lunedì 21 marzo 2016

...l'amore è una terra, l'amore è una fame insaziabile

Degli angeli abbiamo una vecchia memoria. Ce ne hanno raccontato le nonne: che hanno delle grandi ali, e che volano alto e che sono esenti dal male e sono esenti dalle lacrime. Ma gli angeli piangono, piangono e vanno e vengono dalla terra al cielo a portare le nostre preghiere, le nostre desolazioni, i nostri spazi vuoti. Gli angeli non capiscono l'amore. Se capissero l'amore morirebbero, però lo guardano con tenerezza, lo guardano e lo riducono a una terra limitata, così limitata che loro la devono abbandonare perché sono abituati a spazi più alti. Gli angeli non credono nell'amore dell'uomo, ma credono nel vincolo che l'uomo ha con le sue ali, nel vincolo che l'uomo ha col suo desiderio d'amore. L'amore per l'uomo è qualcosa di universale: l'amore è una terra, l'amore è una fame insaziabile. E l'angelo vuole accompagnare l'uomo verso questo amore, questa terra che sembra desolata e poi rivela ricchezze incredibili.


(Alda Merini)

Dopo Gesù qualcuno ha imparato a guardarsi negli occhi

Gesù era stato preannunciato persino dagli elementi, i profeti non erano che forme che custodivano l'ombra di questa grande catastrofe che fu Gesù. Gesù è stato una grande catastrofe, ci ha avvicinati tutti l'uno all'altro. Dopo Gesù qualcuno ha imparato a guardarsi negli occhi, a porsi delle domande, a vedere che l'altro non era solo una merce. Fu scoperto il pensiero, l'uomo scoprì che il suo simile aveva un pensiero, che poteva leggere nel suo pensiero.
La grande paura fu questa: che gli altri vedessero negli occhi ciò che tu pensavi di loro, per questo abbattevano gli schiavi. La grande paura dell'uomo è che il proprio compagno conosca ciò che tu pensi e la gioia che abita nel cuore dell'uomo quando lui ama.
Quando si parla di Dio come di un amore, si pensa proprio a questo fenomeno, e che Dio ci ha dato in mano una creatura palpitante, libera, tenerissima, che è il pensiero dell'uomo, talmente labile, talmente piccola, ma che può diventare gigante.

Il pensiero di Dio fu un pensiero gigantesco, un pensiero talmente gigante che sconvolse albe, tramonti, terre, tenebre, un pensiero che noi non potremmo mai capire perché è di una vastità tanto bella quanto inutile, rispetto ai nostri desideri.


(Alda Merini)

Sappho


domenica 13 marzo 2016

È gioia solitaria

È gioia solitaria,
eppure eleva l'anima
con stupendi richiami,
remoto sopra il vento

il canto d'un uccello,
delizia senza causa,
incessante e invisibile,
un'essenza dei cieli.

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It is a lonesome Glee -
Yet sanctifies the Mind -
With fair association -
After upon the Wind

A Bird to overhear
Delight without a Cause -
Arrestless as invisible -
A matter of the Skies.


(Emily Dickinson)

Tutto è già esistito

Tutto è già esistito. La vita mi pare un'ondulazione priva di sostanza.


(Emil Cioran)

Mi pare di trovarmi più sola in quest’ombra grigia di banalità...

