Fiorire è il fine - chi passa un fiore con uno sguardo distratto stenterà a sospettare le circostanze coinvolte in quel luminoso fenomeno costruito in modo così intricato e poi offerto, come una farfalla al mezzogiorno
domenica 31 luglio 2016
Non manca un barlume di luce
Non manca un barlume di luce neppure nel più opaco degli uomini: un assassino suona il flauto con garbo; un aguzzino che lacera la schiena degli schiavi con le fruste è forse un figlio eccellente; un idiota può essere pronto a dividere con me l'ultimo cantuccio di pane che gli resta. E ce n'è ben pochi, di uomini, a cui non sia possibile insegnare qualcosa a dovere. Il nostro errore più grave è quello di cercare di destare in ciascuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha.
(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")
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O maximo que um grande homem pode ser
Non ci sono uomini salvatori.
Non ci sono Messia.
Il massimo che un grand'uomo può essere
è uno stimolatore di anime,
un risvegliatore di energie altrui.
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Nao hà homens salvadores.
Nao hà Messias.
O maximo que um grande homem pode ser
é um estimulador de almas,
um dispertador de energias alheias.
(Fernando Pessoa)
...di quegli stati prossimi alla vertigine
(...) in certi momenti della vita, a esempio nei periodi di digiuno rituale, o durante le iniziazioni religiose, ho apprezzato i vantaggi, nonché i pericoli, per lo spirito, delle diverse forme d'astinenza, persino dell'inedia volontaria, di quegli stati prossimi alla vertigine, durante i quali il corpo, in parte libero dal suo peso, entra in un mondo che non è fatto per lui, che gli offre in anticipo un'immagine della gelida levità della morte. In altri momenti, queste esperienze mi hanno consentito di baloccarmi con l'idea del suicidio progressivo, la morte per inedia, che fu quella di qualche filosofo; una specie di orgia alla rovescia, nella quale si perviene grado a grado all'esaurimento della sostanza vitale. Ma aderire totalmente a un sistema non mi sarebbe piaciuto mai...
(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")
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...il sale più segreto della terra, e la pioggia del cielo
...bere una coppa di vino di Samo, a mezzogiorno, col sole alto, o piuttosto sorseggiarlo una sera d'inverno, quando si è in quello stato di fatica che consente di sentirlo immediatamente colare caldo nella cavità del diaframma, e diffondersi nelle vene ardente e sicuro, sono sensazioni quasi sacre, persino troppo violente, per la mente umana. Non le ritrovo altrettanto genuine quando esco dalle cantine numerate di Roma, e mi spazientisce la pedanteria dei conoscitori di vigneti. Così, con un gesto ancor più devoto, bere l'acqua nel cavo delle mani o direttamente alla sorgente, fa sì che penetri in noi il sale più segreto della terra, e la pioggia del cielo.
(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")
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domenica 24 luglio 2016
...lascio dire e sorrido
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Solitudine, se abitare devo
Solitudine, se abitare devo
con te, non sia nel mucchio mal congesto,
tetro, di case; meco sali l'erta,
specula di natura, onde la valle,
i fioriti pendii, la cristallina
piena del fiume, possano sembrare
brevi, una spanna; e faccia io le tue scolte
ove son tenda i rami, ove balzando
rapido il daino mette in fuga l'ape
selvatica dal calice dei fiori.
Amo andar teco queste scene; pure
quel dolce con un animo innocente
conversare, che specchio sue parole
sono di squisitezza dei pensieri,
questo della mia anima è il diletto;
e certamente per l'umana specie
quasi beatitudine suprema
dev'esser quando in tuoi soggiorni due
spiriti affini trovano rifugio.
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O Solitude! if I must with thee dwell,
Let it not be among the jumbled heap
Of murky buildings; climb with me the steep, -
Nature's observatory - whence the dell,
Its flowery slopes, its river's crystal swell,
May seem a span; let me thy vigils keep
'Mongst boughs pavillion'd, where the deer's swift leap
Startles the wild be from the fox-glove bell.
