domenica 27 maggio 2018

Estendere la mente nell'infinito

Dimmi piuttosto quanto è naturale per l'uomo estendere la mente nell'infinito. L'animo umano è grande e nobile, non tollera che gli siano imposti limiti che non coincidano anche con quelli della divinità. Prima di tutto non accetta una patria relegata in questo basso mondo, Efeso o Alessandria o qualsiasi altro luogo della terra ancor più popoloso o più splendidamente ornato di edifici: la sua patria è tutto lo spazio incommensurabile che comprende, cingendole, le estreme plaghe dell'universo; tutta questa volta celeste, sotto la quale si estendono i mari con le terre e l'aere che tiene separato l'umano dal divino, ma nel contempo li unisce, e dove si trovano distribuite tante essenze divine che attendono solerti ai loro rispettivi compiti. Poi l'animo non consente che gli sia assegnato un periodo angusto di tempo: "Tutti gli anni" dice "mi appartengono, nessuna epoca è chiusa a una mente elevata, non c'è alcun tempo che non sia accessibile al pensiero. (…)".
 
 
(Seneca; "Lettere a Lucilio")

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