- Martedì 24 marzo 1908

Perché mi fate piangere, Guido, perché mi fate rimpiangere quel poco che v’ho dato di me? Non dovevo venire con Voi quel giorno per soffrirne dopo, così, per vedermi tolta anche la piccola dolcezza di sentirvi qualche volta vicino. È così poca cosa la vita e così breve per negarci qualche poco della sua bellezza per tormentarci volontariamente anche quella piccola parte di bene che ci concede? Voi vi dite corazzato anzi insensibile ad ogni ferita. Io no, mio dolce Amico, io vi voglio bene e soffro crudelmente di sentirvi tanto lontano. Mi pare di trovarmi più sola in quest’ombra grigia di banalità che ci circonda, sento d’aver smarrito qualche cosa di più leggero, di più chiaro, di più elevato, l’amico che mi comprende, il fratello che sogna i miei sogni e gioisce della mia gioia, la tenerezza che blandisce e riscalda il cuore. (...) Io ti saprei baciare la fronte con un sorriso sereno come si bacia un bambino. No, noi non abbiamo ancora sepolto nulla di noi stessi. Io sono per te come il primo giorno che ti vidi, non sazia, né stanca, né oppressa dalla più piccola parte di te. Sei nuovo e fresco al mio spirito come allora che m’eri ignoto. Ogni tua parola è come una piccola luce che ti rischiara un momento e ch’io guardo risplendere con gioia nuova ogni volta che tu parli. È un senso strano ch’io non so dire, ma che non ho mai sentito per altri, una malia, quasi, che è credo, una occulta profonda fraternità, un oscuro legame spirituale che ci unisce anche nostro malgrado. Ma tu non provi questo fascino, lo so, poiché mi respingi dopo alcune ore di comune vita, mi allontani con un gesto che mi pare un urto di disdegno. (...) Nessuno, ti giuro, mi ha mai veduta così spoglia d’orgoglio, così vestita di pura tenerezza. Tu solo che non mi ami, tu solo che mi sfuggi. Scrivimi che ci vedremo ancora quando e come il destino lo vorrà, semplicemente, come due amici buoni che la fedeltà riconduce tratto tratto l’uno all’altro. Ho bisogno di sentirti parlare, di te, di me, de’ tuoi e dei miei sogni, del tuo e del mio avvenire, di tante cose piccole e grandi e vane. È così buona l’amicizia ed io non ho amiche vere, non ho forse amici veri, non mi sento legata che a te. Non voglio che ci cerchiamo con l’ansia del desiderio, ma che ci vediamo naturalmente come vogliono le vicende della nostra vita. Non farmi ancora piangere e rimpiangere, Guido, dammi ancora le prove e se vuoi qualche segno di bontà in cambio di tutta la mia tenerezza. Vieni a dirmi addio prima di lasciare Torino. Ci sapremo stringere le mani con dolcezza ma senza fremito. Verrai? Non dirmi, non dirmi di no...


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

sabato 12 marzo 2016

Je remplace la melancolie par le courage

Alla malinconia sostituisco il coraggio, al dubbio la certezza, alla disperazione la speranza, alla malvagità il bene, ai lamenti il dovere, allo scetticismo la fede, ai sofismi la freddezza della calma, e all'orgoglio la modestia.

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Je remplace la melancolie par le courage, le doute par la certitude, le désespoir par l'espoir, la méchanceté par le bien, les plaintes par le devoir, le scepticisme par la foi, les sophismes par la froideur du calme et l'orgueil par la modestie.


(Conte di Lautréamont)

Questo solo si chiama vivere da artista

Questo solo si chiama vivere da artista: nel comprendere come nel creare. Qui non si misura il tempo, qui non vale alcun termine e dieci anni son nulla. Essere artisti vuol dire: non calcolare e contare; maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e sta sereno nelle tempeste di primavera senz'apprensione che l’estate possa non venire. Ché l’estate viene. Ma viene solo ai pazienti, che attendono e stanno come se l’eternità giacesse avanti a loro, tanto sono tranquilli e vasti e sgombri d’ogni ansia. Io l’imparo ogni giorno, l’imparo tra i dolori, cui sono riconoscente: pazienza è tutto.


(Rainer Maria Rilke)

venerdì 4 marzo 2016

14 Luglio 1953

(...) Pensa. Ne sei capace. Soprattutto, non devi fuggire nel sonno - dimenticare i dettagli - ignorare i problemi - costruire barriere fra te e il mondo e le allegre ragazze brillanti - ti prego, pensa - svegliati. Credi in qualche forza benefica al di fuori del tuo io limitato. Signore, signore, signore: dove sei? Ti voglio, ho bisogno di te: di credere in te e nell'amore e nell'umanità.


(Sylvia Plath)

Bisogna ch'io vi guardi negli occhi e nel cuore un momento...

- 23 Marzo 1908

Che avete, Guido, contro di me? Vi sento fasciato di freddezza e di ostilità. Vi avevo riservato libero il pomeriggio di mercoledì. Non potete. Domani devo una visita a Mantovani. Sarà breve: Voi attendetemi nella piazza del monumento a Vittorio Em. Sotto i portici presso l'ufficio postale. Vi raggiungerò verso le cinque. Prenderemo, se credete, una vettura e andremo fuori. Bisogna ch'io vi guardi negli occhi e nel cuore un momento...