But though I'll gladly trace these scenes with thee,
Yet the sweet converse of an innocent mind,
Whose words are images of thoughts refin'd,
Is my soul's pleasure; and it sure must be
Almost the highest bliss of human-kind,
When to thy haunts two kindred spirits flee.
(John Keats)
venerdì 22 luglio 2016
Avrei desiderato molto di più
Avrei desiderato molto di più: la creatura umana spoglia, sola con se stessa, come a volte bisognava bene che fosse, per una malattia, o dopo la morte d'un primo figlio, o quando allo specchio appare la prima ruga. Un uomo che legge, o che fa calcoli, appartiene alla specie, non al sesso; nei suoi momenti migliori sfugge persino al concetto dell'umano.
(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")
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Ultima superstite di me stesso è la mia poesia...
- Di casa, 25 febbraio 1909
Amalia mia cara,
Eccomi ancora qui, ma non so come... Da due mesi ormai faccio tale vita che il mio io se n’è esulato per sempre e non mi riconosco più. Sono così, Amalia mia; quando l’ora del dolore è giunta, la mia personalità, paurosa di soffrire, se ne va non so dove, e un’altra ne viene in sua vece, che non mi piace. Non mi piaccio proprio più; e non piacerei nemmeno a Voi, pur così indulgente. Ma parliamo delle nostre ammalate: come sta vostra sorella? Mia Madre è salva ormai. Ma la vita che l’e rimasta è tale che io, sorreggendola alle ascelle per farle tentare i primi passi e contemplando in silenzio quel volto che non è (e non sarà mai più!) il suo, sento passare in me una pietà micidiale, un rimpianto inconfessabile... E immaginate la mia vita interiore di questi tempi! E non vi dico della mia vita concreta: sono profanato addirittura! Da tempo ho perduto il sonno quasi completamente oppresso di continuo da mille incombenze: non ultima l’amministrazione finanziaria, i colloqui con uomini dozzinali, notai, avvocati, mezzadri, fattori... Mah! Non ne posso più! Ultima superstite di me stesso è la mia poesia: come si è tenaci nell’egoismo dell’arte che ci piace! Non succede così, anche a Voi? Mi sono concesso due volte un’ora di libertà: e sono stato alla lettura di Ofelia Mazzoni: ammiratissimo! Ci ritornerò Domenica pross.ma alle 15 (precise). Trovatevi anche Voi: non rimpiangerete l’ora sottratta alla vostra pietà casalinga. E avremo anche il piacere di stringerci la mano in una sfera di poesia, e di dirci coraggio.
Verrete?
GUIDO
(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Guglielminetti)
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Siete il mio più caro Amico, cara Amalia
- Agliè, 14 ottobre 1908
Fui a Torino ancora una volta, trascinato in un turbine di faccende accascianti; sarò di nuovo costì, tra breve, per gli esami che detestate. Trascorsa la fase universitaria (due settimane, non meno) mi concederò come premio una visita a Voi. Non vi porterò, probabilmente, che metà della mia persona e della mia anima, tanto sarò stanco e vuoto e menomato... Anch’io desidero molto di rivedervi benché mi paia di non aver cosa alcuna da dirvi. Saranno gli ultimi giorni italiani e vorremmo portare di noi un reciproco savio ricordo.
Siete il mio più caro Amico, cara Amalia: gli altri, chi più chi meno, mi hanno tutti deluso.
Arrivederci!
GUIDO
(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Guglielminetti)
sabato 9 luglio 2016
...l'anima non è dunque che l'espressione suprema del corpo
...l'anima non è dunque che l'espressione suprema del corpo, fragile manifestazione della pena e del piacere di vivere? O, al contrario, è più antica di questo corpo modellato a sua immagine, e che, bene o male, le serve momentaneamente di strumento? La si può richiamare all'interno della carne, si può ristabilire tra l'una e l'altra quell'intimo legame, quella combustione che chiamiamo vita? Se le anime possiedono una loro identità propria, possono scambiarsi, andare da un essere a un altro, come la parte d'un frutto, come il sorso di vino che due amanti si passano in un bacio?
