento.

Amaro da dentro,
 da quello che sono,
 -la mia pelle come la mia lingua-
 dal primo essere vivente,
 annuncio e profezia.

Lento da secoli,
 remoto -nulla c’è dietro-,
 distante, lontano, sconosciuto.

Lento, amaro animale
 che sono, che sono stato.


(Jaime Sabines)

giovedì 8 marzo 2012

No charm equal

There is no charm equal
to tenderness of heart.


(Jane Austen)

Sarà un cielo chiaro

Sarà un cielo chiaro.
S'apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell'aria ferma.
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S'aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l'acqua nelle fontane
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l'odore della pietra e dell'aria
mattutina. S'aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.


Sarai tu - ferma e chiara.


(Cesare Pavese)

Tento di scriverti nonostante questi maledetti ferri

Mia buona mamma,

Son riuscito a procurarmi un pezzo di lapis e un po’ di carta
e tento di scriverti nonostante questi maledetti ferri che mi stringono i polsi.
Voglio che ti giungano i miei auguri per il nuovo anno, mamma,
e farò di tutto perché a Napoli questa mia lettera sia imbucata.
Sono qui solo in una piccola cella del vagone cellulare.
Mi portano a Napoli e verso il 27 mi porteranno al reclusorio di S. Stefano.
Mamma buona e santa, non ti rattristare per questa tua nuova sorte.
Pensa, mamma, che lotto per un’idea sublime, tutta luce.

Oggi più di ieri io sento d’amare questa idea.
Il carcere rende più profondo in me questo amore.
La condanna, mamma buona, è motivo d’orgoglio per il tuo Sandro,
e lo deve essere per te.
Se tu sapessi con quale gioia,
e con quanta fierezza io alzai dalla gabbia
dopo la lettura della sentenza il grido della mia fede
“Viva il Socialismo“, “Abbasso il fascismo“.
E allora mi saltarono addosso furenti,
turandomi la bocca quasi a soffocarmi,
ma io nulla sentivo.
Ascoltavo solo il mio cuore battere contento.

Scrivi alla buona Signora
e diglielo che oggi più di ieri sono degno del loro affetto.
Fa che non mi dimentichino.
Dirai loro che auguro a tutti un anno fecondo per la nostra causa.
Cerchino di lottare sempre con più ardore di ieri,
perché oggi essi uomini liberi
devono lottare anche per noi costretti all’inazione,
che il mio spirito è sempre con loro
e sogno la libertà solo per riprendere fra di loro
il mio posto di combattimento.
Vorrei che il mio saluto giungesse in modo particolare
al maestro e ai miei compagni di lavoro, che non dimentico.
Fu lavorando con essi, che io conobbi tanto bene
cose che prima ignoravo,
e che arricchii di pregio e virtù il mio animo,
rendendolo capace di affrontare serenamente prove come questa.

Sappiamo che a S. Stefano vi si trovano Zaniboni e Terracini,
mi sarà difficile però vederli,
perché dovrò fare circa 20 mesi di segregazione cellulare.
Gramsci è ammalato gravemente,
Scacianna è tisico, il Tulli è diventato cieco.
Noi politici siamo sorvegliatissimi,
e il carcere viene reso più duro a noi che ai reclusi comuni.

Grazie mamma, di quanto mi hai mandato, non speravo tanto.
Per ora continua a scrivere a Regina Coeli
perché devi fare finta di non averla ricevuta questa mia.
L’unita lettera appena letta spediscila alla buona signora.
Tu mamma, amami sempre così!

Ti stringe forte il tuo Sandro!
 Roma-Napoli, 23 dicembre 1929


(Sandro Pertini)

lunedì 5 marzo 2012

Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe ma l’orrore delle ombre
e ancora la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Son Io il signore del mio destino.
Son Io il capitano dell'anima mia.

-----

Out of the night that covers me,
Black as the Pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds, and shall find, me unafraid.


It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll.
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.



(William Ernest Henley)

E tutto tacque

E tutto tacque.
Eppure in quel tacere
s'avanzò nuovo inizio,
cenno
e mutamento.