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

Da quanto tempo non soffro! Temo di non poter soffrire più

- 21 marzo 1908

Anch'io sono a letto da due giorni e sarò costretto in casa per molti altri, prigioniero del Tempo... La vostra poesia! Che bella, che bella cosa, Amalia mia! Ho provato per Voi ammirazione devozione invidia orgoglio: orgoglio giovanile che mi fa sorridere un poco... Oimé! Che cosa sono mai gl’inganni del senso miserabile e le follie dei nostri nervi ventenni quando si ha in fondo alla propria via una meta come la vostra, come la mia? Come la mia, sì, perdonate: anch'io in questi tempi mi sento fecondo di tutte le energie e armato di tutte le speranze. Amalia, sento, vi giuro che arriveremo presto e che noi daremo al mondo e che il mondo darà a noi ciò che ci è dovuto: e un giorno, incontrandoci, saremo orgogliosi di aver sostato, in un tempo di follia lontano, l’uno sul cammino dell’altro. Da un legame come il nostro deve balzare qualche cosa di più degno che non la sentimentalità meschina dei piccoli amanti. Per questo è necessario non vederci più. Non ci vedremo più per molto tempo, Amalia mia buona, per molti mesi, per qualche anno forse. Perché voglio che sia così. E mi sarà facile. Io lascio Torino a giorni, passerò la primavera nel Canavese, l’estate in montagna, l’autunno al Meleto (non verrete a visitarmi) l’inverno e la primavera in Liguria... e non sarò torinese dichiarato che fra due anni. Non vorrei rivedervi che allora. Saremo ancora giovani e ci vorremo ancora bene. Anche più bene, perché esausti dalle nuove delusioni del frattempo, e forse, guardandoci gli occhi e la bocca rabbrivideremo ancora. O non rabbrivideremo più e Voi sarete di altri. Io non soffrirò. Da quanto tempo non soffro! Temo di non poter soffrire più: sento scendere sulla mia anima una calma inquetante, sento distendersi i muscoli facciali nella serena compostezza d’una maschera placida... Ho l’anima un po’ sgomenta di questo, ve lo confesso... Qualunque sia la sorte che ci prepara il destino saremo amici sempre, grandi amici necessari l’un l’altro come due viatori che seguono lo stesso cammino e si tengono per mano. Rieccovi "le Seduzioni": molto inutilmente: sono mie ormai, le so a memoria. Ma non temete: nessuno ne udrà più una parola: vi giuro intanto che nessuno seppe che ne avessi il manoscritto; il verso che vi fu riferito è l’unico sfuggitomi distrattamente con Vallini che lo ripeté a Vugliano, ansioso della primizia. (...) E da vicino, da lontano io accompagnerò sempre con fraterno interesse le cose vostre, amica mia: non per galanteria fatua, ma per ammirazione profonda, dimenticando che siete giovine e bella. Addio, Amalia, senza molta tristezza. Di lungi vi scriverò ancora quando avrò qualche bella notizia della mia poesia. E voi anche. Ma non parleremo della nostra passione e del nostro passato. La passione è un ingombro al cammino, e ciò che è stato è come se non fosse stato... In alto i cuori Amica mia valorosa! Addio! E un franco lontano arrivederci. O anche (è bene pensarci) non arrivederci più!
GUIDO


(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Guglielminetti)

lunedì 29 febbraio 2016

Se è cosa strana, dalle il benvenuto

Se è cosa strana, dalle il benvenuto come si fa con gli stranieri. Vi sono in cielo e in terra, Orazio, assai più cose di quante ne sogna la tua filosofia.


(William Shakespeare; "Amleto")

