martedì 23 febbraio 2016

Amico mio, che v’è rimasto dentro il cuore di me?

- Mercoledì sera, 11 marzo 1908

Mio caro Guido,
(...) Non so perché ma in questi giorni speravo di ricevere da Voi un segno di vita; il vostro silenzio mi pesa e mi turba un poco. Che pensate di me? Tanto male? Non leggete più "le Seduzioni"; mandatemele invece con qualche comento, ditemi le pagine che preferite e ciò che vi piace meno. Ma presto, presto perché sono così impaziente e desiderosa di un vostro scritto. Temo pure che quel mio biglietto fulmineo di sabato sera sia stato intempestivo o inopportuno. Ma aveva un tale timore che qualche imprudenza ci tradisse che ho scritto senza quasi riflettervi. Amico mio, che v’è rimasto dentro il cuore di me? Assai più mi curo di Voi che degli altri, sapete? Temo assai meno un sospetto altrui che un cattivo pensiero vostro. Ieri - ve lo dico in grande confidenza perché tutti e specialmente Voi lo dovete ignorare - vi fu Vallini a casa mia. Mi impose innanzi tutto il segreto su la sua visita, e fu, a tratti, mordace, ironico, di una ironia malevola anche. Sento che in fondo non mi è amico. M’è sembrato anche poco sincero, benché accusasse me di posare continuamente. Ditemi francamente: Credete che egli sospetti male di noi? Ve ne ha fatto cenno? Tre giorni fa alla "Cultura" Vugliano si lagnò con me perché non gli do in lettura il mio poemetto, - mentre - egli disse - lo diedi già a molti altri. Anzi - mi soggiunse - questi dicono che sia un "afrodisiaco". Pensate come rimasi, benché la crudezza di termini nota in Vugliano, mitigasse un poco lo strano comento. Non so a chi attribuire un simile giudizio essendo Voi il solo, dopo Mantovani che è via di Torino e Ada Negri che è a Milano, che ne possa discorrere con conoscenza. Ma lasciamo queste piccole cose grigie, caro, caro Guido. Se mi foste vicino le avrei già dimenticate per dirvi solo, tacendo, che vi voglio molto bene. Mi balenano a tratti nella memoria certi atteggiamenti nostri di quel giorno che è già tanto lontano oramai, tanto sperduto in un vapore molle di sogno. È vero, Guido, che noi l’abbiamo vissuto? Venite a dirmelo, Guido, venite un’ora sola! Ma no, a che vale risuscitare un inganno? Non tornate più, pensatemi solo intensamente e scrivetemi, come mi pensate. L’amicizia sarebbe stata forse tanto più dolce fra noi; ma abbiamo noi avuto sin dall’inizio, un momento solo di pura amicizia? Io non lo credo, e Voi? Vi mando attraverso lo spazio il saluto che vi diedi in treno attraverso il velo. Lo ricordate?


(Amalia Guglielminetti, Lettera a Guido Gozzano)

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