venerdì 3 luglio 2015

Segnali

A Septimus Warren Smith - disteso sul divano del salotto
a fissare l'oro liquido della luce che,
con la sorprendente sensibilità di una creatura viva,
brillava e dileguava sulle rose, sulla carta da parati
- la luce e l'ombra che andavano e venivano,
sembravano emettessero dei segnali, degli inviti,
ora ingrigendo la parete, ora facendo più gialle le banane,
ora oscurando lo Strand, ora illuminando gli autobus gialli.
Fuori, gli alberi allungavano nella profondità dell'aria le foglie
come fossero reti;
nella stanza si sentiva un rumore d'acqua,
e con le onde venivano le voci degli uccelli che cantavano.
Ogni potenza gli rovesciava sulla testa i suoi tesori,
e la mano di lui poggiava sul divano,
come la mano che facendo il bagno aveva visto galleggiare a fior d'acqua,
mentre dalla spiaggia sentiva dei cani abbaiare sempre più in lontananza.
Non temere, gli diceva il cuore da dentro il corpo;
non temere.
Non avere paura.
Ogni istante la Natura, agitando le piume, scuotendo le trecce,
buttando qua e là il suo mantello,
con grande bellezza, sempre con grande bellezza,
venendogli vicino e dal cavo delle sue mani sante
suggerendogli le parole di Shakespeare,
gli annunciava con dei segni gioiosi,
con quella macchia d'oro che si spostava sulla parete
- lì, lì, lì -
la volontà di mostrargli il significato...


(Virginia Woolf; "Mrs Dalloway")

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