(Marguerite Yourcenar; "Memorie di Adriano")
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Vittorio Matteo Corcos
venerdì 8 luglio 2016
...lasciate che semplicemente vi accada
Perché volete voi escludere alcuna inquietudine, alcuna sofferenza, alcuna amarezza dalla vostra vita, poiché non sapete ancora che cosa tali stati stiano facendo nascere in voi? Perché mi volete voi perseguitare con la domanda di dove possa venire tutto questo e dove voglia finire? Quando in verità sapete che siete in un passaggio e nulla avete tanto desiderato quanto trasformarvi. Se qualcosa dei vostri processi ha l’aspetto d’una malattia, riflettete che la malattia è il mezzo con cui l’organismo si libera dell’estraneo: allora bisogna solo aiutarlo a essere malato, con tutta la sua malattia che scoppia, poiché questo è il suo progresso. (...) In voi, caro signor Kappus, accadono ora tante cose: dovete essere paziente come un malato e guardingo come un convalescente, perché voi siete l’uno e l’altro. E più ancora: voi siete anche il medico, che deve vigilare su sé stesso. Ma in ogni malattia ci sono molti giorni in cui il medico non può fare altro che attendere. E questo è quello che voi, in quanto siete voi il vostro medico, ora anzitutto dovete fare. Non vi osservate troppo. Non ricavate conclusioni troppo rapide da quello che vi accade: lasciate che semplicemente vi accada.
(Rainer Maria Rilke)
Il vostro fervore è sempre uguale?
- Ronco, 17 settembre 1908
Cara Amica,
Le mie crisalidi sono tutte farfalle! L’ho scoperto oggi, attraverso il reticolato del coperchio: ho chiuso le finestre e aperta la scatola ed è stato, nella mia grande camera chiara, un frusciare turbinoso di prigioniere sbigottite. Sono cento, più di cento: e tutte vanesse; Vanesse Atalanta, e Vanesse Io. Invio l’una e l’altra a Voi: meditate sulla loro bellezza: l’una è fatta di brace e di tenebre come certi vostri sonetti, l’altra ha lo sguardo dell’ira o dell’angoscia. E v’unisco accanto le due spoglie vuote, miserabili come silique aride, perché consideriate il prodigio, Amica mia... E non sorridete del compagno fanatico: voglio iniziarvi a queste cose; e questo farò nel libro che v’ho detto: un volume epistolare: lettere a voi un po’ arcaiche come quelle che scrivevano gli abati alle dame settecentesche per iniziare ai misteri della Fisica, dell’Astronomia, della Meccanica; ma modernissime nel contenuto, fatte di osservazioni filosofiche nuove e di fantasie curiose e fanciullesche. Vedrete. (...) Quest’oggi vi parlo troppo di me: sono in un giorno di speranza ansiosa: non so... Sarà il contagio delle neonate: credo che tale sia l’animo delle farfalle quando ancora fasciate dalla crisalide sentono imminente l’ora del volo... Molte non sono uscite, però: sono diventate buie, torbide, secche: sono morte: e hanno nutrito pur esse per tanto tempo la loro illusione... E le vostre, e le vostre crisalidi? Che fanno, bella nutrice? Datemi notizie loro e vostre. Io partirò di qui a giorni, scenderò ad Agliè per qualche settimana; poi andrò a Torino per le abborrite cose che sapete. Il vostro fervore è sempre uguale? Come sono felice per Voi, cara, cara, cara Amalia! Vedrete che via luminosa sarà la vostra: ed io ne sarò lieto come e più che di cosa mia. (...) Addio, Amalia. Oggi sono, per Voi, in una giornata di tenerezza fraterna e vi voglio un bene molto savio.
Vi bacio e vi stringo la mano.
GUIDO
(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Giglielminetti)
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sabato 2 luglio 2016
...pure ò buona speranza che Dio m'aiuterà
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