(Rainer Maria Rilke)

domenica 4 marzo 2012

Lascio a te queste impronte sulla terra

Lascio a te queste impronte sulla terra
 tenere dolci, che si possa dire:
 qui è passata una gemma o una tempesta,
 una donna che avida di dire
 disse cose notturne e delicate,
 una donna che non fu mai amata.
 Qui passò forse una furiosa bestia
 avida sete che dette tempesta
 alla terra, a ogni clima, al firmamento,
 ma qui passò soltanto il mio tormento.


(Alda Merini)

Ho fame della tua bocca

Ho fame della tua bocca, della tua voce, dei tuoi capelli
 e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
 non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
 cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

Sono affamato del tuo riso che scorre,
 delle tue mani color di furioso granaio,
 ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
 voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
 il naso sovrano dell'aitante volto,
 voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia

e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
 cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
 come un puma nella solitudine di Quitratúe.

-----

Tengo hambre de tu boca, de tu voz, de tu pelo
y por las calles voy sin nutrirme, callado,
no me sostiene el pan, el alba me desquicia,
busco el sonido líquido de tus pies en el día.

Estoy hambriento de tu risa resbalada,
de tus manos color de furioso granero,
tengo hambre de la pálida piedra de tus uñas,
quiero comer tu piel como una intacta almendra.

Quiero comer el rayo quemado en tu hermosura,
la nariz soberana del arrogante rostro,
quiero comer la sombra fugaz de tus pestañas

y hambriento vengo y voy olfateando el crepúsculo
buscándote, buscando tu corazón caliente
como un puma en la soledad de Quitatrúe.


(Pablo Neruda)

Ogni giorno cerco di ridisegnarmi il volto

Ogni giorno cerco di ridisegnarmi il volto.
Prendo pennello e pastelli,
penne e matite, tempere e colori
in polvere, e dipingo un volto.
Lo dipingo sopra il volto che ho di già,
come una tela che volessi cancellare.
Non che non mi piaccia il volto
donatomi da Dio,
ma a vederlo sembra triste,
la bocca all’ingiù.
Sopra questo, dipingo un altro volto
che sorride.
Poi lo strofino via. Non lo voglio
quel sorriso mite e sciocco sul
mio volto.
Un giorno me lo disegnerò interessante, pericoloso,
crudele.



(Imtiaz Dharker)

Los Amorosos

Quelli che amano tacciono.
L'amore è il silenzio più fine,
il più tremante, il più insopportabile.

Quelli che amano cercano,
sono quelli che lasciano perdere
sono quelli che cambiano, quelli che dimenticano.

Il cuore dice loro che non troveranno mai,
non trovano, cercano.

Quelli che amano vanno come pazzi
perché stanno soli, soli, soli,
consegnandosi, dandosi ogni istante,
piangendo perché non salvano l'amore.

L'amore li preoccupa.

Quelli che amano
vivono alla giornata,
non possono fare di più, non sanno.

Sempre se ne stanno andando,
sempre, da qualche parte.
Aspettano, non aspettano nulla,
ma aspettano.

Sanno che non troveranno mai.
L'amore è una continua proroga,
sempre il passo seguente, l'altro, l'altro.

Quelli che amano sono gli insaziabili
quelli che sempre - che bello! - resteranno soli.

Quelli che amano sono l'idra del racconto.
Hanno serpenti al posto delle braccia.
Le vene del collo gli si gonfiano
anche come serpenti per asfissiarli.

Quelli che amano non possono dormire
perché se si addormentano
se li mangiano i vermi.

Nel buio aprono gli occhi
e in loro cade lo spavento.
Trovano scorpioni sotto le lenzuola
e il loro letto galleggia come su di un lago.

Quelli che amano sono pazzi, soltanto pazzi,
senza Dio e senza diavolo.

Quelli che amano escono dalle loro grotte
tremanti, affamati,
a cacciare fantasmi.
Ridono di quelli che sanno tutto,
di quelli che amano per sempre, veracemente,
di quelli che credono nell'amore come una lampada d'olio inesauribile.

Quelli che amano giocano ad afferrare l'acqua,
a tatuare il fumo, a non andarsene.