Torino, 12 marzo 1908 - Giovedì mattina

No, no, no. È meglio non vederci più. Fra pochi giorni di vita febbrile lascierò Torino per molti mesi... Ho un gran desiderio di morire, ma non sono triste. Non ti amo, ho soltanto la visione continua della tua persona, dei tuoi capelli, dei (tuoi) occhi, della tua bocca; e quando il fremito del ricordo mi dà tregua riappare in Te la dolce compagna, il dolce compagno di sogni mite nel consiglio, solerte nell’aiuto. E non altro. Tu mi domandi, inquieta, del ricordo che avrò di Te: è tale quale vorrei l’ultimo ritratto della persona cara che non vedremo più. Ineffabile e puro. Perché tutte le mescolanze più acri della nostra carne troppo giovane e tutte le aspirazioni più nobili del nostro cervello superiore (oh! Possiamo ben dircelo, senza false modestie!) non formano che un’armonia unica; e del giorno vissuto insieme (ma è stato vero?) io porterò un ricordo che illuminerà tutte le mie tristezze future. Noi non ci vedremo più. Si era detto di seppellire nella solitudine della campagna quanto restava di noi. L’abbiamo fatto. E così sia. Ci siamo salvati dalla sorte comune dei piccoli amanti e dobbiamo uscire da questa ribellione più sereni e più franchi. Io sono felice di non dovervi più rivedere. E non soffrirò. Voi soffrirete anche meno. Forse presto vi coglierà una passione forte per un uomo forte. Ve l’auguro - beato il cuore vostro che sa ammalarsi di questi mali! - io mi sento irrevocabilmente sano, fasciato di analisi e di malinconia. Addio, mia buona, buona e cara Amalia, io fuggo un’altra volta da Voi: e non so perché rido a questo pensiero! Vallini dubita di noi molto poco: forse un po’ più di una pura benevolenza: ma poco, vi dico. Rievocatelo sovente, in mio ricordo. È un caro ragazzo. E vi piacerà. Ha la faccia dura, ma guardategli la bocca, mentre parla, e il collo che è forte e bello, e vi piacerà.
Addio.
GUIDO

P.S. "Le Seduzioni" non furono lette da nessuno, sulla mia parola d’onore. Il verso che vi hanno riferito fu da me detto trasognatamente una sera: e se colpì e piacque non è colpa mia. Le riavrete domani: oggi voglio rileggerle.


(Guido Gozzano, Lettera ad Amalia Guglielminetti)

martedì 23 febbraio 2016

Amico mio, che v’è rimasto dentro il cuore di me?

- Mercoledì sera, 11 marzo 1908

Mio caro Guido,
(...) Non so perché ma in questi giorni speravo di ricevere da Voi un segno di vita; il vostro silenzio mi pesa e mi turba un poco. Che pensate di me? Tanto male? Non leggete più "le Seduzioni"; mandatemele invece con qualche comento, ditemi le pagine che preferite e ciò che vi piace meno. Ma presto, presto perché sono così impaziente e desiderosa di un vostro scritto. Temo pure che quel mio biglietto fulmineo di sabato sera sia stato intempestivo o inopportuno. Ma aveva un tale timore che qualche imprudenza ci tradisse che ho scritto senza quasi riflettervi. Amico mio, che v’è rimasto dentro il cuore di me? Assai più mi curo di Voi che degli altri, sapete? Temo assai meno un sospetto altrui che un cattivo pensiero vostro. Ieri - ve lo dico in grande confidenza perché tutti e specialmente Voi lo dovete ignorare - vi fu Vallini a casa mia. Mi impose innanzi tutto il segreto su la sua visita, e fu, a tratti, mordace, ironico, di una ironia malevola anche. Sento che in fondo non mi è amico. M’è sembrato anche poco sincero, benché accusasse me di posare continuamente. Ditemi francamente: Credete che egli sospetti male di noi? Ve ne ha fatto cenno? Tre giorni fa alla "Cultura" Vugliano si lagnò con me perché non gli do in lettura il mio poemetto, - mentre - egli disse - lo diedi già a molti altri. Anzi - mi soggiunse - questi dicono che sia un "afrodisiaco". Pensate come rimasi, benché la crudezza di termini nota in Vugliano, mitigasse un poco lo strano comento. Non so a chi attribuire un simile giudizio essendo Voi il solo, dopo Mantovani che è via di Torino e Ada Negri che è a Milano, che ne possa discorrere con conoscenza. Ma lasciamo queste piccole cose grigie, caro, caro Guido. Se mi foste vicino le avrei già dimenticate per dirvi solo, tacendo, che vi voglio molto bene. Mi balenano a tratti nella memoria certi atteggiamenti nostri di quel giorno che è già tanto lontano oramai, tanto sperduto in un vapore molle di sogno. È vero, Guido, che noi l’abbiamo vissuto? Venite a dirmelo, Guido, venite un’ora sola! Ma no, a che vale risuscitare un inganno? Non tornate più, pensatemi solo intensamente e scrivetemi, come mi pensate. L’amicizia sarebbe stata forse tanto più dolce fra noi; ma abbiamo noi avuto sin dall’inizio, un momento solo di pura amicizia? Io non lo credo, e Voi? Vi mando attraverso lo spazio il saluto che vi diedi in treno attraverso il velo. Lo ricordate?


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

Nicandra