martedì 12 maggio 2015

Dio, possibile che sia tutto qui?

Di sopra, nel candido cubicolo asettico e abbacinante della stanza da bagno,
odoroso di carne tiepida e di dentifricio,
il rituale che prescrive di lavarsi determinate parti del corpo
mi ha fatto chinare meccanicamente sul lavandino
in adorazione dello sfavillio del cromo,
con la luce alterna, accecante che andava e veniva dai rubinetti.
Caldo e freddo,
pulizia derivante da lisce e profumate saponette verdi;
capelli come sottili segni curvilinei a matita sullo smalto;
le medicine multicolori, i pesanti vasi di vetro,
le boccette in grado di curare i sintomi del raffreddore
o di farti dormire in meno di un'ora.
E poi a letto,
nella stessa aria potenzialmente feconda,
profumata di lavanda, tendine di pizzo e caldo odore felino,
come di muschio, in attesa di assorbirti...
Una sbiadita aspettativa ovunque.
E tu sei la mobile epitome di tutto questo.
Per te, con te, in te.
Dio, possibile che sia tutto qui?
Rimbalzare lungo un corridoio riecheggiante di singhiozzi e risate?
Di autovenerazione e di autoripugnanza?
Di gloria e di disgusto?


(Sylvia Plath - Luglio 1950)

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