Giocano al lungo, triste gioco dell'amore.

Nessuno si può rassegnare.
Dicono che nessuno si può rassegnare.
Quelli che amano si vergognano di qualsiasi conformismo.

Vuoti, ma vuoti da una costola all'altra,
la morte li corrode dietro gli occhi,
e loro camminano, piangono fino all'alba
dove treni e galli si salutano dolorosamente.

A volte gli arriva un odore a terra appena nata,
a donne che dormono con la mano nel sesso, compiaciute,
a ruscelli d'acqua tenera e cucine.

Quelli che amano cantano tra le labbra
una canzone mai imparata,
e se ne vanno piangendo, piangendo,
la bellissima vita.


(Jaime Sabines) 

I used to say to myself

I used to say to myself,
"What the devil have you got to be proud about, Marilyn Monroe?".
And I'd answer,
"Everything, everything...",
and I'd walk slowly
and turn my head slowly
as if I were a queen.


(Marilyn Monroe)

venerdì 2 marzo 2012

Si abbandona, eppure non m'appartiene

Ella m'è tanto vicina,
eppure ancora lontana;
si abbandona, eppure non m'appartiene.
C'è ancora della resistenza in lei;
ma questa non è soggettivamente riflessa,
è l'antica resistenza della femminilità;
infatti l'essenza della donna
è un abbandono sotto forma di resistenza...


(Soren Kierkegaard)

Prima che bruci Parigi

Finché ancora tempo,mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti sulla bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, lungo la Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
- verso il Belgio o verso l'Olanda? -
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.


(Nazim Hikmet; 1958)

Dell'illusione

Scrivesti sulla tavola del mio cuore:
desidera.
E io andai giorni e giorni
pazzo e profumato e triste.


(Jaime Sabines)

Misteriose rivelazioni

C'era la luna piena,
di quelle che trasformano il mondo in fantasma,
quando tutte le cose,
le animate e le inanimate,
stanno sussurrando misteriose rivelazioni,
ma ciascuna dicendo la sua,
e tutte discordanti,
perciò non riusciamo a capire
e patiamo quest'angoscia
di essere sul punto
di conoscerle e di non conoscerle.


(José Saramago)

giovedì 1 marzo 2012

Make you feel my love

When the rain is blowing in your face
And the whole world is on your case
I could offer you a warm embrace
To make you feel my love.

When the evening shadows and the stars appear
And there is no one there to dry your tears
I could hold you for a million years
To make you feel my love.

I know you haven't made your mind up yet
But I would never do you wrong
I've known it from the moment that we met
No doubt in my mind where you belong.

I'd go hungry, I'd go black and blue
I'd go crawling down the avenue
There's nothing that I wouldn't do
To make you feel my love.

The storms are raging on the rollin' sea
And on the highway of regret
The winds of change are blowing wild and free
You ain't seen nothing like me yet.

I could make you happy, make your dreams come true
Nothing that I wouldn't do
Go to the ends of the earth for you
To make you feel my love.


(Bob Dylan)

Nuda

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, sentieri di mela,
nuda sei sottile come il chicco di grano nudo.

Nuda sei azzurra come la notte a Cuba
hai vitigni e stelle fra i capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l’estate in una chiesa d’oro.

Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t’addentri nel sotterraneo del mondo

come in una lunga galleria di vestiti e lavori:
la tua luce chiara si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

-----

Desnuda eres tan simple como una de tus manos:
lisa, terrestre, mínima, redonda, transparente.
Tienes líneas de luna, caminos de manzana.
Desnuda eres delgada como el trigo desnudo.

Desnuda eres azul como la noche en Cuba:
tienes enredaderas y estrellas en el pelo.
Desnuda eres redonda y amarilla
como el verano en una iglesia de oro.

Desnuda eres pequeña como una de tus uñas:
curva, sutil, rosada hasta que nace el día
y te metes en el subterráneo del mundo

como en un largo túnel de trajes y trabajos:
tu claridad se apaga, se viste, se deshoja
y otra vez vuelve a ser una mano desnuda.


(Pablo Neruda)